Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie

presentazione

Se siete appena appena iscritti, dovete scrivere una vostra presentazione che racconti il vostro percorso, prima di potere scrivere altrove. Ogni presentazione poco seria determina la cancellazione dell'utente.
viviana
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presentazione

Messaggio da viviana » 27/05/2018, 22:47

Prima di tutto: grazie per aver accettato la domanda di iscrizione.
Mi chiamo Viviana, ho 45 anni, sono riapprodata a questo forum mentre cercavo un centro/asram/monastero/eremo in cui potessi meditare in silenzio per un mese.
Vi avevo scoperto anni fa ma, dopo meno di 24 ore, sono partita per un anno di servizio in un centro di meditazione dove l'uso del pc è consentito solo per comunicazioni.
Da allora sono passati 3 anni ed eccomi qui nuovamente, purtroppo la sintesi non è fra le mie doti.
Ho l'impressione che vi conosciate da tempo e che sia necessario darvi più di qualche accenno, se così non fosse, saltate pure "il pippone" e sappiate che sono una neofita, che non mi offendo facilmente e "apprezzo la comunicazione diretta".

Inizio del "pippone" :shock:

Ho vissuto in molti posti sia in Italia che all'estero, ho fatto diversi lavori, ora vivo in un minuscolo paesino sulle Alpi piemontesi.
La passione/necessità per la lettura/studio è nata prima ancora di apprendere a leggere, sfogliavo per ore libri di "fiabe e leggende del mondo", ascoltando quei fantastici 33 giri che ne raccontavano le immagini.
Dalle fiabe e leggende sono passata ai miti, poi alla religione cattolica, alla psicologia, successivamente alla storia delle religioni e storia della filosofia, poi all'etnologia, quindi alla filosofia (prevalentemente antica con aggiunta di un'adolescenziale passione per Nietzsche e Schopenhauer), poi l'esoterismo, con l'antropologia è rinato l'interesse per le religioni ma focalizzato su civiltà preletterate e/o studi sul matriarcato, contemporaneamente ho approfondito l'interesse per l'arte dove grazie ad Heinrich Zimmer e il suo "miti e simboli dell'India" ho beneficiato di un primo stimolo verso la scoperta della tradizione orientale e dell'arte da un punto di vista più evocativo e metafisico.
Ho utilizzato asana e studiato le basi dello yoga ma si trattava per lo più di kundalini yoga e hatha yoga, mi sono quindi interessata al tantrismo per arrivare a quello shivaita kashmiro ma non avevo le basi e la maturità per comprenderne il substrato metafisico, la mia povera facoltà di discernimento e la pochezza di mezzi, fortunatamente, avevano limitato il mio campo d'indagine. I riferimenti dell'epoca erano: Johann Jakob Bachofen, Mircea Eliade, Arthur Avalon/John Woodroffe, Julius Evola...
Con l'accesso all'università ho avuto l'opportunità di scoprire fonti accademiche come Roberto Gnoli e le sue traduzioni e studi (ad es. i Tantraloka di Abhinavagupta), René Guénon, Joseph Campbell...

Tutti quegli anni sono stati accompagnati da una forte tensione verso la natura e la naturale contemplazione che questa evoca quando ne sei immerso. Ero solita a periodici ritiri in tenda nei posti più scomodi, isolati e meno accessibili per beneficiare del verde, del silenzio e della possibilità di "immergermi" in solitudine.
Poi nel verde, quello selvaggio, ci sono andata a vivere. La mia percezione è completamente cambiata, la mia mente è cambiata, così come i miei bisogni: ho smesso di studiare e di cercare, quella realtà mi constringeva a vivere focalizzando la mia attenzione e le mie energie nel presente, ho riscoperto il corpo e le sue potenzialità percettive, ho riscoperto "l'istinto" e l'interdipendenza di corpo/mente/emozioni del corpo grossolano.
Ritornata nella nostra civiltà, dopo "un lungo oscuro periodo di riadattamento" ho ritrovato l'interesse/la necessità per lo studio/la ricerca, focalizzandomi d'apprima sulla riflessologia per poi arrivare alle tecniche manuali della medicina tradizionale cinese ed infine dell'ayurveda. Dopo l'esperienza nel verde ero interessata a capire come stimolare risposte fisiologiche/emotive/mentali attraverso la manipolazione del corpo.
Come forse ben saprete, per studiare e praticare seriamente queste discipline, è necessaria una base metafisica dei sistemi di riferimento ma non avevo trovato le fonti adatte o più probabilmente non ero pronta ad accoglierle: i testi e gli insegnanti attraverso cui mi stavo formando in quegli anni erano infatti "focalizzati sul lato tecnico più grossolano", i testi tradizionali rimanevano in parte oscuri e non accessibili nella loro interezza.
In quegli anni ho appreso la tecnica di meditazione vipassana/anapana/metta (tradizione Goenka) e fatto diversi ritiri in Italia.
Successivamente, cercando di apprendere le tecniche tradizionali manipolatorie dell'Ayurveda, ho scoperto la Siddha da cui l'Ayurveda, in parte, deriva. E proprio in quegli ospedali e università mediche tradizionali indiane, sono stata introdotta alla "metafisica tradizionale".
Tornata in Italia ho riniziato dalle basi, gli Yogasutra di Patanjali ma soprattutto le Upanisad commentate da Raphael hanno definitivamente scardinato la vecchia forma mentis portando luce e chiarezza.
Grazie al potere evocativo delle Upanisad la sensiblità è inverosimilmente cresciuta, purtroppo non accompagnata da un'altrettanto straordinaria crescita di equanimità e umiltà.
Questo mi ha portato a servire per un anno in un centro di meditazione vipassana focalizzandomi unicamente sul servizio, la meditazione e lo studio nell'ambito del buddhismo theravada (l'unico studio consentito al centro).
Finito l'anno di servizio ho abbandonato le tecniche manuali e ripreso gli studi focalizzandomi sulla metafisica grazie principalmente ad autori e commentatori quali Sankara, Gaupada, Raphael...
Grazie all'anno di servizio e meditazione, l'equanimità è un pochino cresciuta anche se non abbastanza, fortunatamente però la sensibilità è notevolmente scemata,
l'umiltà e la capacità di sciogliere i nodi del cuore rimangono delle mete a cui mi auguro di continuare a tendere e magari un giorno, raggiungere.

