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E fra tante tentazioni, un memorandum: retto sforzo e retta comprensione, Yama Nyama e retta osservazione

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Fedro
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Re: E fra tante tentazioni, un memorandum: retto sforzo e retta comprensione, Yama Nyama e retta osservazione

Messaggio da Fedro » 10/02/2019, 10:41

Concordo Viviana, viviamo delle nostre proiezioni non ancora riconosciute tali, oltre che delle opinioni che ne sorgono e a cui ci attacchiamo come fossero verità.
Utilizzando la formula proposta da triplice, (diventiamo ciò che pensiamo) siamo le nostre proiezioni che così condizionano la nostra vita, a meno che di riconoscerne il grande inganno.

ortica
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Re: E fra tante tentazioni, un memorandum: retto sforzo e retta comprensione, Yama Nyama e retta osservazione

Messaggio da ortica » 10/02/2019, 12:09

viviana ha scritto:
10/02/2019, 9:24
Non comprendendo la mia mente, non posso sperare di comprendere la tua.
Non volevo in alcun modo ferirti, mi spiace averlo fatto, mi sono impegnata per cercare di risponderti in modo da arricchire il nostro dialogo non per chiuderlo. Non capisco in che modo possa averti preso in giro, nè quali siano i giochi a cui ti riferisci.
La fallacia della mia comunicazione, aggravata dallo scritto e dalla non possibilità di vedersi e leggersi reciprocamente (parlo di quanto comunica il corpo) è un dato di fatto e nonostante mi sforzi altrimenti, riesco spesso a “creare fratture” non volute.
La mia insensibilità/ottusità verso certe modalità espressive non mi permette di percepire la possibile sensibilità altrui.

Sempre più spesso penso che essendo una neofita forse sarebbe bene limitarmi al silenzio per qualche anno, almeno finchè non sarò in grado di agire sufficientemente la retta parola, almeno fino a quando sarò in grado di non provocare grande sofferenza agendola, spesso dando per scontato ciò che scontato non è.

Benchè, come affermava Plotino “la visione è già tutta un’opera personale di colui che ha voluto contemplare” e quindi ben sappiamo che qs sia in qlc modo “individuale” e proprio per questo in qlc modo incomprensibile per colui che non ne ha vissuto diretta esperienza, è cmq presente la necessità di condividerla con altri viandanti per diversi motivi e pulsioni.

Al contempo ciò che afferma Platone:
“Ma io non ritengo che una discussione su questi argomenti possa essere un bene per gli uomini... alcuni si gonfierebbero di un ingiustificato disprezzo, ciò non è bene, altri di una superbia e vuota fiducia, come se avessero appreso qualcosa di sublime”

Ci mostra quanto pericoloso possa essere avvicinarsi e discutere di argomenti non avendo le qualifiche necessarie a farlo.
Ma noi siam disperati, o meglio, (ed è meglio che inizi ad imparare a parlare pere me:) io son disperata e allora, nonostante il pericolo di alimentare le mie prese di posizione (manifestate in funzione dei sankara che mi agiscono) lo faccio lo stesso, perchè sento di necessitare di un faro, o quantomeno di un confronto con chi, prprio grazie ad una differente visione, ad una maggiore esperienza o ad una differente maturità, potrebbe permettermi, magari dopo un primo momento di “strappo” di vivere quello stesso gioco (Lila) alla luce di uno sguardo più ampio.

Benchè io non senta di provare e manifestare disprezzo so che potrei inconsapevolmente farlo ed esprimerlo, per quanto riguarda invece la superbia e la vuota fiducia purtroppo so di esserci dentro: è il mio modello comunicativo a riflettermelo e sono talmente indietro da vergognarmene ancora. Più che vuota fiducia, per quanto mi riguarda, trovo più consono il termine disperata ostinazione.

