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Vyadha Gita - Il canto del macellaio

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ortica
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Vyadha Gita - Il canto del macellaio

Messaggio da ortica » 19/02/2020, 16:31

Nel Mahabharata (Vana Parva, Adhyāya 210) il saggio Markandeya narra questa storia al pandava Yudhisthira, figlio del Dharma.
Si tratta di quella che viene chiamata la Vyadha gita (Il canto del macellaio).



Un giovane brahmino desideroso di praticare il samnyasa si recò nella foresta, ove, per molti anni, meditò profondamente compiendo grandi austerità.
Un giorno, mentre era assorto in meditazione sotto un albero, fu disturbato da una foglia che gli cadde sul capo a causa dei movimenti di un corvo e di una gru che si inseguivano nel volo.
Il brahmino, che aveva sviluppato grandi poteri yogici grazie all'ardore delle sue austerità, si volse adirato e, con un solo sguardo colmo di rabbia, incenerì gli uccelli.
Colmo di superbia si alzò e si diresse verso il vicino villaggio per elemosinare il cibo.
Bussò a una porta e sentì da dentro la voce di una donna che gli diceva: per favore, aspetta.
La padrona di casa, infatti, era impegnata ad accudire il marito malato.
Dopo un certo tempo, terminati i suoi doveri, la donna aprì la porta recando del cibo per il brahmino.
Questi, adirato per l'attesa, rivolse aspre parole di rimprovero alla donna: come ti permetti di farmi aspettare?
La donna sorrise e gli rispose: stavo adempiendo ai miei doveri di moglie, per questo non ti ho aperto subito.
Ma non sono né un corvo né una gru, quindi non pensare d'incenerirmi con lo sguardo.
Allibito, il brahmino le chiese: come fai a saperlo?
La donna rispose che, pur non praticando alcuna austerità, aderendo al proprio svadharma gentilmente e con tutto il cuore, aveva acquisito la capacità di leggere nel pensiero. Poi aggiunse che avrebbe potuto trovare risposta a questa e ad altre domande se fosse andato in città e avesse chiesto al macellaio di offrirgli i suoi insegnamenti.
Sempre più sconcertato - come poteva infatti un impuro macellaio insegnare a un brahmino? - il samnyasin si avviò comunque verso la città, in quanto era rimasto estremamente colpito dalla sapienza della casalinga. In città, chiese ai passanti dove si trovasse la bottega del macellaio e lo trovò che tagliava la carcassa di un bue.
Spiegò in breve come e perché era arrivato là e chiese all'artigiano: come puoi essere un maestro del Dharma tu che ti dedichi al più impuro dei mestieri?
Quello rispose: la mia famiglia svolge questa attività da generazioni, quindi ho ritenuto giusto raccogliere l'eredità dei miei avi anche per sollevare i miei genitori che stanno diventando vecchi e poterli accudire. Del resto mi limito a vendere la carne che acquisto, non uccido animali e non ne mangio.
So che la casalinga giù al villaggio ti ha mandato qui dopo che avevi incenerito un corvo e una gru con la sola forza del tuo sguardo rabbioso, quindi se vuoi ti parlerò del Dharma.

Il brahmino, sempre più stupito, chiese di ricevere l'insegnamento.

Il macellaio, dopo aver fatto accomodare il brahmino convenientemente, raccontò che il suo karma passato lo aveva condotto a tale esistenza, poichè in quella precedente era stato un brahmino ed aveva ucciso un rishi senza volerlo.

Tuttavia, proseguì, non mi sono scoraggiato perché il karma negativo può sempre essere corretto aderendo allo svadharma; in questa presente esistenza cerco sempre di compiacere con atti di gentilezza quelli che mi lodano, come anche quelli che parlano male di me. Cerco di nutrire gli affamati al meglio delle mie capacità e resto stabile di fronte al caldo, al freddo e alle altre coppie di opposti, offro rispetto e onore al meritevole e compassione per tutte le creature. Questi attributi non possono essere mai trovati in una persona che non abbia un innato desiderio di rinunciare al mondo.

Cerco di evitare la menzogna nei discorsi e di fare del bene senza essere sollecitato. Non abbandono mai il dharma per lussuria, rabbia o malizia. Non sono euforico se ottengo un oggetto del desiderio e non soffro per la sua perdita. Non mi sento depresso se mi trovo in difficoltà finanziarie e non abbandono mai il percorso del dharma. Se commetto un errore evito di ripeterlo e non cerco vendetta, ma tratto onestamente tutti gli altri. Colui che desidera agire in modo disonesto si suicida spiritualmente. Le persone nobili sono sempre educate e premurose, quelli senza scrupoli sono pieni di orgoglio e follia e il loro linguaggio è vuoto.

Il macellaio continuò a lungo a esporre al brahmino cosa s’intende per una vita secondo il dharma.

Infine gli disse: tu hai intrapreso la via della foresta senza chiedere il permesso ai tuoi genitori che, per il dolore dell’abbandono, sono diventati ciechi.
Ritorna subito a casa per consolarli e prenderti cura di loro, non venire mai meno a questo supremo dovere. Hai una nobile mente, meriti ascetici, ma tutte queste virtù non ti condurranno alla liberazione se non persegui il tuo svadharma.

Il brahmino rispose: lo farò senz’altro, grazie a un colpo straordinario di fortuna sono arrivato qui e sono venuto in contatto con te. E’ estremamente raro trovare una persona che conosca i misteri del dharma, ve n’è appena uno su migliaia.
Poi soggiunse: in questa vita sei nato sudra, ma la tua virtù ti rende un brahmino, mentre ci sono molti brahmini per nascita che non onorano il dharma se non nelle parole.
Nessun dharma è sgradevole, nessun dharma è impuro.

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