Fine del "pippone" :mrgreen:

Egoisticamente mi auguro che questo forum possa aiutarmi a focalizzare ulteriormente l'attenzione, traendone stimoli che possano supportarmi nel cammino e per quanto mi è possibile, cercherò di contribuire.
Ogni bene a tutti noi

latriplice
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Re: presentazione

Messaggio da latriplice » 28/05/2018, 16:58

Benvenuta, ti auguro che tu possa trarre giovamento dalla tua permanenza in questo forum.

Se mi é concesso, cosa intendi per sciogliere i nodi del cuore?

viviana
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Re: presentazione

Messaggio da viviana » 28/05/2018, 18:54

Grazie x il benvenuto la triplice.

Citando i nodi del cuore mi riferisco alle Upanisad, dove x nodi del cuore s'intendono le vasana e i samskara, i prodotti/legami di avidya/l'errore, i semi karmici maturati nel corso della/e vita.
S'intende il liberare/purificare la Buddhi e rimetterla al comando.

Ci sono diversi sloka nelle Upanisad in cui vengono citati i nodi del cuore, forse quello che preferisco e':

Oltrepassa la sofferenza,
oltrepassa l'errore e,
sciolti i nodi del cuore, diviene immortale.

cielo
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Re: presentazione

Messaggio da cielo » 28/05/2018, 21:00

viviana ha scritto:
28/05/2018, 18:54
Grazie x il benvenuto la triplice.

Citando i nodi del cuore mi riferisco alle Upanisad, dove x nodi del cuore s'intendono le vasana e i samskara, i prodotti/legami di avidya/l'errore, i semi karmici maturati nel corso della/e vita.
S'intende il liberare/purificare la Buddhi e rimetterla al comando.

Ci sono diversi sloka nelle Upanisad in cui vengono citati i nodi del cuore, forse quello che preferisco e':

Oltrepassa la sofferenza,
oltrepassa l'errore e,
sciolti i nodi del cuore, diviene immortale.

Benvenuta Viviana, buona permanenza qui.

Il cuore lo posso vedere come un bruco avviluppato in un bozzolo di seta, un bozzolo che ogni giorno la mente tesse e ritesse con il suo lungo filo di pensieri. La mente crede che ci sia un bruco da proteggere che prima o poi si trasformerà in farfalla.

Così, finchè permane l'individualità, la "forma mentis", proprio come il bruco che fa la metamorfosi al riparo del suo bozzolo, cambia continuamente, adattando il filo e così non appena una serie di vasana si esaurisce, un'altra prende il suo posto. E il bozzolo si rinforza.
Il filo congiunge il passato al futuro, ma può essere reciso solo nel presente, nel ciò che è, qui e ora.

L'autoindagine sul sè, come pratica, fa scomparire ciò che non ha esistenza permanente: maya, che sovrappone e proietta ego e mente.
Se risalendo il fiume si raggiunge la fonte dell'"io sono" (il primo pensiero che dà l'impulso a tutti gli altri pensieri), il fiume stesso non esisterà più.
Il cuore è il luogo dove il senso dell'io riappare, ad esempio dopo un sogno notturno o un samadhi prolungato, ma è anche quello in cui svanisce.
Ecco che "sciogliere il nodo del cuore" può avere varie valenze interpretative.


"Si sappia che il Cuore, somigliante al loto, sotto la gola e un palmo sopra l'ombelico, è rivolto in giù ed è la sede principale della forma universale del Paramātman. C'è un piccolo foro al suo centro. Là c'è il Paramātman che dona la Grazia a chi medita su di Lui.
Nel centro del Cuore c'è un fuoco pieno di calore. Questo fuoco è attivo e serve a consumare e distribuire il cibo digerito dalla testa ai piedi per animare il corpo. La fiamma del cuore è rivolta verso l'alto, splendente come un fulmine in mezzo a nubi oscure, simile alla sottile punta di un seme. È di un colore giallo dorato e risplende con grande fulgore. Non è paragonabile a niente altro.
(Mahā Nārāyaṇa Upaniṣad)

Così si dice che il Cuore è sia il nostro corpo, sia quello dell'intero universo, inteso come 'Io'.
Tuttavia, per aiutare il neofita, occorre indicare una parte ben precisa dell'Universo o del Corpo, così si indica il Cuore come sede del Sé. Ma in realtà noi siamo dappertutto, noi siamo tutto ciò che è, e non c'è nient'altro". ( Rāmana: Talks)


(brani tratti da Rāmaṇa Mahārṣi - Ricordi Volume I - Ricordi di un sādhu - Capitolo VI. Edizioni I Pitagorici)

viviana
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Re: presentazione

Messaggio da viviana » 28/05/2018, 21:12

Grazie Cielo, apprezzo moltissimo.

latriplice
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Re: presentazione

Messaggio da latriplice » 28/05/2018, 21:16

Ci sono diversi sloka nelle Upanisad in cui vengono citati i nodi del cuore, forse quello che preferisco e':

Oltrepassa la sofferenza,
oltrepassa l'errore e,
sciolti i nodi del cuore, diviene immortale
Non si comprende chi\cosa diviene immortale.

Metafisicamente si incorre in una contraddizione logica come enunciato dalla karika di Gaudapada:

"L'immortale non può divenire mortale, né il mortale divenire immortale perché non può aversi cambiamento di natura".

ortica
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Re: presentazione

Messaggio da ortica » 29/05/2018, 0:09

viviana ha scritto:
28/05/2018, 18:54

Citando i nodi del cuore mi riferisco alle Upanisad, dove x nodi del cuore s'intendono le vasana e i samskara, i prodotti/legami di avidya/l'errore, i semi karmici maturati nel corso della/e vita.
S'intende il liberare/purificare la Buddhi e rimetterla al comando.

Ci sono diversi sloka nelle Upanisad in cui vengono citati i nodi del cuore, forse quello che preferisco e':

Oltrepassa la sofferenza,
oltrepassa l'errore e,
sciolti i nodi del cuore, diviene immortale.

Quando tutti i desideri che si trovano nel suo cuore decadono, allora il mortale ritrova l'immortalità e in questa [vita] consegue il Brahman.
Quando tutti i nodi del cuore vengono spezzati, allora il mortale ritrova l'immortalità: invero è proprio per questo [fine] l'insegnamento.


Katha upaniśad, II, 3,14-15
da Upaniśad, a cura di Raphael
edizioni Bompiani


Benvenuta viviana, un lungo percorso ti ha portato qui, spero di poter condividere una tazza di tè alla luce del fuoco.

