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Īśvara eternamente incarnato (anche nei pappagalli)

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cielo
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Īśvara eternamente incarnato (anche nei pappagalli)

Messaggio da cielo » 20/05/2022, 12:05

L'intero creato ogni volta che lo guardo è una poesia struggente.

Se vedo ciò che è, la causalità che lo manifesta, l'ordine che mostra, la Madre Divina che lo sostiene
(dando un nome all'energia che lo manifesta).

Anche il solo guardare un cristallo di neve, un fiore, una pianta, può portare in estasi.

Basta vedere il Divino che si manifesta in esso...

Īśvara eternamente incarnato.

23/12/2015 - Premadharma, dal forum pitagorico



Gironzolando nel vecchio forum, mi sono soffermata su questo passaggio di Premadharma del 2015, la mia attenzione è stata attratta, assorbita, e come al solito è spuntato il pensiero: "vai sul forum a condividere!" ovvero condividi questa onda che cavalchi anche con altri surfisti.
Sul forum però quasi tutti tacciono, ma parecchi approdano, sostano (leggono) e salpano (e va bene così: sedersi un attimo ogni tanto a bere una tazza di tè da una teiera che pare incapace di svuotarsi, danni non fa).
Una lettura è di "svago", soprattutto se ci aiuterà a scoprire un po' di calma e armonia anche nelle piccole cose, nelle formiche che si arrampicano in lunghe file, nella primavera rigogliosa, Īśvara eternamente incarnato sarà luce autorisplendente che illuminerà il nostro vivere, per qualche istante.

L'intenzione di "vedere" quell' Īśvara, è già il risultato, nella simultaneità dell'Essere.
Niente è da cercare, ricordarsi che l'Essere è a prescindere dal nostro vedere e visione, dal tempo che scorre, è più che sufficiente.

Dopo aver letto e goduto come un cioccolattino quel passaggio di Premadharma, dico a me stessa: "Visto che stai desiderando di postarlo sul forum fallo, tanto sei solo un ripetitore, no?"

Ecco che si innesta un ricordo...ai tempi che furono una volta capitò che un amico in fase di luna storta mi apostrofasse dicendomi: "Sai fare solo la radio, con i tuoi rilanci di scritti e copia- incolla di qua e di là! Sei un ripetitore e basta, come i pappagalli".

Tasto dolente ancora oggi, difatti sono oltre vent'anni che assisto e partecipo a infuocati dibattiti sul valore-disvalore di riproporre la testimonianza dei conoscitori su siti forum e quant'altro, peggio mi sento se non accompagnata neppure da una frase "propria", di testimonianza di sè, della propria sadhana personale, vissuto, percorso, visione.
Quasi tutti pappagalli, che sembrano non porre e vedere differenza tra il proprio pensiero o parole con le parole, ad esempio, di Raphael.

(Scivolata cinica: Solo sul pensiero del giorno sono ancora graditi copia incolla, ma roba breve...(operazione di marketing del vedanta, mi verrebbe da dire per essere crudeli). Così, come effetto collaterale dell' "evitiamo i copia incolla per favore!", quasi nessuno scrive più, lo comprendo, è indubbiamente più facile e sicuro fare qualche taglia incolla di letture e frasi ispiranti che esporsi con la propria elucubrazione mentale del momento e sintesi filosofica del dotto scritto proposto.
Una via di mezzo a coniugare le diverse visioni che mischia copia incolla e testimonianze veraci?)

Sulla questione del ripetitore ai tempi, indignata, ne parlai con Bodhānanda al telefono e poi nel 2016 raccontai la faccenda sul vecchio forum, di cui ripropongo un interessante e istruttivo dialogo, al mio sentire.

Cronaca del dialogo telefonico con Bo:
"Mi hanno accusato di essere solo un ripetitore di parole altrui e ho sofferto visto che quelle parole che ho rilanciato sul piatto esprimevano benissimo quello che mi sentivo di testimoniare in quel momento".

