Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie

Ahamkara, ciò che fa l'ego

Utilizzate questo forum per qualsiasi argomento non categorizzato altrove.
Rispondi
latriplice
Messaggi: 506
Iscritto il: 05/12/2016, 14:19

Ahamkara, ciò che fa l'ego

Messaggio da latriplice » 08/10/2018, 15:05

ko'ham e na'ham.
chi sono io (chi io?)
e non sono io (non io) sono le basi di un procedimento di riflessione (mananam) proposto da samkara nell'aparoksanobhuti.

la conclusione di questo ragionamento è un terzo "mantra": So'ham.
io sono Questo intendendo per questo L'essere.
vi sono quindi due diversi io per samkara: il piccolo io, che solitamente in occidente definiamo EGo ed il "Grande IO" ovvero l'essere.

La risoluzione dei contenuti psichici, la risoluzione delle guaine, la risoluzione dei nodi della conoscenza (granthi) di cui si parla nello yoga fondamentalmente equivalgono alla dissoluzione dell'Ego .

Ma cosa è l'Ego?
IO sono Paolo.

ma che significa?
anche Paolo di Tarso aveva questo nome.
e milioni di individui, considerando le varianti linguistiche come Paul , condividono con "me" il medesimo nome.

per definirmi dovrei aggiungere delle informazioni.

Io sono Paolo padre di due figlie.
ma quanti paolo o paul padri di due figlie vi saranno, nel mondo?

Ecco che mi trovo ad aggiungere sempre nuovi particolari.
ma ogni definizione, sempre più complessa e prolissa, che potrò trovare non riuscirà ad esprimere realmente ciò che definisco IO inteso come "MIA" individualità.

Come un ragno che tesse la sua tela e finisce per esserne prigioniero, io, nel tentativo di definire la MIA individualità, elencherò nomi ed avvenimenti e caratteristiche fisiche fino a costruire una rete di relazioni.

relazioni con il mio aspetto esteriore (quello pelato, per esempio), con l'ambiente di lavoro (quello che fa il teatrante) con le persone che vivono intorno a me (il padre di X e di Y, il marito di Z), con le persone con le quali ho rapporti di amicizia o di inimicizia ecc.

alla fine risulterà che ciò che definiamo EGO altro non è che il prodotto di una serie di relazioni.
la mia individualità esiste solo se inserita in una struttura geometrica tridimensionale i cui lati, angoli, diagonali saranno categorie culturali, ovvero entità astratte.

Questa struttura geometrica, se analizzata con la mente razionale (o raziocinante)si scioglie come neve al sole.
niente, di ciò che abbiamo definito relazioni, si dimostra permanente.

se Paolo si svegliasse domattina con la faccia nera e la testa capelluta, la sua capacità di sentire, godere, soffrire, pensare verrebbe meno?
indubbiamente no.
Cambierebbe forse la qualità delle sue relazioni interpersonali, ma sarebbe sempre Lui, come il Gregor Samsa di Kafka, che risvegliatosi insetto, conserva i ricordi, le dinamiche del pensare, i sogni del Gregor Samsa uomo.


Se la moglie di Paolo si innamorasse di un altro uomo e si trasferisse con le figlie in tasmania paolo non sarebbe più paolo?
Certo che che lo sarebbe ugualmente!
Cambierebbe la sua maniera di relazionarsi con l'esterno, forse.
Sarebbe più triste o più felice o più irato.

Sarebbe più qualcosa o meno qualcosa.
Ma sarebbe sempre Lui.

LUI CHI?

Senza famiglia, con una faccia diversa, con un nome diverso, Paolo sarebbe un'altra persona?

Se per persona si intende un qualcosa che gode , soffre, pensa in un determinato modo no.

Nessuno può sentire ciò che sente Paolo, anche se questi cambia nome e faccia.

L'ego è una struttura geometrica formata da sovrastrutture culturali.


CHI SONO IO?
Il marito di Z.?
Il padre di X e Y.?
In realtà marito, padre, come avvocato, ingegnere, teatrante designano dei ruoli.
Se è vero che Paolo lavora come insegnante di Yoga è anche vero che ha lavorato come teatrante, insegnante di chimica e scaricatore.
Lo scaricatore Paolo era un paolo diverso?
il Paolo che non conosceva l'attuale moglie era un Paolo diverso?

ovviamente no.

L'ego è una struttura geometrica formata da sovrastrutture culturali questa struttura che potremmo immaginare come i vasi di cui parla il vedanta rassomiglia al castello del mago Atlante, inventato dall'Ariosto, che pare solido e inaccessibile fin quando non ti accorgi che è costruito con la stoffa dei sogni.

