Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie

Mi presento... blue_scouter

Se siete appena appena iscritti, dovete scrivere una vostra presentazione che racconti il vostro percorso, prima di potere scrivere altrove. Ogni presentazione poco seria determina la cancellazione dell'utente.
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blue_scouter
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Mi presento... blue_scouter

Messaggio da blue_scouter » 07/04/2020, 14:38

Un saluto a tutti i membri del forum, il mio nick è <<blue_scouter>>, scrivo questo post per presentarmi come richiestomi; mi scuso se non l’ho fatto prima d’ora ma non sono molto avvezzo alla comunicazione informatica. Il mio percorso di ricerca personale è iniziato nel 2006 a seguito di un brutto incidente che mi ha fatto rivedere le priorità della mia vita. Nel periodo della convalescenza ho iniziato a leggere dei testi di un autore cileno molto in voga negli anni ’70, Carlos Castaneda, così mi sono interessato al mondo dello sciamanesimo. Non ho mai conosciuto di persona Castaneda (che peraltro è morto misteriosamente nel ’98) però, spinto da questa mia passione, ho incontrato nel Piemonte una persona che lo aveva conosciuto e che teneva dei workshop per divulgare lo sciamanesimo mesoamericano nel mondo. Da lì ho scoperto un grande amore per la Natura. Purtroppo poi ho sperimentato la <<New Age>> tramite quello che viene denominato channeling o medianità, ma ne sono uscito molto deluso ed anche un po’ depauperato economicamente. Alla fine ho avuto la fortuna di incontrare un conoscitore dell’ <<Advaita Vedanta>> (un po’ per caso, a dire il vero, perché allora cercavo solo un corso di hatha yoga) che mi ha aperto gli occhi su molte cose e mi ha fatto conoscere in via divulgativa l’<<Advaita vedanta>>. Ora leggo i testi della casa editrice <<Parmenides>> e il periodico <<Quaderni Advaita Vedanta>>. Vorrei imparare a meditare e spero di trovare nel forum informazioni utili, grazie a tutti.

ortica
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da ortica » 08/04/2020, 12:11

Benvenuto blue_scouter, ti auguro di trovare ciò che cerchi.
Cosa intendi per imparare a meditare?

blue_scouter
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da blue_scouter » 08/04/2020, 20:47

ortica ha scritto:
08/04/2020, 12:11
Benvenuto blue_scouter, ti auguro di trovare ciò che cerchi.
Cosa intendi per imparare a meditare?
Ciao Ortica! Per quanto riguarda la meditazione, dalle informazioni teoriche che ho trovato, sia dal mio amico appassionato di Advaita Vedanta (che ora non vedo più, purtroppo) che da testi (in particolare La triplice via del Fuoco di Raphael) dovrebbe essere una “tecnica” che, attraverso la focalizzazione dell’attenzione su un oggetto specifico (con seme) o senza focalizzare l’attenzione su alcunché (senza seme), dovrebbe portare chi la pratica ad una fase preliminare di forte concentrazione, poi (si spera) ad un’altra fase più profonda, di “non-mente”. Personalmente io penso che questa tecnica, se ben praticata, potrebbe (per me) essere un modo per trovare alcune risposte che purtroppo non sono ancora riuscito ad incontrare. Mi riferisco sia a risposte esistenziali, sul perché del dolore, dell’ingiustizia, della solitudine, delle disparità sociali, ecc., ma anche ad aspetti più personali che riguardano la mia esperienza vissuta. Amo molto leggere, ma tutte queste cose non le ho trovate né sui libri né nelle persone che ho conosciuto finora, anche in quelle che mi sono sembrate più spirituali o “realizzate”. Solo il mio amico dell’Advaita mi ripeteva che cercavo nella direzione sbagliata, fuori, mentre invero avrei dovuto cercare dentro di me, così – mi disse ancora - avrei avuto in dono anche la pace del cuore. Vorrei molto mettere alla prova le sue parole. Buona serata!

Mauro
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da Mauro » 08/04/2020, 21:06

Meditazione con seme, senza seme, tecniche varie, posture...aridi tecnicismi.

Osserva il dolore. Vivilo.
Basta e avanza.

Per il resto affidati a Colui che non ha il Nome e scopri che tutto è ombra della Sua luce.

https://youtu.be/E8jo7DBxaos

ortica
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da ortica » 09/04/2020, 12:08

Il suggerimento di Mauro mi pare assai utile e pertinente e merita di essere praticato con attenzione.
Esso unisce la pratica del testimone con la bhakti, la resa al senza nome.
Già soltanto questo costituisce una vera e propria sadhana fra le più elevate.

