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Pensiero del Giorno

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latriplice
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 08/10/2018, 17:03

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Tu stesso imponi dei limiti alla tua vera natura di Essere infinito, e poi ti lamenti di essere una creatura limitata. Allora intraprendi questo o quel sadhana (pratica) per trascendere gli inesistenti limiti. Ma se il tuo stesso sadhana presuppone l'esistenza dei limiti, come può aiutarti a trascenderli?

da Maharshi's Gospels, pag. 40, ed. Ramanasramam, Tiruvannamalai 2000.

latriplice
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 10/10/2018, 15:53

1.11. Invero, colui che si considera libero è libero, nondimeno colui che si considera schiavo è schiavo. Qui (nella esistenza attuale) questa comune affermazione è verità: quale è la (propria) convinzione, tale sarà il corso esistenziale.

ASTAVAKRASAMHITA, a cura di Kevalasangha, Primo Adhyaya pag. 32


1.11. Se qualcuno crede di essere libero, è libero; se crede di essere legato, è
legato. Perciò è vero il detto: "Si diventa ciò che si pensa".


ASHTAVAKRA GITA, dalla traduzione inglese di John Richards reperibile in rete, Primo capitolo pag.2


1.11. Chi si considera libero, è libero. Chi si considera in schiavitù, è schiavo. "Come si pensa, così si diventa" è un detto popolare che rispecchia la verità.

ASTAVAKRA SAMHITA, a cura di Nani Mai e Sergio Trippodo, ed. Astrolabio, pag. 32

latriplice
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 15/10/2018, 12:22

4. Quando non c'è l'io, è liberazione; quando c'è, è schiavitù. Riflettendo su questo, ti sarà facile astenerti dal rifiutare e dall'accettare qualsiasi cosa.

Capitolo 8, Astavakra Samhita, pag. 52, ed. Astrolabio.

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 19/10/2018, 23:46

La storia della persona che bussò alla porta di un amico

Uno andò a bussare alla porta di un amico. L'amico chiese. "Chi sei? sei degno di fiducia?".
Egli rispose: "Io". L'amico disse: "Vattene; non è il momento di entrare: ad una mensa come questa non c'è posto per una persona immatura".
"Chi cuocerà ciò che è crudo, se non il fuoco dell'assenza e della separazione? Chi lo libererà dall'ipocrisia?".
Il pover'uomo se ne andò, e durante tutto un anno di viaggi e di separazione dal suo amico, fu arso dalle fiamme.
Bruciato, si consumò; allora ritornò e ricominciò a camminare avanti e indietro davanti alla casa del suo compagno.
Bussò alla porta con infinito timore e rispetto, temendo di lasciarsi sfuggire dalle labbra una parola irrispettosa.
Il suo amico gli chiese: "Chi è alla porta?" "Sei tu, alla porta, ammaliatore dei cuori".
"Adesso - disse l'amico - poichè tu sei me, entra tu che sei me stesso; nella casa non c'è posto per due 'io'".



Jalal alDin Rumi
Mathnawî, I 3069-3079
edizione italiana a cura di Gabriele Mandel Khȃn
edizioni Bompiani

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 26/10/2018, 18:42

La coscienza è il fondamento ontologico di tutta l'esperienza dell'ente. Essa è presente nello stato di veglia, di sogno e di sonno senza sogni; infatti possiamo affermare di essere coscienti di aver sognato e persino di non aver sognato.
Se non ci fosse stata la presenza della coscienza non avremmo potuto prendere consapevolezza dell'assenza dei sogni. Possiamo anche dire che Colui che afferma "questo è" oppure"questo non è" costui è il solo reale, e questo reale rappresenta la pura coscienza-Sé la quale esiste prima, durante e dopo ogni affermazione o negazione di qualsivoglia natura.

Dal libro AUTOCONOSCENZA a cura del Gruppo Kevala, cap. Il conscio pag. 106, Associazione ecoculturale Parmenides.

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 30/10/2018, 10:17

Trevor Leggett - maestro di judo, praticante di yoga, autore e e traduttore - racconta di alcune sue conversazioni con un monaco buddhista giapponese.
In una di queste si parla di perle e di porci.


