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Mantra yoga

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cielo
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Mantra yoga

Messaggio da cielo » 17/03/2017, 18:38

Mantra yoga (forum pitagorico, sky » 23/06/2008)

Nello Shiva Samhita, un testo importante dello Hatha yoga, si discute sulle forme di yoga (le note in parentesi sono mie):

"Lo yoga è di quattro specie:
primo il "Mantra yoga" (attraverso l'approccio al suono sperimenta le forze delle vibrazioni sonore);
secondo è lo Hatha yoga (attraverso il controllo del respiro sperimenta lo stato del corpo fisico e la vitalità, modifica lo stile di vita per il raggiungimento di un soddisfacente stato di salute); terzo: il Laya yoga (controllo della volontà che porta a sperimentare i poteri della mente); quarto il raja yoga, che rifiuta la dualità.

Il controllo della mente non è perciò tradizionalmente associato al Raja yoga, di cui meno si parla meglio è.

Soffermiamoci, pertanto, un poco di più sul Laya yoga, lasciando ad altri gli approfondamenti tecnici e non solo riferiti specificatamente all'hatha yoga e a quello che vorrà proporci.

Prima una piccola premessa:
le scoperte archeologiche della valle dell'Indo (Mohenjodaro e Harappa) portano, secondo alcuni autori, tracce della diffusione di pratiche yoga nella civiltà preariana.
A Mohenjio-daro sono stati scavati circa dieci livelli sovrapposti di civilizzazioni preistoriche.
All'interno di una di queste sono stati trovati parecchi sigilli che raffigurano, alcune figure umane intente in alcune asana, fra cui quello che viene considerato a tutti gli effetti il primo proto-Shiva, diversi elementi simbolici (e le loro combinazioni, soprattutto simboli geometrici) che si ritrovano nei vari yantrae nei diagrammi mantrici indiani tradizionali studiati nel secolo scorso dagli orientalisti.
Questi ritrovamenti stimolano l'idea di antecedenza, di un "prima", rispetto alle idee astratte espresse dalla filosofia indiana dei darshana brahmanici.

Nonostante alcuni studiosi datino lo yoga a 5-6 millenni fa, le prove sono imprecise e le teorie contrastanti
Quello che interessa, per le implicazioni pratiche che ha, è il primo yoga: il Mantra yoga, il suono che si propaga nell'akasha (il primo yoga è il mantra yoga).

Personalmente penso che lo "yoga" vada ben oltre questa datazione più o meno storica, tenendo conto delle tracce ben più lontane lasciate da figure quali l'Avatar Rama, Kanada, l'uno incarnazione dei mantra, l'altro scopritore dell'atomo e di qualcosa di riconducibile al nostro big-bang.

Molto antica anche la figura di Rudra-Shiva di cui ci sono tracce nello Shiva Purana.
Il Rapace Hara, il distruttore delle tre città, colui che fa scorrere le lacrime ed è supremamente benefico.
Il signore degli yogi che riportò la Terra alla fertilità permettendo a Ganga, il Divino fiume, di scendere tra i suoi capelli per fecondare di nuovo.

Nessuno sa in che "era ci troviamo". Si fanno tante ipotesi, spesso in contrasto tra loro.

"I Grandi Saggi (Maharishi) divisero il tempo in quattro ere o yuga, chiamate Kritha-yuga, Treta-yuga, Dvapara-yuga, e Kali-yuga.

Queste epoche si succederanno periodicamente.

La parola Kritha significa "quattro volte",

Treta "tre volte",

Dvapara "due volte" e Kali ci dà una unità di misura fissa.

Secondo quei Saggi, 432.000 anni è l'unità di base e rappresenta il numero di anni del Kali-yuga.

Il doppio del Kali-yuga, cioè 864.000 anni, fa lo Dvapara-yuga.

Tre Kali-yuga fanno un Treta-yuga, composto di 1.296.000 anni.

Quattro Kali-yuga, cioè 1.728.000 anni, costituiscono un Kritha-yuga.

Se li sommiamo tutti, abbiamo un periodo di 4.320.000 anni, chiamato Mahayuga o Grande Era.

Ultimato un Mahayuga, ricomincia il Kritha-yuga. Questi furono i modi e le misure con cui essi interpretarono il tempo". (Sai Baba, in SUMMER SHOWERS IN BRINDAVAN 1978, p. 8-9).

L'avatar Ramachandra (Colui che è splendente, fresco e silenzioso come la luna) visse nel Treta yuga, le cui coordinate temporali sono appunto della durata di 1.296.000 anni.

