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La testimonianza

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cielo
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La testimonianza

Messaggio da cielo » 19/11/2016, 16:32

Si discuteva tra amici su che cosa sia la "testimonianza", su che cosa voglia dire che un ricercatore spirituale si dovrebbe "testimoniare" e anche se possa essere considerata o meno testimonianza di sé stessi, di ciò che si è qui e ora, il postare brani altrui, "pasticcini spirituali" di qualità, frasi e brani di altri, per intenderci, privi di ogni commento personale.

Indubbiamente la testimonianza è solo ed esclusivamente di sè stessi, della propria esperienza, percorso, obiettivi e metodi per raggiungerli; altrimenti si tratta di informazione, per quanto qualificata dall'autorevolezza dei "giganti" cui ci si appoggia.
Eppure...anche essere un ripetitore pare avere il suo valore.
Riporto uno stralcio di un dialogo proprio sull'essere o meno "ripetitore" in quanto capitò che mi lamentai con Premadharma di essere stata accusata di essere solo un ripetitore di parole altrui e che un po' avevo sofferto visto che quelle parole ripetute testimoniavano, meglio di quanto avrei potuto fare io, quello che sentivo in quel momento. Era la mia esperienza "detta meglio".

"[Dirti che sei un ripetitore] E' il massimo dei complimenti che ti potevano fare!"
"Ah sì?", dico io, "Ma come, non mi pare per niente un complimento".
"Certo che lo è, essere solo dei ripetitori, quello dovremmo essere, nient'altro".


Facile a dirsi, difficile a farsi.
Osservare l'incanto di maya senza scomporsi e sempre testimoniando l'essenza di cui siamo mero, irreale riflesso che crediamo vero, fino a che ce ne scordiamo per un po', dormendo o morendo o da svenuti.
Ma quell'essenza occorre veicolarla, essere dei meri ripetitori quando ne sorge l'opportunità e la necessità, ma contestualmente testimoniare sé stessi, dove si è, cosa si fa, quali sono gli ostacoli incontrati, i dubbi che sorgono, altrimenti le "ripetizioni" restano lettera morta.
E non è certo la quantità delle parole e delle teorie espresse e assemblate in saggi e articoli a fare di noi dei buoni ripetitori.
Il pappagallo ripete inconsapevole.

Un trasmettitore trasmette consapevole della sua funzione.

Raphael da qualche ha detto o scritto di essere solo un trasmettitore o ripetitore. Perché questo sono certi esseri.

Ripetitori, nel senso di trasmettitori, essi trasmettono, ripetono la testimonianza tradizionale. Essi non aggiungono alcunché di individuato, dell'io, sono né più né meno che dei rishi, uditori che ripetono.
Premadharma, tratto da forum pitagorico, dialogo privato 22/02/2016, 10:57

Blu Jiva
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Re: La testimonianza

Messaggio da Blu Jiva » 19/11/2016, 16:52

Quello che fai tu è divulgazione, e non è cosa di poco conto. A parte che molte volte ho letto tuoi interventi (e commenti) interessanti, soprattutto concernenti lo Hatha-yoga, ma anche se tu dovessi fare, appunto, solo divulgazione, sarebbe cosa buona… così impariamo un po’! ;) Grazie, continua così.
Ciao

cielo
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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 19/11/2016, 20:44

Blu Jiva ha scritto:
Quello che fai tu è divulgazione, e non è cosa di poco conto. A parte che molte volte ho letto tuoi interventi (e commenti) interessanti, soprattutto concernenti lo Hatha-yoga, ma anche se tu dovessi fare, appunto, solo divulgazione, sarebbe cosa buona… così impariamo un po’! ;) Grazie, continua così.
Ciao
Vero, ma un conto è la divulgazione, altro conto la testimonianza.
C'è un bel detto di tale Matsuo Basho che dice: "Non cercare di seguire le orme dei saggi. Cerca ciò che essi cercavano" e, aggiungerei, testimonia i tuoi passi e anche la fatica e le insidie del percorso in modo che chi calcherà quelle medesime orme possa più facilmente orientarsi e proseguire.