La frase sulle perle e i porci venne fuori in una di queste conversazioni. Come molti preti buddhisti, conosceva bene il Nuovo Testamento. La versione giapponese è chiara: "Non gettate perle ai porci per paura che le calpestino, e poi si rivoltino contro di voi e vi mordano".
Io dissi: "Dimostra semplicemente la malevolenza astiosa di chi non può capire".
Con mia sorpresa rispose: "No, non è affatto così. Tu condanni i porci, ma Cristo biasima l'uomo che dà insegnamenti troppo elevati o difficili per chi lo ascolta in quel tempo e luogo. I porci non sono cattivi. Il significato è: non gettate perle ai porci perchè penseranno che sia cibo. Cercano di mangiarle, ma scoprono che sono come sassi. Naturalmente si arrabbiano e si rivoltano contro di voi. I porci non hanno colpa, la colpa è vostra che gettate loro cose che non possono mangiare. Non gettate perle ai porci: non è corretto verso i porci".


Trevor Leggett
Racconti yoga e zen
edizioni Astrolabio Ubaldini

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 30/10/2018, 17:52

D'altra parte, dall'osservazione diretta possiamo riconoscere che l'io implica la realtà della coscienza; siamo infatti consapevoli di essere un centro unitario, per cui la coscienza, essendone il fondamento, rappresenta il "testimone" dell'intero campo esistenziale dell'ente. La sensazione, il pensiero e lo stesso io non possono cogliere il "testimone" perché vengono dopo di esso.

Dal libro AUTOCONOSCENZA, a cura del Gruppo Kevala, cap. Il conscio, pag. 112

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 01/11/2018, 11:02

IOCARI SERIO

Sebbene dunque in un gioco non vi sia nulla da guadagnare salvo "il piacere che rende perfetta l'operazione" e la comprensione di quello che in sè è un rito, non per questo trascuriamo di impegnarci nel gioco, ma anzi giochiamo come se la nostra vita dipendesse dalla vittoria. Il gioco implica ordine; di un uomo che ignora la regole (come può essere tentato di fare se per lui ciò che più conta è il risultato) diciamo che "non sta al gioco"; se facciamo così sul serio, se siamo così "interessati" alla posta in gioco da "colpire sotto la cintura", non si avrà un duello, ma qualcosa che si avvicina di più a un tentato omicidio.
È ben vero che senza barare potremmo anche perdere: ma tutta l'essenza del gioco sta nel fatto che non giochiamo solo per vincere, ma giochiamo una parte determinata dalla nostra stessa natura e che la nostra unica preoccupazione è di giocare bene, indipendentemente dal risultato, che non possiamo prevedere. "La padronanza riguarda solo l'azione, non i suoi frutti; non sia dunque il frutto dell'azione a motivarti, nè esita ad agire" (Bhagavadgita, II, 47). "Le battaglie si perdono con lo stesso spirito con cui si vincono" (Whitman); la vittoria dipende da molti fattori che sfuggono al nostro controllo, e non dobbiamo preoccuparci di ciò di cui non siamo responsabili.
L'attività di Dio è chiamata "gioco" proprio perché si dà per scontato che
egli non abbia fini propri da perseguire; è in questo stesso senso che la nostra vita può essere "giocata" e che, nella misura in cui la nostra parte migliore è presente in essa senza però appartenerle, la nostra vita diviene un gioco. A questo punto non possiamo più distinguere il gioco dal lavoro.

