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Sai Baba - il cibo

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cielo
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Sai Baba - il cibo

Messaggio da cielo » 13/10/2018, 11:11

A seguire brani dei discorsi di Sai Baba tenuti agli studenti durante i corsi estivi (1988-90).
Viene raccontata anche la toccante la storia di una giovane diciottenne data in sposa a un ricco anziano che pensava di poter ottenere e risolvere ogni cosa con i suoi soldi.

Buona lettura.

Hare Lakṣmī, Madre benevolente che nutri ogni creatura, concedici la tua Grazia e il tuo sostegno.


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E' Lakṣmī che entra nell’uomo con gli alimenti, perciò bisogna stare molto attenti agli sprechi di cibo.

Mangiare e bere con moderazione è una regola saggia oltre che benefica. Il cervello funziona bene quando il nutrimento è sobrio e regolare. Il digiuno è dannoso: se ci si astiene dal cibo per uno o due giorni interi, anche il potere intellettuale e mnemonico si affievolisce.

Mangiate solo quanto basta per star bene. Non fatevi servire più cibo di quanto ne abbiate bisogno, per poi sprecarlo. Varrebbe la pena che, col cibo in sovrappiù, saziaste un altro stomaco. Ecco perché la prima massima è: non sprecate cibo. Il cibo viene considerato Dio. Esso ha somma importanza per la vita umana, per il corpo e per l'esistenza fisica.

Non c'è nulla di male nel mangiar bene, ma non bisogna sprecare cibo. E’ uno degli obiettivi del programma "Tetto ai desideri", in vigore in questo istituto. Non sprecate cibo: il cibo è Dio. Il cibo stesso è la vera incarnazione di Dio.

Ci sono migliaia di persone che soffrono la fame. Mangiate quanto volete, ma non sprecate mai il cibo. Sprecarlo è peccato. Non è forse peccato privare gente bisognosa di quel cibo che è stato sprecato?

Non sprecate denaro. Far cattivo uso del denaro è male. Che grave peccato lo spreco di denaro! Comprate pure ciò che volete, ma mai sprecando denaro in cose che non vi servono.

Non sprecate tempo. Il tempo è importantissimo. E’ Dio. Tempo sprecato, vita sprecata. Il tempo è stato descritto con le varie forme di Dio e Dio è stato spesso descritto con la forma del tempo. Siete qui da un'ora e mezza. E’ proprio grazie al tempo che avete avuto l'opportunità di ascoltare questo discorso. Non sprecate tempo!

Non sprecate le vostre energie con discorsi inutili. Non sprecate energia. Si spreca energia quando si guardano cose non buone, quando si fanno discorsi inutili, quando si ascoltano cose non buone e quando si compiono azioni negative. Guardate solo ciò che è buono. Non fate come i corvi che curiosano in tutto quello che c'è da vedere. Parlate solo quando è necessario. Non criticate nessuno. Sono queste le materie più importanti per la vita.

Il cibo (anna) non va disprezzato. Questo principio, dovrebbe essere un sacro impegno per il saggio. Infatti, il corpo fisico è un dono del cibo, e le energie vitali o soffi (prana), che si servono del corpo come veicolo sono anch'esse cibo. Ecco perché, non è lecito disprezzarlo: questa dovrebbe essere una ferma convinzione.

L'acqua (i liquidi), unendosi al "fuoco" dello stomaco, diventano cibo; ma anche l'acqua che cade sotto forma di pioggia, "ha in sé" il "fuoco" del fulmine. Per questo, chi dimora stabilmente nello "splendore dell'acqua" (apojyotis) è consapevole dello splendore del cibo e sa di doverlo riverire. In realtà, il cibo è un maestro (guru) perché conduce alla Conoscenza di Dio, e quindi non deve venire trattato con irriverenza. Per gli aspiranti questa regola deve assumere il valore di un voto.

Gli alimenti assunti dall'uomo, dal punto di vista grossolano, vengono espulsi sotto orma di escrementi. Dal punto di vista sottile, invece, si trasformano in sangue e, da un punto di vista ancor più sottile, si traducono nella sostanza mentale dell'uomo.

La mente, perciò, dipende dal genere di cibi che si assumono. La causa dei sentimenti demoniaci che di questi tempi si manifestano è il cibo assunto. Mancano pazienza, perseveranza, amore, compassione: si hanno soltanto idee diaboliche.