Mi permetto di aggiungere qualche considerazione personale.
Osserva il dolore, vivilo! ma osserva e gusta anche il piacere.
Le coppie di opposti sono inseparabili in questo mondo duale, non c'è positivo senza negativo e viceversa.
Non c'è soltanto dolore in questo mondo, sebbene talvolta appaia prevalente, così come non c'è soltanto dolore nel microcosmo che costituisce ognuno di noi.
Solo che il piacere e la gioia soprattutto si trovano quasi sempre nelle piccole cose, proprio quelle che solitamente tendiamo a trascurare, senza dedicare loro la giusta attenzione.

In merito alla "meditazione" consiglio l'attenta lettura di questo Quaderno Advaita &Vedanta, pubblicato il 17 ottobre 2019.
Contiene alcune preziose indicazioni sull'ascolto interiore del nostro riferimento Bodhananda.

latriplice
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da latriplice » 15/04/2020, 18:40

blue_scouter ha scritto:
08/04/2020, 20:47
ortica ha scritto:
08/04/2020, 12:11
Benvenuto blue_scouter, ti auguro di trovare ciò che cerchi.
Cosa intendi per imparare a meditare?
Ciao Ortica! Per quanto riguarda la meditazione, dalle informazioni teoriche che ho trovato, sia dal mio amico appassionato di Advaita Vedanta (che ora non vedo più, purtroppo) che da testi (in particolare La triplice via del Fuoco di Raphael) dovrebbe essere una “tecnica” che, attraverso la focalizzazione dell’attenzione su un oggetto specifico (con seme) o senza focalizzare l’attenzione su alcunché (senza seme), dovrebbe portare chi la pratica ad una fase preliminare di forte concentrazione, poi (si spera) ad un’altra fase più profonda, di “non-mente”. Personalmente io penso che questa tecnica, se ben praticata, potrebbe (per me) essere un modo per trovare alcune risposte che purtroppo non sono ancora riuscito ad incontrare. Mi riferisco sia a risposte esistenziali, sul perché del dolore, dell’ingiustizia, della solitudine, delle disparità sociali, ecc., ma anche ad aspetti più personali che riguardano la mia esperienza vissuta. Amo molto leggere, ma tutte queste cose non le ho trovate né sui libri né nelle persone che ho conosciuto finora, anche in quelle che mi sono sembrate più spirituali o “realizzate”. Solo il mio amico dell’Advaita mi ripeteva che cercavo nella direzione sbagliata, fuori, mentre invero avrei dovuto cercare dentro di me, così – mi disse ancora - avrei avuto in dono anche la pace del cuore. Vorrei molto mettere alla prova le sue parole. Buona serata!
Per "non mente" intendi forse la realizzazione?

Il fatto è che il Sè è sempre realizzato e l'idea che la " non mente" è realizzazione implica la dualità tra la consapevolezza-Se' e il pensiero.

Nell'affermare che il Sè non è sperimentabile quando la mente funziona significa che la mente ed il Sè condividono lo stesso ordine di realtà, come una pera e una banana.

Ma la tua diretta esperienza ti mostra che questa affermazione è falsa per il semplice fatto che tu non cessi di esistere quando la mente pensa. È possibile che ci sia pensiero senza la consapevolezza?

Mettiamo il caso che tu sia sveglio e la mente improvvisamente si arresti. Per sapere che è ferma devi esserne consapevole. Ora mettiamo il caso che la mente riprendi a pensare. E anche in questo caso tu devi esserne consapevole che la mente si è attivata.

In entrambi i casi, con o senza pensiero, Io consapevolezza sono presente.

Se sono consapevole dell'assenza di pensiero come della sua presenza, significa che non vengo occultato quando la mente è attiva o rivelato quando la mente si arresta.

Che i pensieri siano presenti o meno, tu sei sempre la libera e costante consapevolezza.

blue_scouter
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da blue_scouter » 02/06/2020, 16:03

Ciao, scusa se ti rispondo con un mese e mezzo di ritardo, ma credevo che nessuno più avrebbe scritto sotto la mia presentazione e quindi semplicemente non ho più controllato il forum. Effettivamente da come ho scritto, "non-mente", si poteva intendere che consapevolezza-Sé e mente si escludessero a vicenda ed invece - a quanto ne so - operano solo su piani differenti di realtà: la mente, su quello del divenire; la consapevolezza, su quello dell'essere. Precisando che l'unica realtà, da un punto di vista ontologico,è l'essere, in quanto sempre stabile e costante. Per "non mente" intendevo - spero di non sbagliare - il non essere identificati con la mente (o manas, credo si dica così...) e il suo perenne fluire di pensieri. Grazie per la precisazione.

