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Pensiero del Giorno

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Fedro
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 14/02/2020, 10:21

Disciplina
Jiddu Krishnamurti

Avevamo appena svoltato, dopo aver guidato nel traffico intenso, abbandonando la strada principale per addentrarci in un viottolo più riparato e tranquillo. Lasciata la macchina, seguimmo un sentiero che si snodava tra boschetti di palme e costeggiava risaie verdi e lussureggianti, le spighe di riso mature. Che meraviglia quello spettacolo a perdita d’occhio di sinuose terrazze a riso circondate dalle palme svettanti! Era una serata fresca, e una brezza si insinuava tra gli alberi muovendo le foglie grandi e pesanti. Inaspettatamente, dietro una curva, trovammo un lago: era di forma allungata, stretto e profondo, e su entrambe le rive le palme erano così fitte da apparire impenetrabili. La brezza giocava con l’acqua, e si udiva una specie di mormorio lungo le sponde. Alcuni ragazzi stavano facendo il bagno, nudi, liberi e senza vergogna; i loro corpi erano come scolpiti, belli e luccicanti d’acqua, slanciati e agili. Avrebbero nuotato fino al centro del lago, poi indietro a riva e poi di nuovo verso il centro. Il sentiero conduceva sino alla fine di un villaggio, e sulla via del ritorno la luna piena proiettava ombre profonde; i ragazzi se n’erano andati, il riflesso della luna risplendeva sulla superficie del lago, e le palme sembravano bianche colonne nell’oscurità piena di ombre.
Era venuto da lontano, ed era ansioso di scoprire come sottomettere la mente. Raccontò di essersi deliberatamente ritirato dal mondo: viveva con alcuni parenti, conducendo una vita molto spartana e dedicando il suo tempo al tentativo di dominare la mente.
Sebbene si fosse impegnato in alcune discipline per un certo numero di anni, la sua mente non era ancora sotto il suo controllo: era sempre desiderosa di andarsene a zonzo, come un animale tenuto al guinzaglio. Aveva praticato il digiuno, ma non era servito; con il digiuno aveva pur sperimentato qualcosa, e questo un po’ lo aveva aiutato, ma non trovava mai pace. La sua mente elaborava senza posa, ricordava immagini, evocava scenari passati, sensazioni e avvenimenti; oppure pensava a come sarebbe stata quieta il giorno seguente: ma il domani non arrivava mai, e l’intero processo si trasformò ben presto in una sorta di incubo a occhi aperti. La sua mente era tranquilla solo in rare occasioni; e presto anche la calma divenne un ricordo, uno stato appartenente al passato.
Ciò che si domina deve essere conquistato e ancora riconquistato: la repressione è una forma di dominio, così come la sostituzione e la sublimazione. Desiderare di conquistare significa far nascere ulteriore conflitto, quindi perché per calmare la mente vuoi conquistare?
«Mi sono sempre interessato alle materie religiose; ho studiato varie religioni, e tutte sostengono che per conoscere Dio è necessario che la mente sia silente, in pace, immobile. Sin da quando io mi possa ricordare ho sempre voluto trovare Dio, lo splendore che pervade il mondo intero, la bellezza delle terrazze di riso e del misero villaggio. Avevo una carriera molto promettente, sono stato all’estero e ho fatto tutto quanto sembrava servisse alla mia vita; ma una mattina semplicemente mi sono svegliato e ho incominciato a vagare alla ricerca di questa immobilità silente. Ho sentito quello che hai detto su questo argomento l’altro giorno, e perciò sono venuto.»
