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Riflessioni sul Pensiero del giorno

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cannaminor
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Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da cannaminor » 19/11/2020, 19:51

latriplice ha scritto:
18/11/2020, 17:04
Samsara = Nirvana, illusione e illuminazione si fondono nell'Uno. Quando si dissolve l'io, tutto è il Sè, anche il mondo illusorio.
Una volta mi sembra usavi come firma il seguente sutra di Samkara, pare pronunciato al suo incontro con Gaudapada:

«Brahma satyam jagam mithya jivo brahmaiva naparah» che come ben sai trova (tra le possibili) la seguente traduzione:

"La sola realtà è Brahman, il mondo è non-reale; il jiva non è altri che il Brahman stesso" la quale, per tornare al tuo post e alla riflessione su quanto da te postato come pensiero del giorno trova molte assonanze e somiglianze. Sarebbe bello che tu le esplicitassi in una tua testimonianza personale...

latriplice
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da latriplice » 20/11/2020, 15:45

cannaminor ha scritto:
19/11/2020, 19:51
latriplice ha scritto:
18/11/2020, 17:04
Samsara = Nirvana, illusione e illuminazione si fondono nell'Uno. Quando si dissolve l'io, tutto è il Sè, anche il mondo illusorio.
Una volta mi sembra usavi come firma il seguente sutra di Samkara, pare pronunciato al suo incontro con Gaudapada:

«Brahma satyam jagam mithya jivo brahmaiva naparah» che come ben sai trova (tra le possibili) la seguente traduzione:

"La sola realtà è Brahman, il mondo è non-reale; il jiva non è altri che il Brahman stesso" la quale, per tornare al tuo post e alla riflessione su quanto da te postato come pensiero del giorno trova molte assonanze e somiglianze. Sarebbe bello che tu le esplicitassi in una tua testimonianza personale...
Sono sempre stato affascinato e particolarmente colpito da asserzioni presenti nella Tradizione sia occidentale che orientale, che stabilisce l'unità dello Spirito e della Materia in una visione non duale, senza privilegiare una rispetto all'altra. Cito alcuni passi tanto per contestualizzare la mia risposta:

18. Colui che vede il non agire (principio immobile) nell'agire (movimento apparenza) e l'agire nel non agire, quegli è il più savio fra gli uomini, è uno che ha realizzato lo yoga, che ha tutto compiuto.

Bhagavad Gita, capitolo quarto.

Come è in alto, così è in basso, come è sotto, così è sopra, per fare i miracoli della cosa Una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da UNA con la mediazione di UNA, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre e la Luna sua madre, il Vento l'ha portata nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice e il suo rifugio. Il Padre di tutto, Il Telesma del mondo è qui. La sua forza o la sua potenza restano intatte, se essa è convertita in terra.


Estratto dalla Tavola di Smeraldo Di Ermete Trismegisto.

“Se queste due parole ti sembrassero troppo tronche, e neppur da Filosofo, parlerò un pò più estesamente e
comprensibilmente. Solvere è convertire il Corpo del nostro Magnete in puro Spirito. Coagulare, è far di nuovo corporale questo Spirito, secondo il precetto del Filosofo, che dice: Converti il Corpo in Spirito e lo Spirito in Corpo. Chi capisce queste cose avrà tutto, e nulla, chi non lo capisce.”


Potier nella sua Philosophia Pura.

Cogliere intuitivamente il senso, seppur arcano che si cela in queste frasi, conduce ad una visione ultima delle cose in cui è assente l'alterità prodotta dalla mente distintiva che genera l'apparente conflitto degli opposti che a sua volta produce attaccamenti e avversioni (nella fattispecie privilegiare le esigenze spirituali a scapito di quelle materiali), l'alterità di cui l'io si nutre e si sostiene. Pertanto quando, una volta vista, si dissolve questa alterità tutto è il Sé, anche il mondo illusorio, compreso il tanto contestato io.

Tu mi chiedi quale sia la mia personale esperienza a riguardo e ti rispondo senza voler destare scandali, che vivo il samadhi ad occhi aperti.

Il samadhi è in realtà solo una parola che descrive la natura del Sé. Significa, tra le diverse definizioni, visione uniforme nel senso che qualunque oggetto vediamo ha uguale valore di ogni altro oggetto, e che posso averlo per tutto il tempo perché ho me stesso per tutto il tempo....

Proprio in questo momento che sto scrivendo c'è una mosca fastidiosa che mi ronza attorno e mi fa perdere, tra imprecazioni e istinti moschicide, la concentrazione.

Eppure non vedo e percepisco alcuna alterità.

“La soluzione del Corpo e la coagulazione dello Spirito si fanno con una sola e medesima operazione”.

Artefio

p.s. La mosca alla fine l'ho ammazzata con immenso piacere.

cielo
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da cielo » 20/11/2020, 21:09

latriplice ha scritto:
20/11/2020, 15:45
cannaminor ha scritto:
19/11/2020, 19:51
latriplice ha scritto:
18/11/2020, 17:04
Samsara = Nirvana, illusione e illuminazione si fondono nell'Uno. Quando si dissolve l'io, tutto è il Sè, anche il mondo illusorio.
Una volta mi sembra usavi come firma il seguente sutra di Samkara, pare pronunciato al suo incontro con Gaudapada:

«Brahma satyam jagam mithya jivo brahmaiva naparah» che come ben sai trova (tra le possibili) la seguente traduzione:

"La sola realtà è Brahman, il mondo è non-reale; il jiva non è altri che il Brahman stesso" la quale, per tornare al tuo post e alla riflessione su quanto da te postato come pensiero del giorno trova molte assonanze e somiglianze. Sarebbe bello che tu le esplicitassi in una tua testimonianza personale...
Sono sempre stato affascinato e particolarmente colpito da asserzioni presenti nella Tradizione sia occidentale che orientale, che stabilisce l'unità dello Spirito e della Materia in una visione non duale, senza privilegiare una rispetto all'altra. Cito alcuni passi tanto per contestualizzare la mia risposta:

18. Colui che vede il non agire (principio immobile) nell'agire (movimento apparenza) e l'agire nel non agire, quegli è il più savio fra gli uomini, è uno che ha realizzato lo yoga, che ha tutto compiuto.

Bhagavad Gita, capitolo quarto.

Come è in alto, così è in basso, come è sotto, così è sopra, per fare i miracoli della cosa Una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da UNA con la mediazione di UNA, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre e la Luna sua madre, il Vento l'ha portata nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice e il suo rifugio. Il Padre di tutto, Il Telesma del mondo è qui. La sua forza o la sua potenza restano intatte, se essa è convertita in terra.