P.S. ovviamente io sono ben identificato con la mia mente (purtroppo!) e ciò che ho detto sopra l'ho preso leggendolo dei testi di altri che posso anche avere capito male o travisato, pertanto , per quanto mi riguarda, la "non identificazione con la mente o non mente" è teoria e non pratica. Per ora almeno.

latriplice
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da latriplice » 02/06/2020, 17:19

blue_scouter ha scritto:
02/06/2020, 16:03
Ciao, scusa se ti rispondo con un mese e mezzo di ritardo, ma credevo che nessuno più avrebbe scritto sotto la mia presentazione e quindi semplicemente non ho più controllato il forum. Effettivamente da come ho scritto, "non-mente", si poteva intendere che consapevolezza-Sé e mente si escludessero a vicenda ed invece - a quanto ne so - operano solo su piani differenti di realtà: la mente, su quello del divenire; la consapevolezza, su quello dell'essere. Precisando che l'unica realtà, da un punto di vista ontologico,è l'essere, in quanto sempre stabile e costante. Per "non mente" intendevo - spero di non sbagliare - il non essere identificati con la mente (o manas, credo si dica così...) e il suo perenne fluire di pensieri. Grazie per la precisazione.

P.S. ovviamente io sono ben identificato con la mia mente (purtroppo!) e ciò che ho detto sopra l'ho preso leggendolo dei testi di altri che posso anche avere capito male o travisato, pertanto , per quanto mi riguarda, la "non identificazione con la mente o non mente" è teoria e non pratica. Per ora almeno.
Il Vedanta contende che questa è una realtà non duale, pertanto la mente è a tutti gli effetti il Sé-consapevolezza soggiogato dall'incantesimo dell'ignoranza.

In senso assoluto il Sé-consapevolezza sa che sperimenta se stesso quando la mente è sia presente che assente, ma il problema sorge quando tenta di esprimere questa esperienza al livello della mente.

Tutto quello che può fare la mente ( il Sé-consapevolezza ignorante) è rappresentare questa esperienza come una mente vuota, una non mente.

Houston, abbiamo un problema!!!!

Una mente vuota è un oggetto, sebbene sottile.

Pertanto il meditante, per ritornare all'esperienza di se stesso, l'esperienza che non è mai andata perduta, crede di aver bisogno di una mente vuota per sperimentare ciò che è egli stesso!

Te lo avevo detto che la mente è il Sé-consapevolezza soggiogato dall'incantesimo dell'ignoranza.

Quindi per dissolvere l'ignoranza ed illuminarti hai bisogno della conoscenza che viene attraverso il pensiero, non di una mente vuota.

Il pensiero giusto è: "IO SONO LA CONSAPEVOLEZZA".

Tale pensiero è della stessa qualità della consapevolezza, perché quando pensi un pensiero, la mente si dirige verso l'oggetto del pensiero. L'oggetto del pensiero "io sono la consapevolezza", l'Io, è la consapevolezza e deve essere presente altrimenti il pensiero non può accadere.

Pertanto quando pensi "io sono la consapevolezza", la mente smette di focalizzarsi su altri pensieri e si dirige verso la consapevolezza e quest'ultima viene rivelata assieme alla dissoluzione dell'ignoranza.

Se sei ben identificato con la mente come affermi, provaci.

blue_scouter
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da blue_scouter » 13/12/2020, 21:03