Per trovare Dio, tu cerchi di sottomettere la mente. Ma la calma della mente è una via verso Dio? La calma è forse la moneta di scambio che farà aprire i cancelli del cielo? Tu vuoi comprare la tua strada verso Dio, verso la verità, o come la vuoi chiamare: ma si può comprare l’eterno con la virtù, la rinuncia, la mortificazione? Noi pensiamo che se facciamo certe cose, pratichiamo la virtù, perseguiamo la castità, ci ritiriamo dal mondo, saremo poi in grado di misurare l’incommensurabile; così tutto si riduce solo a una specie di baratto, di scambio, di patto, non credi?
La tua «virtù» è un mezzo per ottenere un fine.
«Ma la disciplina è necessaria per tenere a freno la mente, altrimenti non c’è pace. Non sono riuscito a disciplinarla a sufficienza: la colpa è mia, non della disciplina.»
La disciplina è un mezzo per ottenere un fine: ma il fine è l’inconoscibile. La verità è l’inconoscibile, non può essere conosciuta; se è conosciuta, non è la verità. Se puoi misurare l’incommensurabile, allora l’incommensurabile non sarà più: la nostra misurazione è la parola, e la parola non è il reale. La disciplina è il mezzo; ma il mezzo e il fine non sono due cose diverse, sei d’accordo? Sicuramente, il fine e il mezzo sono uno: il mezzo è il fine, l’unico fine; poiché non esiste alcuno scopo separato dal mezzo.
La violenza come mezzo per arrivare alla pace è solamente la perpetuazione della violenza. Tutto ciò che conta, non è il fine, ma il mezzo: e il fine è determinato dal mezzo, non è separato, non è altro dal mezzo.
«Sto ascoltando e cercando di capire cosa stai dicendo. Quando non capirò, te lo dirò.»
Tu usi la disciplina, il controllo sulla tua mente, come un mezzo per ottenere la tranquillità, non è così? La disciplina implica la conformità a un modello, l’esplicarsi del tuo controllo in modo da arrivare a essere questo o quello. Ma la disciplina, nella sua vera natura, non è una forma di violenza?
Potrà anche darti piacere importi una disciplina, ma questo piacere non è forse un tipo di resistenza che genererà ulteriore conflitto? La pratica della disciplina non è forse la coltivazione della difesa? E ciò che è difeso è sempre attaccato. La disciplina non implica la repressione di ciò che è per cercare di ottenere un fine desiderato? La repressione, la sostituzione e la sublimazione semplicemente aumentano lo sforzo e arrecano ancora conflitto: puoi pensare di riuscire a sconfiggere una malattia, ma continuerà a ripresentarsi in forme diverse se non sarà stata definitivamente debellata alla radice. La disciplina è repressione, è il sopraffare ciò che è; è una forma di violenza: usando un mezzo «sbagliato» speriamo di ottenere il fine «giusto». Come possono esistere il libero, il vero se la nostra modalità è la resistenza? La libertà è all’inizio, non alla fine; l’obiettivo è il primo passo, il mezzo è alla fine: e il primo passo deve essere libero, non l’ultimo. La disciplina implica comunque una sorta di costrizione, sottile o violenta, esterna o autoimposta; e dove c’è costrizione, c’è paura.
La paura, la costrizione, sono usate come mezzi per ottenere un fine, e questo fine è l’amore: ma come può esserci amore attraverso la paura? l’amore è quando non c’è alcuna paura a nessun livello.
«Ma la mente, senza costrizione, senza una sorta di adattamento, come può funzionare?»
L’attività della mente è una barriera alla sua stessa comprensione.
Non hai mai notato che c’è comprensione solo quando la mente, come pensiero, non sta funzionando? La comprensione arriva con la conclusione del processo-pensiero, nell’intervallo fra due pensieri.
Tu dici che desideri che la mente sia immobile, e allo stesso tempo vuoi che funzioni. Se invece riuscissimo a essere semplici e disarmati nell’attenzione, allora comprenderemmo; ma il nostro approccio è così complesso che ci impedisce di comprendere. Ora non ci interessano la disciplina, il controllo, la repressione, la resistenza, ma il processo e la conclusione del pensiero in sé. Cosa intendiamo dire quando affermiamo che la mente vaga?