A. K. Coomaraswamy
La tenebra divina, 10. Gioco e serietà
Edizioni Adelphi

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 03/11/2018, 10:59

Nel gruppo è più facile vedere i difetti altrui che i propri, il fuscello visto nell’occhio del vicino ci può mostrare in realtà la trave che è nel nostro occhio. Una qualità o nodo energetico ancora sconosciuto o non integrato viene stimolato al contatto con lo stesso nodo energetico di un altro io. L’incontro con altre persone può pertanto indirizzarci sugli aspetti interiori ancora da risolvere. Il contenuto noto o già risolto, non subisce alcuno stimolo perché già integrato durante la sādhanā. Di una persona ci colpiscono gli aspetti che più disturbano proprio perché in noi non sono stati affrontati o risolti. L’emozione conseguente mostra interiormente le note dolenti, le paure, le ansie, tutto ciò che determina la mancanza di armonia, offrendo così la possibilità di integrarle.
...
Il gruppo aiuta a crescere, stemperando le qualità nel “calderone” comune in cui possono essere assorbite senza conseguenze. Le qualità negative o positive, in quanto attributi, sono aspetti che cadranno, ma affinché ciò accada occorrono la discriminazione e il distacco, la comprensione e una posizione solare. Il buono cui i saggi consigliano di accompagnarsi è il fratello anziano che può mostrarci la sua esperienza e le sue difficoltà, è colui che non cela i propri errori, ma li mostra affinché altri li possano evitare e superare. Egli si mostra per quale è, cercando di donare non le proprie opinioni, ma la sua natura per come è, senza abbellimenti o veli.
Essere sé stessi significa ritrovarsi nella propria essenziale natura che è l’Uno senza secondo. L’oggetto di percezione - a qualunque dimensione e grado possa presentarsi - è sempre un “secondo” il quale non è altro che “apparenza”.


Satsaṅga
Prema Dharma
Satya Sai Baba e il Vedānta Advaita
edizioni I Pitagorici

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 04/11/2018, 18:03

Il corpo sottile è dove l'esperienza ha luogo. Non ha luogo nella consapevolezza. Essa appare nella consapevolezza come un sogno appare quando stai dormendo, ma non influenza la consapevolezza in alcun modo. Quando pensi che qualcosa è successa a te significa che manchi di discriminazione. Ti sei confuso con lo sperimentatore, il corpo sottile, che è influenzato dall'esperienza. La liberazione non concerne il rendere lo sperimentatore "distaccato" come molte persone credono, in modo da liberarlo. Lo sperimentatore è sempre attaccato all'esperienza. La liberazione è la comprensione che non sei lo sperimentatore e che sei la consapevolezza, il testimone che non esperisce (autoconoscenza). Quando questo viene chiaramente compreso, la sofferenza termina. La sofferenza è il disturbo mentale ed emozionale che aggiungi agli eventi che costituiscono la tua vita.

Traduzione del sottoscritto dal libro " The Essence of Enlightenment" di James Swartz, Sentient Publications, pag. 86-87.

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 05/11/2018, 7:01

«Colui che sa di non sapere, conosce.
Chi ha una teoria non conosce nulla.»

Swami Vivekananda
(Discorsi Ispirati, Edizioni I Pitagorici.)

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 07/11/2018, 11:17

Immagine



In te, in me e in ogni cosa non vi è che l'Uno-Vishnu: così è vuota la tua collera e l'impazienza nei miei riguardi. Vedi l'ātman in ogni cosa e rimuovi ovunque l'ignoranza che è causa della differenziazione.

Non essere identificato con l'amico o il nemico, il figlio o il parente, la pace o la lotta. Se aspiri allo stato di Vishnu considera ogni cosa con equanimità.

Abbandonando il desiderio, la collera, l'inganno e la brama, domandati: chi sono? Folli sono coloro che non cercano l'ātman; prigionieri dell'errore, essi sono torturati dalla sofferenza.


Caturdaśamanjarikāstotra, 12,13,14
Inno di quattordici fiori in versi

🌼

Secondo la tradizione, Śamkara, durante il suo soggiorno a Vārānāsi, mentre camminava con i suoi discepoli, incontró lungo la strada un anziano studioso il quale, recitando le regole di grammatica, erudiva alcuni studenti.
A quello spettacolo Śamkara si fermò e, provando compassione per l'erudito, gli rivolse un inno in dodici versi che prese il nome di Dvādaśamanjarikāstotra (Inno di dodici fiori in versi), più il ritornello Bhaja Govindam (Bhaja: adorazione, preghiera, servizio, realizzazione, volgere la mente; Govinda: è uno dei nomi di Krishna), che si ripete alla fine di ogni verso.
Si crede che i quattordici discepoli che si trovavano con l'Āchārya abbiano aggiunto un verso ciascuno, e questi versi furono denominati Caturdasamanjarikāstotra (Inno di quattordici fiori in versi).