Scrivo questa aggiunta – invero un po’ personale... – alla mia presentazione su questo forum sperando che la stessa sia utile. Come ho detto precedentemente, il mio percorso di ricerca interiore è nato principalmente come una ricerca di tipo psicologico. Volevo sciogliere alcuni blocchi emotivi che in un modo o nell'altro mi impedivano di vivere la mia vita così come la sognavo, rendendomi molto solo.
Mi appassionai un po’ per caso agli scritti di un certo Carlos Castaneda, scrittore peruviano della vita misteriosa che tratta essenzialmente delle divinità messicane di epoca preispanica, in particolare L'Aquila e il Serpente piumato. Devo essere sincero: le opere di questo autore mi colpirono profondamente. Soprattutto fui affascinato dall'idea che attraverso un'apposita disciplina, che in quell'opera era chiamata la “via del guerriero”, si potessero realizzare i propri sogni anche se questi erano distanti dal nostro effettivo modo di essere.
Lessi così quasi tutte le opere di Don Carlos, quella che mi piacque di più fu: “Il lato attivo dell'Infinito”. Castaneda morì misteriosamente nel 1998, molto tempo prima che io iniziassi a leggere i suoi libri, per questo non ho mai potuto incontrarlo di persona nei suoi workshop. Navigando su internet però vidi il sito web di una persona che si ispirava, almeno in parte, a Castaneda perché lo aveva conosciuto personalmente, anche se poi aveva intrapreso un cammino distinto da quello dello scrittore peruviano.
Ad ogni modo, andai seguire dei seminari pratici nella natura selvaggia organizzati da questa persona. I seminari furono due e si svolsero in due anni consecutivi. Le cose non andarono come mi aspettavo. Al termine del secondo seminario stetti molto male sicché abbandonai del tutto quel sentiero.
Questi avvenimenti hanno lasciato in me tanti interrogativi irrisolti, soprattutto mi sono chiesto il perché del mio malessere. Se dipendeva da una mia incapacità-inidoneità a seguire quella via o da fatto che quella via era in realtà falsa, non realizzativa, e non dava un vero e proprio beneficio (tranne a chi organizzava i corsi, a pagamento ovviamente).
Prima di chiudere questo mio post vorrei raccontare un'ultima cosa che capitò in quei giorni: l'ultimo giorno del secondo corso venne chiesto a tutti noi partecipanti di dare un messaggio di saluto al gruppo. Io qualche mese prima avevo acquistato un testo che citava una frase che mi aveva colpito molto, la frase a cui mi riferisco è di un grammatico Alessandrino, un tale Callistrato, la frase diceva più o meno così: “il più generoso tra tutti gli dei che gli uomini inventarono, è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria”. Quando dissi questa frase l'istruttore che organizzava il corso si mise quasi a piangere e qualche giorno più tardi mi confidò che ciò che dissi - il convertire molte solitudini in giorno d'allegria - era lo scopo di tutto il suo cammino e che lo aveva capito ascoltando quella mia citazione. Mi disse anche che quella frase gli aveva dato la risposta ad una domanda che tanto tempo fa aveva affidato al mare, allora io rimasi incredulo ed andai ancora di più in confusione. Di questo avvenimento ne parlai molto con il mio amico esperto di Advaita Vedanta, secondo lui era stata una forma di suggestione, mia e dell'istruttore. La cosa mi deluse molto, però forse era stato così..., posso solo dire che per questo mio amico esperto di filosofia indiana il mio istruttore era solo un buon imprenditore di sé stesso. Buona Domenica.

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cannaminor
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da cannaminor » 13/12/2020, 23:16

blue_scouter ha scritto:
13/12/2020, 21:03
Scrivo questa aggiunta – invero un po’ personale... – alla mia presentazione su questo forum sperando che la stessa sia utile. Come ho detto precedentemente, il mio percorso di ricerca interiore è nato principalmente come una ricerca di tipo psicologico. Volevo sciogliere alcuni blocchi emotivi che in un modo o nell'altro mi impedivano di vivere la mia vita così come la sognavo, rendendomi molto solo.
Mi verrebbe da chiedere, visto che ne parli, se quei blocchi hanno trovato poi soluzione oppure no? però permettimi una domanda, quei blocchi di cui parli, erano tali perchè ti impedivano di vivere la vita così come la sognavi? Te la porgo altrimenti; tu vuoi vivere la tua vita così come sogni di viverla, quindi immagino che ora la tua vita non sia come sogni debba essere ma sia quella che è e qualunque cosa sia non è comunque quella che desideri e sogni di vivere. E addebiti questa mancanza di vivere la vita secondo tuo sogno e desiderio a dei "blocchi" che te ne impediscono l'attuazione.
Quindi secondo tuo ragionamento tolgo i blocchi e di conseguenza posso vivere la vita secondo tuo desiderio e sogno...
Circa questo il quadro o sbaglio?
Certo mi verrebbe da chiedere ma perchè la tua vita attuale e presente che ha che non va? e qualunque cosa sia quel che non va non è forse in paragone e confronto di quella che vorresti invece vivere nel tuo sogno e desiderio? va in paragone a quella desiderata e sognata che comunque, allo stato attuale è ancora un sogno e desiderio a venire, quindi non è di fatto qui e ora. E se non lo è perchè porla a paragone? Di reale presente ed esistente hai questa di vita, ora e adesso, questa è reale, presente ed esistente e per di più imparagonabile con nessuna altra vita, perchè di vita qui e ora ce ne è una sola e non due (da confrontare). Non sarebbe più semplice e facile vivere la presente che desiderarne un'altra a venire ma che ancora non è e quindi non è reale ?