R. Ricordiamo che, pur con tutti i limiti del linguaggio, la tradizione è l’insieme della descrizione delle testimonianze e non la trasmissione di un insieme di doxa [opinioni].
Un aspirante discepolo non può esimersi dal magistero comandato, in ragione del liberamente ricevuto, liberamente dato, e dare traccia della propria presenza come testimonianza, ove sia stata debitamente richiesta, nella linea e nel linguaggio opportuno. È la testimonianza condivisa che permette la condivisione della visione, attraverso le debite pratiche, secondo le possibilità di ciascuno. Quando la testimonianza di un aspirante coincide con quanto i vari rami della tradizione tramandano, rimarca che la tradizione è unica, universale e metafisica, slegata dallo spazio - tempo recepito come esistenza attraverso la percipienza del molteplice. Non si tratta di voli pindarici, di costrutti, di astruse teorie tese a negare il mondo dei nomi e delle forme, quanto di testimonianze tese a mostrarne la possibilità di trascendenza. La tradizione è tale non perché tramandata, ma perché è vivente nell’aspirante che, praticandola, la testimonia.
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Re: La testimonianza

Messaggio da cannaminor » 19/11/2016, 22:01

Tutto il discorso sulla testimonianza mi pare sia variamente articolato; vi sono vari modi di intenderla e interpretarla, partiamo da un ottica, da un punto di vista già esposto quello dei "trasmettitori-ripetitori" cui si parlava altrove ed anche in altri tempi:
Un trasmettitore trasmette consapevole della sua funzione.

Raphael da qualche ha detto o scritto di essere solo un trasmettitore o ripetitore. Perché questo sono certi esseri.

Ripetitori, nel senso di trasmettitori, essi trasmettono, ripetono la testimonianza tradizionale. Essi non aggiungono alcunché di individuato, dell'io, sono né più né meno che dei rishi, uditori che ripetono.
Premadharma, tratto da forum pitagorico, dialogo privato 22/02/2016, 10:57
E non a caso si accosta il termine trasmettitori-ripetitori ai ṛṣi (rishi) là dove il glossario sanscrito così declina:
Ṛṣi (m) : "saggio", "veggente"; Colui che ha realizzato la Conoscenza. I grandi saggi che hanno "visto" e "udito" la Tradizione (Sruti) e l'hanno tramandata attraverso i Veda e le Upanisad in particolare.
Personalmente avrei usato il verbo testimoniare piuttosto che tramandare, "I grandi saggi che hanno "visto" e "udito" la Tradizione (Sruti) e l'hanno testimoniata attraverso i Veda e le Upanisad in particolare (avendola realizzata). Del resto la smrti dipende dalla sruti e nella sruti trova la sua autorevolezza.

Raphael stesso è un ṛṣi in questo senso inquanto, avendo realizzato in esseità a sua volta tale Conoscenza non ha potuto che testimoniarla-testimonia-rsi per ciò che è, Conoscenza.

E, se è pur vero che non ha aggiunto alcunchè di individuato e dell'io, ha comunque magistralmente tradotto, commentato e chiosato intere upanisad con un linguaggio attuale e comprensibile ai tempi e luoghi odierni. Oltre che scrivere interi libri a dimostrazione ed evidenza della Una e Unica Tradizione nei\dei vari rami tradizionali, occidentali ed orientali.

Quindi a mio vedere la sruti-rishi sono "testimonianza", la testimonainza della Tradizione stessa e di chi l'ha realizzata, incarnata, vivente.

Non dissimile anche se di grado e modalità diversa è anche la testimonianza dell'aspirante. Diceva Bodhananda in un brano riportato più sopra:
La tradizione è tale non perché tramandata, ma perché è vivente nell’aspirante che, praticandola, la testimonia.
E' la pratica dell'aspirante che testimonia la Tradizione, una testimonianza da "work in progress", ma anche, mi si permetta di dirlo, non solo in divenire ma anche in essere. Si testimonia la pratica, sì è vero ma si testimonia anche (e forse ancor più) ciò che si è, nel qui e ora, adesso.

