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Come leggere - dialogo dIstruzione III

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cielo
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Come leggere - dialogo dIstruzione III

Messaggio da cielo » 05/05/2017, 13:53

Quando leggi un libro, preso dalle sue parole,

lasciandole fluire esse appaiono chiare, limpide, lapalissiane...

le senti tue, pregnanti, ovvie...

poi ovviamente non appena parte la mente... sorgono i dubbi...

Ti meravigli di questo?

Ascolta la tua intuizione di quando leggi e lascia cadere i pensieri.

Se qualcosa non ti è chiaro, posa il libro e riprendilo dopo qualche mese o un anno,

vedrai che essendo, nel frattempo, mutata la consapevolezza

comprenderai quanto prima non era chiaro.

un sorriso, Bodhananda


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Bodhananda, ML Vedanta-Sai Baba - 06 ottobre 2006 (tratto da forum pitagorico)

D. Qual'è il modo migliore di studiare le opere della Tradizione da te elencate? Leggere una pagina, poi rileggerla e riprenderla di tanto in tanto, oppure leggere dall'inizio alla fine, oppure sperimentare ogni tecnica presente e poi andare avanti, o altro?

R. Ognuno legge a modo suo.

Certi testi sono delle testimonianze di Conoscitori.

Essi vengono tracciati affinché altri possano utilizzarli.

L'utilizzo non appartiene al mondo dell'opinare.

Quindi infarcire la mente di concetti non serve, come non serve la concettualizzazione del Reale.

Puoi leggere con leggerezza, per semplice informazione... non si può mai sapere.

Senza cercare di capire.

Ci saranno alcune parti che non avrai bisogno di capire, perché le troverai presenti nella tua esperienza o nella tua consapevolezza.

Ci saranno alcune parti che non avrai bisogno di capire, perché non è certo la mente che le può realizzare.
Essendo oltre la mente.

Leggi leggermente tutto. Leggi profondamente fin dove ti trovi. Dove non ti inizi a trovare, vuol dire che lì ancora non sei... a che ti serve ciò che non sei? Solo a concettualizzare qualcosa che non può essere concettualizzato. Fra l'esserci e il non esserci, c'è il prossimo passo. Posa il libro e riprendilo una volta fatto il prossimo passo, dopo un mese, dopo tre, etc. Ci sarà un momento che quel passo ti sarà presente come il resto e allora andrai avanti.

Lascia perdere i giochetti mentali... servono solo a protrarre il pensiero.

Tu sarai sempre esattamente dove sarai, non servirà proprio a nulla desiderarti altrove, desiderarti diverso, desiderarti migliore, tu sei sempre e comunque ciò che sei. È questa l'unica realtà da realizzare. Dopo andrà stabilizzata.

Ovviamente il tutto continuando ad osservarti...

D. A proposito dei varna (i quattro ordini sociali tradizionali) hai detto che è necessaria l'osservazione dei veicoli, intendi il corpo mentale, quello fisico, come si comportano, a cosa tendono, etc?
Purtoppo ho un po' di incertezza sul punto.

R. L'incertezza fa parte del gioco, così come le richieste di chiarimento... sono una modalità per protrarre il rumore mentale...
Quello che tu cerchi, non è nel conseguimento delle mete che ti sei posto, e neppure nella comprensione di quanto la tua mente afferra, né in quello che ti si dice... è ciò che sei, pertanto, tutto questo è semplicemente la modalità in cui ti manifesti a te stesso, [e questo processo durerà] sin quando la tua natura ti sarà chiara.

Ovviamente queste sono parole indirizzate a ciò che sei, ma se tu invece credi di essere qualcuno o qualcosa, allora, nei libri che ti sono stati consigliati troverai esposti tanti strumenti da maneggiare sino a quando sarai convinto di essere l'artefice delle tue azioni, poi il problema non si porrà più.

Vorrei essere chiaro, ci sono tante persone che ritengono il cammino metafisico alla loro portata e lo approcciano in vari modi... il punto è che ci sono "luoghi o modalità" in cui questo approccio è realmente possibile e può determinare degli squilibri se non si è abili a ciò.

La metafisica concerne il Reale (già questa affermazione è un paradosso, in quanto nulla può concernere il Reale).

Il percorso metafisico (altro paradosso) concerne (paradosso) le gradazioni (paradosso) del Reale.