Di solito il senso comune di un cammino è un quid che ci porta da qui dove siamo a dove desideriamo andare ed essere, quindi in divenire, rivolto verso il futuro. Un quid che si cammina e percorre, passo dopo passo, tempo dopo tempo, fino alla agognata meta. Salvo scoprire strada facendo che ogni cammino, qualsiasi cammino è fine a se stesso, ovvero che ogni cammino si percorre per percorrerlo, e non per la meta finale cui promette e noi desideriamo giungere. Naturalmente opinione personale, trattabile e sindacabile :-)
blue_scouter ha scritto: Di questo avvenimento ne parlai molto con il mio amico esperto di Advaita Vedanta, secondo lui era stata una forma di suggestione, mia e dell'istruttore. La cosa mi deluse molto, però forse era stato così..., posso solo dire che per questo mio amico esperto di filosofia indiana il mio istruttore era solo un buon imprenditore di sé stesso. Buona Domenica.
Sai te lo confesso apertamente, a cuore aperto, e credimi senza alcuna intenzione di critica o altro, ma la dizione "esperto di advaita vedanta" mi crea un blocco (anche io soffro di blocchi come vedi o pensavi di soffrirne solo tu?), un qualcosa che mi stona, perdonami, ma è la sensazione proprio che mi suscita. Se uno avesse detto esperto di jnanayoga, di bhaktiyoga, di un qualche yoga dei tanti che ci sono e non solo yoga ma di qualsiasi pratica e disciplina, ancora ancora riesco a starci dentro (al blocco), accostato all'advaita vedanta così come sarebbe stato anche all'ajativada, o all'asparsa, ecco c'è un che che mi stona di fondo, non funzia, non riesco ad accostare il termine esperto da cui esperienza etc etc a termini come advaita, asparsa etc. Non c'è nessuna esperienza in quel contesto, nulla di esperibile e nulla di (peggio ancora) trasmissibile, insegnabile, istruibile.
Dire istruttore di advaita vedanta per me suona bestemmia, volendo dargli una connotazione religiosa, suona nonsenso in termini logici sarebbe come dire zero diviso zero, indeterminata, forma indeterminata. Te ne parlo e ci scherzo sopra e ironizzo, sopravviveremo tutti domani, lo so benissimo, ma era solo per darti una sensazione a pelle di certi accostamenti. Va da sè che detta così io sarei il primo se potessi chiedere e interloquire con questo tuo amico "esperto di advaita vedanta", porre delle domande, che mi verrebbero di fila solo a poterci parlare! Perchè non gli proponi di iscriversi su questo forum così ci porge un pò della sua esperienza in merito? ne trarremmo tutti guadagno e vantaggio, no?

cielo
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da cielo » 17/12/2020, 11:42

cannaminor ha scritto:
13/12/2020, 23:16
blue_scouter ha scritto:
13/12/2020, 21:03
Scrivo questa aggiunta – invero un po’ personale... – alla mia presentazione su questo forum sperando che la stessa sia utile. Come ho detto precedentemente, il mio percorso di ricerca interiore è nato principalmente come una ricerca di tipo psicologico. Volevo sciogliere alcuni blocchi emotivi che in un modo o nell'altro mi impedivano di vivere la mia vita così come la sognavo, rendendomi molto solo.
Mi verrebbe da chiedere, visto che ne parli, se quei blocchi hanno trovato poi soluzione oppure no? però permettimi una domanda, quei blocchi di cui parli, erano tali perchè ti impedivano di vivere la vita così come la sognavi? Te la porgo altrimenti; tu vuoi vivere la tua vita così come sogni di viverla, quindi immagino che ora la tua vita non sia come sogni debba essere ma sia quella che è e qualunque cosa sia non è comunque quella che desideri e sogni di vivere. E addebiti questa mancanza di vivere la vita secondo tuo sogno e desiderio a dei "blocchi" che te ne impediscono l'attuazione.
Quindi secondo tuo ragionamento tolgo i blocchi e di conseguenza posso vivere la vita secondo tuo desiderio e sogno...
Circa questo il quadro o sbaglio?
Certo mi verrebbe da chiedere ma perchè la tua vita attuale e presente che ha che non va? e qualunque cosa sia quel che non va non è forse in paragone e confronto di quella che vorresti invece vivere nel tuo sogno e desiderio? va in paragone a quella desiderata e sognata che comunque, allo stato attuale è ancora un sogno e desiderio a venire, quindi non è di fatto qui e ora. E se non lo è perchè porla a paragone? Di reale presente ed esistente hai questa di vita, ora e adesso, questa è reale, presente ed esistente e per di più imparagonabile con nessuna altra vita, perchè di vita qui e ora ce ne è una sola e non due (da confrontare). Non sarebbe più semplice e facile vivere la presente che desiderarne un'altra a venire ma che ancora non è e quindi non è reale ?