Per tutto questo, la causa principale va ricercata negli alimenti. Il cibo, perciò, dev'essere puro, sacro. La stessa forma umana proviene dal cibo. Dell'acqua che beviamo, la parte grossolana tonifica il corpo, la parte sottile gli conferisce l'energia vitale, il cosiddetto prana. Per questo l'uomo, a seconda delle proprie scelte alimentari, può esprimere o soffocare la sua divinità. E’ in questo senso che il cibo viene considerato divino. Se sprecate cibo, sprecate la Divinità. Mangiate dunque lo stretto necessario e date quanto vi avanza a chi ne ha bisogno.

Se date dei colpi al formicaio, potete forse eliminare il serpente che vi dimora?
Se punite il corpo, potete forse distruggere i desideri interiori?

Rinunciando a certi cibi e a certe bevande, potete ritenere di essere dei realizzati?

Se non sapete nemmeno chi realmente siete, come potete dire di essere un'anima evoluta? Sforzatevi di capire chi siete. Chi siamo noi? Gli uomini sono tutti presi nel chiedersi chi sono gli altri, ma non si preoccupano di rivolgere a se stessi questa domanda. Che cosa ricavate dal conoscere altri? Cercate prima di tutto di sapere chi siete voi. L'uomo che sa tutto di sè, sa tutto anche degli altri. Egli è nella sua essenza "incarnazione dell'Amore. Una volta scoperto che siete l'incarnazione dell'Amore, vedrete ogni altro essere umano come incarnazione d'Amore.

Cari studenti, in qualunque luogo vi troviate, in convitto o altrove, fate la preghiera prima dei pasti. Esistono varie imperfezioni che potrebbero viziare il cibo servito. Il cuoco che ha preparato il cibo potrebbe non essere puro sia nel corpo che nella mente. La pentola e gli utensili usati potrebbero non essere puri. Si crede che tutto vada bene quando gli strumenti usati sono puliti. Si acquista la verdura al mercato, ma il verduriere potrebbe averla rubata. Perciò, persino nella verdura potrebbero esserci delle pecche. Come fate a sapere se una verdura è stata rubata? Non è possibile nemmeno sapere che tipo di pensieri hanno le persone che sono venute a contatto con quella merce.

Qualunque difetto abbia il cibo che assumete, se lo offrite a Dio prima di consumarlo, esso perderà tutte le cattive qualità. Una volta che il cibo è divenuto prasad, cibo offerto a Dio, tutte le pecche verranno rimosse.


Brahmārpanam Brahma Havir
Brahmāgnau Brahmanā Hutam
Brahmaiva Tena Gantavyam
Brahma Karma Samādhinaha

L'atto di offrire è Dio, l'offerta è Dio,
da Dio viene versata sul fuoco del sacrificio di Dio.
In verità si raggiunge Dio
concentrandosi perfettamente nell'azione,
che è essa stessa Dio
(Bhagavadgītā, cap. 4, verso 24)*



Dovete offrire ogni cosa a Dio prima di consumarla. Questo è il modo di offrirla. Dio pulisce e purifica ogni genere di cibo che assumete. Dio mangia, Dio digerisce

Cari studenti, è difficile saper riconoscere la purezza dei tegami del cibo impuro delle suppellettili di cucina e del cuoco. Ve lo dimostrerò con un esempio. Di recente. nell'ashram di Satcidananda a Rishikes, si è verificato un episodio singolare. Il cibo destinato ai vari saddhu veniva servito anche dai pellegrini e dalle persone di passaggio in quel luogo. E’ un'usanza anche per gli uomini d'affari offrire del cibo ai saddhu in certi giorni specifici.

C’era un certo Marvadi, uomo d’affari, che possedeva un negozio ben fornito. Un tale, che aveva l'incarico di pesare e controllare la merce era rimasto vedovo e aveva una figlia di 18 anni. Non c’era alcuno che le facesse la corte e la sposasse. Con l’aiuto di vari mediatori, informò il mercante di questo fatto. Marvadi era molto giovane...aveva solo 65 anni! Il vedovo desiderava dunque che il sessantacinquenne Marvadi sposasse la figlia diciottenne!
Essendo molto povero, il padre della ragazza con quella sistemazione si voleva togliere il peso del mantenimento della figlia. Pensava, infatti, che, sistemata la figlia in una famiglia benestante, anch’egli ne avrebbe avuto dei vantaggi.
Si raggiunse l’accordo e, attesa l’occasione propizia, il vedovo diede la figlia in sposa a Marvadi. Sin dal primo giorno di matrimonio, la ragazza non fece altro che versar lacrime. Era un pianto e un singhiozzo continui: "Ahime, sfortunata! La mia vita è una disgrazia!". Il giorno dopo le nozze, la novella sposa fu condotta all'abitazione di Marvadi.
Ella non avrebbe mai ricavato gioia da tutto il lusso che c'era in quella casa, nonostante Marvadi le offrisse un mondo di gioielli e di articoli pregiati. Quando i problemi e le angosce sono nella mente, possono forse sparire mediante oggetti materiali? Nessuno mai potrà eliminarli in quel modo!