Nel treta yuga si racconta che gli esseri buoni e quelli cattivi fossero fisicamente differenti e vivessero in luoghi distanti tra loro: in India, ad esempio, ad Ayodhya viveva Rama con gli asceti e i saggi e a Lanka (n.d.r.: lo Sri Lanka attual) viveva Ravana con i demoni.

L’uomo iniziò a conoscere il sacrificio, lo sforzo e le privazioni, l’età media dell’uomo diminuì a trecento anni. Si racconta che in quei tempi gli esseri umani fossero giganti, alcuni testi richiamano le loro misure...questa potrebbe essere leggenda...

Rama simboleggia i Rig Veda.
Egli era l'incarnazione dei mantra (Mantraswarupa).

Lakshmana, il fratello che condivise con Rama l'esilio, era 'Colui che contempla i mantra' (Mantradrasta), e mette in pratica gli insegnamenti di Rama.

Quando il Saggio Viswamitra capì che i demoni (Rakshasa) intendevano porre fine al canto dei mantra vedici e distruggere la rettitudine e la verità sulla Terra, egli chiese aiuto a Rama e a Lakshmana, che erano il simbolo delle forze divine scese sulla Terra per distruggere le forze demoniache e stabilire la pace nel mondo.

Con il potere dei mantra che gli insegnò il saggio Visvamitra, Rama e Lakshmana distrussero i demoni.

(le citazioni su Rama sono tratte dal discorso di Sai Baba del 30 marzo 2004, reperibile negli archivi italiani o indiani (in inglese)

Più o meno 20.000 anni fa parrebbe invece aver vissuto un certo Kanada che sperimentò e propagò la verità che Dio è onnipervasivo:
"Brahman è più sottile del più sottile e più vasto del più vasto" e che affermò l'esistenza di Dio in ogni atomo.
Arrivò persino a descrivere Dio come "la forma vera e propria dell' atomo (Anuswarupa)".

Kanata ebbe esperienza del suono che emanò quando avvenne la grande esplosione.

"Il "Pranava": il suono "Om", che è il suono primordiale, o "Omkara". Esso è onnipervadente; ha origine dalla particella atomica più minuta (Paramanu).

Nella creazione non c'è altro all'infuori dell'atomo.
"Come si può arrivare a capire e realizzare una cosa del genere?": questa fu la domanda che si pose Kanada. Alla fine realizzò il principio del Pranava: "l'uomo, per acquisire la liberazione, deve contemplare il suono primordiale. (...)
In verità, il suono primordiale, il 'Pranava', è la Divinità, che è più sottile del più sottile e più vasta del più vasto, che è onnipervadente, è l'eterno testimone.
Questa fu la verità propagata da Kanada.
Il sole, la luna, la terra, il cielo etc. ebbero origine dal suono "Om". (…)

A quale epoca appartiene Kanada? La gente osannava Kanada ed i suoi insegnamenti ventimila anni fa "


Le citazioni su Kanata, figura che, ricordo, è considerata da alcuni autori semileggendaria e non collocabile storicamente, sono tratte dal discorso del 24 luglio 2002 di Sai Baba, reperibile negli archivi italiani o indiani (in inglese)

Trovo stimolante, lanciare qualche flash sulle radici più remote dello yoga, magari qualcuno si ricorda qualcosa di un paio di milioni di anni fa, non si sa mai, perchè no?

Se sono solo linee tracciate nell'acqua, non reggerebbero a una stringente analisi scientifica.
lasciamole svanire...
Il Mantra yoga è il primo yoga...questo è piuttosto interessante, per me.

Secondo il Varahopanishad anticamente c'erano due vie di Yoga, ispirate da due antichi veggenti: Suka e Vamadeva, rispettivamente padrini della via immediata e di quella graduale.

Il divino sentiero di Suka è noto come il sentiero dell'uccello, ossia il sentiero immediato, quello di Vamadeva come quello della formica, ossia il sentiero graduale.

Il sadhaka che giungeva alla liberazione seguendo le osservanze e praticando le astinenze prescritte, meditando e realizzando le grandi constatazioni vediche (Mahavakya) riguardanti la verità suprema, percorreva la via di Suka ed attraverso lo asamprajnata samadhi, realizzava Mukti (liberazione>) istantanea e si trovava sadyomukta.