Estratto dalla Tavola di Smeraldo Di Ermete Trismegisto.

“Se queste due parole ti sembrassero troppo tronche, e neppur da Filosofo, parlerò un pò più estesamente e
comprensibilmente. Solvere è convertire il Corpo del nostro Magnete in puro Spirito. Coagulare, è far di nuovo corporale questo Spirito, secondo il precetto del Filosofo, che dice: Converti il Corpo in Spirito e lo Spirito in Corpo. Chi capisce queste cose avrà tutto, e nulla, chi non lo capisce.”


Potier nella sua Philosophia Pura.

Cogliere intuitivamente il senso, seppur arcano che si cela in queste frasi, conduce ad una visione ultima delle cose in cui è assente l'alterità prodotta dalla mente distintiva che genera l'apparente conflitto degli opposti che a sua volta produce attaccamenti e avversioni (nella fattispecie privilegiare le esigenze spirituali a scapito di quelle materiali), l'alterità di cui l'io si nutre e si sostiene. Pertanto quando, una volta vista, si dissolve questa alterità tutto è il Sé, anche il mondo illusorio, compreso il tanto contestato io.

Tu mi chiedi quale sia la mia personale esperienza a riguardo e ti rispondo senza voler destare scandali, che vivo il samadhi ad occhi aperti.

Il samadhi è in realtà solo una parola che descrive la natura del Sé. Significa, tra le diverse definizioni, visione uniforme nel senso che qualunque oggetto vediamo ha uguale valore di ogni altro oggetto, e che posso averlo per tutto il tempo perché ho me stesso per tutto il tempo....

Proprio in questo momento che sto scrivendo c'è una mosca fastidiosa che mi ronza attorno e mi fa perdere, tra imprecazioni e istinti moschicide, la concentrazione.

Eppure non vedo e percepisco alcuna alterità.

“La soluzione del Corpo e la coagulazione dello Spirito si fanno con una sola e medesima operazione”.

Artefio

p.s. La mosca alla fine l'ho ammazzata con immenso piacere.
Mi hai fatto balenare in mente che stamattina, tornata più o meno vigile nella veglia, ho ucciso (con immenso piacere) una zanzara e ho anche macchiato il muro probabilmente con un unico sangue: il suo e il mio, mischiati e trasformati.

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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da Fedro » 21/11/2020, 8:35

La triplice, come nasce l' imprecazione verso la mosca, non percependo alterità?
Come può perdersi il samadhi (visto che è ottenuto) se non vi è concentrazione, dici (verso cosa)?
Altrimenti stai parlando di samadhi ottenuto con focalizzazione diretta ad una alterità (che poi neghi).

latriplice
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da latriplice » 21/11/2020, 10:51

Fedro ha scritto:
21/11/2020, 8:35
La triplice, come nasce l' imprecazione verso la mosca, non percependo alterità?
Come può perdersi il samadhi (visto che è ottenuto) se non vi è concentrazione, dici (verso cosa)?
Altrimenti stai parlando di samadhi ottenuto con focalizzazione diretta ad una alterità (che poi neghi).
Qual'è il suono di una sola mano che applaude?

Il tuo ragionamento fila perfettamente e non presenta contraddizioni di sorta. Ineccepibile sotto ogni punto di vista.

La difficoltà da parte mia è quella di descrivere uno stato che esula dalla logica sostenuta dalle categorizzazioni mentali che mettono in risalto le eventuali incoerenze riscontrate in tali mie affermazioni.

La logica che ho adottato per gran parte della mia vita e che non mi ha condotto da nessuna parte, se non quella di accumulare false certezze spacciate per verità agli occhi della mente distintiva e separativa .

Tentare di descrivere la corda utilizzando il linguaggio del serpente che gli è sovrapposto non è una facile impresa, e capisco le perplessità che il mio intervento ha suscitato.

Cosa è cambiato nella mia vita rispetto a prima di questa mia intuizione? Nulla.....o tutto. Sono lo stesso cazzone di prima con le sue umane debolezze agli occhi del serpente, e sono il principio e la sorgente di questo spettacolo passeggero per ciò che concerne la corda.

Sei libero di assumere l'uno o l'altro punto di vista.

La soluzione del Corpo e la coagulazione dello Spirito si fanno con una sola e medesima operazione.

Appunto perché è una intuizione.

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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da cannaminor » 21/11/2020, 10:58

(Non) molto tempo fa (era il 2002) in una remota galassia, anzi in una remota mailing list di nome SaiBaba_vedanta correvano, tra alcun aspiranti iscritti, i seguenti scambi di mail...
(Bodhananda)

Storiella gettata là per là...

<<Che strano gioco... stare qui a scrivere su cose che non dovrei conoscere, perché la mente dice che solo i realizzati le conoscono, e la stessa afferma che, esistendo nella stessa espressione di tale valutazione, chi scrive non è pertanto un realizzato (con grande gioia di affermare ciò, e il provare questa stessa gioia, essa afferma, è sinonimo di non realizzazione).
Se poi le chiedo allora di definire "realizzazione" piglia e tace.
Certe volte non si sa che pesci prendere... nè si vorrebbe mai inviare questa lettera...
(metti che credano che sei realizzato!) Magnifico, cosa te ne frega? Se lo sei, lo sei.
Se non lo sei non lo sei.
Vero, ma tornando al discorso di prima, esiste quella famosa responsabilità... se altri si convincono dal tuo agire che sei un realizzato, terranno il tuo dire in maggior conto e forse seguiranno quello che dici e ne diventi responsabile.
E a seguire menate simili. Certe volte ci si osserva e non si trova niente, niente da osservare, nessuno che osservi, etc. etc.
Altre volte ci si diverte a vedere come la mente muove e scompare.
È vero: da tempo ormai non ci sono dubbi, domande, interrogativi, etc...etc.