Mauro
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Re: presentazione

Messaggio da Mauro » 29/05/2018, 10:13

viviana ha scritto:
28/05/2018, 18:54
Ci sono diversi sloka nelle Upanisad in cui vengono citati i nodi del cuore, forse quello che preferisco e':

Oltrepassa la sofferenza,
oltrepassa l'errore e,
sciolti i nodi del cuore, diviene immortale.
Bellissima citazione!
Secondo me centratissima per quanto mi riguarda.
Purtroppo non sono riuscito nella mia esperienza a oltrepassare la sofferenza e oltrepassare l'errore, e così vivo nella rabbia e nella frustrazione.
Benvenuta e un abbraccio!

cielo
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Re: presentazione

Messaggio da cielo » 29/05/2018, 18:32

viviana ha scritto:
27/05/2018, 22:47
Vi avevo scoperto anni fa ma, dopo meno di 24 ore, sono partita per un anno di servizio in un centro di meditazione dove l'uso del pc è consentito solo per comunicazioni.
Da allora sono passati 3 anni ed eccomi qui nuovamente, purtroppo la sintesi non è fra le mie doti.
Ho l'impressione che vi conosciate da tempo e che sia necessario darvi più di qualche accenno, se così non fosse, saltate pure "il pippone" e sappiate che sono una neofita, che non mi offendo facilmente e "apprezzo la comunicazione diretta".


Ogni bene a tutti noi
Dunque hai sfiorato il forum pitagorico nel 2015 e sei partita.
Da allora sono cambiate tante cose.
La tua impressione è giusta, molti di noi qui iscritti si conoscono da tempo, alcuni da oltre 20 anni, altri da almeno una decina.
Qualcuno è arrivato dopo e si è unito alle attività, un tempo più vivaci, connesse al lavoro editoriale e di "comunicazione" del vedanta attraverso le parole dei Conoscitori e degli aspiranti ricercatori, sempre neofiti di fronte all'insondabile mistero della Vidya e a tribolare con l'avidya, un po' cronica di questi tempi, universalmente tentando di parlare.
All'inizio del 2017 Premadharma (Bodhananda), ispiratore e owner dei forum e Riferimento operativo per il gruppo ha deposto il corpo.
Mancando il centro del cerchio i vari punti sulla circonferenza seguono ora orbite personalizzate.
Alcuni fanno ancora traiettorie comuni e si confrontano, poco sul forum, un po' di più come "amici" di lunga data o collaboratori in alcune attività editoriali che proseguono come l'invio del quaderno vedanta mensile o la predisposizione di alcuni testi rimasti sospesi.
E' subentrata un po' in tutti una propensione al silenzio e all'interiorizzazione dell'insegnamento ricevuto, non solo dal Riferimento, ma anche, per me, dai compagni di viaggio che si sono succeduti nel tempo, nei tanti anni passati a sfregare insieme le rispettive carte a vetro.
Per lisciarle naturalmente, rendendo così la comunicazione indolore, anche perchè, ahimè, quando non si comunica male non ci si fa. Il difficile è comunicare senza ferire e ferirsi.
Si corre qualche rischio a discutere, non sempre ci si capisce al volo e ci si schianta come un pollo che si era creduto falco.
Ma anche quello serve, volare basso aiuta.

A volte il silenzio pare l'unico rimedio per evitare preoccupazioni o torture mentali su questioni di lana caprina (caratteristiche, secondo me, dei forum "filosofici" ), ma porta gioia a tutto il gruppo, ne sono certa (anche se è una mia inferenza), una voce nuova e fresca che offre il suo pippone con leggerezza e semplicità.

Ma ti volevo chiedere, se non sono indiscreta, come sei giunta alla conclusione di essere mancante in equanimità e umiltà?
Te l'ha detto l'angioletto?
;)

viviana
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Re: presentazione

Messaggio da viviana » 29/05/2018, 21:27

Eccomi qui di nuovo:
per prima cosa mi scuso per non riuscire a connettermi e/o rispondere come vorrei.
Qui non arriva neanche l'adsl, lo smartphone e il suo minischermo/tastiera non sono molto funzionali in tal senso.
Mi scuso anche per la scarsa capacità di comunicazione che, specie su questi argomenti, puo' portare a fraintendimenti. Essendo cresciuta a pane e saggistica tendo ad esprimermi come se enunciassi verità assolute, non è così, è solo una modalità di comunicazione che mi sto sforzando di cambiare.

Oggi proverò ad usare lo smartphone come hot spot (niente sintesi mi spiace :)

Latriplice: penso che il post di Ortica (grazie mille Ortica!) abbia risposto esaustivamente alla tua domanda/affermazione.
Cio' che hai scritto è corretto, conosco la karika di Gaupada.
Sono vere entrambe le affermazioni; non è facile sintetizzare le apparenti contraddizioni presenti nella Tradizione ma forse è proprio questo il bello.
Ed è anche grazie a queste apparenti contraddizioni che la nostra intuizione più profonda ha la possibilità di riprende il controllo trascendendo la mente ordinaria, inoltre ci da l'opportunità di poterne discorrere insieme e di ampliare la nostra visione grazie allo sguardo dell'altro.

Come ben saprai quando ci riferiamo a fonti "Tradizionali dal potere evocativo" la comunicazione non è diretta alla mente ordinaria/alla logica, in "questi territori" le parole non vanno intese nel loro senso letterale ma simbolico, evocativo.
Se le lasceremo "errare, vibrare in noi" il loro senso
si dischiuderà alla nostra coscienza / dischiuderanno la nostra coscienza alla trascendenza,
quei versi "apriranno un varco".
E' il potere evocativo del simbolo che agisce in noi, è il simbolo che ci parla e il simbolo non parla alla mente logica/ordinaria.

Per quanto mi riguarda, un'indicazione che mi ha supportato moltissimo l'ho trovata molti anni fa nell'Yi-Jing (il libro dei mutamenti, l'antico testo della Tradizione cinese) i cui versi sono per noi quasi incomprensibili anche dopo aver studiato le basi filosofiche e le leggi attraverso cui è codificato l'articolato sistema di riferimento dell'antica Cina.
L'Yi-Jing come metodo suggerisce di "lasciar rotolare le parole nel nostro cuore" più e più volte, di lasciare che agiscano, risuonino in noi.

Inoltre, ovviamente, come Cielo ricordava nel precedente post, lo stesso sloka puo' evocare diverse vibrazioni, interpretazioni, lo stesso testo ci parla a differenti livelli, comunica "realtà" e con "realtà" diverse a differenti livelli;
in fondo la comprensione del testo dipende molto dalla condizione coscienziale in cui il lettore si trova.
Come ben saprai, quando siamo nel campo della comunicazione iniziatica/testi della Tradizione, non è la nostra ordinaria forma mentis (incapace di risuonare a/con qs stimoli) quella che opera e comunica.

