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Sai Baba - Realizzato è colui che dimentica il passato

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cielo
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Sai Baba - Realizzato è colui che dimentica il passato

Messaggio da cielo » 01/06/2019, 20:32

Realizzato è colui che dimentica il passato,

non si preoccupa del futuro

e svolge i suoi doveri nel presente

Incarnazioni d’Amore!

Il passato è passato, il futuro è incerto, solo il presente è nelle nostre mani.

Principale dovere di ogni essere umano è quello di vivere nel presente e dividere la sua gioia con i vicini.

Per dire la verità, l’essere umano è il più fortunato tra tutti gli esseri viventi. Paragonato all’intero cosmo, l’uomo, pur essendo piccolissimo come un atomo, è in grado di comprendere la straordinarietà e vastità della creazione, la quale è davvero impressionante.

Egli ottiene l’immortalità attraverso la comprensione dell’unità tra il microcosmo e il macrocosmo.

Come ho detto ieri, chiunque raccolga le messi dell’amore nel campo del suo cuore è un vero cristiano, un vero sikh, un vero hindu e un vero mussulmano, poiché costui è il vero essere umano sulla terra.

Un essere umano non può vivere senz’amore e questo è un principio che si chiama hiraṇyagarbha, o “Uovo [embrione] Cosmico d’Oro”.

L’hiraṇyagarbha è situato nel lato destro del corpo umano, mentre il cuore fisico è su quello sinistro. Mentre il cuore fisico, che si trova sul lato sinistro, un giorno o l’altro, dovrà essere comunque lasciato, l’Hiranya-garbha, situato sul lato destro del corpo umano, è sempre in ottime condizioni; poiché è immortale, eterno e racchiude tutto.

È presente non solo negli esseri umani, ma anche negli uccelli, negli animali, in tutti gli esseri viventi.

I Veda dichiarano: “Dio è presente in tutti gli esseri” e “Dio pervade il Cosmo intero”. Da questo “seme d’oro” ha origine l’amore.

I tre principi della reazione, risonanza e riflesso hanno origine dall’Uovo d’Oro. Incapace di riconoscere la sua vera identità, l’essere umano spreca la sua vita nel perseguire i piaceri temporanei, fugaci, transitori ed effimeri.

Come vi ho detto ieri, l’oro perde in valore, brillantezza e identità quando viene mischiato con differenti metalli come l’argento, il rame, l’ottone.

Così anche il cuore, che può essere paragonato all’oro, perde il suo valore, la sua brillantezza e la sua identità a causa della sua mescolanza con i metalli dei desideri mondani.

È la piaga del mondo d’oggi. L’uomo si comporta come un demonio, un diavolo e una bestia perché ha dimenticato la sua natura divina.

L’amore divino ha origine dall’hiraṇyagarbha. L’amore divino vive dando e perdonando, mentre l’amore egoistico vive prendendo e dimenticando. Un tale divino amore è essenziale per l’essere umano.

Ecco un piccolo esempio a dimostrazione di ciò.
Dopo che Ravana fu ucciso in battaglia, Hanuman andò da Sita per portarle la buona notizia. Sita fu sopraffatta dalla gioia e iniziò ad esaltare Hanuman così: “O Hanuman, tu sei il prode che è penetrato nella città di Lanka affrontando ogni avversità; tu sei il potente che ha attraversato l’oceano con un solo salto, tu sei la perla della corona del Clan delle Scimmie che ha trasportato da Rama i paraggi di Sita”.

Ma Hanuman non apprezzava alcuno di quei titoli attribuitigli da Sita. Intanto ella continuava nel suo encomio: “O Hanuman, io non ho mai visto nessuno più virtuoso di te; non c’è nessuno al mondo che ti si possa paragonare per forza fisica”. Lo definì anche coi titoli di “Essere unico nel suo genere, dal vigore unico”.

Ma nessuno di questi piaceva ad Hanuman. Alla fine, Sita lo benedisse dicendogli. “Possa Rama amarti per sempre e stabilirsi per sempre nel tuo cuore”. Allora Hanuman saltò di gioia e disse: “O madre, non c’è nulla di più grande dell’amore di Dio in questo mondo. Io non bramo alcun titolo. Prego solo per l’amore di Rama. Se mi mancasse l’amore del Signore Rama, non potrei mai essere felice, anche se il mondo intero fosse sotto il mio dominio. La mia vita troverà soddisfazione solo quando sarò il recipiente del Suo amore”.

Un essere della possanza di Hanuman non aveva altro desiderio che l’amore di Rama. L’amore è tutto. La qualità umana nasce quando l’amore ti si accende dentro, quando parli con amore e agisci con amore. È su questa base che si dice: “Lo studio più adatto all’umanità è l’essere umano”.

Una volta un pandit affrontò Buddha per sfidarlo ad accettare un dibattito con lui.

I patti erano che, qualora il primo avesse perso, si sarebbe fatto buddista con i suoi tremila discepoli e si sarebbe messo al servizio del Buddha per tutto il resto della sua vita. Ma, se a perdere fosse stato Buddha, questi sarebbe stato obbligato a dipendere dal pandit. Buddha, con aria sorridente, disse:
“Vero pandit, è chi si trova in uno stato di equanimità mentale.”

Per un vero pandit non c’è distinzione tra i dualismi della vita; dolore e piacere, gioia e dispiaceri sono la stessa cosa.
L’irascibile e l’egoista non merita di chiamarsi pandit. Nei centri di pellegrinaggio come Hardwar, Rishikesh, Badrinath e Amarnath, voi trovate dei pandita che vi danno mantra recitando i quali sarebbe garantita la liberazione alle anime dei defunti.