Sono un realizzato? Non saprei. Cosa è un realizzato?
Ci sono state esperienze di saguna, nirguna, sahaja... etc. etc.? Sì, ci sono state.
Come sai che non sono oniriche?
Beh! La prima risale a troppi anni fa, troppi perché si usciva dall'adolescenza e fu persa nell'apprendimento profano, e nel fare mille e mille altre esperienze.
Poi è tornata qualche anno dopo.
Il nirguna? A circa 15 anni di distanza dalla prima. Il sahaja?
Quello fu da ridere. Non sapevo che esistesse, come si sconoscevano gli altri... solo dopo capitò di leggere libri che parlavano di queste cose e le si sono riconosciute.
Solo che capitò un po' di tempo dopo il nirguna samadhi.
Il sahaja non è descritto, se non forse in un unico libro, di cui non si ricorda il titolo.
Così, con terribile imbarazzo, dopo diverse settimane di quello stato, si contattò un Fratello e si esordì così: "Scusi, Maestro, non è che c'è qualcosa che forse dovrei sapere?"
- A che proposito?
- Non è che nei libri tradizionali, si dicano le cose solo sino ad un certo punto?
- In che senso?
- Non è che dopo l'atman e il brahman (intesi come savikalpa e nirvikalpa samadhi) c'è un altro stato di cui nessuno scrive?
- (mi prese per matto) Ma, no. Certo che no (quasi inorridito - ovviamente sono mie interpretazioni).
Descrissi lo stato, e lui quasi sollevato: "Ahh! Questo è lo stato del jivanmukta."
Fui sollevato anche io! Mi sarebbe dispiaciuto che la tradizione non rispondesse.

Qualche tempo dopo, parlai con lo stesso Fratello chiedendo lumi sul comportamento.
- Lei dice che è opportuno operare e che per questo è stato dato un determinato nome
xxx [Bodhananda], ma ad un certo punto la gente potrebbe chiedere a che titolo parlo.
Non posso certo dire che ho letto dei libri, se mi chiedessero quali, non saprei che dire.
- Rispondi che ognuno ha la propria realizzazione e che tu parli dalla tua.

Pertanto, parlando da questa realizzazione e senza affermare che chi parla sia realizzato
(in quanto come disse un noto Maestro: "Come fai a dire che non sei realizzato, magari
lo sei e non lo sai." - e quindi può esser vero anche il viceversa), perché sinceramente
non ho trovato nulla da realizzare, nè nulla da non realizzare, nè sono in grado di dire
cosa "io" sia o non sia, nè riesco ad aderire ad alcuna definizione di ciò che sono, ma
nella piena consapevolezza di essere, senza un cosa o un chi, nella piena consapevolezza
e conoscenza diretta che questo Essere è proprio a tutti (volendo distinguere e vedere un
insieme di individualità) e dato che ultimamente c'è stato un deciso stimolo a ciò anche
da un Fratello minore... ad operare senza più veli... vediamo di chiarire quello che è stato detto.>>

Brano tratto da un manoscritto trovato in una vecchia valigia.

------
(marco)

"Sono un realizzato? Non saprei. Cosa è un realizzato?
Ci sono state esperienze di saguna, nirguna, sahaja... etc. etc.?
Sì, ci sono state....(Bodhananda)"

>Strano che queste parole siano scivolate così, liberamente, senza trovare in lista impuntamenti di sorta in chi le leggeva. Tutto tace, si continua a parlare di altro, a seguire i flame in atto, quasi facendo finta di non averle lette, di non averle viste, come non fossero mai scorse.
>Strano, davvero strano, di solito così tutti attenti persino alle sfumature ed ora di fronte ad una affermazione esplicita e chiara.....mumble, mumble.....Mi sembra quasi di vedere le stesse facce di coloro che, di fronte al mago, nella piazza del paese, tra un'esercizio con le carte ed uno con i fazzoletti, ad un bel momento tira fuori dal cilindro un'elefante!
>Il brusio improvvisamente si spegne, un silenzio di tomba scorre sulla piazza, non si sa se ridere, applaudire, o che altro, e così si resta muti ed immobili.
>Eppure l'elefante è lì, con tanto di proboscide e zanne, e pure il cilindro è lì, anzi ora lo tiene proprio nella parte finale della proboscide e lo sventola rivolto ad pubblico muto a mo' di saluto finale dello spettacolo.
>Nessuno riesce ad applaudire, ma nemmeno a fischiare, solo tante statue di sale....forse pensierose.
>Ri-shanti Bodhananda…
------

Perché è così strano, Marco?
Riportare brani in lista, affinchè possano presentarsi come seme di riflessione, è una pratica in uso.
Cerchiamo di portare le nostre esperienze o, se vogliamo, realizzazioni, lasciando fuori quel mondo delle opinioni che tanto appesantisce.
Ugualmente se troviamo dei brani che riteniamo possano essere di spunto, li postiamo. Ma veramente ci sconvolgerebbe così tanto se domani uno di noi potesse dire:
"Ebbene sì, questo ente ha esperito questo e quest'altro?".
Non è forse questa la meta cui aspiriamo? Oppure è una falsa aspirazione, un qualcosa
su cui ci piace semplicemente indulgere a livello discorsivo, senza però ritenere che sia
possibile raggiungerla qui e ora?
Sarebbe come disquisire del paradiso delle urì.
Se mai una cosa del genere avvenisse, non dovrebbe essere di sprone, di spinta, una condivisione di gioia? Perché mai dovremmo vedere certi stati di coscienza così lontani da noi, se tutti i Maestri sostengono che essi, in realtà, sono la nostra stessa natura?
Tempo fa si leggeva la vita del Buddha. Mi stupì molto la descrizione della riunione che
si tenne fra i suoi discepoli che dissero, non ricordo a quale fra di loro, che c'era un problema... se da un lato quel discepolo (forse Ananda?) era stato il più vicino al Buddha, era il cronista e il fedele scrivano di tutti i suoi discorsi, era anche l'unico a non essersi ancora illuminato!
Questo poneva un problema, come avrebbe potuto riferire i discorsi del Buddha, specialmente agli altri confratelli, se non aveva ancora raggiunto l'illuminazione, mentre gli altri discepoli diretti sì?
La cosa che mi stupì fu che lui diede loro ragione e chiese qualche giorno per illuminarsi...Si ritirò nella capanna e non uscì per diversi giorni. Quando finalmente venne fuori, gli altri furono felici perché videro dai suoi occhi che aveva finalmente ottenuto l'illuminazione!
Il bello non fu che avesse ottenuto l'illuminazione, ma proprio la sequenza... del tipo:
"Ops...! Scusate, mi ero dimenticato di illuminarmi. Aspettate un attimo che rimedio subito... e zac! Ecco l'illuminazione."
Il brano mi aveva colpito per la permanenza del dubbio della mente, che per abitudine (diciamo della sadhana) continuava l'indagine nonostante non ci fosse più niente su cui indagare.
Ci sono certi aspetti che tralasciamo... consideriamo che Ramana parlava dei pensieri che continuavano a scorrere, che Ramakrishna dopo che venne dichiarato Avatara dopo un consesso di pandit, andava in giro a parlare con i suoi discepoli, chiedendo: "Ma veramente tu credi che io sia un avatar?"
Socrate parlava della saggezza come del sapere di non sapere.
Sai Baba affermava che l'unica differenza fra lui e una persona normale è che lui è consapevole di essere, mentre altri, pur essendo, non lo sanno.