"E' il massimo dei complimenti che ti potevano fare!"

"A sì?", dico io, "Ma come, non mi pare per niente un complimento."
"Certo che lo è, essere solo dei ripetitori, quello dovremmo essere, nient'altro".

Sul forum, quando rilanciai il dialogo di cui sopra vennero chiesti chiarimenti:

N.
Non credo di aver capito questo discorso sull'essere dei ripetitori, cosa vuol dire, riesci a spiegare meglio quello che vuoi dire o che Bodhananda voleva dirti? C'è un detto, di tale Matsuo Basho che dice: "Non cercare di seguire le orme dei saggi. Cerca ciò che essi cercavano".
Essere solo dei ripetitori che cosa vuol dire? Che non ci sia nulla da inventare di nuovo o, se preferisci, in tema di ripetizione: "non c'è nulla di nuovo sotto il sole"?

1:3 Che profitto ha l'uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il sole? ...
1:5 Anche il sole sorge, poi tramonta, e si affretta verso il luogo da cui sorgerà di nuovo. ... che sarà;
ciò che si è fatto è quel che si farà;
non c'è nulla di nuovo sotto il sole.
Ecclesiaste Cap.1.

Siamo tutti d'accordo, ma quale sarebbe il senso di "essere solo dei ripetitori, quello dovremmo essere, nient'altro"?
Essere solo dei ripetitori, cioè? E perchè dovrei ripetere "a pappagallo", non so bene cosa ed in base poi a quale scelta e cernita del contenuto? Qualsiasi cosa o "cose" scelte a priori in base ad un qualche senso-logica-raziocinio-sentire-sentore e chi più ne ha più ne metta?
Non ho capito, non ho compreso, riesci a spiegare meglio ?
Parafrasando quella frase di Basho si potrebbe dire (potrei dire) : Non cercare di ripetere le parole dei saggi, cerca (invece di esprimere con parole tue, con la tua testimonianza) ciò che essi cercavano (e avevano anche molto probabilmente trovato).

Premadharma:
Il pappagallo ripete inconsapevole.

Un trasmettitore trasmette consapevole della sua funzione.

S.
Volevo dire che se, in certe situazioni, mi affiorano spontaneamente dei versi del Vivekacudamani o prendo in prestito una frase usata da Bodhananda che in quel contesto mi pare perfetta, non mi devo sentire turbata se vengo accusata di ripetere "frasi fatte" perchè quelle parole ormai sono mie, le ho capite, ne ho fatta esperienza nel mio vivere e dunque posso considerarle ormai farina del mio sacco, anche se altri mi hanno aiutato a riempirlo.
In questo senso sono servite le parole di Bo. sui trasmettitori, a chiarimento di una perplessità.