Semplicemente che il pensiero è trascinato incessantemente da un’attrazione all’altra, da un’associazione a un’altra, trovandosi quindi in uno stato di agitazione costante. È possibile per il pensiero arrivare a una conclusione?
«Questo è esattamente il mio problema: voglio fermare il pensiero.
Adesso riesco a vedere la futilità della disciplina; davvero ne vedo la falsità, la stupidità, e non perseguirò mai più questa linea.
Ma come posso fermare il pensiero?»
Proseguiamo. Ascolta senza pregiudizio, senza interporre conclusioni, tue o di altri; ascolta per comprendere e non solamente per rifiutare o accettare. Mi chiedi come porre fine al pensiero. Ora, tu, il pensatore, sei forse un’entità separata dai tuoi pensieri? Sei completamente dissimile dai tuoi pensieri? Non sei tu stesso i tuoi pensieri? Il pensiero può posizionare il pensatore a un livello molto alto e dargli un nome, separarlo dal pensiero stesso; però il pensatore resta comunque all’interno del processo del pensiero, non è così? Esiste solo il pensiero, e il pensiero crea il pensatore; il pensiero dà forma al pensatore come entità separata, permanente. Il pensiero guarda a se stesso come impermanente, in flusso costante, nutrendo il pensatore come entità permanente e separata e altro da sé.
Allora il pensatore opera sul pensiero; il pensatore dice: «Devo porre fine al pensiero». Ma esiste solo il processo del pensare: non c’è alcun pensatore separato dal pensiero. La sperimentazione di questa verità è vitale, non deve essere una pura e semplice ripetizione di frasi: esistono solo i pensieri, e non un pensatore che pensa i pensieri.
«Ma come sorge originariamente il pensiero?»
Attraverso la percezione, il contatto, la sensazione, il desiderio e l’identificazione: «Voglio», «Non voglio» e così via. È abbastanza semplice, vero? Ma il nostro problema è: come può finire il pensiero? Qualsiasi forma di costrizione, conscia o inconscia, è completamente inutile, poiché implica un controllore, qualcuno che disciplini; e, come abbiamo visto, una tale entità è non esistente. La disciplina è un processo di condanna, di confronto, o di giustificazione; e quando si è visto chiaramente che non esiste alcuna entità separata in qualità di pensatore, di colui che disciplina, allora non restano che i pensieri, il processo del pensare. Il pensare è la risposta, la reazione della memoria, dell’esperienza, del passato. Ancora una volta, non dobbiamo percepire questo passaggio a un mero livello verbale: dovremmo cercare di sperimentarlo, poiché solo allora potremo raggiungere uno stato di osservazione e attenzione passiva in cui il pensatore semplicemente non è, e arrivare quindi a una consapevolezza nella quale il pensiero sia assente. La mente, la totalità dell’esperienza, l’autocoscienza che è sempre nel passato, diventa quiete solo quando non si sta proiettando; e questa proiezione è il desiderio di divenire.
La mente è sgombra e libera solo quando il pensiero non è: il pensiero non può arrivare a una fine se non attraverso l’osservazione passiva di ogni pensiero. In questa consapevolezza non c’è nessun osservatore e nessun censore; e senza censore, rimane solamente l’esperienza, lo sperimentare: non esistono più né lo sperimentatore né ciò che è stato sperimentato, cioè il pensiero, che fa nascere il pensatore. Solo quando la mente starà sperimentando avremo il silenzio, la calma, l’immobilità, che non sono una creazione o un prodotto di qualcosa o di
qualcuno; e solamente in questa tranquillità il reale potrà trasformarsi in essere. La realtà non appartiene al tempo e non è misurabile.
Jiddu Krishnamurti