Sarebbe veramente tragico stupirsi se uno di noi dovesse sperimentare certi stati, ci
dichiarerebbe che in realtà non lo avevamo ritenuto possibile.
Ma se non lo ritenessimo possibile, perché si pratica una sadhana (qualunque essa sia)?
Certo se poi questa ipotetico aspirante dovesse partire lancia in resta per salvare il mondo o imporre la sua verità, allora sì che sorgerebbero dei dubbi.

------

Capita mai di ricordare che il sottoscritto ha accesso, nel suo ruolo e funzione di editore, ad una marea di libri e manoscritti provenienti dal Ramakrishna Math, dal Ramanasramam, dagli Shankara Math, nonchè da aspiranti italiani? E non potrebbe essere che qualcuno di questi, o qualcuno stesso delle liste, possa avere scritto quel brano?
Cosa cambia se è l'esperienza di bo., di S., di O., di Marco, o di Sadhu Arunagiri?
Ci piace così tanto che certe esperienze siano irrealizzabili o lontane da noi nel tempo o nello spazio? Cos'è? Si possono avere solo in India? Oppure le possono avere solo coloro che sono nati nella terra di Bharata?
Vi rendete conto che sarebbe ben tragico se in anni e anni di influenza in Italia o in Occidente dei vari Vivekananda, Yogananda, Sai Baba, Ramana, Hare Krishna, Ramakrishna, Aurobindo, Anandamoi, Chinmoy, Osho, Buddhismo, Taoismo, etc. etc.
nessuno si fosse mai realizzato?
Sarebbe tutta una farsa!
La chiamiamo tradizione vivente proprio perché essa vive in chi la testimonia e ci mancherebbe altro che prima o poi non spunti qualcuno che avrà realizzato il sé.
Qual è il problema... che lo ha realizzato uno che conosciamo?
Uno che non è abbastanza santo?
Che non ha la barba bianca?
Che non ha ottant'anni?
Che ne ha 14?
Che non risponde ai nostri parametri?
Che è italiano o francese?
Che è basso?
Che è magro?
Che è donna?
Oppure il problema è che ci distrugge i nostri alibi?
Che non possiamo più dire: "Ah, ma la realizzazione è così difficile, lontana, impossibile!"
Solo i più grandi ci sono riusciti! Già, ma dimentichiamo che siamo noi che li
chiamiamo grandi...Che Ramana era uno studentello, che Sai Baba era uno scolaro, che Ramakrishna era un pretino di periferia, che Nisargadatta era un tabaccaio...
perché uno spazzino, un taxi driver, un operatore sociale, un medico, un ingegnere, un
insegnante, una commessa, di nascita italiana, non possono realizzare il sé?
Letto quanto sopra proseguo con alcune mie considerazioni del momento presente.
Affermare come hai fatto: «Tu mi chiedi quale sia la mia personale esperienza a riguardo e ti rispondo senza voler destare scandali, che vivo il samadhi ad occhi aperti» di vivere un samadhi ad occhi aperti equivale alla mia semantica dire di essere un jivanmukta, un avadhuta, un realizzato.

Sull’affermazione in sè non si può dire nulla, o meglio si potrebbe dire tutto ed il contrario di tutto, ma in ultimo ci si potrebbe ricordare cosa talvolta ha detto e ricordato la tradizione stessa, come per esempio, a far paio con i tuoi timori di scandalo, che nessuno è mai stato profeta in patria. Non che questa sia patria e tu un profeta, ma immagino tu comprenda cosa voglio dire.

Altra affermazione spesso ricorrente in ambito tradizionale è sostenere che solo un “realizzato” sa riconoscere un altro realizzato.
Un’affermazione ancora più forte della precedente, sostiene che agli occhi di un realizzato qualsiasi “altro da lui” sia parimenti realizzato in quanto essere lui stesso.
Nel senso, immagino, che non essendoci alterità per un realizzato che ha realizzato l’unità e l’universalità della manifestazione, “dio” è in ogni cosa e ogni cosa è dio, volendola leggere in un’ottica devozionale-bhakti. Una cosa ancora più buffa e curiosa (alla mente) è affermare (come si alludeva nello scritto precedente) che un realizzato possa non sapere di essere realizzato.

Il sapere cui si allude, ovvero la conoscenza, così come il famoso sapere di non sapere di Socrate, altro non è che la conoscenza-sapere di ciò che non si è. Nisargadatta sosteneva, in una delle sue sentenze a me più gradite, che possiamo conoscere solo ciò che non siamo, quanto a ciò che siamo possiamo solo esserlo, in identità.
Ciò che siamo possiamo solo esserlo e non conoscerlo, inteso come esperienza e percezione, questo perchè qualsiasi esperienza, conoscenza, percezione ha luogo solo quando c’è un soggetto che conosce, esperisce, percepisce “qualcosa” di altro da lui-soggetto (e che quindi non è lui, ma appunto altro da lui).

Non per nulla la via d’elezione della conoscenza (jnana), del conosci te stesso, è il neti-neti, non questo non questo, non sono questo non sono questo. Ci si può conoscere solo per negazione di ciò che si è, ovvero per affermazione di ciò che non si è.
Io non sono questo e quello, ciò che resta è l’identità di “ciò che sono”. Quando dio incontrò mosè gli disse, alla sua richiesta di nome e forma, io sono colui che sono-è. Anche noi siamo ciò che siamo (essere, e lo siamo sempre stati e sempre lo saremo), aldilà di ogni altro, non sono questo e quello che riusciremo a conoscere nella nostra vita-cammino-sadhana.

L’affermazione di alterità, di ciò che non siamo, di ciò che è altro da “noi” andrà poi integrata, o meglio re-integrata in quella identità in cui ci riconosciamo essere per identità, e questo è l’iti-iti, sono (anche) questo, sono (anche) questo. È quello che fa poi dire al realizzato sahaja di essere il tutto (manifesto e non) e il tutto essere (in) lui. O come diceva Sankara che il jiva e il brahman sono la stessa cosa (identità).