Di solito il senso comune di un cammino è un quid che ci porta da qui dove siamo a dove desideriamo andare ed essere, quindi in divenire, rivolto verso il futuro. Un quid che si cammina e percorre, passo dopo passo, tempo dopo tempo, fino alla agognata meta. Salvo scoprire strada facendo che ogni cammino, qualsiasi cammino è fine a se stesso, ovvero che ogni cammino si percorre per percorrerlo, e non per la meta finale cui promette e noi desideriamo giungere. Naturalmente opinione personale, trattabile e sindacabile :-)
blue_scouter ha scritto: Di questo avvenimento ne parlai molto con il mio amico esperto di Advaita Vedanta, secondo lui era stata una forma di suggestione, mia e dell'istruttore. La cosa mi deluse molto, però forse era stato così..., posso solo dire che per questo mio amico esperto di filosofia indiana il mio istruttore era solo un buon imprenditore di sé stesso. Buona Domenica.
Sai te lo confesso apertamente, a cuore aperto, e credimi senza alcuna intenzione di critica o altro, ma la dizione "esperto di advaita vedanta" mi crea un blocco (anche io soffro di blocchi come vedi o pensavi di soffrirne solo tu?), un qualcosa che mi stona, perdonami, ma è la sensazione proprio che mi suscita. Se uno avesse detto esperto di jnanayoga, di bhaktiyoga, di un qualche yoga dei tanti che ci sono e non solo yoga ma di qualsiasi pratica e disciplina, ancora ancora riesco a starci dentro (al blocco), accostato all'advaita vedanta così come sarebbe stato anche all'ajativada, o all'asparsa, ecco c'è un che che mi stona di fondo, non funzia, non riesco ad accostare il termine esperto da cui esperienza etc etc a termini come advaita, asparsa etc. Non c'è nessuna esperienza in quel contesto, nulla di esperibile e nulla di (peggio ancora) trasmissibile, insegnabile, istruibile.
Dire istruttore di advaita vedanta per me suona bestemmia, volendo dargli una connotazione religiosa, suona nonsenso in termini logici sarebbe come dire zero diviso zero, indeterminata, forma indeterminata. Te ne parlo e ci scherzo sopra e ironizzo, sopravviveremo tutti domani, lo so benissimo, ma era solo per darti una sensazione a pelle di certi accostamenti. Va da sè che detta così io sarei il primo se potessi chiedere e interloquire con questo tuo amico "esperto di advaita vedanta", porre delle domande, che mi verrebbero di fila solo a poterci parlare! Perchè non gli proponi di iscriversi su questo forum così ci porge un pò della sua esperienza in merito? ne trarremmo tutti guadagno e vantaggio, no?
Sì, la locuzione "esperto di advaita vedanta" lascia perplessi, come anche "istruttore di advaita vedanta".
Forse studioso, o aspirante studioso creerebbe meno interpretazioni, soprattutto sul versante del tipo di esperienza a cui ci si riferisce?
Teniamo anche conto che il linguaggio ha i suoi limiti e il povero blu scooter doveva e voleva farci comprendere qualcosa del suo amico a cui aveva chiesto consiglio sulle proprie vicende.

Chiaro che uno si domanda che cosa significa "esperto di advaita vedanta".
Forse una persona che ha esperienza di lettura di testi di Shankara, di Raphael, di Ramana...?
Esperienza di riflessioni concettuali, in solitaria o nell'ambito di gruppi qualificati o autoqualificati, sugli assiomi dei testi delle Upanishad?
Esperienza di discriminazione e distacco, di rinuncia ai frutti dell'azione?
Di servizio al prossimo tramite organizzazione di satsang dal vero o virtuali su specifiche visioni filosofiche come l'advaita vedanta?
Esperienza di percorrenza delle vie tradizionali dello yoga secondo la Bhagavad Gita o del Vedantavada?
Se blue scooter avrà interesse e voglia potrà delucidarci, magari spiegandoci in che cosa consiste l'esperienza dell'advaita vedanta che vede incarnata nel suo amico e suo consigliere sul percorso.