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Fedro
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 22/02/2020, 20:40

Ascoltare
By Jiddu Krishnamurti

La luna piena era appena sorta dietro il fiume; la foschia la colorava di rosso, e il fumo dei camini saliva dai molti villaggi, perché faceva un gran freddo.
Sul fiume non c’era un’increspatura: la corrente era nascosta, potente e profonda. Le rondini volavano basse, e le punte delle loro ali sfioravano le acque, agitando impercettibilmente la placida superficie.
Appena sopra il fiume, la stella della sera brillava in lontananza, sopra un minareto della popolosa città. I pappagalli tornavano ad avvicinarsi alle abitazioni degli uomini, e il loro volo non era lineare; si sarebbero abbassati emettendo uno stridio, avrebbero beccato un chicco di riso, e sarebbero di nuovo volati via procedendo di traverso, dirigendosi verso un albero frondoso, dove si radunavano a centinaia; poi ancora sarebbero andati in cerca di un albero più accogliente, e con l’oscurità sarebbe sceso anche il silenzio. La luna ora era ben oltre la cima degli alberi, e disegnava un sentiero d’argento sulle acque immobili.
«Capisco l’importanza di ascoltare, ma mi chiedo se io abbia mai veramente ascoltato ciò che hai detto» sottolineò. «Devo fare un grande sforzo per ascoltare.»
Quando stai facendo uno sforzo per ascoltare, stai forse ascoltando?
Lo sforzo non è una distrazione che ci impedisce di ascoltare? Ti sembra di fare uno sforzo quando ascolti qualcosa che ti piace molto? Sicuramente, questo sforzo è una forma di costrizione; e la costrizione è resistenza, sei d’accordo? E la resistenza alimenta i problemi, quindi ascoltare diventa uno dei problemi. Ascoltare in sé non è mai un problema.
«Ma per me lo è. Voglio ascoltarti correttamente, perché sento che quello che dici ha un significato profondo, ma non riesco ad andare oltre l’aspetto puramente verbale.»
Se posso fartelo notare, tu ora non hai ascoltato ciò che è appena stato detto: hai trasformato l’ascolto in un problema, e questo problema ti ha impedito di ascoltare. Qualsiasi cosa noi tocchiamo diventa un problema; una questione porta con sé molte altre questioni. Una volta compreso questo, sarà possibile cercare di non alimentare i problemi nella maniera più assoluta?
«Sarebbe meraviglioso, ma come si può raggiungere questo stato felice?»
Di nuovo, vedi, la questione del «come», della maniera in cui si possa ottenere un certo stato, diventa subito un altro problema, e noi invece stiamo cercando di non far sorgere ulteriori problemi. Tieni ben presente questo: devi cercare di essere consapevole della modalità con cui la mente crea il problema. Tu vuoi raggiungere lo stato di ascolto perfetto; in altre parole, tu non stai ascoltando, ma vuoi ottenere quello stato, e hai bisogno di tempo e interesse per guadagnarti quello o qualsiasi altro stato; e la necessità stessa di dover disporre di tempo e interesse genera problemi. Tu semplicemente non sei consapevole che non stai ascoltando: quando ne sarai consapevole, il fatto stesso che tu non stai ascoltando avrà già in sé la sua propria azione; ciò che agirà sarà la verità del fatto, e tu non dovrai agire sul fatto. Ma tu invece vuoi agire sul fatto, cambiarlo, coltivare il suo opposto, arrivare a uno stato desiderato: il tuo sforzo di agire sul fatto alimenta altri problemi, laddove il vedere la verità del fatto contiene già intrinsecamente l’azione liberatoria. Tu non sarai consapevole della verità, e nemmeno riuscirai a vedere il falso in quanto falso, fino a che la tua mente sarà completamente occupata dallo sforzo, dal confronto, dalla giustificazione o dalla condanna.
«Potrà anche essere così, ma con tutti i conflitti e le contraddizioni che si agitano all’interno di ognuno di noi, ancora mi sembra impossibile riuscire ad ascoltare veramente.»
L’ascolto in se stesso è un atto completo; l’atto stesso di ascoltare porta con sé la sua libertà. Ma sei veramente interessato ad ascoltare, o piuttosto a trasformare l’agitazione dentro di te? Se tu ascoltassi, nel senso autentico dell’essere, essere consapevole dei tuoi conflitti e delle tue contraddizioni, senza costringerli in un determinato modello di pensiero, forse essi cesserebbero. Vedi, noi cerchiamo costantemente di essere questo o quello, di raggiungere un particolare stato, di catturare una determinata esperienza ed evitarne un’altra, così la mente è perennemente occupata in qualcosa; non è mai immobile e silenziosa per poter ascoltare il frastuono delle proprie lotte e sofferenze. Cerca di essere semplice e non tentare di diventare qualcosa o di catturare una qualsiasi esperienza.
(dai Taccuini)

cielo
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da cielo » 25/02/2020, 20:09

Non rassicurare una paura è sofferenza; non soddisfare un desiderio è sofferenza. Scoprendo, in una data situazione, la possibilità di non soffrire più, scoprirete che è possibile non soffrire anche se un desiderio non è realizzato. E scoprirete che è possibile non soffrire anche se una paura non è rassicurata, per esempio se la minaccia è sempre all’orizzonte o il vostro nemico continua a sparlare di voi.

Il ‘segreto’, nella misura in cui è difficile da capire, sta nel passaggio dal plurale al singolare: i desideri, il desiderio. Consiste nel capire che tutto è contenuto in un ‘campione’. Analizzate un cucchiaio d’acqua: H2O. finito! Non avete bisogno di analizzare migliaia di litri d’acqua per conoscerne la formula. Ogni campione di esistenza un poco intensa da solo contiene in sé il segreto della schiavitù e dell’emancipazione.

L’intera biblioteca di un monastero buddhista è implicitamente contenuta in ogni campione della vostra esistenza, qualunque essa sia, dal momento che sentite qualcosa ‘qui e ora’.