Tornando al (tuo) samadhi ad occhi aperti, non posso che gioirne per te, come del fratello che dopo lungo peregrinare (Poonja parlava di 35 milioni di anni di peregrinazione) giunge finalmente alla agognata meta. “Scandali” e problemi permettendo, e profeti fuori sede, resta pur sempre quell’osservazione posta da un caro fratello che diceva a riguardo della realizzazione (altrui):
“Oppure il problema è che ci distrugge i nostri alibi? Che non possiamo più dire: "Ah, ma la realizzazione è così difficile, lontana, impossibile!" Solo i più grandi ci sono riusciti! Già, ma dimentichiamo che siamo noi che li chiamiamo grandi…”

Non è mai il momento giusto, e men che mai oggi e adesso, qui e ora, per morire a se stessi e rinascere al Sè. Tante, troppe volte la sadhana diventa un alibi per procrastinare la realizzazione di ciò che è e già siamo, qui e ora, adesso, continuando invece a vivere, a dilazionare nel tempo e nello spazio, a cercare, a soffrire e addolorarci e flagellarci di questa nostra non riuscita e ultimata ricerca di noi stessi, di questo divenire che però ci permette, divenendo, di continuare ad esistere e cercare.
Paradossi della mente, del pensiero, del pensare che, pur sapendo che siamo ciò che pensiamo, quindi divenire, quindi discontinuità, continuiamo a pensarlo per esserlo. Mai una volta che uno volesse fermarsi in uno iato tra due pensieri e starci?

Buon proseguio Latriplice e continua a portare testimonianza di te...nonostante lo scandalo, nonostante la casa, la patria, nonostante tutto.

Volendo fare un’ultima battuta, forse ogni realizzato ha realizzato l’armonia del creato, ma non credo che il creato ne abbia mai altrettanto realizzato l’armonia negli occhi del realizzato. Non per nulla, alla fine, li mettono quasi sempre in croce….

cielo
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da cielo » 23/11/2020, 10:18

latriplice ha scritto:
21/11/2020, 10:51
Fedro ha scritto:
21/11/2020, 8:35
La triplice, come nasce l' imprecazione verso la mosca, non percependo alterità?
Come può perdersi il samadhi (visto che è ottenuto) se non vi è concentrazione, dici (verso cosa)?
Altrimenti stai parlando di samadhi ottenuto con focalizzazione diretta ad una alterità (che poi neghi).
Qual'è il suono di una sola mano che applaude?

Il tuo ragionamento fila perfettamente e non presenta contraddizioni di sorta. Ineccepibile sotto ogni punto di vista.

La difficoltà da parte mia è quella di descrivere uno stato che esula dalla logica sostenuta dalle categorizzazioni mentali che mettono in risalto le eventuali incoerenze riscontrate in tali mie affermazioni.

La logica che ho adottato per gran parte della mia vita e che non mi ha condotto da nessuna parte, se non quella di accumulare false certezze spacciate per verità agli occhi della mente distintiva e separativa .

Tentare di descrivere la corda utilizzando il linguaggio del serpente che gli è sovrapposto non è una facile impresa, e capisco le perplessità che il mio intervento ha suscitato.

Cosa è cambiato nella mia vita rispetto a prima di questa mia intuizione? Nulla.....o tutto. Sono lo stesso cazzone di prima con le sue umane debolezze agli occhi del serpente, e sono il principio e la sorgente di questo spettacolo passeggero per ciò che concerne la corda.

Sei libero di assumere l'uno o l'altro punto di vista.

La soluzione del Corpo e la coagulazione dello Spirito si fanno con una sola e medesima operazione.

Appunto perché è una intuizione.
Finchè ci sono occhi di serpente e occhi di corda, ci sono soggetti che si alternano nella visione.
Si distingue ancora tra la visione "buona" (la corda, il sapere nel profondo di noi stessi, di quell'essenza immortale che parla nel silenzio del proprio essere-cuore) e quella "cattiva" del serpente (la costante del divenire a cui aderiamo che, finchè si è nel corpo fisico, c'è e re-agisce alle impressioni della mente e ai richiami e agli impulsi dei sensi, di raga (attrazione) e dvesha (repulsione).
E purtroppo, secondo me, non siamo liberi di assumere il punto di vista corda o serpente, lo assumiamo ricascando dall'uno all'altro. Aderiamo e pratichiamo il distacco, siamo cazzoni e impariamo a discriminare, come un bambino che impara a camminare reggendosi sulle sue gambe. C'è ancora qualcosa che ci risucchia e perdiamo lo stato di grazia in cui avevamo creduto di stare permanentemente, mentre durava nel tempo.

Tu hai descritto, legittimamente, le tue esperienze trascendenti, ma l'equazione samadhi=realizzazione non è da fare, così come la presenti è un po' come se tu affermassi altro e delegassi al tuo prossimo che ti legge, di trarre le conclusioni, di scegliere come guardarti in quanto fruitore di certe esperienze realizzative tue proprie e che riconduci all'esperienza del samadhi ad occhi aperti.

Sperimentare stati di samadhi savikalpa in cui non si percepisce separazione tra soggetto e oggetto, ma la continuità dell'essere in ogni cosa è esperienza contemplativa elevata, ma persiste ancora la differenziazione tra soggetto e oggetto. Sappiamo che ci sono vari tipi di samadhi e che la persistenza dell'autosservazione porta a una contemplazione più profonda dell'Unità della vita, fino all'identità ultima del Realizzato che "torna", ridiscende per offrire liberamente al mondo ciò che è.

Il savikalpasamādhi è uno stato di assorbimento profondo in cui l'individuo svela a sè stesso l'Uno-molti.

Dopo questo, altri samadhi, altre sfumature di realizzazione, il viaggio prosegue, la filosofia è realizzativa, non discorsiva.

E poi, nello stato "finale", al goal, non c'è un prima e un dopo di un individuo che resta sempre lo stesso nello scorrere del tempo e che si osserva nel prima e nell'ora, usando la memoria di ciò che era, è ancora, sarà. C'è un vuoto che è pieno di ogni potenzialità e nell'interazione con un jivanmukti, quel vuoto-pieno si coglie, si è assorbiti dall'amore che tutti unisce nel Tutto.

Nel jivanmukti l'io è morto e sepolto, il corpo no, persistono i germogli di vecchi semi, mentre c'è un corpo e lo vediamo, il gioco non è finito.