Apprezzo molto che una singola frase ci abbia subito dato l'opportunità di passare subito ad un registro di comunicazione più profondo, grazie ancora per avermi dato l'opportunità di iniziare a conoscervi fin dal primo post.

Ortica: penso mi piacerebbe moltissimo condividere una bella tazza fumante accanto alla luce del fuoco, è un gradito invito a più livelli. Hai scelto un bellissimo nome.
Grazie ancora per il tuo grditissimo intervento e benvenuto, in effetti la versione delle Upanisad a cui mi riferivo è proprio l'edizione Bompiani commentata da Raphael, è lì che l'ho scoperto. Che regalo.

Mauro: piacere di conoscerti e grazie per il benvenuto! Non sei solo, se siam qui penso che sia proprio per il comune intento di cercare di risolvere tutta questa sofferenza oltrepassando l'errore/avidya.
Penso che condividere opinioni e strumenti che ci supportino lungo il cammino possa senz'altro favorirci, fosse anche solo per aiutarci a perseverare con costanza.
Nuotare controcorrente è stancante e se per un tratto si condivide il cammino con qualcuno, è un dono prezioso.
Mi spiace che il tuo presente sia così doloroso, per me, ad oggi, il miglior strumento per risolvere questi nodi è sedere in meditazione prolungata e continuativa per lunghi periodi.
Tu ne fai? Ne trovi beneficio?

Buona notte e ogni bene a tutti noi



CIelo:
facendo tglia e incolla per rispondere ai messaggi precedenti, ho letto la tua bellissima risposta ma ora mi tocca ritornare al pc per risponderti perchè altrimenti la linea cade e perdo tutto il pipponeeee.

Sappi però che mi hai regalato un gran bel sorriso :D

viviana
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Re: presentazione

Messaggio da viviana » 29/05/2018, 22:37

Dunque, portate pazienza con la nuova venuta:
son piccina piccio' e mi esprimo proprio da piccina piccio',
per dirla con le tue parole: come un pollo che si crede falco.
Infatti mi schianto spesso ma poi pian piano mi rialzo e, a volte, dopo qualche balzello riesco anche a fare dei brevi e sgraziati svolazzi.
Sì insomma, nonostante gli schianti continuo a provarci,
e trovare delle persone che percorrono questo cammino da così tanto tempo è un dono inaspettato di cui non posso che essere grata.

Mi ha molto colpito quello che hai scritto riguardo al forum.
Probabilmente state vivendo un momento molto delicato, non dev'essere facile.
Grazie per le tue parole. Non credo di poter dire nulla a riguardo, se non prendere atto di ciò che hai scritto e augurarvi di poter continuare a dare il vostro supporto perchè ce n'è davvero bisogno, ci sono talmente pochi riferimenti. Così poche persone con cui potersi confrontare.

Le vostre pubblicazioni sono oro, in mezzo a tanta oscurità, anche un solo raggio di luce puo' illuminare un'esistenza altrimenti priva di possibili riferimenti a cui tendere.
Quasi tutti abbiamo bisogno di un faro acceso quando navighiamo nelle acque oscure.

Per quanto riguarda la mia mancanza di equanimità e umiltà, è un dato di fatto.
I "lunghi periodi" di meditazione portano sempre gradite/sgradite sorprese, specchiarsi non è un gran bel vedere e quando le botole si aprono ciò che ne esce non è bello ma così è, e riuscire a comprenderlo è un processo molto lungo, puo' durare un'intera vita, mentre riuscire a risolverlo, una volta compreso puo' essere anche immediato.

Ovviamente parlo sempre per me, ci tengo a sottolineare che il mio non è un parlare per assoluti, è semplicemente la mia realtà, condizionata dalla mia esperienza e dal mio percepire; è il fantastico mondo di V :D
Un mondo che sarei ben felice di trascendere.

L'equanimità è forse ciò a cui tendo di più, o meglio, ciò a cui vorrei tendere di più.
I pochi periodi in cui ho avuto la possibilità di viverla mi han fatto ben comprendere cosa sia e come ci si senta quando si è centrati in se stessi, quali incredibili potenzialità offra.
Lo spazio che ci dona, quell'attimo/spazio tra lo stimolo e la risposta allo stimolo, ci permette di essere liberi dalla reazione. O meglio ci permette di poter scegliere, di esercitare il nostro libero arbitrio, ci permette di agire anzichè reagire.

Mi ripeterò ma ci tengo davvero a far chiarezza su questo:
non vi sto spiegando niente, se non quello che intendo con i termini che uso.

Sono conscia che la vostra conoscenza è ben più profonda e amplia di quella che mi accompagna. Tutto ciò che scrivo e scriverò qui, è per me necessario perchè cerco di farvi comprendere a quale tipo di limitata realtà aderisca. Mi è necessario comunicare per farmi conoscere e attraverso questo potervi anche chiedere supporto e/o condivisione.

So di non essere equanime perchè reagisco, e meno tempo dedico alla meditazione e ai ritiri in cui la pratico continuativamente, "più perdo"/meno coltivo equanimità.
Per quanto riguarda l'umiltà, il giudizio è il mio metro, più giudico meno umile sono.
Lavorandoci su, sono riuscita ad esteriorizzarlo meno, grazie alla meditazione ne sono più consapevole, cerco di nutrirlo meno ma interiormente sento che talvolta c'è un gran inutile giudicare, grazie alla pratica sento il giudizio affiorare, talvolta riesco ad osservarlo equanime, talvolta invece reagisco:

- non accettando ciò che mi viene detto ad esempio, a volte rispondo prima ancora di aver compreso cosa mi è stato detto
- cercando di imporre la mia volontà/percezione/visione senza neanche aver prima realmente/completamente accolto quella altrui

così facendo talvolta causo inutile sofferenza a me e agli altri.
Se riuscissi ad accrescere l'umiltà, ad aderirvi maggiormente, sarei più felice e anche le persone con cui verrei in contatto lo sarebbero.