E quando dico qui e adesso, non intendo nulla di trascendentale o mistico, ma semplicemente e nudamente, quanto anche crudamente, ciò che si è, qualunque cosa ciò voglia dire e sia. Nel senso, tanto per essere chiari, quanto personalmente parlando, la testimonianza (di sè) , perchè non può essere altro che di sè, non ha nulla a che vedere col giudizio e col giudicare, proprio o altrui.
La testimonianza è una "foto" un'istantanea di ciò che si è, ed una foto non giudica niente e nessuno, semplicemente descrive ciò che vede.
La testimonianza di sè è questo, una foto a 360 gradi di ciò che si è, e questo per il beneficio nostro quanto altrui, se mai ci siano degli altri interessati a vedere-leggere tale testimonianza di sè. A noi serve come strumento di conoscenza, un "paletto" sulla lunga via del "conosci te stesso", agli altri quale eventuale termine di confronto e condivisione-riconoscimento del loro cammino e percorso a loro volta.

Personalmente io leggo in questi termini la testimonianza (di sè). In un certo senso è l'equivalente spirituale dei tanto rinomati quanto talvolta biasimati "selfie" che la gente si fa con i cellulari e poi posta in mezzo mondo. La testimonianza è un "selfie spirituale", nudo e crudo, senza giudizi nè trucchi, possibilmente, senza alterazioni photoshop, ci si vede per quello che si è e per tali ci si descrive. Una questione anche di onestà, onestà intellettuale oltre che spirituale, una onestà che ci fa vedere, dire e descrivere ciò che si è, qui e ora, quello siamo e per tale ci si descrive, come siamo, e non come vorremmo o desidereremmo essere .

C'è un detto (di quelli mai detti ma che tutti conoscono) che dice; si parte da dove si è. Da dove si è non da dove vorremmo essere o crediamo di essere, o desideriamo essere; Un viaggio, un cammino prevede un punto di partenza ed uno di arrivo, al momento l'unico che abbiamo a disposizione è quello di partenza, senza il quale sbaglieremmo ogni progetto di cammino. Quindi è importante, molto importante sapere dove si è, per progettare qualsiasi cammino si abbia in mente. In questo senso una buona testimonianza di sè, una buona pratica della testimonianza di sè, dà, sul cammino in corso, in divenire, vari punti e tappe intermedie, oltre che il fatidico punto di partenza, perchè un "punto di partenza" c'è sempre per ogni passo che si intende fare.

Poi certo, c'è la divulgazione, l'erudizione, la cultura, e chi più ne ha più ne metta, ma questi sono strumenti, che rientrano nelle varie ed eventuali, ma non strettamente necessari. Invece sapere e conoscere se stessi e sapere di volta in volta, nel divenire della vita e del cammino dove si è questo è necessario e indispensabile per non perdersi ed errare.

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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 26/11/2016, 16:48

Sempre sulla testimonianza una breve chiosa di Bodhananda (tratta da un dialogo privato, senza data)
Ogni aspirante nella Tradizione testimonia sé stesso, quelle esperienze o vissuto che alcuni vogliono chiamare realizzazioni e che altro non sono che la sua stessa natura.

Natura che può essere intesa come molteplicità e quindi si veste degli ambiti di prakrti o natura come essenza e, quindi, [di] quel purusha che è inteso quale emanatore della molteplicità.

Poi, per pochi, può esserci una testimonianza particolare, non dicibile, che non è né molteplice, né non molteplice, né natura né non natura, né essenza né non essenza, ma lasciamo ciò a quei pochi qualificati per vivere così.

Se si volessero dipingere tutte le sfumature che potrebbero intercorrere, in un dipinto, fra un nirvikalpa samadhi ed un sahaja samadhi, forse non basterebbero tutti i colori del sensibile; per non parlare poi delle siddhi che altro non sono che le sfumature stesse dell'intersezione fra quella Consapevolezza incarnata e il sensibile.

E' sempre Isvara che si incarna in ogni essere. E ogni essere porta in sé ogni incarnazione, perché quel sé non è certo circoscritto dal corpo indossato.