Non dimentichiamo che la realizzazione del sè è di quei pochissimi: Shankara, Ramakrishna, Ramana, Raphael...
Quelli non affermavano l'identità atman-brahman, ne rendevano vivente testimonianza. Restano le loro tracce e ognuno è nel pieno diritto di percorrerle, di iposare il proprio piede nella loro impronta, di farla propria, altra cosa è affermare di aver tirato il goal e fatto rete. Loro non lo hanno mai detto, anzi, più spesso lo hanno negato.

Personalmente evito di riferire di samadhi ad occhi aperti, di dialoghi con l'aldilà o di apparizioni divine. In questo mondo di Cesare dove balenano dardi di fuoco sulle nostre teste, meglio chinarla la testa a guardare la terra senza fantasticare sulle ali delle intuizioni, potrebbero essere ali di cera.

latriplice
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da latriplice » 23/11/2020, 14:18

"Samsara = Nirvana, illusione e illuminazione si fondono nell'Uno. Quando si dissolve l'io, tutto è il Sè, anche il mondo illusorio."

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Fedro
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da Fedro » 23/11/2020, 15:15

latriplice ha scritto:
23/11/2020, 14:18
Quando si dissolve l'io, tutto è il Sè, anche il mondo illusorio."[/i]
A chi importa replicarlo, se non all'io che lo afferma?

cielo
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da cielo » 23/11/2020, 15:19

latriplice ha scritto:
23/11/2020, 14:18
"Samsara = Nirvana, illusione e illuminazione si fondono nell'Uno. Quando si dissolve l'io, tutto è il Sè, anche il mondo illusorio."
Giusto, quando si dissolve l'io.
Ma questo io che si dissolve quale segnale manda al mondo, che effetto fa all'io consolidato che permane quando si attenziona l'altro come alterità (al "questo" che entra in contatto con Quello)?
Diventa come un buco nero che assorbe tutti gli altri "io sono", favorendo-impulsando la dissoluzione dell'io multiplo che si manifesta nel divenire come l'Idra dalle cento teste, simbolo dell'illusione che si autorigenera ad ogni testa tagliata?

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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da ortica » 23/11/2020, 15:39

“latriplice” ha scritto: Tu mi chiedi quale sia la mia personale esperienza a riguardo e ti rispondo senza voler destare scandali, che vivo il samadhi ad occhi aperti.

Il samadhi è in realtà solo una parola che descrive la natura del Sé. Significa, tra le diverse definizioni, visione uniforme nel senso che qualunque oggetto vediamo ha uguale valore di ogni altro oggetto, e che posso averlo per tutto il tempo perché ho me stesso per tutto il tempo....
Potresti, per cortesia, parlarci dello stato che descrivi come “samadhi a occhi aperti”, con parole tue e senza utilizzare brani tratti da testi tradizionali?
Te lo chiedo perché mi sorge il dubbio di un qualche equivoco terminologico; il samadhi infatti, tradizionalmente parlando, non è affatto “una parola che descrive la natura del Sè” quanto piuttosto uno strumento, una tecnica, fra i tanti, che può aiutare a riportare la mente alla sua funzione di strumento, esattamente come lo è una mano.
E, anche arrivati a quel punto, prima di realizzare per identità la natura del Sè, ce ne passa di strada.
Il samadhi, volontario o involontario, è molto più comune di quanto si pensi e non sta a indicare un bel niente, è solo un fenomeno fra i tanti fenomeni.
Dunque sarebbe opportuno, da parte tua, descrivere con la migliore accuratezza possibile il fenomeno cui ti riferisci, così che ci si possa capire.



Proprio in questo momento che sto scrivendo c'è una mosca fastidiosa che mi ronza attorno e mi fa perdere, tra imprecazioni e istinti moschicide, la concentrazione.

Eppure non vedo e percepisco alcuna alterità.

p.s. La mosca alla fine l'ho ammazzata con immenso piacere.

Quindi latriplice, che non vede e non percepisce alcuna alterità, si è lasciato infastidire da una mosca ronzante (ovvero da lui stesso ) e si è dato la morte con immenso piacere.
Un po' farraginoso non trovi?


Vedi, latriplice, questi occhi senza merito hanno goduto della gioia ineffabile di vedere un realizzato non duale, uno sthitaprajna, un jivanmukta, chiamalo come preferisci, tra l'altro mentre aveva a che fare con gli insetti.
Quell'essente vedeva ogni dettaglio, anche il più piccolo, sai di quelle piccolezze che a noialtri sfuggono, vedeva e sentiva la sofferenza di un'ape capovolta caduta dal fiore da cui stava suggendo il nettare e la raccoglieva con delicatezza estrema per riportarla sul ramo, senza che l'ape gli facesse alcun male.
Quell'essente sollevava da terra un cervo volante di cui nessuno si era accorto e che stava per essere schiacciato dai nostri passi distratti e lo sollevava nel palmo della mano per riporlo al sicuro nell'erba distante.
Non era buono, affatto, era semplicemente la sua natura, quella si la natura del Sè che non vede e non sente distinzione alcuna.
Neppure se ne accorgeva e, se glielo facevi notare, si limitava a sorriderne.

Quest'ego, per quanto lacero, è tuttora ben vivo e pesante e la sua presenza si riflette in quello altrui.
Non posso evitare di vedere l'ego in azione, che sia il mio o quello altrui non fa differenza alcuna.
Mi spiace dovertelo dire, ma ritengo sia giusto e pertanto lo dico, quest'ego sente e percepisce perfettamente la potenza del tuo ego, che in tanti anni, invece di diminuire, cresce.
Non ho alcun dubbio in merito.

latriplice
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da latriplice » 23/11/2020, 17:25

Che dire? Mi sembra che dai i miei interventi di aver esplicitato chiaramente la posizione coscienziale in cui ora mi trovo e che proseguire nel ribadire gli stessi concetti possa dar luogo ad ulteriori perplessità e fraintendimenti in un ciclo senza fine. Le argomentazioni che sollevate sono giustificate e comprensibili e siete liberi di accogliere o meno la mia testimonianza. Non ho la necessità di dovermi giustificare o avere il vostro consenso. Che poi dalla mia prospettiva il dialogo si limiterebbe solo con me stesso.

Alle volte penso ad Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra, tormentato e dilaniato dalla tempesta emotiva che in lui si era scatenato che certamente non era dovuta alla decisione critica di ammazzare una mosca. Eppure egli assunse la visuale di Krishna e tutto tornò a posto.

Ecco, dopo decenni di ricerca e di vicissitudini per me ora i conti tornano, e non ho dubbi a riguardo:

In realtà non viene compiuta alcuna azione perché niente è diverso dal Sé.