Una notte, mentre Marvadi dormiva profondamente e russava, la giovane sposa se ne andò da casa e cadde nel Gange. Più tardi il cadavere venne trovato e identificato. All’undicesimo giorno, secondo il rituale, Marvadi mandò 2000 rupie all'ashram di Rishikesh, vincolando la somma all'acquisto di generi alimentari e merce varia. Quel giorno, nell’ashram di Satcidananda ci fu una grande, festa per tutti i samnyasin.

Per l'occasione furono confezionati dolci di ogni tipo e tutti ne ebbero a sazietà. C'era nel monastero un sadhu puro di cuore. Il suo nome era Atmananda. Molte volte è venuto da Bhagavan, dicendo che vuol lasciare tutto per vivere qui, ma Io gli ho detto che questo non è posto per sadhu. "Torna indietro" - gli ho detto - e vivi in solitudine là".

Gli regalai un japamala ed egli, felice, ritornò a Rishikesh. In quella festa anch'egli aveva condiviso il cibo. Ma, quando la sera si sedette in meditazione, ebbe la visione di una giovane ragazza, una diciottenne che piangeva singhiozzando. Si meravigliò di quei pensieri conturbanti, perché mai fino allora gli erano passati per la mente. Si recò al Gange per fare un bagno, poi tornò a meditare. Ma, nella sua mente si ripresentavano le stesse immagini. "Come mai nella mia mente ci sono delle impurità? Perché queste visioni?", si chiese. Si mise a riflettere e a fare un'analisi introspettiva su se stesso. Ma non riusciva a capire. Nella sua vita non c'erano impurità. Il giorno seguente tornò a fare un bagno e si sedette per meditare. Durante la meditazione, la stessa scena. Pensò che non ci fosse altro da fare che ricorrere a Satcidananda. Nel contempo, un brahmananda, un realizzato dell'ashram di Shivananda era venuto a trovare Satcidananda. Mentre i due stavano conversando fra loro, si presentò Atmananda, il quale si buttò ai piedi del brahmananda e gli disse implorando: "Maestro, che peccato ho commesso? Qual è la ragione per cui mi si presenta continuamente questa immagine durante la meditazione?".

Il Brahmananda pose delle domande a Satcidananda. Ma anch'egli non sapeva capacitarsi della cosa. Il Brahmananda rifletté per un istante, poi chiese ad Atmananda: "Che cos'hai mangiato ieri?”. Il sadhu descrisse la festa del giorno prima, del cibo preparato per l'occasione e degli oggetti che erano stati distribuiti. “Da dove viene tutta questa roba?", chiese il brahmananda.
"Col denaro offerto da Marvadi - fu risposto - si sono comprati cibo e articoli vari". A quella risposta il brahmananda volle approfondire l'indagine e seppe tutta la storia di Marvadi, che aveva inviato 2000 rupie perché fossero destinate a quello scopo.

Cibo e pensieri cattivi

Tutte le idee, tutti i pensieri associati al cibo, agli utensili di cucina e al cuoco, influenzano la mente di chi se ne serve. Questa è la ragione per cui gli antichi saggi erano soliti recarsi nella foresta, per vivere di frutti e di quello che trovavano. Non vi sto chiedendo di ritirarvi nella foresta, né del resto voi ci andreste. Dal momento che rimanete qui, se volete restare indenni dal cibo cattivo, offritelo a Dio. Il cibo non offerto a Dio può aprire il varco a svariati pensieri negativi. E’ proprio l’alimentazione che è responsabile di tutti i pensieri negativi. Ciò significa che ci sono delle imperfezioni in quel cibo, in quegli utensili, in chi cucina e nel modo stesso in cui quel cibo è stato guadagnato. Il cibo, una volta offerto a Dio, diventa un prasad, puro come cibo consacrato.
L’offerta è l'antidoto.

Per ritornare alle malattie fisiche, vi debbo dire di usare con moderazione il cibo e le bevande e di non dedicare troppo tempo al sonno ed agli esercizi fisici. Prendete cibo di qualità sattvica, in quantità moderata e ad intervalli regolari.

Questa è la base di tutto. Il cibo sattvico vi porterà il self-control e l'intelligenza, molto più di quanto non facciano i cibi rajasici e tamasici. E’ per questo che il cibo sattvico è essenziale a tutti gli aspiranti spirituali.