Pertanto si basa sulla realtà soggettiva.

Leggo? Se vedo che fino ad un punto mi é reale, ok. Se oltre un certo punto non mi è più reale, sospendo.

Nella mia realtà ho già visto l'esistenza del continuo divenire, pertanto rivedrò in seguito se quelle pagine diverranno reali.

Normalmente lì, fra reale soggettivo e non - reale soggettivo, sta il prossimo passo.

Solo che esso non va percorso perché l'hai trovato su un libro. Non può essere oggetto di una volontà.
Ti serva solo sapere che quella è la tua posizione coscienziale. Sarà il continuo divenire a proseguire, e la catena causale ad evolversi.

Uff! Siamo finiti nella metafisica... al solito. Lasciamo stare. Vedi se queste risposte risuonano meglio...

Hai domandato quale sia il modo migliore di studiare le opere elencate: o nell'ordine indicato o orientare la scelta secondo quella che ti ispira di più.
Domandi anche se leggere una pagina, poi rileggerla e riprenderla di tanto in tanto, oppure leggere dall'inizio alla fine, oppure sperimentare ogni tecnica presente e poi andare avanti, o altro.

Se trovi altro, applicalo insieme alle altre modalità e poi scegli quella che senti di più. La cosa più importante è il rispetto per lo scritto e il suo autore.

D. Ripeto la domanda a proposito dei varna, tu hai detto che è necessaria l'osservazione dei veicoli: intendi il corpo mentale, quello fisico, come si comportano, a cosa tendono etc? Purtoppo ho un po' di incertezza sul punto.

R. Bene, inizia ad osservare l'incertezza finché dura, poi passa ad osservare qualunque cosa passa...

cielo
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Re: Come leggere - dialogo dIstruzione III

Messaggio da cielo » 22/01/2020, 10:08

«Consideriamo una cosa... quando leggiamo le parole dei Maestri, come quelli di un qualunque rishi o testo sacro tradizionale, dobbiamo cercare di ricordare che esse non sono la verità, ma la sua descrizione o l'indirizzo per la via cui giungere ad essa.

Questo significa che ogni parola, ogni frase va letta, si' con gli occhi dell'amore per il Maestro, ma anche con la consapevolezza che la nostra mente non potra' mai immaginare cio' che e' senza di essa.

Quello cui possiamo arrivare attraverso l'intuizione, il servizio, la vicinanza col Maestro, puo' essere oggetto di riflessione, di meditazione, ma difficilmente di confronto e discussione.

Proprio per questo non puo' essere confrontabile col sentire di altri da noi, se lo scopo e' un confronto fine a se stesso.

Se invece il confronto serve al fine di ampliare la propria consapevolezza ammettendo nel proprio sentire anche quello dell'altro, ecco che cade la divisione fra la molteplicita' dei jiva.

Anche nel confronto dialettico, e' necessario l'amore, quell'amore che ci permette di vedere l'altro non piu' altro da noi, ma nostro semplice aspetto manifestato.

Se uno di noi per un attimo lasciasse cadere le proprie convinzioni, non potrebbe non trovare l'altro in se'.

Per proseguire la discussione sulla natura dell'atman, forse c'e' in ognuno di noi l'esperienza, poco prima di dormire o subito all'inizio dello stato di veglia, o in altri momenti, la sensazione/percezione/vissuto di uno stato senza qualificazioni, attributi, eventi, pensieri, etc.

Per il fatto stesso che esiste un soggetto che ne parla e che lo percepisce, viene detto Atman per distinguerlo dallo stesso stato, ma decisamente non duale, che viene vissuto senza alcun soggetto, il Brahman.

L'unica differenza, e' che esiste ancora un soggetto.

Un filosofo puo' giungere alla medesima esperienza attraverso la ragion pura, il bhakta vi arriva attraverso l'amore, etc.

Ma in realta' non e' vero nemmeno questo, o meglio e' pur sempre una visione parcellare.

C'e' anche un altro punto di vista da cui affrontare la cosa.

Usiamo un esempio gia' datato: il mare. Le singole onde costituiscono i jiva, gli enti individuati (dal vento, dal movimento, etc.). Quando il vento si placa, le onde svaniscono e si mostra un'unica superficie, la superficie e' definita dall'interfaccia aria, cioe' e' il limite dell'acqua, definito dall'esistenza dell'aria. E' la percezione di questo inizio di acqua che viene chiamato atman.