Śri Śamkarācārya
Opere minori, vol. II
edizioni Āśram Vidyā

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 26/11/2018, 8:48

"Confrontare le inferenze raramente conduce a qualcosa, a parte la conflittualità. È nel confronto dell'esperienza che può aversi una crescita ove sia presente una reciproca apertura del cuore. Perché due esperienze seppur diverse trovano una composizione in quanto oggettive: diversità coscienziale, alterità temporale, diversità biologica."

(Premadharma, forum I Pitagorici, Pensieri Pitagorici-Riflessioni, 22/04/2016)

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da ortica » 27/11/2018, 9:30

MADHUVIDYĀ
Il Brāhmaṇa del miele

Questa terra è miele per tutti gli esseri e tutti gli esseri sono miele per la terra; e questo essere risplendente e immortale che è nella terra e questo essere individuale risplendente e immortale che è identificato con il corpo, questo stesso è il Sè.
Questo è immortale, questo è il Brahman, questo è tutto
.

... Pertanto questo [universo nella sua totalità] proviene da una sola causa e poichè questo [universo] è stato originato da una sola causa, solo quella è reale: essa è il Brahman, mentre il resto è solo un effetto, che trae origine dalle parole, come loro modificazione, non essendo altro che semplice nome...

Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, II, 5,1
con il commento di Śaṅkara
traduzione dal sanscrito, introduzione e note a cura del Gruppo Kevala
edizioni Āśram Vidyā.

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da viviana » 29/11/2018, 17:00

La fede nel senso di saddha, significa:
"ciò su cui si puo' poggiare il cuore"

da
Autorità Spirituale: I Cinque Indriya
del venerabile Ajahn Sucitto
© Ass. Santacittarama

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 16/12/2018, 9:08

"Forse più che capire, conta il procedere costante sulla strada che si disegna giorno dopo giorno, lasciando la parola per la visione silenziosa, per i gesti che si confanno più che ogni altra cosa. Un galoppo inaspettato, una corsa inattesa, scivolando lungo una strada sconosciuta, infilando silenzi e defilandosi in un angolo ignoto di se stessi per ridare luce all'inatteso che vive in noi."

~Nuria Sala Grau, "Tempo-Corpo-Spazio: alchimia silenziosa", in AA. VV., "Sulla danza".

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da Fedro » 24/12/2018, 8:02

Una volta la mia maestra mi disse: "Se aspetti che la mente si fermi, aspetterai per sempre". All'improvviso dovetti ripensare alla mia strada verso l'illuminazione. Stavo cercando di fermare la mia mente da molto tempo e sapevo di dover trovare un'altra linea d'azione. L'istruzione spirituale di "fermarsi" non è diretta alla mente o ai sentimenti o alla personalità. È diretto al ripensamento che prende il merito e la colpa e dice: "È mio". << STOP! >> È lì che si rivolge l'insegnamento dello stop. Smettila. E poi, in quel momento, senti quanto completamente disarmato si sente il senso del me. Quando il senso del me è disarmato, non sa cosa fare, se andare avanti o indietro, a destra o a sinistra. Questo è il tipo di arresto che è importante. Il resto è solo un gioco. Poi, in quell'interruzione, un diverso stato dell'essere, uno stato indiviso, inizia ad emergere. Perché? Perché non siamo più in disaccordo con noi stessi.

~ Adyashanti ( intervista)

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 27/12/2018, 11:49

"Cavilla sui tuoi limiti e senza dubbio ti apparterranno".

Dal libro "Illusioni" di Richard Bach.

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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da cielo » 30/12/2018, 20:35

Il Realizzato

D - Lei è un Liberato in vita?

R - Si comprende quanto la sua mente voglia confrontarsi con simboli molto alti, è gratificante poter dire che si pratica il cammino con un Realizzato. E' successo a molti e, ancora, alle volte succede. Che importanza ha se questo ente abbia sciolto o meno l'individuazione?