La via del Rishi Vamaveda era di Krama Mukti ed era la tradizione dalla quale sono evoluti lo Hatha yoga, il Laya yoga e i suoi affini (bhakti yoga, non nel senso della B. Ghita), Shakti yoga, Yantra yoga, nonchè la parte più "tecnica" del Mantra yoga).

Essendo lo yoga essenzialmente un' autodisciplina trasformatrice che non si impara a praticare, solitamente, in pochi stage, nè si "insegna" dopo qualche corso di perfezionamento, invito tutti (anche i più "maldestri") a portare il proprio contributo per la "ricostruzione" della sadhana yogica, intesa nel suo complesso, l'albero della vita, il tronco dai molti rami.
Questa pratica ci ha trasformato? dove ci sta conducendo?


Nota di omroopa » 16/09/2008

Hari OM
In due paginette sono sintetizzati concetti per almeno un biennio di studio.
Finalmente, è la prima volta che leggo dello strettissimo rapporto fra Rama e Mantra.
Un brevissimo aneddoto: Rama una volta si spazientì con una scimmietta e la minacciò (come si minaccia un ragazzino dispettoso); e questa gli rispose: "E' il tuo nome che è potente, non tu!"

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Mantra yoga, sky » 20/03/2014


Nel 2008 mi domandavo se questa pratica di canto e recitazione interiore di mantra ci avesse trasformato e dove ci stesse conducendo.

Questa pratica mi ha trasformato?

Sì, questa pratica mi ha trasformato.
Una pratica costante da circa metà degli anni 80, quando iniziai con la vocalizzazione della Om (A U M) nella pratica di hatha yoga, il canto del Gayatri mantra prima dei momenti di meditazione e lo Shanti mantra versione lunga, in quanto utilizzato da tutti gli indiani prima di iniziare una conferenza o un incontro, così lo imparai.
Poi Vemu Mukunda, poi la pratica del canto sacro (mantra, kirtan, 108 nomi) presso il Centro Sai Baba che frequento.
Ma la pratica vera è quella intima, quella che momento per momento scandisce le mie giornate e ritma il mio respiro.

Il mantra, il Nome, è fonte costante di meditazione. E' l'ultimo seme, l'ultimo oggetto della contemplazione.
E' lo Spazio immenso, la suprema libertà.
Certo è importante piantarla di ripetere come una macchinetta, un riproduci cd.
Il mantra diventa sempre più sottile, fino a sparire, a diventare invisibile, praticare il mantra yoga porta al silenzio, sembra un po' un paradosso.

Il mantra è nel contempo strumento e Verbo.
E' il suono dei Veda, della Tradizione orale, trasmessa nelle foreste impenetrabili, tanti eoni fa, dai rishi agli aspiranti conoscitori, seduti ai loro piedi in reverente attesa di un'istruzione.
Sussurrata.
E memorizzata attraverso la pratica costante e la ripetizione.
Il namasmarana, il Nome di Dio che pulsa nel cuore, nel tempio d'Oro purissimo, vibra da sempre e per sempre.

Man- tra.
Di solito si traduce con : ciò che protegge la mente.
Io invece (zuccona) ho sempre tradotto "tra" come ciò che attira, traina la mente per metterla a riposo, dopo averla neutralizzata e domata, visto che la mente, il manas è una scimmia dispettosa.
Punti di vista diversi ma il significato è chiaro.

E' un potente strumento che ognuno da solo potrà sperimentare in tutte le sue cangianti forme, secondo il proprio lignaggio, e "andrà a naso" se non lo conosce.

Con il Pranava, la Om non si sbaglia mai e neppure con il So Ham.
Ogni mantra ti riporta al silenzio e nel silenzio c'è pace, la mente tace e anche se il lago ha molte increspature, si resta quieti seduti su una roccia a contemplare il sole che tramonta.

A seguire note di Premadharma

Premadharma,31 maggio 2002

(Brano d'archivio)


La pratica del namasmarana, oltre ad essere un ausilio del bhakti yoga, può trovare un suo utilizzo anche nel mantra yoga, da alcuni considerato ramo del raja yoga.

L'uso consapevole del suono aiuta a sciogliere e rimuovere alcuni nodi energetici o vasana.

È una sorta di "rastrello" che stimolando nel profondo può far affiorare alcuni aspetti nascosti o dimenticati.

Nel bakthi marga, invece serve a favorire il declino dell'individuazione quando è solo la punta dell'iceberg di una devozione che rende ogni momento pregno dell'Ideale Divino.