Le esperienze a cui si potrebbe fare riferimento sotto l'etichetta "advaita vedanta" sono molteplici, proprio come coloro che le compiono, tutte diverse e variegate, poco inquadrabili con una etichetta, ma nel mondo di Cesare sappiamo che a volte le etichette si scelgono e si usano a fronte di altrettanto variegate necessità del singolo e del come interpreta le proprie esperienze, qualificandosele.

D'altra parte, è evidente che sul palcoscenico del mondo, a leggi di mercato vigenti, a volte necessitano specifiche etichette, anche riferite a esperienze attinenti la visione metafisica (indicibile e inqualificabile per definizione), considerato che tale visione è di interesse, attualmente.
Vedo difatti aumentare le persone che si interessano del percorso yoga e vedanta.
E anche desiderose di focalizzare sul "passaggio" dalla visione "con forma" (fatta di oggetti da conoscere e da sperimentare , di un Super Amico esterno da invocare e ringraziare) a quella "senza forma", che tratta di Quello, di quel Mistero metafisico da cui le parole e i pensieri recedono, ma su cui se ne fanno tanti (forse anche per imparare come non farseli).

Logico che finchè l'approccio è ancora "fisico" useremo parole e pensieri per tentare di definire il "metafisico".
Ṁission impossible.

La metafisica abbiamo imparato che tratta del Reale Assoluto, al di là di tutte le contingenze, al di là del manifesto e del non manifesto, al di là quindi del tempo-spazio-causa e della manifestazione dei guna nel ciclo nascita-morte, che ci intrappola, essendo ancora identificati con la forma, e conseguentemente necessitati a pensare e a usare parole.

Abbiamo bisogno di qualcosa in cui credere, di un oggetto-soggetto da riconoscere altro, per amarlo e sperare che ci ami (salvandoci dalle nostre stesse credenze o paure).
Forse c'è il bisogno di aiutare e di aiutarsi, di affrancarsi da una vita che riconosciamo sempre di più un po' (fin troppo) effimera, di questi tempi.
Se il relativo ci spaventa è chiaro che la ricerca di qualcosa di "assoluto" ci conforta e ci attrae. Ci dà speranza di coninuità caso mai dobbiamo filarcela in anticipo, con un fuori programma.

Se mi domando come si possa "riconoscere" chi ha "risolto le upadhi", le sovrapposizioni velanti della Pura Realtà dell'Essere che è e non diviene, chi ha integrato (finalmente) la relatività delle esperienze riconducibili all'io e al mio, dimorando stabilmente nel Satcitananda del Senza Forma, e come un essere del genere si rapporti con il prossimo e interagisca con l'altro da sè (che sperimenta in identità), mi rispondo che non ci possono essere dubbi.

Si tratterà di un riconoscimento immediato e si riusciranno a trovare le parole per descrivere l'incontro con un tale essere e la pienezza che ne è scaturita, ricondotta alla limitatezza del recipiente, certamente, perchè se la tazza "ricevente" è troppo piena non si riempirà e i biscotti galleggeranno in un the tiepido....

Ṁa certi esseri hanno la rara capacità di svuotare la tazza al primo momento di distrazione di chi l'ha riempita fino all'orlo del proprio the ritenuto il più buono del mondo.
Le credenze personali vengono strappate come erbacce infestanti e vengono piantati semi che, ove opportunamente innaffiati e in presenza di una terra resa fertile, potranno fruttificare e nutrire.

Per mia esperienza, un incontro con un "esperto di advaita vedanta", è come il vento che spazza via ogni visione del passato e del futuro, che mostra l'essenza e risospinge nel presente, al ciò che si è qui e ora.
Costringe ad aprire gli occhi e poi a spostare la visione un poco fuori dal soggetto che guarda. Mostra un cambio di prospettiva, sempre possibile, a prescindere dalle carte in tavola, in ogni istante rimescolabili.

blue_scouter
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Re: Mi presento... blue_scouter