Se poi qualcuno volesse parcellizzare le parole che espone è libero. Parimenti se qualcuno volesse parcellizzare la drsti [visione interiore, percezione] e la sruti [Tradizione "udita", Conoscenza sacra], è libero parimenti.

un sorriso

Bodhananda
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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 26/11/2016, 17:02

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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 26/11/2016, 17:37

Mauro ha scritto:
Ogni aspirante nella Tradizione testimonia sé stesso, quelle esperienze o vissuto che alcuni vogliono chiamare realizzazioni e che altro non sono che la sua stessa natura.
Da scolpire sulla pietra.
Ma si può anche parlare semplicemente di "persona" anzichè "aspirante nella Tradizione"?
Forse è da intendere che l'aspirante (nella Tradizione) testimonia se stesso consapevole che quella è l'unica testimonianza che possa definirsi tale?
Mentre le "persone", genericamente parlando, spesso testimoniano le credenze sulle quali hanno edificato la conoscenza "personale", magari assolutizzandola?
Sai Baba batte spesso su questo tasto:
"Voi non siete una persona, ma tre: quella che pensate di essere, quella che gli altri pensano che voi siate e quella che siete realmente."
Ciò che pensano gli altri è tutta immaginazione. L'unica Verità è il Sé dentro di voi. Chi è questo Sé? È l' 'Io'. Questo 'Io' è lo stesso in tutti.

Si testimonia solo ciò che si è, che altro?
Ma se si rimane legati al pensarsi in qualche modo o affezionati a quanto gli altri pensano di noi (sia che lodino, sia che biasimino) ci si allontana dal Sè perchè lo sguardo resta rivolto all'esterno e con esso si interfaccia credendosi qualcosa che non è.

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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 27/11/2016, 1:07

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Re: La testimonianza

Messaggio da Fedro » 27/11/2016, 7:22

Mauro ha scritto:Stai quindi dicendo che solo "l'aspirante nella Tradizione" ha la consapevolezza di testimoniare la propria natura mentre un semplice "individuo", al massimo, può solo fantasticare, proiettare, immaginare?
Questi sono i limiti del linguaggio, i quali non andrebbero mai letti come assoluto.
D'altronde sopra era stato detto: "genericamente parlando".
Quindi, in definita, non c'è " solo" questo o quello, e non vedo perché un semplice individuo, ovvero aspirante o meno, non possa testimoniare la propria natura.
Molto spesso, inoltre, capita che vi siano degli esseri nati nell'alveo di una certa tradizione, formazione, cultura, senza che per questo venga questi mai dichiarata: mi viene in mente un caso esemplare: Marco Aurelio

cielo
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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 27/11/2016, 8:04

Mauro ha scritto:Stai quindi dicendo che solo "l'aspirante nella Tradizione" ha la consapevolezza di testimoniare la propria natura mentre un semplice "individuo", al massimo, può solo fantasticare, proiettare, immaginare?
No, chiedo scusa se dalle mie parole è risultata questa interpretazione settaria.
Condivido le riflessioni di Fedro:limiti del linguaggio e, aggiungerei, della pochezza della nostra ristretta visione e interpretazione di parole altrui.

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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 27/11/2016, 8:55

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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 27/11/2016, 9:36

Forse, correttamente, ci si potrebbe riferire genericamente ad un "aspirate", intendendo con questa parola chi si pone domande "esistenziali": chi sono? perchè sono qui? da dove vengo, dove andrò dopo la morte? che significa "perdere l'individualità e fondersi nel tutto".
Il suddetto aspirante inizia un viaggio che lo porterà, a seconda del proprio impegno personale e dell'anelito a trovare risposta alle proprie (sincere) domande (in sè stesso o fuori da sè stesso) , di spostarsi da una posizione di a-vidya (non conoscenza, ignoranza) ad una di vidya (conoscenza "spirituale", conoscenza della Realtà).
Aspirante nella Tradizione è dopo, quando la propria testimonianza la si ritrova descritta anche da altri conoscitori che possono, testimoniando i propri passi, fornire ulteriori mezzi e stimoli per proseguire sul proprio cammino, risolvendo gli ostacoli che lo bloccano o lo rendono difficoltoso e doloroso.
Ogni persona percorre inevitabilmente il cammino usando le proprie gambe, il proprio istinto e intuito, ma una mappa può servire.
In questo brano di Bodhananda viene messo a fuoco che fa e chi è un aspirante:

R. Ricordiamo che, pur con tutti i limiti del linguaggio, la tradizione è l’insieme della descrizione delle testimonianze e non la trasmissione di un insieme di doxa [opinioni].
Un aspirante discepolo non può esimersi dal magistero comandato, in ragione del liberamente ricevuto, liberamente dato, e dare traccia della propria presenza come testimonianza, ove sia stata debitamente richiesta, nella linea e nel linguaggio opportuno. È la testimonianza condivisa che permette la condivisione della visione, attraverso le debite pratiche, secondo le possibilità di ciascuno. Quando la testimonianza di un aspirante coincide con quanto i vari rami della tradizione tramandano, rimarca che la tradizione è unica, universale e metafisica, slegata dallo spazio - tempo recepito come esistenza attraverso la percipienza del molteplice. Non si tratta di voli pindarici, di costrutti, di astruse teorie tese a negare il mondo dei nomi e delle forme, quanto di testimonianze tese a mostrarne la possibilità di trascendenza. La tradizione è tale non perché tramandata, ma perché è vivente nell’aspirante che, praticandola, la testimonia.


Se ne deduce che chiunque ha l'onere e l'onore di poter testimoniare i passi secondo cui conduce la propria esistenza.

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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 27/11/2016, 11:23

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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 27/11/2016, 12:08

Mauro ha scritto:Che vuol dire: "un aspirante discepolo non può esimersi dal Magistero comandato"?
secondo me che se il suo Maestro gli dice: "Vai nel mondo e testimonia" lui ci va, senza aspettarsi nulla in cambio: nè lode, nè riconoscimenti o plausi, nè mezzi di sostentamento e neppure bastonate e biasimo, o dileggio. Un po' come gli apostoli di Gesù?
Dice anche: dare traccia della propria presenza come testimonianza, ove sia stata debitamente richiesta, nella linea e nel linguaggio opportuno.. Qui è il difficile, parliamo tanto e sulla base della nostra personale esperienza e cammino, ma se invece fosse richiesto di tacere, ci riusciremmo?

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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 27/11/2016, 16:26

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Re: La testimonianza

Messaggio da cielo » 27/11/2016, 18:42

Mauro ha scritto:Mi stai implicitamente chiedendo di tacere? ;)
:D
dai, comincio io così do il buon esempio

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Re: La testimonianza

Messaggio da cannaminor » 29/11/2016, 11:51

Mauro ha scritto:Mi stai implicitamente chiedendo di tacere? ;)
Tutto quanto si stava dicendo, anzi stavano dicendo, aveva e trovava riferimento nell' "aspirante". Quindi prima ancora di chiedere se cielo ti stesse chiedendo di tacere o meno, ammesso e non concesso che te lo stesse chiedendo, avresti forse dovuto chiederti se sei o non sei un aspirante.

Quindi, ammesso e non concesso che tutto quanto veniva detto in riferimento all'aspirante avesse un suo senso e significato, uno dovrebbe prima ancora di tutto chiedersi; sì va bene, ma mi riguarda tutto ciò o no? Perchè se sono e mi ritengo un aspirante allora magari se ne può anche parlare, ma se non lo sono e non mi ritengo tale che me ne frega di discutere di ciò che gli aspiranti credono o non credono, se la suonano e se la cantano.

Ti ritieni un aspirante della tradizione Mauro? Se sì allora di tutto se ne può parlare con senso e significato, persino contestare , perchè no, ma solo nel caso uno si ritenga tale (e voglia quindi condividere tale esperienza-cammino-pratica) altrimenti è come voler parlare dei marziani essendo terrestre o dei terrestri essendo marziano, vivendo comunque e quantunque ognuno a casa sua. Ma che te ne frega se tanto stai ed abiti sulla terra, di cosa dicono, fanno e pensano i marziani? Te ne interesserai quando vorrai andare ad abitare su marte. Altrimenti è solo culturalismo e sterile erudizione.

Quindi,infrangendo l'invito (implicito?) di cielo ti chiedo invece; parla e rispondimi gentilmente se puoi? tu sei un aspirante della tradizione? o vuoi esserlo o desideri esserlo? cosa cerchi un maestro che ti inizi, che ti avvii, che ti battezzi nel giordano o che ti imponga le mani sul capo?
Quali le aspettative, i desideri, gli aneliti?

un fratello parimenti in cammino-ricerca, ancora tutta da definire e chiarire di cosa...

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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 29/11/2016, 14:26

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Re: La testimonianza

Messaggio da cannaminor » 29/11/2016, 17:18

Mauro ha scritto:Caro amico, permettimi di chiederti una cosa: un aspirante/ cercatore deve per forza esserlo "nella tradizione"?
Ok, vada per il "Caro amico" che ricambio.