Cmq sia, sappi, se mai leggerai qs parole, che ogni cosa che affermo mi comprende, che quello che dico a te non esclude me, mai. “Io sono noi.”
Sappi che credo che il termine proiezione non sia un dispregiativo e che qs “movimento percettivo” sia necessariamente legato ad ognuno di noi, per quanto mi riguarda la proiezione è la falsata percezione che ognuno di noi agisce in base ai propri sankara.
Psicologicamente parlando per proiezione s’intende:
“un trasferimento inconscio dei propri elementi psichici su un oggetto esterno.
L’individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c’è, o c’è solo in piccola parte.
Talvolta nell’oggetto non è presente nulla di ciò che viene proiettato.
Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno, ma anche quelle positive. La proiezione di queste ultime genera una valutazione e ammirazione eccessive, illusorie e inadeguate dell’oggetto.
Ovviamente c’è sempre un “aggancio” che ci invita a compiere la proiezione: una particolare qualità degli altri attiva alcuni aspetti del nostro io che rivendicano la nostra attenzione.

Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi. Carl Gustav Jung

Ciò che proiettiamo, se non lo possedessimo anche noi, non potremmo riconoscerlo nemmeno negli altri, infatti si riconosce solo ciò che si conosce”.


Puó trattarsi di una mia inferenza, pertanto prendila per quel poco che vale, ma a mio avviso, conoscendo il tuo interlocutore da qualche anno, le parole che hanno suscitato la reazione di latriplice sono queste:
Latriplice, le tue affermazioni sembrano manifestare una svalutazione, una non com-prensione, un approccio che, a mio parere, non aderisce propriamente alla visione non-duale perchè esclude a priori ciò che non conosci, o meglio, ciò che non ri-conosci, esclude a priori, non integra, non accoglie. Se cosi' non fosse, se fossi un liberato in vita che ha risolto le proprie contaminazioni mentali, non avresti scritto cio' che hai scritto nel modo in cui l’hai scritto e riscritto più e più volte.

Ed è per questo che penso (anche se non mi riguarda ,e perdona la mia misera espressione) che tu non sia un liberato in vita, penso ce tu aderisca a qs dimensione,che tu sia radicato in qs mondo, confuso dall’ignoranza che “ci ancora e ci manifesta in qs dimensione”; come tutti noi.

Scrivendo ciò che hai scritto - e lo condivido - hai negato la profonda convinzione di latriplice, la sua più cara certezza: quella di essere arrivato, di essere un maestro che può e sa offrire agli altri la sua "maestria", guidandoli verso quella che crede essere la realizzazione.
Ti è mai capitato che qualcuno ti metta in discussione in profondità? Che ti strappi il velo più radicato e più caro, proprio quello che nasconde la verità di ciò che sei? Che ti tolga dalle mani il giocattolo prediletto con cui sei solita baloccarti?
A me si, e ricordo perfettamente le mie reazioni, molto più scomposte e violente di quelle de latriplice, anche se non sempre espresse esteriormente.
Forse, me lo auguro, questo tuo svelamento così limpido potrà essergli utile prima o poi.

Quindi non rattristarti, non sei tu ad averlo ferito, ma l'attaccamento alle sue certezze. Diceva talvolta il nostro riferimento, Premadharma, che la ceretta fa male, perché strappa via tutto in un colpo solo. ;)

E sii tranquilla, tornerà.
Anche lui sente quella necessità di scambio che hai così ben espresso e che ci accomuna tutti.
Dove altro potrebbe andare?