Messaggio da blue_scouter » 17/12/2020, 14:59

Scrivendo una risposta a Cannaminor ed a Cielo, mi rendo conto di due tipi di limiti che hanno condizionato il mio precedente post: i limiti oggettivi del linguaggio e quelli soggettivi di chi lo adopera. E i secondi non sono da meno dei primi.
Con la locuzione “amico esperto di Advaita Vedanta” intendevo solo dire che quella persona NON era un maestro-realizzato. A noi del gruppo che lo seguiva disse solamente di essere stato un “buon discepolo” (espressione sua, non mia) e ci disse pure che il rapporto tra noi e lui “SIMULAVA” quello tra maestro e discepolo ma non era in realtà tale. Lui ci disse – ma ovviamente non posso garantire sulla veridicità di siffatte affermazioni, riferendo solo ciò che ho sentito – che in gioventù si era appassionato all’opera di Yogananda e che aveva poi conosciuto di persona due grandi maestri: Sai Baba (in India) e Raphael (nei pressi di Roma) prima di incontrare il suo maestro-riferimento che era stato un tantrico (e, se non erro, stava nei pressi di Roma anche lui). L’ultima volta che lo vidi mi disse che seguiva l’àsparsavada o via del senza sostegno. Spero di non avergli fatto torto alcuno dicendo ciò, ma era solo per capire chi era e le sue esperienze.
Per me è stata una persona importante - uso il tempo passato perché ci siamo persi di vista - perché mi ha fatto capire che certe mie esperienze precedenti nella new-age, tra cui quella che ho raccontato nel post precedente a questo, non avevano valore. Con ciò non intendo dire che quelle esperienze non avessero valore in assoluto, ma semplicemente non erano autentiche esperienze spirituali. Tra le cose che questa persona ci diceva, ad esempio, c’era quella secondo cui in ogni via verso la verità serve necessariamente (e salvo rarissime eccezioni) un Maestro: non bastava avere letto dei libri. Allora io gli chiedevo come avrei fatto a riconoscere il mio Maestro, semmai lo avessi incontrato, lui mi diceva che il maestro interiore, il proprio Sé, riconosce quelle esteriore. Potrei citare tante altre frasi ma credo che queste bastino.
Questo mio amico però era abbastanza contraddittorio alle volte: mi disse che le pratiche spirituali non dovevano essere in alcun modo a pagamento, perché eravamo su un piano diverso da quello materiale, essendo dominato quest’ultimo dalla logica dello scambio, del do ut des ; eppure lui era il primo a pretendere da noi partecipanti alle sue sedute un “obolo” mensile, come si fa per le palestre. Insomma, alcune cose non mi tornavano e me ne sono andato via.
A volte lo rimpiango, però, leggendo quanto scrive Cielo nell’ultimo periodo del suo post, devo concludere che il mio amico “esperto di advaita vedanta” fosse solo – come lui stesso disse – un buon discepolo che ha corretto in me degli errori di ricerca e di metodo ma non ha mai provocato – e non solo perché io sono metaforicamente una “tazza stracolma di the” – quella conversione dell'anima cui accenna Platone nelle sue opere.

Ultimo ma non ultimo, per quanto riguarda il sognare ad occhi aperti ed il non vivere nel qui ed ora la vita, devo dire che questo è un mio difetto, molto più acuto in passato rispetto al presente. Vorrei sul punto citare un passo di un bel testo (BOGGIO GILOT, Forma e sviluppo della coscienza. Psicologia transpersonale, Edizioni Asram Vidya.1994, p. 110) che sto leggendo in questo periodo:

“Se non si comprende che l’“io” è solo il punto mediano dello sviluppo psicologico, si tenderà a reprimere ciò che è al di là di esso, e quindi ad inibire la naturale tendenza dell’uomo verso la trascendenza e la realtà universale: da ciò scaturiscono quella repressione del sublime di cui parla il Desoille e le patologie transpersonali di cui parla Assagioli. Così, se si ignora ciò che deve essere costruito prima di trascendere l’“io”, si tenderà ad una opposta repressione che riguarda la vita istintiva ed emotivo-mentale, SENZA LA CUI INTEGRAZIONE NESSUN CAMMINO EVOLUTIVO È POSSIBILE.” (il carattere maiuscolo è mio)

Io, ad essere onesto, NON mi colloco, o non credo di collocarmi, in un cammino che va oltre l’ “io”, piuttosto sto ancora lavorando sul mio “io” attuale e sto cercando di dare risposte, in modo equilibrato, ad alcune sue istanze fondamentali. Il mio rapporto con il pensiero indiano è solo un rapporto di studio teorico, libresco e (per ora) solitario. Proprio per ovviare a questa solitudine, che può portare a cadere in errori di metodo o di concetto, mi sono iscritto a questo forum molto utile. Per fare un esempio della sua utilità: non avevo mai avuto le idee ben chiare sul karma e poi, leggendo un intervento di Ortica in una vecchia discussione, la questione si è chiarita. Inoltre, e questo è un altro motivo per cui mi sono iscritto, provo un grande piacere-diletto nel leggere certi testi ed articoli, come quelli di Raphael e simili: sembra davvero che alcuni pensieri rechino seco una vibrazione particolare. Quella della Verità.

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