Noto l'esempio di Hanuman, ricordato come il più grande fra i devoti, dove persino l'ultimo suo pelo se strappato continuava a vibrare da solo ripetendo: Rama, Rama, Rama...
Premadharma
20 marzo 2014

Si è usato spesso il suono vocale; per impegnare la mente o come ricreazione di stati più alti.

Prakrti si presenta "anche" come suono.

Per altri versi il Silenzio ha/è un suono.

Non si ricorda se era Shankara... la mente è una scimmia; le scimmie (dicono) si catturano mettendo una banana in un grosso pesante vaso dalla bocca così piccola che la mano della scimmia presa la banana non possa più uscire.

Il mantra o il nama è una buona banana per fermare la mente.
Era Sai Baba:
«Trasformate la vostra mente scimmiesca. I contadini usano catturare le scimmie ponendo un'esca all'interno di un vaso con il collo stretto. La scimmia infila la mano, afferra la banana posta all'interno come esca, ma stringendo il pugno non riesce piu' a sfilare la mano e urla pensando che qualcuno all'interno la trattenga. Si liberera' soltanto lasciando la presa. Così l'uomo si liberera' soltanto quando imparera' a svincolarsi da certi legami.

Il brano, sopra sintetizzato, si trova, più lungo, in Mother Sai 2/2005 tratto da "Domande e risposte" (Prashnottara Vâhinî)

D.: Baba, che cosa intendi con “mente di scimmia”?

R.: Questa espressione si basa sul metodo usato dai contadini per intrappolare e sgominare le scimmie. Quando un contadino vuole catturare una scimmia usa come trappola un grande vaso di terracotta con l’imboccatura stretta. Nel vaso egli depone il cibo per attirare la scimmia.
La scimmia trova il vaso, infila la mano nell’imboccatura e afferra tutto quello che può.
Così la mano che trattiene il cibo non passa più dall’imboccatura e la scimmia rimane intrappolata. La scimmia crede che all’interno del vaso ci sia qualcuno che la tiene stretta per mano, così si dibatte e si dispera, cercando di scappare col vaso, per finire fra le braccia dei furbi contadini. Non c’era nessuno a tenere la scimmia, era la
sua stessa avidità a tenerla intrappolata. Per riacquistare la libertà avrebbe soltanto dovuto lasciare quello che stringeva in mano.
Allo stesso modo Io faccio notare alle persone ricche come l’uomo sia tentato dalla ricchezza, dal piacere e dai desideri di questo mondo.
Quando si perde in questi attaccamenti, soffrendo le conseguenze della propria avidità, l’uomo pensa che ci sia qualcosa che lo intrappola, lo cattura e lo distrugge. Non comprende che è egli stesso il responsabile della propria schiavitù.
Quando sarà in grado di rinunciare alle ricchezze materiali e ai desideri, sarà di nuovo libero. Io faccio in modo che gli uomini si rendano conto che la schiavitù è relativa alla loro mente di scimmia, e possano liberare se stessi.


Dove mi sta conducendo?

Mi sta riportando al centro di me stessa, dove rimanere immobile a contemplare il mistero della Vita che multiforme si srotola nello spazio-tempo.

Il mantra porta al silenzio attraverso lo stato di assorbimento, di ascolto della vibrazione sonora sempre più sottile e auto-manifestata, aldilà della specifica formula mantrica utilizzata.

In certi momenti il silenzio dell'assorbimento, nel cuore della tromba d'aria della giornata, porta all'immobilità e si percepisce un silenzio più profondo, che è sconcertante e fa un perfino un po' paura, in contrasto con l'agitazione della danza scatenata di Maya Kali che danza la sua Tandava.

Il mantra protegge e aiuta a ritrovare il suono "puro" nella cacofonia mentale.
E' come avere radio con canzoni, voci e parole, sinfonie classiche o rock, rumori della natura tutto in contemporanea nella mente.

Il mantra è una corda che tengo tra le mani, e il namasmarana è un canotto di salvataggio con qualche provvista e strumento di bordo per orientarsi nella navigazione.

Quel profondo silenzio a cui a volte si ha accesso è la costante dietro tutti i moti mentali, impulsati dai desideri.
La mente, come un cavallo selvaggio infine addestrato, si applica al mantra volentieri e rinuncia alla cacofonia a cui è abituata e da cui è intrappolata, si libera dal superfluo, ritirandosi in se stessa.
Proprio come dice Patanjali: la veggente riposa in se stessa.