Potrete così progredire velocemente e verificare da soli la veridicità di ciò che insegnano i saggi sulla scoperta liberatrice e la possibilità di un risveglio. Dal momento che avete scoperto il metodo, non avete che da utilizzarlo ogni volta, cosa che vi riuscirà via via più facile perché aumenterà via via la vostra convinzione.

All’inizio è dura. Dovrete essere coraggiosi, forse eroici. Dovrete lottare colpo su colpo: “Io soffro, cerco di concentrarmi sulla sofferenza, ma il risultato promesso non si produce”. Certo, questo nuovo atteggiamento è talmente inconsueto che probabilmente non ‘funzionerà’ subito.

“Sono scoraggiato, sono di nuovo in preda a pensieri, a idee cupe”. Il vostro cuore geme, sanguina, il vostro bambino interiore grida aiuto cercando un papà forte e solido, una mamma amorosa e consolatrice. Poco a poco questo percorso diventa più facile. Siete coinvolti in una speranza, non in una vaga fantasia: “Ah, se solamente…”. No, una speranza. La speranza che per voi le grandi promesse si realizzeranno, la speranza di non essere più prigionieri, la speranza di vivere ‘nel mondo senza essere di questo mondo’, la speranza che le situazioni non avranno più il potere di imporvi la loro legge, la legge dell’emozione e dei pensieri corrispondenti e, di conseguenza, delle reazioni corrispondenti.

Brano tratto da "A noi due, sofferenza" dal libro “La via del cuore”
di Arnaud Desjardins

ortica
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 06/03/2020, 11:39

La gente che passa e che m'interroga,
le persone che incontro, gli effetti su di me dei miei
primi anni o del quartiere, della città, della
nazione in cui vivo,
gli avvenimenti recenti, le scoperte, le invenzioni, le
società, gli autori vecchi e nuovi,
Il pranzo, gli abiti, i compagni, il bell'aspetto,
i complimenti, i doveri,
l'indifferenza reale o immaginaria di qualcuno che
amo,
La malattia d'uno dei miei o mia, le malefatte, la
perdita o la penuria di danaro, le depressioni o
l'euforia,
Le battaglie, gli orrori della guerra fratricida, la
febbre delle dubbie notizie, lo spasmo degli
avvenimenti,
Tutto questo mi arriva giorno e notte, e se ne va,

Ma non sono il mio Io.

Separato da ciò che attira e trascina sta quello che io
sono,
Se ne sta divertito, compiacente, compassionevole,
inattivo, unitario,
Guarda dall'alto, è eretto, o appoggia un braccio a un
impalpabile sicuro sostegno,
Con la testa piegata di Iato, curioso di ciò che verrà
dopo,
Dentro e fuori del gioco, osservandolo e
meravigliandosi.

Ripenso ai giorni passati quando mi affaticavo nella
nebbia con linguisti e dialettici,
Non ho battute o argomenti, io testimonio e attendo.




Walt Whitman
Canto di me stesso, 4
in Foglie d'erba

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da cielo » 08/03/2020, 20:57

Forse stai interpretando la Realtà in termini di "inizio dei tempi e "fine dei tempi"?

Suvvia, non c'é cosa peggiore che attaccarsi ai fantasmi evanescenti e fenomenici, non c'é maggior stoltezza che credere all'inesistente.

Se vuoi la certezza del tuo essere, non sperare, né protenderti nel tempo-immagine.

Non credere a quella sicurezza che, come novella umana ti offre il tempo; il tempo può solo offrirti illusioni e conflitti.

La tua certezza è nel senza-tempo, quel tempo che non diviene perché è un "eterno ora".

Raphael

[da appunti sul pc, senza fonte]

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da cielo » 18/03/2020, 17:40

E la gente rimase a casa

E lesse libri e ascoltò

E si riposò e fece esercizi

E fece arte e giocò

E imparò nuovi modi di essere

E si fermò

E ascoltò più in profondità

Qualcuno meditava

Qualcuno pregava

Qualcuno ballava

Qualcuno incontrò la propria ombra

E la gente cominciò a pensare in modo differente

E la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva

In modi ignoranti

Pericolosi

Senza senso e senza cuore,

Anche la terra cominciò a guarire

E quando il pericolo finì

E la gente si ritrovò

Si addolorarono per i morti

E fecero nuove scelte

E sognarono nuove visioni

E crearono nuovi modi di vivere

E guarirono completamente la terra

Così come erano guariti loro

Grace Kathleen O'Meara Ramsay (1839 - 1888) dal libro "Iza's Story", firmato con lo pseudonimo Grace Ramsay. Traduzione Yel Bosco


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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 24/04/2020, 7:51

Siate come una rosa, parlate mediante il vostro profumo.