Questi pandita non possono essere chiamati pandit. In questo mondo ci sono molti che sono passati attraverso i testi sacri. La conoscenza del Sé non si può acquisire dalla semplice dottrina del sapere o sedendo ai piedi di un guru. Ci sono persone che passano attraverso tanti libri voluminosi, ma c’è una persona che pratica alla fine uno solo degli insegnamenti?

Il sapere privo di pratica è futile.

La Bhagavad Gita dichiara (VIII, 9s):
“Kavim Puranam Manushasi Tharam
Manorneyamsa Manusmare Dyah
Sarvasya Dhatara Machintya Rupam
Aditya Varnam Thamasah Parasthath”

Chiunque è unito (a Me) mediante la devozione e la forza dello yogae, con una mente che non vacilla, medita sul Saggio, sull’Antico, più sottile del sottile, sul Sovrano e Sostegno di tutto, la cui forma non è pensabile e il cui splendore è quello del Sole (trascende questo mondo delle tenebre).

Chi è il kavi, il veggente, il poeta, il saggio?
Un veggente è uno che conosce passato, presente e futuro; non è semplicemente uno che gioca con le parole.

Ciò implica che Dio solo è il vero Saggio.
Qual è il significato profondo di purana? Pura significa “corpo”.

Il divino principio che si muove dalla punta dei capelli sino all’alluce viene inteso come Purana.

Poi viene anushasita, “chi ha il controllo sulla mente”. Potete imprigionare una persona che ha commesso un crimine, ma non potete impedire alla sua mente di girare per tutto il mondo.
Non c’è nessuno al mondo in grado di comandare la mente. Solo Dio ha il potere di controllare la mente. Perciò, Dio è conosciuto come Anushasita.

Spiegando questo, Buddha mise a tacere il pandit, e lo ammonì di smetterla con gli sfarzi, gli sfoggi, e tutta la sua pompa egocentrica.

Gli disse di non farsi trascinar via dalla conoscenza mondana e lo esortò ad acquisire la conoscenza divina, arrendendosi a Dio.

“Io ho intrapreso per lungo tempo la pratica spirituale – gli disse – e sono passato attraverso vari testi sacri alla ricerca della conoscenza del Sé. Alla fine ho realizzato che sottomettere i sensi è essenziale per acquisire la conoscenza del Sé. I cinque sensi sono un dono di Dio. Fanne buon uso. Solo allora potrai realizzare il Sé. Che senso ha esaminare sacri testi e intraprendere pratiche spirituali senza un uso appropriato dei cinque sensi?
Io ho controllato i cinque sensi e li ho messi sul sentiero giusto, e il risultato di ciò è che sto sperimentando la beatitudine.”

Buddha ottenne il nirvana attraverso il controllo dei cinque sensi e facendo un uso corretto di essi. Cos’è il nirvana?
Non è nient’altro che l’immergersi nella beatitudine.

Una bollicina d’acqua ha origine dall’acqua, si sostiene nell’acqua e infine si immerge in essa; allo stesso modo, l’essere umano nasce dalla beatitudine, viene sostenuto dalla beatitudine ed infine si immerge in essa. La beatitudine può essere sperimentata attraverso il controllo dei cinque sensi. In questo consiste la vera pratica spirituale.

Non basta accontentarsi di cantare il nome di Dio. Per prima cosa e sopra ogni cosa occorre tenere sotto controllo i sensi. Quando giunse il tempo in cui il Buddha entrava nello stato del nirvana, vedendo suo cugino Ananda in lacrime, lo chiamò accanto a sé e gli disse: “Ananda, stando al tuo nome, tu dovresti sperimentare ananda, ossia beatitudine.

A te non s’addice mai versar lacrime di dispiacere, giacché sei l’incarnazione della Beatitudine assoluta. Siamo tutti incarnazioni di Brahma”.

Così dicendo, Buddha impose la sua mano su Ananda e raggiunse il nirvana.

Chiunque comprenda questa verità può sperimentare la beatitudine e ottenere la divinità. Perché mai lottare tanto duramente per ottenere la liberazione che è così facile e semplice avere?

Significa solo che non state facendo alcuno sforzo per comprendere la verità. Voi miscelate i metalli spurï dei desideri mondani all’oro del vostro cuore. Di conseguenza, il cuore s’inquina e perde la sua vera identità, cioè la sua caratteristica di beatitudine. Gli antichi hanno detto che la beatitudine si trova nella visualizzazione e nella sperimentazione della vostra vera forma, che è il Principio dell’Atman. L’utilizzo corretto dei sensi vi condurrà alla conoscenza del Sé.

Il saggio Patañjali disse: “Nel controllo dei sensi è il vero yoga”.

Nessuna disciplina spirituale è più grande di questa. Tutte le pratiche spirituali quali ripetere il nome di Dio e far penitenza, non saranno di alcuna utilità se non si tengono sotto controllo i sensi.

Avrete forse l’impressione che non sia possibile per un essere umano controllare i sensi; ma qui controllo non significa totale cessazione.

Sbrigate i vostri doveri, ma, qualunque cosa facciate, fatela con il sentimento che è per piacere a Dio.

Una volta sviluppato questo sentimento, tutti i vostri sensi rimarranno spontaneamente sotto controllo.


Sai Baba, parte prima del Discorso "Il Lingam, Cuore Spirituale di ciascuno" del 15 febbraio 1999, Prashanti Nilayam, Shivaratri


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