Mauro
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Re: E fra tante tentazioni, un memorandum: retto sforzo e retta comprensione, Yama Nyama e retta osservazione

Messaggio da Mauro » 12/02/2019, 7:35

Volevo mettere un "like" al primo intervento di Latriplice, ma poi mi sono accorto che non sto su fb... ;)

cielo
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retto sforzo, retta comprensione e retta osservazione: i rischi del dire

Messaggio da cielo » 14/02/2019, 9:24

Mauro ha scritto:
12/02/2019, 7:35
Volevo mettere un "like" al primo intervento di Latriplice, ma poi mi sono accorto che non sto su fb... ;)

:) già che c'eri, non essendo su fb, potevi donarci un commento "filosofico" sulle tematiche in corso: retto sforzo, retta comprensione e retta osservazione.
Per quello che mi riguarda non ho la più pallida idea se il mio sforzo (di stare nel mondo evitando di piagnucolare troppo e disponibile al servizio alla Vita) e la mia comprensione (? forse delle "leggi universali" che potrebbero fare del microcosmo che sperimento un macrocosmo ove ciò che accade non venga tradotto subito in "io e mio" a fronte della mia ignoranza o non comprensione) siano retti o storti e migliorabili battendo sul ferro incandescente (retta osservazione?) come un fabbro sudato che si deve guadagnare la giornata.

Non so se questo (mio) aspirare alla comunicazione "tra noi" denoti una retta comprensione (della situazione contingente e attuale), se si fondi su uno sforzo di apertura sincero (verso l'altro, che ancora vedo/percepisco separato) e se il tutto sia accompagnato dall''osservazione imparziale e onesta delle emozioni/catene di pensieri fondate sui ricordi, dalle quali sorge il "mio" desiderio di scambio.

Diciamo che negli anni ho imparato a riconoscere i rischi del dire, ben evidenziati in questo brano d'archivio di Premadharma, il che mi fa spesso propendere per il silenzio (che non si sa mai).

Tutto passa attraverso le rispondenze di una conoscenza indiretta mediata attraverso il linguaggio: i rischi del dire.

Quando parlo non so se dico quanto vorrei dire.
Quando ascolto non so se ascolto quanto hanno detto.

Ci sono troppe variabili in mezzo per una univocità.

In alcuni dialoghi è lampante come sia difficile non solo intendersi, ma anche trovare un linguaggio comune.

Passaggi.

Dire:
Penso
Ricordo
Penso
Scrivo

Udizione:
Leggo
Penso
Memorizzo
Penso.

Ci sono quattro passaggi mentali. Possiamo mai credere che su quattro passaggi mentali non ce ne sia uno non perfetto? O che nelle quattro azioni (ricordo, scrittura, lettura, memorizzazione) non ci sia un errore?

Io, in me, li trovo quasi sempre.

un sorriso

Mauro
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Re: E fra tante tentazioni, un memorandum: retto sforzo e retta comprensione, Yama Nyama e retta osservazione

Messaggio da Mauro » 14/02/2019, 19:47

Cielo, che ti devo dire?
Ho come l' impressione che ci si sia ormai detto tutto ed ogni aggiunta sia una sorta di "arzigogolo" barocco...
O forse mi sono semplicemente impigrito nel digitare su una minuscola tastiera dello smart, oltretutto con la mano dilaniata dal morso del cane, per cui mi trovo più a mio agio su fb, dove tra likes, cuoricini e citazioni copiaincollate, fatico molto meno...

cielo
Messaggi: 667
Iscritto il: 01/10/2016, 20:34

Re: E fra tante tentazioni, un memorandum: retto sforzo e retta comprensione, Yama Nyama e retta osservazione

Messaggio da cielo » 15/02/2019, 11:17

Mauro ha scritto:
14/02/2019, 19:47
Cielo, che ti devo dire?
Ho come l' impressione che ci si sia ormai detto tutto ed ogni aggiunta sia una sorta di "arzigogolo" barocco...
O forse mi sono semplicemente impigrito nel digitare su una minuscola tastiera dello smart, oltretutto con la mano dilaniata dal morso del cane, per cui mi trovo più a mio agio su fb, dove tra likes, cuoricini e citazioni copiaincollate, fatico molto meno...
ti capisco. Assestiamoci su uno scambio di cuore, qui ed ora.

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