N.
Non avevo capito che l'essere dei ripetitori avesse il significato di inserire una frase (o alcuni versi di...) in un discorso più ampio e articolato composto da innumerevoli frasi da noi ideate, scritte e pensate. Pensavo al contrario che invece avesse il senso di scrivere un intero capitolo o paragrafo copiato pari pari da altrove, ripetendo appunto per intero un intero brano a nostra testimonianza ed espressione.
Tipo come fanno a volte alcuni che postano interi brani di Raphael evidenziandone alcune frasi o parole nell'idea che ciò esprima al meglio anche il proprio sentire e interiorità.
Anche costoro probabilmente pensano che quell'intero brano esprima e descriva al meglio un concetto di quanto potrebbero fare loro stessi con parole tratte dal proprio sacco.
E ciò facendo quel qualcuno ripete appunto le parole di qualcun'altro, solo che, appunto, sono scritte da qualcun'altro e non da lui, ed il ripeterle non testimonia l'identità del sentire di chi le sta scrivendo in quel momento, anche se vorrebbe farlo credere. Posso capire che certe idee non hanno poi, alla fine, molti modi di essere espresse, e quindi si possa ricorrere ad una espressione comune e condivisa, ma secondo me questo ha senso per circoscritte frasi o brevi paragrafi, ma non per un intero articolo che si posta tout court. Non puoi postare l'intero viveka, o un suo capitolo, e dire che quello che dice è quello che volevi dire tu stesso, e non hai trovato parole migliori per dirlo di quelle già scritte. O un articolo per intero di Raphael e sostenere la stessa tesi.
Era sull' "essere solo dei ripetitori" che mi trovavo un'attimo a disagio. E' il "solo" che mi disturba un pò. Perchè sull'essere anche e parzialmente dei ripetitori, inteso come l'intercalare di una frase fatta presa a prestito da altrove in un discorso ben più ampio fatto da noi, non ci vedevo nulla di strano, anzi mi sembrava la norma consueta, ma se da una o un paio di frasi il rapporto diventa tutte o quasi le frasi dell'articolo, allora il discorso cambia e diventa davvero "ripetere" e non trova molto senso al mio sentire.
A meno che si stia approntando un "commentario" di un testo, allora certo che lo si riporta per intero, ma anche per intero lo si commenta e sviscera secondo il poprio sentire, altrimenti non trova molto senso per me il postare interi brani o articoli, se poi non vengono in qualche modo commentati e interpretati da chi li posta. Il solo ripetere, secondo me, non basta, ripetere sì, ma se poi non ci metti del tuo, che senso ha?
Certo occorre avere del "tuo", se poi uno se la racconta che il "tuo" non ce l'ha più e che qualsiasi cosa posti sia di tutti e di nessuno, perchè non c'è più un io ad appropiarsene, beh allora altro discorso.

Premadharma
Raphael da qualche parte ha detto o scritto di essere solo un trasmettitore o ripetitore. Perché questo sono certi esseri.
Ripetitori, nel senso di trasmettitori, essi trasmettono, ripetono la testimonianza tradizionale.
Essi non aggiungono alcunché di individuato, dell'io, sono né più né meno che dei rishi, uditori che ripetono.

Immagine

Certamente non mi sento una rishi, al massimo una pappagallina contenta di aver condiviso una goccia d'acqua .

cielo
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Re: Īśvara eternamente incarnato (anche nei pappagalli)

Messaggio da cielo » 22/05/2022, 10:01

Parafrasando:
Basta vedere il Divino che si manifesta in un cristallo di neve, un fiore, una pianta per essere portati in estasi [riconoscendo] Īśvara eternamente incarnato.
Piena connessione tra il sè individuale (io sono questo e quello, nome, forma, ruolo, tempo spazio, causalità..) e il puro esistere, estasi d'unione tra particolare e l'universale, tutto intorno a noi.
Eternamente presente per l'ente che esiste, anch'esso mai nato, a prescindere dalla forma-onda in manifestazione.
Se è Uno non è due...

Abbiamo tante metafore per sviluppare la comprensione di questa connessione profonda delle parti - anime nell'Unico Essere-ātma:

L'aria nel vaso che non percepisce più separazione con l'aria diffusa in ogni dove perchè il vaso si è rotto.
La bambolina di sale che si scioglie nell'acqua, dopo aver cercato di nuotare trattenendo la parvenza della forma.
Il tizzone ardente che agita i suoi fantasmagorici cerchi di luce che gli occhi, attratti, seguono formarsi e dissolversi sullo sfondo buio per consentire ogni apparire di luce, in movimento e trasformazione.

Qui la fiamma dell'illusione continua ad ardere, ed è inevitabile che ci sia anche l'ombra dell'ignoranza.
L'ignoranza che avviluppa il sè, come il bozzolo che avvolge il bruco. La metamorfosi fa parte del gioco. Me lo dico per farmi coraggio.
Ma come si dice: è percorrendo il sentiero che si manifesta il sentiero.

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