Ora devo scappare, aribuonanotte a noi tutti
belli e brutti :)

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Fedro
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Re: presentazione

Messaggio da Fedro » 30/05/2018, 7:04

Ciao Viviana e benvenuta. ;)
Effettivamente è sempre su questa storia dell'umiltà, che casca sempre l'asino, specialmente, quando ci si interessa di spiritualità.
"Mi sono fatto persuaso" (parlo come Montalbano) che durante il cammino, non possiamo fare a meno di crearci un'immagine dell'essere spirituale che vorremmo diventare, e che solitamente corrisponde a quella dell'umile, buono, servizievole ecc.
Ebbene, oggi penso che, se mai l'umiltà fosse una qualità da poter conseguire, è come l'ombra di noi stessi che non riusciamo mai a raggiungere.
Eppure, se ci fermiamo un attimo, se la smettiamo di voler essere diversi da come siamo, ecco che l'ombra (ciò che siamo veramente) possiamo cominciarla a scorgerla, guardarla: essere.
Potremo vedere che esternamente ci sono desideri, pulsioni, paure, identificazioni a immagini personali (ciò che crediamo di essere) .
Più in fondo invece, tutto comincia a drenare, calmarsi, sino ad una quiete da abisso profondo, nessun movimento e nulla da raggiungere o dover diventare.
Se hai una lunga esperienza meditativa (a differenza mia) tutto questo non dovrebbe risultarti difficile da constatare.
Devo dirti, ad esempio, che mi sono stancato di cercarmi (a me è sembrato un processo naturale) di riposarmi, fermarmi, senza cercare nient'altro, ed ecco che, nello stesso tempo, quella apparente "stanchezza" (che è più il rallentamento di un processo in atto, di un movimento verso "fuori di me") ha mostrato un profumo diverso, nuovo e antico allo stesso tempo.
D'altronde ho semplicemente seguito l'indicazione, forse l'unica (perché può bastare) di stare laddove sono, senza proiezione di mondi, chimere e quant'altro di mentale che ci accompagna.
Come se, a furia di costruire, infine le fondamenta cedino per loro stessa natura se glielo concedi, se non si rafforzano mura e ponti e...si cade, dentro se stessi. Qui si apre un mondo di immaginario senza precedenti... è bellissimo, è orrendo il cadere, ecc.
Tutte categorie che ci creiamo per raccontarci, allietarci, renderci il cammino più allettante o raccontabile, ma nella sostanza non mi parexhe servi.
Ora, a questo punto, l'umiltà:
cos'è, a chi appartiene, chi la vuole..
A me sembra, a questo punto, che l'umiltà sia soltanto uno dei profumi con cui si presenta l'essere.
Ma l'essere non è Viviana o Fedro o chicchessia, per quanto in esso risiedono, non sempre attenti a scorgerlo.
Ma anche disattenti va bene, secondo me...se deve diventare un'ossessione al miglioramento che ci allontana, piuttosto che integrare, le parti inaccettabili che ci vogliamo negare, allontanare, cambiare.
Siamo come siamo...irrascibili, egoisti, impauriti, sofferenti, vanitosi: soltanto fermandosi a guardarci (che è amare se stessi) possiamo accoglierci, diventare, essere.
Questo per me, da quel che ho visto, ovviamente.
Grazie e buona giornata

Mauro
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Re: presentazione

Messaggio da Mauro » 30/05/2018, 8:57

... e torniamo al discorso dell' accettazione, Fedro.

Ma riusciamo ad accettarci/ accettare?

Io accetterei tutto. Si, ma con un' accetta ben affilata.

Viviana: si, in passato facevo meditazione in quanto seguito da un "maestro".
Trovatomi solo, ho smesso, travolto dagli eventi.

Se leggi il mio "diario di viaggio" (in "miscellanea"), capirai cosa intendo dire.

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Re: presentazione

Messaggio da Fedro » 30/05/2018, 10:42

Mauro ha scritto:
30/05/2018, 8:57
... e torniamo al discorso dell' accettazione, Fedro.

Ma riusciamo ad accettarci/ accettare?

Io accetterei tutto. Si, ma con un' accetta ben affilata.
Ma sai Mauro, a questa storiella dell'accettazione, non è che ci creda più tanto...
Daltronde a chi toccherebbe accettare?
Al piccolo io che vorrebbe negarsi, annullarsi, affievolirsi, cambiare..?
Cioè: siamo sicuri che vogliamo un cambiamento?
Oppure: a chi piacerebbe tanto cambiare e per diventare cosa?
Più umile, più amorevole, più spirituale...
Forse allora, più che accettare, lo sguardo deve arretrare da una posizione più profonda, diciamo sprofondare un pò...
Da li, potrebbe accadere di vedere con più chiarezza questi movimenti, questi desideri, queste afasie con cui l'io si autoprotegge.
Altrimenti, ci si arrende comunque all'evidenza che non possiamo fare niente con le nostre mani, coi nostri sforzi di accettazione o di farci più piccoli.
Arrendendoci a questa nostra impotenza allora, (senza qui doverci chiedere qual'è l'agente che lo fa, altrimenti, ci mordiamo sempre la coda...) potrebbe accadere di poterci accogliere senza separare più errori da atteggiamenti giusti, risvegliando un pò quell'amore di se stessi che nessuno ci ha mai insegnato.
Eppure Gesù ce lo aveva detto: Ama il prossimo tuo COME te stesso.
Ti risulta forse che l'insegnamento pervenutoci dalla nostra cultura cristiana esorti ad amare se stessi...?
Magari viene visto come forma di egoismo se non di narcisismo, perchè così si giudica ciò che non si conosce.

Mauro
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Re: presentazione

Messaggio da Mauro » 30/05/2018, 12:09

Con la consapevolezza che non c'è una via che io abbia iniziato che sia uscito poi a percorrere per più di dieci metri, tengo a chiarire che il concetto di "accettazione" esclude ogni forma di "sforzo".

Latriplice probabilmene la chiamerebbe come presa d' atto che non siamo gli artefici del fluire delle cose e dovremmo solo lasciarci andare nel flusso.

viviana
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Re: presentazione

Messaggio da viviana » 01/06/2018, 22:02

Scusate il ritardo, non son riuscita a rispondervi prima,
sono ancora dolorante per il mio primo impianto dentale, una sola vite... e mi sento Frankenstein :?

Grazie per l'accoglienza e le belle parole Fedro.

La mia coscienza non è altrettanto matura, ho bisogno di strumenti per riuscire a fermarmi, conoscere, accettare/integrare, e, come ben sai, per poter attuare qs processo devo raccogliere e focalizzare le mie energie, solitamente frammentate e disperse verso l'esterno.
Le qualificazioni mi sono necessarie, sono loro a permettermi di accedere ai miei supporti/strumenti: concentrazione e meditazione.
Sono loro che mi portano a vibrare alle frequenze necessarie ad attuare il processo di concentrazione, introversione e visione profonda.
Quando manca questo "lungo terreno preparatorio" (le qualificazioni), non riesco a focalizzare efficacemente sensi ed energie. Ci ho provato ma non funziona: se non mi focalizzo per abbastanza tempo nella regola del "non provocare sofferenza a me o ad altri", riesco sì a concentrarmi parzialmente e meditare ma non ad immergermi, rimango solo in superficie, non sprofondo mai al Centro.