Eppure , dietro quelle mura di sogno, i compagni del furioso Orlando rimangono prigionieri .

il Mago è la mente manasica.
la mente è una funzione del riflesso coscienziale.
è uno strumento.
esattamente come il filo è uno strumento del Ragno.
è il ragno che produce il filo e crea le geometrie.
Se la ragnatela è grande,solida e ben disegnata svolge la sua funzione primaria a meraviglia: cattura le prede che garantiscono la sopravvivenza del ragno.

Il rischio è che il ragno , ben pasciuto, dimentichi che la ragnatela è una sua creazione la confonda con il mondo.
finirà, in tal caso per vagare da un lato all'altro della tela.
o, più probabilmente si limiterà a rimanere al centro in attesa della preda che ,prima o poi , cadrà in trappola.

ciò che è sopra e ciò che è sotto la tela viene col tempo,dimenticato.
rimangono solo la tela, il ragno e ciò che può soddisfare i suoi bisogni fisici.

Quando parliamo di Ego siamo portati a considerarlo un qualcosa che è interno, dentro di noi.
ma non è così.
dentro di noi (se si può dir così) c'è invece ciò che HA PRODOTTO l'Ego.
esattamente come dentro al ragno c'è la possibilità di produrre il filo.

अहंकार ahaṃkāra significa appunto CIO' CHE FA (COSTRUISCE) L'EGO.

la funzione originaria di ahamkara è quella della conoscenza empirica.
si può apprendere solo per differenza.

se tocco la fronte di un bambino con la febbre sentirò che "è calda".
in realtà sarà PIu' CALDA del solito.

quel solito, quei valori medi oltre o sotto i quali si percepisce una differenza (più caldo, più freddo, più ruvido,più morbido, più dolce,più amaro, più veloce, più lento....), è il prodotto di ahamkara.

l'interiorità di un essere umano è una specie di luminosa ameba.
una coscienza sensitiva assai plastica che si protende verso ciò che reputa piacevole e giusto e si ritrae d'innanzi a ciò che reputa spiacevole o ingiusto.

per l'istinto la cosa è abbastanza semplice, ma l'istinto segue la legge della natura.
e la legge della natura mal si accorda con costruzioni sociali complesse.


alla mente raziocinante (manas) servirà un metro di paragone.
questo metro sarà l'io fittizio, अहंकार ahaṃkāra.

Pubblicato da Paolo Proietti http://paoloproiettiyoga.blogspot.com/2 ... -lego.html

ortica
Messaggi: 191
Iscritto il: 17/03/2017, 10:29

Re: Ahamkara, ciò che fa l'ego.

Messaggio da ortica » 09/10/2018, 0:01

Il senso dell'ego [ahamkara] è quella tendenza della mente individuata ad esprimersi autonomamente attraverso un soggetto fittizio (aham = io) nel quale si concentrano l'attività percettiva, quella proiettivo-rappresentativa e quella espressiva. L'ahamkara, propriamente, non è l'ego bensì ciò che produce l'ego contingente in contrapposizione alla condizione esterna o interna. L'ego, perciò, non è il jiva ma ne rappresenta l'espressione contigente o istantanea quale risultato dell'identificazione del riflesso di coscienza con il veicolo corporeo; esso, infatti, si esplica a livello manasico poiché il manas è la sede del ragionamento analitico.

dal commento a cura del Gruppo Kevala dei sutra 33 e 34 del Pancikarana Varttika.
Sri Shankaracharya
Opere minori, volume I
edizioni Asram Vidya


Alcuni concetti, molto semplici in verità, possono essere espressi verbalmente a mezzo di sintesi essenziali o con fiumi di parole.
Personalmente prediligo le prime, ma de gustibus.

In ogni caso, piacevolmente affabulatorio il brano postato, sebbene non completamente condivisibile in quanto l'ego, essendo effetto della relazione fra l'ahamkara e gli oggetti esterni, è inevitabilmente contingente e quindi in costante mutamento.

:D

Mauro
Messaggi: 1105
Iscritto il: 02/10/2016, 15:06

Re: Ahamkara, ciò che fa l'ego

Messaggio da Mauro » 09/10/2018, 16:35

Concordo. Le quattro parole che aveva utilizzato pp per definire ahamkara in neretto, erano più che sufficienti.
Ma allora come si può ammaliare il pubblico adorante?
Si utilizza l' affabulazione piaciona.
E soprattutto lo si fa con la pretesa di insegnare.
Vecchi tempi!

Rispondi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 3 ospiti