Pertanto, essendo l'azione del Sé per il Sé, le mutazioni nel mondo non sono reali e le azioni che apparentemente le producono sono vuote.

Tra i grandi inarrivabili che sono stati citati secondo me è assente Nisargadatta, un realizzato dalla personalità complessa che poteva essere felice, arrabbiata, triste, gioiosa, sarcastica o gentile, una varietà di emozioni che si alternavano come raggi del sole sull'acqua. Eppure da parte sua non c'era mai alcun tentativo di cambiare.

D: Intendi dire che sei del tutto inconscio di avere un corpo?

M: Al contrario, io sono conscio di non avere un corpo.

D: Ma io ti vedo fumare!

M: Esattamente. Tu mi vedi fumare.....

ortica
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da ortica » 23/11/2020, 18:45

latriplice ha scritto:
23/11/2020, 17:25
Che dire? Mi sembra che dai i miei interventi di aver esplicitato chiaramente la posizione coscienziale in cui ora mi trovo e che proseguire nel ribadire gli stessi concetti possa dar luogo ad ulteriori perplessità e fraintendimenti in un ciclo senza fine. Le argomentazioni che sollevate sono giustificate e comprensibili e siete liberi di accogliere o meno la mia testimonianza. Non ho la necessità di dovermi giustificare o avere il vostro consenso. Che poi dalla mia prospettiva il dialogo si limiterebbe solo con me stesso.

Alle volte penso ad Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra, tormentato e dilaniato dalla tempesta emotiva che in lui si era scatenato che certamente non era dovuta alla decisione critica di ammazzare una mosca. Eppure egli assunse la visuale di Krishna e tutto tornò a posto.

Ecco, dopo decenni di ricerca e di vicissitudini per me ora i conti tornano, e non ho dubbi a riguardo:

In realtà non viene compiuta alcuna azione perché niente è diverso dal Sé.

Pertanto, essendo l'azione del Sé per il Sé, le mutazioni nel mondo non sono reali e le azioni che apparentemente le producono sono vuote.

Tra i grandi inarrivabili che sono stati citati secondo me è assente Nisargadatta, un realizzato dalla personalità complessa che poteva essere felice, arrabbiata, triste, gioiosa, sarcastica o gentile, una varietà di emozioni che si alternavano come raggi del sole sull'acqua. Eppure da parte sua non c'era mai alcun tentativo di cambiare.

D: Intendi dire che sei del tutto inconscio di avere un corpo?

M: Al contrario, io sono conscio di non avere un corpo.

D: Ma io ti vedo fumare!

M: Esattamente. Tu mi vedi fumare.....

Vediamo se posso offrirti un aiutino.

Come ben spiega Raphael nel commento agli YS di Patanjali:

Il samadhi non è nè una trance, come s'intende il termine in Occidente, nè uno stato d'ipnosi, nè un fenomeno paranormale, nè qualche cosa che abbia attinenza con il mondo sensoriale o psichico nella sua estensione. Il samadhi, nella sua più alta espressione, possiamo definirlo conoscenza diretta della verità. Laddove il soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza diventano uno, là vi è samadhi.


Ma, soprattutto, non è una condizione sconosciuta agli esseri umani.
Sempre Raphael:

Qualcuno può pensare che un simile evento presenti una estrema difficoltà di attuazione. Possiamo rispondere che ciò non è vero. Noi tutti siamo stati persino delle ore concentrati su un unico seme, però questo seme si era imposto alla nostra coscienza, ed era di natura attrattiva o repulsiva, diremo che esso era motivato dal sentimento. Anzi, alcuni sono arrivati ad avere un'idea fissa, fino a procurarsi uno stato patologico.
I presenti sutra (III, 1-7) propongono di fissare la mente in modo conscio e deliberato fuori dalla prospettiva attrattivo-repulsiva. Così si ha una posizione solare e determinata di contro alla motivazione del sentimento che ci costringe a concentrarci su un determinato pratyaya (contenuto mentale). In ciò vi è un'importante differenza.
...
Ora, il samadhi può essere attuato quando la parte oggettiva e quella soggettiva della mente vengono trascese; in altri termini quando il soggetto e l'oggetto vengono integrati, per cui la coscienza si fonde direttamente e unitariamente col soggetto, l'oggetto e la conoscenza: i tre fattori diventano unità, quindi il tutto diventa coscienza.




Sembra di poter inferire che se una persona dichiara nello stesso contesto di esperire il samadhi ad occhi aperti (assumendo che si tratti della più alta espressione del samadhi, ovvero, nelle parole di Raphael, la conoscenza diretta della verità) e, poco più sotto, di aver ucciso una mosca con il più grande piacere, c’è qualcosa che non va.
Forse un'idea fissa?

Il samadhi, nel Raja Yoga di Patanjali, non è altro che uno degli anga (passi) che, insieme a dharana e dhyana, formano il samyama, padroneggiando il quale si ottiene la luce della conoscenza (YS III, 1-7).
“facendo samyama su xxx si ottiene la conoscenza diretta di xxx”, recitano i sutra successivi.
Senza dimenticare gli altri cinque anga, da praticare insieme e contestualmente.
E ancora non siamo allo meta finale, il kaivalya.
In altre parole se non c’è la realizzazione ferma e stabile di ahimsa (non violenza), tanto per dire, col samadhi non ci facciamo manco il brodo.

Secondo me spesso si fa una certa mitologia intorno al samadhi, dandogli più importanza di quella che ha e ritenendo sovente sia uno stato elevatissimo, trascendente ed irraggiungibile ai più.
Invece il samadhi è uno strumento, una pratica, almeno finchè si parla di samprajnata, ovvero con un particolare contenuto mentale o seme.

Allora, ripeto la domanda, ci vorresti spiegare per cortesia con parole tue in cosa consiste questo “samadhi ad occhi aperti”?

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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da ortica » 23/11/2020, 18:48

P.S. Per il momento lascerei cadere il riferimento alla “prospettiva di Krishna”, perché non si tratta affatto, come tanti credono, di un alibi alla violenza e allo sterminio.
Questo è un grave equivoco del tutto fuori da qualsivoglia tradizione.