L'umiltà così come l'equanimità sono, per me, qualificazioni necessarie, non le vivo come un'immagine a cui tendere ma come strumenti indispensabili, necessità imprenscindibili, conseguenze/effetti dello stesso cammino;
se percorrendolo affioreranno, vorrà dire che sto camminando nella giusta direzione, se non lo faranno, tornerò indietro, come ho fatto e farò tante altre volte.

Non sono interessata alle immagini, non mi interessa apparire buona, giusta, intelligente, spiritualmente evoluta; voglio di più, molto di più...
...e con questo non voglio dire che non sento pulsioni ed esigenze "ordinarie" quali la voglia di socializzare, di essere accettata/amata, di vivere comodamente, di gratificarmi...
è che non mi basta, non mi è mai bastato.
Ciò che bramo è smettere di soffrire, smettere di reiterare, sempre la stessa, vecchia, stolta, limitata circonferenza, lo stesso vecchio copione in cui sono solo le forme a cambiare mentre le battute son sempre le stesse.
Sono stufa lessa, da annni.

Parli di accettazione e Amore ed è vero ciò che dici ma non è semplice.

Un decennio fa ho compreso che ciò che chiamavo amore era, nella maggior parte dei casi: bisogno, piacere, empatica/compassionevole identificazione, soddisfazione momentanea di un'immagine che volevo sostenere e che gli altri mi riconoscevano.
E' stato scioccante ma l'ho compreso, realizzato e accettato, meditando.
Ero talmente immersa nell'errore da non essere conscia, non solo di non saper amare, ma neanche di sapere cosa Amore fosse.
Sono ancora pochi i momenti in cui riesco a lasciarmi risuonare da Amore.

Per quanto mi riguarda, riesco veramente a fermarmi, ad arrivare a quella "condizione atemporale/aspaziale", priva di giudizio e desiderio, solo quando raggiungo uno stato di meditazione profonda, e, anche in questo caso, molto spesso la coscienza si trova a dover affrontare l'emersione di sankhara talmente forti e profondi da scuotere le stesse fondamenta del mio Io.
E, non essendo ancora Persona Integra, non avendo ancora sviluppato sufficiente Equanimità che mi permetta di assistere e comprendere/integrare quanto emerge senza esserne travolta, ne subisco i disagi, a volte con drammatiche conseguenze fisiche/emotive/mentali.

Le rare volte in cui sono riuscita a rimanere perfettamente immobile ed equanimamente presente di fronte all'emersione di questi contenuti, ho avuto accesso a quella dimensione di inseprimibile Silenzio e pace in cui si è semplicemente centrati in se stessi, osservatori del momentaneo sorgere e passare di brame e avversioni, in assenza di reazione o giudizio.

Ovviamente ho sviluppato una forte bramosia per quello stato...

Ecco, io ora sono al punto in cui vorrei raggiungere e consolidare quello stato e l'unica cosa di cui sono certa è che sono immersa nell'errore.

Talmente immersa da sapere che "a me" non piace l'idea di essere completamente libera, non qualificata, è ciò che voglio ma non mi piace.
Mi spaventa, è inquietante, il non avere sostegni mi terrorizza,
so che sotto tutti questi condizionamenti/queste aggiunte c'è Quello ma mi atterrisce anche la sola idea di esperirlo.
Sì perchè il mio essere potrà anche tendere a ricongiungersi all'Incondizionato ma il mio Io si batte ferocemente per affermarsi nella qualificazione. Fortunatamente però son ben conscia di esserne talmente distante da acquietarne, almeno in parte, le resistenze.

So di non essere pronta, so di essere "solo all'inizio della stretta, lunga e antica via".
E il confrontarmi con chi ne ha già percorso un lungo tratto mi aiuta a farmi coraggio.

Mi chiedo come abbiate promosso la vostra Integrità prima di immergervi completamente in questo sentiero, mi chiedo come siate riusciti a venirne a capo, quali strumenti abbiate utilizzato per arrivare dove siete ora. Non vi sto chiedendo di rispondermi, è il vostro cammino, sono le vostre esperienze, è solo che, come tutti, cerco "indizi" nell'illusione di "potermi facililtare nella salita".

Io sono ancora con i piedi di qua e una sola falange di di la'...

Ho visitato un po' di stanze del forum, dalla lettura di alcuni post mi è sembrato che alcuni di voi abbiano già percorso e stabilizzato una buona parte del cammino e questo mi da fiducia, mi sostiene e mi spinge ad agire con più costanza, una delle tante "cose" di cui ad oggi difetto, ma va bene così, ci vogliono tempo e perseveranza; un passo alla volta.

Grazie ancora per tutto il lavoro fatto e per averne dato testimonianza.

Domanda: nel caso avessi qualcosa da chiedere in merito ad un post, posso farlo direttamente o mi consigliate di navigare per un po' di tempo nel forum e solo dopo averlo "elaborato" postare?

latriplice
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Re: presentazione

Messaggio da latriplice » 01/06/2018, 23:18

Viviana ha scritto:

Ecco, io ora sono al punto in cui vorrei raggiungere e consolidare quello stato e l'unica cosa di cui sono certa è che sono immersa nell'errore.

Talmente immersa da sapere che "a me" non piace l'idea di essere completamente libera, non qualificata, è ciò che voglio ma non mi piace.
Mi spaventa, è inquietante, il non avere sostegni mi terrorizza,
so che sotto tutti questi condizionamenti/queste aggiunte c'è Quello ma mi atterrisce anche la sola idea di esperirlo.
Sì perchè il mio essere potrà anche tendere a ricongiungersi all'Incondizionato ma il mio Io si batte ferocemente per affermarsi nella qualificazione. Fortunatamente però son ben conscia di esserne talmente distante da acquietarne, almeno in parte, le resistenze.
Indagare rientra nella natura del jiva, l'agente che si attribuisce la paternità dell'azione. La ricerca tuttavia, è diversa dall'indagine, poiché termina con l'auto-conoscenza della tua identità in quanto Quello o il Sé. Diventi un trovatore, ma l'indagine dura fino al giorno in cui muori. Il Vedanta è la conoscenza che termina la ricerca della conoscenza, ma come mezzo di conoscenza diventa ridondante una volta che la conoscenza del Sé è ferma e irremovibile. Potrebbe volerci molto tempo prima che ciò avvenga. Nididhyasana è la fase più lunga dell' auto-indagine, può richiedere decenni, a seconda delle qualifiche.