D - Quando parla usa parole che non vengono dai libri e che manifestano quanto lei conosce ciò che dice perchè l'ha sperimentato e non certo perchè l'ha saputo o letto.

R - Perchè si occupa dell'altrui realizzazione? Lei ha bisogno di credere in qualcuno, di appoggiarsi, di sgravarsi della responsabilità di discriminare da solo: "Ecco faccio quello che dice Tizio, così sono a posto." Cosa le interessa sapere chi o cosa sia l'essente che ha di fronte? Se anche le si rispondesse "Sì", che riscontro potrebbe averne? Potrebbe trattarsi di un furbo o un millantatore abbastanza abile nel gabbarla. Se lo si negasse e, invece, questo ente fosse ciò che il mondo chiama "Realizzato", cosa cambierebbe? Alcune delle più grandi anime erano considerate folli dai loro contemporanei o conterranei. Dicono che solo chi ha esperito il Sè possa riconoscere chi ha esperito il Sè.
Dicono che muti la consapevolezza, che l'io scompaia e, agli occhi degli uomini, l'io che si vede, sia solo apparente. Dicono che un Realizzato sia esattamente uguale ad ogni altro uomo. Come vede non è dato mezzo per comprendere se chi le sta di fronte abbia sperimentato il Sè. Occorre una predisposizione, occorre discriminazione, occorre che sia lei a realizzare ciò che é.

D - Chiunque ha sperimentato il Sè è un Liberato?

R - La Dottrina afferma che il Realizzato è colui che sia fermamente stabilizzato nel Sè.

Dialogo dIstruzione. Premadharma. Edizioni I Pitagorici

latriplice
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Re: Pensiero del Giorno

Messaggio da latriplice » 31/12/2018, 10:44

QUATTRO MODI PER LA DISSOLUZIONE
Astavakra disse:

5:1 Sei sempre puro e incontaminato, cosa c’è da rinunciare? Conoscendo questo distruggi quell’aggregato di materia conosciuto come il corpo-mente e ottieni la dissoluzione.

La conoscenza è il riconoscimento del fatto che sono libero dal corpo e dalla mente. È un fatto non un obbiettivo da raggiungere. Riconoscere che tu sei l’elemento costante dell’esperienza mentre i pensieri, ricordi, emozioni, sensazioni e le percezioni che costituiscono l’apparato psicosomatico gli aspetti transitori, rappresenta di per sé la dissoluzione, la libertà dal corpo-mente.

5:2 L'universo sorge da te come le bolle sorgono dall’oceano. Sapendo di essere soltanto uno, ottieni la dissoluzione.

Tutti gli oggetti che compongono l’universo non sono altro che te, esistenza-coscienza-beatitudine (sat-cit-ananda), nello stesso modo in cui le bolle che sorgono dall’oceano non sono altro che acqua. A differenza delle bolle che si dissolvono nell’acqua da cui sono sorte, l’universo è “dissolto” in te comprendendo che non è altro che te stesso.

5:3 L'universo che appare in te è come un serpente visto dove c’è solo una corda, è irreale. Non esiste in te che sei sempre puro. Conoscendo questo, ottieni la dissoluzione.

Proprio come un serpente illusorio viene “dissolto” rendendosi conto che è una corda, allo stesso modo l’universo è “dissolto” con la conoscenza che non è altro che te stesso, l’immutabile e puro Sé.

5:4 Tu sei perfetto e immutabile nel piacere e nel dolore, nella speranza e nella disperazione, nella vita e nella morte. Conoscendo questo, ottieni la dissoluzione.

L’idea che la libertà dipenda da una determinata condizione della tua mente è di gran lunga la più comune, persistente e dannosa concezione della libertà. Finché giudichi te stesso sulla base delle condizioni della tua mente sei un samsari, uno invischiato nel mondo relativo delle apparenze e quindi soggetto all’alternanza imprigionante della dualità. E quando smetti di giudicarti, sei ciò che il Vedanta indica come un jivanmukta, liberato in vita.



(Questo rappresenta il mio personale commento ai 4 versi del quinto capitolo dell'Astavakra Samhita. Prendetelo con le pinze, e se lo ritenete opportuno potete liberamente cestinarlo.

Grazie)

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