Si concentra sulla danza, sui passi che compie, nell'azione che la vita ha posto davanti da svolgere..

In quella danza silenziosa si potrebbe iniziare a focalizzare l'attenzione dai veli colorati al volto e allo sguardo della danzatrice.

Tripura: colei che è oltre e aldilà delle dimensioni del Tempo, slegata dai guna e dagli stati della coscienza (veglia, sogno e sonno profondo).

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Mauro
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Re: Mantra yoga

Messaggio da Mauro » 17/03/2017, 18:54

Il mantra, come "parola di potere", ha lo stesso senso della matematica frattale, come rappresentazione della natura.
In entrambe i casi (chiedo scusa ai rishi per i mantra e a Pitagora per i numeri), Dio non c'entra per niente.
C'entra l'uomo e la sua Mente, i cui input sono creati dalla Natura e rispetto alla quale la stessa Mente risulta randomizzata.

cielo
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Re: Mantra yoga

Messaggio da cielo » 14/03/2020, 10:25

"Sul piano del manifesto non c'è cosa o ente che non esprima ritmo, vibrazione o suono. Per quanto molte vibrazioni non vengano percepite, tuttavia esse esistono. Così, l'individuo - come tutti gli altri enti - vibra e risuona; e alcuni, che sono sensibili, possono percepire questo suono-ritmo.
Occorre, comunque, andare oltre e dire che ogni vibrazione, a sua volta, esprime un particolare tono o qualità. La vita è il risultato di questi due fattori: numero e tono; un uccello, con la sua vibrazione sonora, esprime qualità tonale, esprime uno stato d'animo, un vivere, un essere; così un fiore con la sua vibrazione o il suo spettro luminoso, esprime altresì un influsso, una qualità.
Ciò implica che se noi comprendiamo, oltre al numero-vibrazione, la qualità espressiva, possiamo comunicare con la vita universale. La nostra metallizzazione e individuazione ci hanno costretto nell'isolamento e nell'incomunicabilità; per noi, il libro sonoro-luminoso della vita resta chiuso.
Raphael (tratto da Aldilà del dubbio, Edizioni Aśram Vidyā).



Di questi tempi pare importante armonizzare la propria vibrazione interiore, il proprio campo sonoro, visto che finchè siamo in vita siamo campi di energia vibrante. Evocare la nostra armonia interna e risuscire ad accordarci con l'armonia della Natura che sta sbocciando nella primavera.
Oltre i pensieri di paura e la preoccupazione.
La sintonizzazione può essere aiutata dalla ripetizione di sillabe sacre, preghiere universali o del Pranava, la Om.


E' detto nei Purana che, con l'affermarsi del Kali Yuga (Era oscura), l'umanità parlerà tanto del Brahman, ma poiché sarà assorbita dalla vita sensoriale, non cercherà di comprendere, di armonizzarsi e di essere Quello. Si nota soltanto che molti sono indifferenti o persino contrari alla verità e all'esperienza spirituale. In queste condizioni come può una persona che non ha in sé le qualità di base indispensabili: aspirazione, zelo ed autocontrollo, e non è in grado di concentrare la sua mente neppure sulla ripetizione di qualsiasi mantra o Nome di Dio, comprendere la Realtà ultima che è più sottile del sottile?
Ecco perché, nella tradizione spirituale di ogni religione, l'attenzione interiore, l'aspirazione, l'autocontrollo e la concentrazione su determinati mantra, nonché lo studio delle Scritture sono basilari nei primi passi della vita spirituale.

I Rishi vedici, essi stessi rivelatori di mantra, conoscevano la potenza che questi avevano nella formazione della propria vita spirituale.

Il significato stesso del termine mantra è: «quello che protegge colui che lo ripete e lo medita» - manvanam trayate iti mantrah.

I mantra noti sono delle semplici parole o sillabe; essi sono dei serbatoi di Potere Divino capaci di trasformare colui che ne fa pratica. Sono forme-suono che originano nel cuore di un saggio perfettamente sintonizzato con il Divino.

Maharshi Vasishta consiglia agli aspiranti spirituali: «Tenetevi ben saldi ad un mantra ed in modo innocente. Allora, persino le tendenze più radicate che legano la mente non saranno più un ostacolo sul vostro sentiero se dimorerete nel Supremo in tal modo, dedicando ogni vostro atto a Lui »
(Rig Veda).

E' affermato in modo categorico nei Purana, ed è confermato da ogni saggio e santo, che nel Kali Yuga vi è un solo modo per arrivare a Dio ed esso consiste nella ripetizione del Suo Nome.