Tuttavia, anche quando la conoscenza del Sé viene raggiunta, poiché il jiva rimane nella realtà apparente anche quando sa che non è reale, continua a praticare karma yoga e nididhyasana. Ma non sono più pratiche in quanto tali; vivere la conoscenza come Sé è una naturale risposta dharmica a Ishvara, l'ambiente. Poiché il jiva non è più legato al suo condizionamento o ne è infastidito, esperisce una perfetta soddisfazione dato che l'auto-conoscenza una volta che è inscuotibile e tutta l'ignoranza è stata sradicata, sorseggia il nettare del Sé.

"Sì perchè il mio essere potrà anche tendere a ricongiungersi all'Incondizionato ma il mio Io si batte ferocemente per affermarsi nella qualificazione."

Se mi è concesso, l'essere (atman) è già l'incondizionato, semmai è l'ego-sperimentatore (jiva) a qualificarsi per poi ricongiungersi.

Noto comunque che nell'esprimerti hai oggettivato sia l'atman che il jiva dalla prospettiva di un soggetto terzo. Non ti sembra un pò strano?

Dei tre, jiva, Ishvara ed atman, solo uno è il Soggetto mentre i restanti due, oggetti.

Mauro
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Re: presentazione

Messaggio da Mauro » 02/06/2018, 9:30

Ovviamente ho sviluppato una forte bramosia per quello stato...

Ecco, io ora sono al punto in cui vorrei raggiungere e consolidare quello stato
Male! :D

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Fedro
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Re: presentazione

Messaggio da Fedro » 02/06/2018, 10:06

Mauro ha scritto:
02/06/2018, 9:30
Ovviamente ho sviluppato una forte bramosia per quello stato...

Ecco, io ora sono al punto in cui vorrei raggiungere e consolidare quello stato
Male! :D
Quando Bodhananda, percepì che lo cercavo, me lo ritrovai sul posto di lavoro, tra le mie fatture da pagare, non certo in un ipotetico ritiro.
Lo stesso avrebbe fatto con te, mentre lotti coi rovi e abbeveri la capra.
Ricordava spesso come, quando chiese in uno Shankara Math, ove si trovasse la sala di meditazione, gli avessero risposto: Qui c'è da lavorare!
Questo solo per dire che, l'indicazione va sempre verso la quotidianità, è li che si gioca la vera partita della vita, dove mettiamo alla prova le nostre resistenze, debolezze, e quanto sappiamo osservarci, se non restiamo troppo coinvolti nell'azione.
In pratica, se cominciamo a dividere la vita, tra stati alti da raggiungere in isolamento, e stati bassi del quotidiano, non matureremo granché nella nostra interiorità, anzi aumenteremo con frustrazione, questa estrema frattura interiore.
La pratica è invece riconciliarsi con se stessi, da quel che ho compreso, con l'imperfezione con cui ci mostriamo ottenuta con l'amore di sé, che si è detto.
Le pratiche cosiddette spirituali, sono ausiliari e propedeutiche a questo obiettivo di integrità e pienezza nel vivere.
Che poi questo vivere coincida ad essere, è tutto da scoprire. E senza questo gusto, non ci rimane molto senso, mi pare.

cielo
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Iscritto il: 01/10/2016, 20:34

Re: presentazione

Messaggio da cielo » 02/06/2018, 10:26

viviana ha scritto:
01/06/2018, 22:02
Scusate il ritardo, non son riuscita a rispondervi prima,
sono ancora dolorante per il mio primo impianto dentale, una sola vite... e mi sento Frankenstein :?

Grazie per l'accoglienza e le belle parole Fedro.

La mia coscienza non è altrettanto matura, ho bisogno di strumenti per riuscire a fermarmi, conoscere, accettare/integrare, e, come ben sai, per poter attuare qs processo devo raccogliere e focalizzare le mie energie, solitamente frammentate e disperse verso l'esterno.
Le qualificazioni mi sono necessarie, sono loro a permettermi di accedere ai miei supporti/strumenti: concentrazione e meditazione.
Sono loro che mi portano a vibrare alle frequenze necessarie ad attuare il processo di concentrazione, introversione e visione profonda.
Quando manca questo "lungo terreno preparatorio" (le qualificazioni), non riesco a focalizzare efficacemente sensi ed energie. Ci ho provato ma non funziona: se non mi focalizzo per abbastanza tempo nella regola del "non provocare sofferenza a me o ad altri", riesco sì a concentrarmi parzialmente e meditare ma non ad immergermi, rimango solo in superficie, non sprofondo mai al Centro.

L'umiltà così come l'equanimità sono, per me, qualificazioni necessarie, non le vivo come un'immagine a cui tendere ma come strumenti indispensabili, necessità imprenscindibili, conseguenze/effetti dello stesso cammino;
se percorrendolo affioreranno, vorrà dire che sto camminando nella giusta direzione, se non lo faranno, tornerò indietro, come ho fatto e farò tante altre volte.

Non sono interessata alle immagini, non mi interessa apparire buona, giusta, intelligente, spiritualmente evoluta; voglio di più, molto di più...
...e con questo non voglio dire che non sento pulsioni ed esigenze "ordinarie" quali la voglia di socializzare, di essere accettata/amata, di vivere comodamente, di gratificarmi...
è che non mi basta, non mi è mai bastato.
Ciò che bramo è smettere di soffrire, smettere di reiterare, sempre la stessa, vecchia, stolta, limitata circonferenza, lo stesso vecchio copione in cui sono solo le forme a cambiare mentre le battute son sempre le stesse.
Sono stufa lessa, da annni.

Parli di accettazione e Amore ed è vero ciò che dici ma non è semplice.

Un decennio fa ho compreso che ciò che chiamavo amore era, nella maggior parte dei casi: bisogno, piacere, empatica/compassionevole identificazione, soddisfazione momentanea di un'immagine che volevo sostenere e che gli altri mi riconoscevano.
E' stato scioccante ma l'ho compreso, realizzato e accettato, meditando.
Ero talmente immersa nell'errore da non essere conscia, non solo di non saper amare, ma neanche di sapere cosa Amore fosse.
Sono ancora pochi i momenti in cui riesco a lasciarmi risuonare da Amore.