C'era una volta, in una prigione dello Stato, un uomo dall'anima molto pura, dedito a ideali spirituali che praticava regolarmente la sua sadhana (disciplina spirituale).
Era molto avanzato in dhyana (meditazione) e in dharana (concentrazione). Quando un giorno, sedutosi per compiere la sua meditazione, sorpreso, si sentì invadere da emozioni selvagge di odio e di violenza che non poteva trattenere, finì per andare in coma ed il suo guru fu terribilmente scosso dalla piega che avevano preso gli avvenimenti.

Il guru tentò di scoprire il mistero studiando da vicino la vita del suo discepolo, ma non poté trovare alcuna valida ragione che spiegasse quella tragedia. Finì poi per scoprire che un certo assassino particolarmente fanatico, si era introdotto nelle cucine della prigione facendosi passare per cuoco. Alla vigilia del dramma aveva preparato il cibo che fu servito al pover'uomo. Delle terrificanti idee di morte avevano contaminato questo cibo. Esistono delle sottili forme-pensiero suscettibili di passare da una persona all'altra in questo modo. E’ per questo che si deve fare molta attenzione al cibo che si prende, in particolare quando si desidera progredire sulla via spirituale attraverso il difficile sentiero dello yoga.

Chi vuole usare il corpo nel modo giusto e porsi nella condizione di intrattenersi con buoni pensieri, compiere buone azioni ed ottenere buoni risultati, dovrebbe attenersi scrupolosamente a due cose, cioè, ad una dieta regolata e al controllo delle altre abitudini di vita. Il cibo non va consumato indiscriminatamente solo per sedare l'appetito o il piacere del palato. Dovete mangiare solo cibo sattvico. I nostri pensieri sono condizionati dal genere di cibo assunto.

Per esempio, tale è il fuoco e il fumo, tale la legna. Se si usa del legno di sandalo, si avrà del fumo fragrante; se si usa della legna che manda cattivo odore, il fumo sarà puzzolente. Dunque, il fumo dipende dal fuoco. Inoltre, le nuvole saranno come il fumo; l'acqua, come la nuvola; la pioggia, come l'acqua; il raccolto, come la pioggia; il cibo, come il raccolto; la testa o i pensieri, come il cibo.

Il corpo si pulisce con l'acqua, la mente con la Verità. Solo quando assumiamo cibo che apre alla Verità, siamo in grado di seguire il sentiero della Verità. Giacché il corpo è un sacro santuario, si dovrebbe evitare rigorosamente di bere qualunque sostanza inebriante e ci si dovrebbe astenere da tutti quegli alimenti che favoriscono le qualità ragiasiche, ossia quelle qualità che accendono le passioni.

Che significa "cibo sattvico"?
E’ diffusa l'idea che frutta e latte siano cibo sattvico. Ma non è tutto qui. Ciò che entra per la bocca non è l'unico cibo di cui si nutre il corpo. Vi sono altri organi di senso, come gli occhi, le orecchie, il naso e le mani, che consumano ghi oggetti prendendoli dal mondo esterno. Perciò, non si creda di alimentarsi sattvicamente per il solo fatto che si prendono frutta e latte con uno dei cinque organi di senso, a meno che il "cibo" assunto con gli altri sensi possa considerarsi altrettanto sattvico.

La dieta satvca non significa solamente il cibo che prendiamo attraverso la bocca, ma significa anche l'aria pura che respiriamo attraverso il naso, la pura visione che vediamo attraverso i nostri occhi, i puri suoni che ascoltiamo attraverso le nostre orecchie e i puri oggetti che tocchiamo attraverso il nostro tatto.
Tutto ciò che introduciamo attraverso le porte dei cinque organi sensoriali può essere descritto come dieta satvica. L’ascoltare cattivi suoni, guardare brutte cose, toccare cose cattive, non costituiscono una dieta satvica.
L'immissione deve essere sempre pura e senza macchia, satvica. I suoni, le vedute, le impressioni, le idee, le lezioni, i contatti, gli impatti, tutti devono promuovere reverenza, umiltà, equilibrio, equanimità e semplicità.

(brani tratti da Discorsi 88/89 volumi I e II, Sadhana, Discorsi volume II e Corso estivo 1990)

* La preghiera della Gītā prosegue così:
Aham Vaishvānaro Bhutva
Prāninām Dehamāshritha
Prānāpāna Samāyuktaha
Pachāmyannam Chatur Vidam

Divenuto fiamma di vita, penetro il corpo degli esseri che respirano e,
unendomi al loro respiro vitale,
digerisco le quattro specie di alimenti:
solidi, fluidi, semifluidi e liquidi.
(Bhagavadgītā, cap. 15, verso 14)

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