Anche la Bhagavad Gita elogia japa come il metodo migliore di adorazione (X, 25).

E rispondendo alla domanda di Daivarata che chiedeva se la ripetizione dei mantra avrebbe dato lo stesso risultato della pratica continua della pura ricerca non oggettiva, Bhagavan Ramana disse:
«Quei ricercatori desiderosi e zelanti troveranno il successo ripetendo, con mente ben salda, i mantra o pranava. Solo così la mente si ritira dagli oggetti sensoriali e diventa una col Sé reale » (Ramana Gita III, 10, 11).



Periodico Vidya Luglio-Agosto 1976 - Visvanatha Swami, Lo splendore continuo della consapevolezza interiore. Dal «The Mountain Path» - Aprile 1975 (Estratto) Vidya Bharata

cielo
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Re: Mantra yoga

Messaggio da cielo » 16/03/2020, 11:09

Secondo la mia esperienza, una buona pratica di mantra yoga presuppone, a monte, una presenza consapevole nella funzione respiratoria.

"Respira, sei vivo!"
Ricorda il Venerabile Thich Nath Hahn, e alla consapevolezza del respiro, nelle sue fasi (i lati del quadrato giallo): inspiro, pausa, espiro, pausa, richiamano tutte le pratiche yogiche tradizionali.

Durante la giornata, soprattutto quando la sfera mentale è in piena attività, si dimentica di fermarsi qualche istante e respirare profondamente.
Inalare l'aria, più pulita del solito, e inspirare la forza della primavera e del suo sbocciare.

Trattenere questa forza nel propria corpo, a nutrire ogni cellula.

Espirare la propria energia "usata", e tutte le emozioni che oscurano la nostra interiorità.

E osservare quella pausa in cui ci si prepara nuovamente all'abbraccio dell'aria che entra, risana e purifica ogni cellula e molecola del nostro corpo fisico e libera il nostro mentale dalle scorie emotive e dai pensieri funesti (proiezioni su un futuro immaginario).

Usando il Pranava A U M è opportuno ricordare che di questi tempi in cui sono in gioco le paure collettive più inconsce che si focalizzano, necessariamente, sull'ottava intermedia, disturbando mente e cuore (visto che l'ottava inferiore su cui vibra la paura che "mette le ali ai piedi" non è esercitabile, stante le necessarie restrizioni al movimento e allo svago) è opportuno vocalizare a lungo la A che dal basso del vaso dei visceri (l'addome) sale e libera il petto, fino a dissolversi oltre "la porta del cielo" (la gola).

Diceva Vemu Mukunda:

I saggi affermavano che nell’OM c’era tutto l’universo, ma lo scienziato più materialista volle comprovarla e costruì un bambù con ventidue tasti (shruti) e uno strumento che li riproduce: la VINA.
In questo strumento allora ci devono essere tutte le emozioni dell’uomo altrimenti l’OM non sarebbe l’espressione della cosmologia.
Di punto in punto realizziamo, convertiamo e lasciamo l’energia.

In ogni punto del nostro corpo avviene una reazione chimica che produce i vari mutamenti.
I principali mutamenti sono quelli:
· della pressione sanguigna
· del respiro
· della temperatura

Di queste tre variabili possiamo controllarne una attraverso la pratica del canto dell’OM.
Ad esempio la paura provoca l’aumento del respiro, delle pulsazioni e della temperatura (questo è dimostrato anche per la necessità di aumentare il glucosio nel sangue).
Il primo tipo di paura è l’attacco, reazione istantanea indotta dalla situazione.
Questa è la paura bassa, che mette le ali ai piedi.

Il secondo tipo è la psico- paura, la paura chimica, se il livello di glucosio è più basso del normale (perché il corpo non lo sta producendo) si crea un terrore autoindotto per bilanciare questa deficienza di glucosio.
C’è un modo per arrivare alla normalità poiché la paura è rappresentata da uno dei ventidue punti, se noi fermiamo l’OM in un punto definito come quello della paura osserveremo dei cambiamenti.
Noi con l’OM tocchiamo tutti i punti, stimoliamo la reazione chimica e arrivando al cervello congeliamo la vibrazione.
Queste reazioni chimiche le innestiamo soltanto e passiamo oltre, ma con il “congelamento” della vibrazione cosmica arriviamo alla pace di tutte queste reazioni emotive e sensazioni.



shanti

Esercizi di vocalizzazione anti paura

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