Per quanto mi riguarda, riesco veramente a fermarmi, ad arrivare a quella "condizione atemporale/aspaziale", priva di giudizio e desiderio, solo quando raggiungo uno stato di meditazione profonda, e, anche in questo caso, molto spesso la coscienza si trova a dover affrontare l'emersione di sankhara talmente forti e profondi da scuotere le stesse fondamenta del mio Io.
E, non essendo ancora Persona Integra, non avendo ancora sviluppato sufficiente Equanimità che mi permetta di assistere e comprendere/integrare quanto emerge senza esserne travolta, ne subisco i disagi, a volte con drammatiche conseguenze fisiche/emotive/mentali.

Le rare volte in cui sono riuscita a rimanere perfettamente immobile ed equanimamente presente di fronte all'emersione di questi contenuti, ho avuto accesso a quella dimensione di inseprimibile Silenzio e pace in cui si è semplicemente centrati in se stessi, osservatori del momentaneo sorgere e passare di brame e avversioni, in assenza di reazione o giudizio.

Ovviamente ho sviluppato una forte bramosia per quello stato...

Ecco, io ora sono al punto in cui vorrei raggiungere e consolidare quello stato e l'unica cosa di cui sono certa è che sono immersa nell'errore.

Talmente immersa da sapere che "a me" non piace l'idea di essere completamente libera, non qualificata, è ciò che voglio ma non mi piace.
Mi spaventa, è inquietante, il non avere sostegni mi terrorizza,
so che sotto tutti questi condizionamenti/queste aggiunte c'è Quello ma mi atterrisce anche la sola idea di esperirlo.
Sì perchè il mio essere potrà anche tendere a ricongiungersi all'Incondizionato ma il mio Io si batte ferocemente per affermarsi nella qualificazione. Fortunatamente però son ben conscia di esserne talmente distante da acquietarne, almeno in parte, le resistenze.

So di non essere pronta, so di essere "solo all'inizio della stretta, lunga e antica via".
E il confrontarmi con chi ne ha già percorso un lungo tratto mi aiuta a farmi coraggio.

Mi chiedo come abbiate promosso la vostra Integrità prima di immergervi completamente in questo sentiero, mi chiedo come siate riusciti a venirne a capo, quali strumenti abbiate utilizzato per arrivare dove siete ora. Non vi sto chiedendo di rispondermi, è il vostro cammino, sono le vostre esperienze, è solo che, come tutti, cerco "indizi" nell'illusione di "potermi facililtare nella salita".

Io sono ancora con i piedi di qua e una sola falange di di la'...

Ho visitato un po' di stanze del forum, dalla lettura di alcuni post mi è sembrato che alcuni di voi abbiano già percorso e stabilizzato una buona parte del cammino e questo mi da fiducia, mi sostiene e mi spinge ad agire con più costanza, una delle tante "cose" di cui ad oggi difetto, ma va bene così, ci vogliono tempo e perseveranza; un passo alla volta.

Grazie ancora per tutto il lavoro fatto e per averne dato testimonianza.

Domanda: nel caso avessi qualcosa da chiedere in merito ad un post, posso farlo direttamente o mi consigliate di navigare per un po' di tempo nel forum e solo dopo averlo "elaborato" postare?
sulla tua domanda.
Se vuoi replicare un post strutturato come un dialogo o brano senza commenti tipo questo conviene farlo creando un nuovo argomento dedicato al confronto e al dibattito sulle parti d'interesse, così.
Altrimenti replica normalmente.
Diciamo che la regola generale è quella di sforzarsi sia di tenere il forum ordinato, sia di postare le proprie riflessioni in luogo pertinente.
Ad esempio questo tuo che descrive con grande chiarezza un percorso di ricerca lo vedrei benissimo in karma yoga con un titolo tipo: note di percorso o simile.
Perchè qui in un 3d titolato presentazione si perde.

Per il resto condivido molte delle esperienze che hai descritto, soprattutto l'oscillazione e il ritorno al centro, la fatica di mantenere la consapevolezza sul percorso e non sui frutti.
Mi sembra che la costanza non ti manchi.

Hai forse, come me, un severo censore che ti mostra preferibilmente l'errore e la debolezza invece che la radianza della pace e i riflessi multicolori che arrivano dal caledoscopio del divenire?

Ultimamente sto adottando una strategia per sostenermi, da me a me, mi dico:
Non preoccuparti degli orari del bus
Non preoccuparti del pranzo e della cena, della spesa
Non preoccuparti del tempo e dell'ombrello....
Non preoccuparti di quell'amato con la bronchite cronica

Così scorro più facilmente del dharma della giornata, non è che smetto le azioni, semplicemente cerco di non proiettare la mente nell'azione prima di compierla.
Ugualmente faccio in ambito relazionare. Evito di rendermi simpatica o antipatica e lascio agli altri la direzione del duetto o terzetto.
Poi se viene si può buttare legna sul fuoco per alzare la fiamma. Possibilmente senza arrostire carne umana.

Una strategia semplice che tenta di praticare "in senso contrario" a quanto qui Sai Baba evidenzia con estrema chiarezza e anche ironia:

Oggi l'uomo si sforza di acquisire diversi poteri e li usa per alleviare le sue sofferenze. Tali dolori e sofferenze sono gradini verso la Divinità, e l'uomo non deve dare loro troppa importanza. Se analizziamo con attenzione, che cosa c'è nella vita umana che non provochi preoccupazione? Dalla nascita alla morte la vita umana è piena di preoccupazioni, tanto che Io spesso cito una poesia per descrivere questo fatto:

“Nascere è una preoccupazione, essere al mondo è una preoccupazione. Il mondo è causa di preoccupazione e così pure la morte. Tutta la fanciullezza è una preoccupazione e anche la vecchiaia. La vita è una preoccupazione, l’insuccesso è una preoccupazione. Tutte le azioni e le difficoltà provocano preoccupazione. Anche la felicità è una misteriosa preoccupazione.”


Per concludere direi che la vita priva della pura consapevolezza del "Sono", è sforzo e sofferenza per tutti, ma il sacrificio conduce alla Pienezza.
Mi consola che un Purna Avatar (Sai Baba) abbia detto:

I am the Dance Master;
I am Nataraja, the Lord of Dance.
You are all my pupils.
I, alone, know the agony
Of teaching you, each step of the Dance.

Non siamo Nataraja ma siamo dei danzatori coraggiosi e non abbiamo paura dei piedi che sanguinano.

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