...deve per forza esserlo "nella tradizione" ? No, per quanto mi riguarda aspirante/cercatore è chi di fatto aspira e cerca, punto.
Però (c'è sempre un però) la domanda fondamentale, o meglio a priori, cui un aspirante\cercatore come sudetto deve rispondere è: cosa cerco, cosa anelo, cosa aspiro? Prima ancora di chiedersi dove cercare uno deve aver chiaro o chiarirsi cosa sta cercando?
Cosa cerchi Mauro, cosa aneli, cosa aspiri? Perchè in funzione di questa prima domanda risponderai anche al dove andare a cercare cosa.

Cerchi la liberazione ? liberazione da cosa? hai un nome o dei nomi che identifichino la prigionia?
Cerchi la realizzazione; di nuovo di che cosa, cosa vuoi realizzare, cosa vuoi attuare, portare in attualità (rispetto alla "potenzialità" del momento).
Cerchi l'illuminazione, il risveglio; ancora, di cosa, di chi?

Devi prima darti un nome di cosa cerchi e aneli e aspiri, poi potrai in funzione di quel nome cercare l'ambito, il contesto, fosse anche il "ramo tradizionale" in cui cercare testimonianze di quel cammino, di quel percorso, di quella sadhana.
Mauro ha scritto: E se io non mi identificassi col "magistero comandato" di nessuna delle tradizioni in cui mi sono imbattuto finora, avrei ancora diritto di considerarmi un "aspirante/ cercatore", ponendo dubbi e domande basate sulla mia personale esperienza anche in questo forum, o, perifrasando Sciascia, dovrei essere considetato un omuncolo, o, peggio, un quaquaraquà (magari pure marziano)?
Questo forum ha un indirizzo ben preciso, quindi risponde ad una domanda altrettanto precisa (di cui prima).
Per cui, caro amico (permettimi di nuovo di chiamarti così), non c'è nulla di comandato e credimi, io sono allergico alla parola e termine "comando e comandare" forse tanto quanto te. Nessuno comanda alcunchè. E non è in questione alcun comandare e comandamento.

Una tradizione non è i dieci comandamenti, senza voler sminuire in alcun modo i "dieci comandamenti". La tradizione per come la conosco io, è testimonianza, testimonianza di aspiranti\conoscitori che come me e prima di me sono passati per un certo territorio. Un territorio che come ben sai uno può riconoscere come no; alle volte le descrizioni sono anzitempo, tocca aspettare di passarci per quel dove, altre volte sono coincidenti col territorio che stiamo attraversando in un certo momento della nostra vita-sadhana, e allora torna utile confrontarcisi, verificando così il "dove si è" ma sopratutto, e questo te lo sottolineo, il dove si sta andando.

Perchè è la direzione del cammino che conta più ancora che le "tappe" e le mappe locali. Direzione che risponde a quella prima domanda che ti chiedevo e che ogni ricercatore\aspirante secondo me dovrebbe porsi prima di tutto; cosa sto cercando?
Perchè è il cosa sto cercando che determinerà la scelta della mappa, del travel digest, del globe trotter che andrai a cercare e usare sul cammino.
La tradizione, scusami l'irriverenza ma ne rispondo sempre di persona, è un globe trotters spirituale, ma bisogna sapere usare quello giusto, dell'area e della zona dove vuoi andare, non avrebbe un gran senso voler andare in cina con il globe trotters degli stati uniti.

Così come non avrebbe senso parlare di mistificazione se quello degli stati uniti non spiega il territorio cinese che stiamo percorrendo. L'errore non è del testo, della tradizione o chi per essa, l'errore è nostro, di aver cercato e usato una testimonianza non confacente con ciò che cercavamo.

Quindi a mio vedere tu hai sempre il diritto di chiamarti aspirante\cercatore, perchè è quello che sei, poi vedi di scegliere e trovare la giusta testimonianza-tradizione che sia coerente e confacente con ciò che cerchi, aneli, aspiri.

Ti aggiungo questa postilla tardiva rispetto allo scritto originale; è un detto zen di un tale Basho: "Non cercare di seguire le orme dei saggi di un tempo; cerca ciò che essi cercavano."

Mauro
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Re: La testimonianza

Messaggio da Mauro » 30/11/2016, 8:17

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