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Fedro
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da Fedro » 23/11/2020, 19:18

Caro la triplice, ciascuno è soddisfatto in ciò che afferma, quindi non vedo perché dovrei mai entrare in merito alla tua soddisfazione nel constatare che "i conti tornano" (parole tue).
Quindi, avendo perso soddisfazione a pungolare nelle altrui carenze (o troppe certezze, poca differenza fa) mi limito a seguire questo bisogno di certezza che mostri, anche nel tuo bisogno di ribadirlo. Potrei ricordare diversi passaggi simili già osservati in questi "luoghi" anni fa (mi pare di esservi passato anch'io)....
quindi: tutto vecchio direi, nel suo nuovo presentarsi alla mente, la solita questione "realizzazione".
Chissà se prima o poi, questa (la mente) finirà del servirsene, di aderirvi, come argomento, per tornare alla miseria delle sue questioni quotidiane (le uniche che forse le appartengono)?

latriplice
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da latriplice » 23/11/2020, 19:27

"Il samadhi non è nè una trance, come s'intende il termine in Occidente, nè uno stato d'ipnosi, nè un fenomeno paranormale, nè qualche cosa che abbia attinenza con il mondo sensoriale o psichico nella sua estensione. Il samadhi, nella sua più alta espressione, possiamo definirlo conoscenza diretta della verità. Laddove il soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza diventano uno, là vi è samadhi."

Esattamente, quello che intendevo. La mosca tranquillamente se ne andata dopo che mestamente avevo aperto la finestra. ;)

cielo
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da cielo » 23/11/2020, 20:19

latriplice ha scritto:
23/11/2020, 19:27
"Il samadhi non è nè una trance, come s'intende il termine in Occidente, nè uno stato d'ipnosi, nè un fenomeno paranormale, nè qualche cosa che abbia attinenza con il mondo sensoriale o psichico nella sua estensione. Il samadhi, nella sua più alta espressione, possiamo definirlo conoscenza diretta della verità. Laddove il soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza diventano uno, là vi è samadhi."

Esattamente, quello che intendevo. La mosca tranquillamente se ne andata dopo che mestamente avevo aperto la finestra. ;)
Deciditi però, prima dici:
p.s. La mosca alla fine l'ho ammazzata con immenso piacere.

Poi che hai aperto la finestra e lei tranquillamente se ne è andata. Quindi, o c'era più di una mosca o ti sei dimenticato com'è andata?

latriplice
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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da latriplice » 24/11/2020, 21:53

cielo ha scritto:
23/11/2020, 20:19
latriplice ha scritto:
23/11/2020, 19:27
"Il samadhi non è nè una trance, come s'intende il termine in Occidente, nè uno stato d'ipnosi, nè un fenomeno paranormale, nè qualche cosa che abbia attinenza con il mondo sensoriale o psichico nella sua estensione. Il samadhi, nella sua più alta espressione, possiamo definirlo conoscenza diretta della verità. Laddove il soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza diventano uno, là vi è samadhi."

Esattamente, quello che intendevo. La mosca tranquillamente se ne andata dopo che mestamente avevo aperto la finestra. ;)
Deciditi però, prima dici:
p.s. La mosca alla fine l'ho ammazzata con immenso piacere.

Poi che hai aperto la finestra e lei tranquillamente se ne è andata. Quindi, o c'era più di una mosca o ti sei dimenticato com'è andata?
Ebbene sì, l'ho ammazzata con immenso piacere e me ne dispiace. Sono consapevole che questo mio gesto sebbene rientri in una consuetudine abitudinaria e insignificante nel contesto sociale in cui vivo, sia l'elemento principe nel valutare la realizzazione spirituale agli occhi della Tradizione, nella fattispecie quella vantata dal sottoscritto. Pertanto, sempre con immenso piacere, rinuncio a tale coronamento della tanto agognata meta visto la sua componente illegittima a fronte dell' increscioso episodio della povera ed incolpevole mosca e con buona pace di tutti porgo i miei saluti e mi congedo.

Addio.

P.S. e pensare che tutto è nato perché un iscritto del forum si è interessato a me e con intenti sinceri mi ha chiesto come vivo la mia esperienza. E io ho risposto con altrettanta sincerità e franchezza.

Anche se da una certa prospettiva, tutto questo non è mai avvenuto.

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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da Fedro » 24/11/2020, 23:46

Scusa latriplice, ma forse non ho ben compreso il tenore melodrammatico di questo congedo:
ti sei per caso offeso?
E quindi: sarebbe forse stata lesa la rispettabilità della tua condotta umana?
Possibile mai che quest farsa sempre uguale dell'incompreso realizzato di turno, si ripeta con la programmata fuga con tanto di drammatico addio?
Una salubre risata, invece mai?
Vuol dire, mai chiedersi davvero: a chi importa tutto questo?

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Re: Riflessioni sul Pensiero del giorno

Messaggio da ortica » 25/11/2020, 1:06

latriplice ha scritto:
24/11/2020, 21:53
cielo ha scritto:
23/11/2020, 20:19
latriplice ha scritto:
23/11/2020, 19:27
"Il samadhi non è nè una trance, come s'intende il termine in Occidente, nè uno stato d'ipnosi, nè un fenomeno paranormale, nè qualche cosa che abbia attinenza con il mondo sensoriale o psichico nella sua estensione. Il samadhi, nella sua più alta espressione, possiamo definirlo conoscenza diretta della verità. Laddove il soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza diventano uno, là vi è samadhi."

Esattamente, quello che intendevo. La mosca tranquillamente se ne andata dopo che mestamente avevo aperto la finestra. ;)
Deciditi però, prima dici:
p.s. La mosca alla fine l'ho ammazzata con immenso piacere.

Poi che hai aperto la finestra e lei tranquillamente se ne è andata. Quindi, o c'era più di una mosca o ti sei dimenticato com'è andata?

Ebbene sì, l'ho ammazzata con immenso piacere e me ne dispiace. Sono consapevole che questo mio gesto sebbene rientri in una consuetudine abitudinaria e insignificante nel contesto sociale in cui vivo, sia l'elemento principe nel valutare la realizzazione spirituale agli occhi della Tradizione, nella fattispecie quella vantata dal sottoscritto. Pertanto, sempre con immenso piacere, rinuncio a tale coronamento della tanto agognata meta visto la sua componente illegittima a fronte dell' increscioso episodio della povera ed incolpevole mosca e con buona pace di tutti porgo i miei saluti e mi congedo.

Addio.

P.S. e pensare che tutto è nato perché un iscritto del forum si è interessato a me e con intenti sinceri mi ha chiesto come vivo la mia esperienza. E io ho risposto con altrettanta sincerità e franchezza.

Anche se da una certa prospettiva, tutto questo non è mai avvenuto.


The God and the fly


:lol:

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