Sai Baba

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da cielo » 03/05/2020, 19:06

"La Chiave magica"

In questo assurdo pazzesco gioco,

cos’è la vita?

A cosa puoi aggrapparti, amico mio?

Su cosa puoi fare affidamento?

Qual è la via d’uscita?

Rifletti, amico mio, rifletti.

Tutto passa e fugge, nulla ti appartiene.

L’unica tua salvezza è la “Chiave magica”.

Cercala, amico mio, cercala.

Ma non nei templi, nelle chiese e nelle moschee

e neppure nei pellegrinaggi ai luoghi sacri,

né nelle cerimonie religiose

o nei cortei pacifisti.

E non chiedere di lei ai capi religiosi.

Ne hanno sentito parlare,

ma non sanno dov’è.

Atmananda ti sussurra che essa,

la chiave magica, è nascosta nel tempio del tuo cuore.

Trovala, amico mio, ed apri la porta dell’immortalità.

Atmananda

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Io sono l'Altro

Messaggio da Fedro » 05/05/2020, 13:54

Io sono l'altro
Sono quello che spaventa
Sono quello che ti dorme
Nella stanza accanto
Io sono l'altro
Puoi trovarmi nello specchio
La tua immagine riflessa
Il contrario di te stesso
Io sono l'altro
Sono l'ombra del tuo corpo
Sono l'ombra del tuo mondo
Quello che fa il lavoro sporco
Al tuo posto
Sono quello che ti anticipa al parcheggio
E ti ritarda la partenza
Il marito della donna di cui ti sei innamorato
Sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato
Quello che dorme sui cartoni alla stazione
Sono il nero sul barcone
Sono quello che ti sembra più sereno
Perché è nato fortunato
O solo perché ha vent'anni in meno
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso facci un giro e poi mi dici
E poi
Io sono il velo
Che copre il viso delle donne
Ogni scelta o posizione
Che non si comprende
Io sono l'altro
Quello che il tuo stesso mare
Lo vede dalla riva opposta
Io sono tuo fratello
Quello bello
Sono il chirurgo che ti opera domani
Quello che guida mentre dormi
Quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto
Il donatore che aspettavi per il tuo trapianto
Sono il padre del bambino handicappato
Che sta in classe con tuo figlio
Il direttore della banca dove hai domandato un fido
Quello che è stato condannato
Il presidente del consiglio
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso vacci a fare un giro e poi mi dici
E poi mi dici
Mi dici
E poi mi dici
Mi dici
E poi mi dici
E poi mi dici
Mi dici


https://youtu.be/cLRe-RmVfic

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Pensiero del Giorno

Messaggio da cannaminor » 07/05/2020, 9:24

Hai visto il lampo... serba il tuo segreto.

Il lampo ha squarciato le nubi e ti ha aperto gli abissi.

Il lampo ha squarciato il cielo che avevi scorto nella tua anima.

Il lampo ha squarciato il firmamento, non hai più un tetto.

Il lampo ha squarciato il tuo ego, esso non è più tornato.

Ma tu sai d'essere al di là della tenebra, serba il tuo segreto.

Poiché chi non ha visto il lampo crederebbe che parli del fuoco di quaggiù.

Hai visto il lampo... serba il tuo segreto.

Te ne chiederebbe ragione l'uomo e non potrebbe capirti, ti condannerebbe.

Non potrebbe capire che s'è squarciato il cielo per te e che più non sei nell'aldiquà del firmamento.

In gioia e sorriso vivi a questo mondo, libero infinitamente.

Si aprì il cielo per Gesù al battesimo ed egli udì l'interiore voce.

Nel cielo aperto, l'unico, è la preghiera in verità.

Finché il cielo del tuo cuore non si sia squarciato

con il lampo del Sinai,

con l'uragano di Pentecoste,

niente di Dio conosci,

chiami Dio questo firmamento,

confine al tuo pensare.


Uttarkāsī, 9 maggio 1970, Dal Diario di Henri Le Saux (Swami Abhiṣiktānanda)

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 29/05/2020, 8:36

“E ciò che è bene, Fedro,

e ciò che non è bene –

dobbiamo chiedere ad altri di dirci queste cose?”

(Platone, Fedro)

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