L'acqua mossa si sente in moto e vede altre onde.

L'acqua calma si vede/sente, proprio perche' limitata da un lato dall'aria, come superficie o essere, cioe' si rende conto della sua natura di acqua.

Proprio per la percipienza stessa di essere, e' ancora come dire... esistente, ossia vita.

Se l'acqua sprofonda in se stessa, ossia non ha piu' alcuna superficie, non e' ne' definibile, ne' individuabile, ne' percettibile da cio' che idealmente la circonda.

Ecco che brahman, atma e jiva sono la medesima sostanza o non sostanza».

Bodhananda

tratto da Vidya Bharata, Vedanta N. 1 - Marzo 2002

cielo
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È utile la lettura per chi aspiri alla liberazione?

Messaggio da cielo » 20/06/2021, 8:30

Riapro questo 3D sulla lettura per proporre un commento di Bodhānanda al sūtra 23 del "Nan Yar. Chi sono io? di Śrī Rāmaṇa Mahārṣi pubblicato nello speciale Vedanta che trovate qui.

Nel sutra 23 si parla della lettura e dei libri e Bodhananda evidenzia la differenza tra i libri che testimoniano la Tradizione e che possono essere delle mappe per coloro che li leggono, e i libri che mostrano l'immaginazione dell'autore che "costruisce" una storia e ce la racconta.
Con il passare degli anni la mia personale tendenza è di leggere sempre meno, escludendo libri di fantasia o saggi che siano mera raccolta di disquisizioni e opinioni su principi e valori filosofici (in senso lato).
Ho come la sensazione di stare perdendo del tempo, la mente si stanca a correre dietro alla visione altrui e il libro viene lasciato presto. La lettura non placa la mente, ma anzi la stuzzica su percorsi a zig zag, stancandola.
Prendo in dosi omeopatiche certi libri, in particolare uno che è il mio compagno di percorso e che mastico da anni.
Non è mai la rilettura di qualcosa che so e che ripasso, ma la misura per conoscere in me stessa dove l'erudizione e dove la realizzazione dell'istruzione.
Come intravedere il Monte Fuji tra le nebbie del mattino, ancora immersi nella vita sulle rive del mondo.


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23. È utile la lettura per chi aspiri alla liberazione?
Tutti i libri affermano che per ottenere la liberazione occorre placare la mente, quindi la loro conclusione è che la mente va resa quiescente; appreso questo, non serve leggere senza posa.
Per acquietare la mente occorre solo interrogarsi su cosa sia il Sé; come si può fare sui libri? Ognuno dovrebbe conoscere il proprio Sé attraverso le proprie capacità di conoscenza. Il Sé è entro le cinque guaine, mentre i libri ne sono fuori! Dal momento che il Sé va scoperto discriminando le cinque guaine, è futile cercarlo nei libri. Verrà il momento in cui bisognerà dimenticare tutto ciò che si è imparato.

Commento di Bodhananda:

Esistono due tipi di libri, quelli che testimoniano la tradizione e quelli che mostrano la fantasia dell’autore.
La Bhagavadgīta, col commento di Śaṅkara, il Vivekacūḍāmani, la Maṇḍūkyakārikā, cui dona sublime voce nella traduzione Raphael, sono opere fondamentali per quell’aspirante che voglia vivere la propria via di fuoco.

Perché allora Śrī Rāmaṇa qui avvisa della futilità dei libri, quando lui per primo li amava e curava con grande rispetto?
Perché già ai suoi tempi era iniziata la proliferazione dei testi e degli autori e ognuno scriveva di tutto e di più, senza alcuna reale nuova testimonianza o conferma o offerta da lasciare. Parimenti, alcuni ricercatori indulgevano in continue letture, saltando da un Maestro all’altro, come api di fiore in fiore, incapaci di meditare e realizzare alcuno dei sūtra studiati.
Il mantra veniva relegato ai momenti deputati, e non riusciva a valicare la coscienza divenendo autoripetente.
Anche questo punto di vista però è destinato a naufragare nell’intendimento di Śrī Rāmaṇa, quando allerta: “Verrà il momento in cui bisognerà dimenticare tutto ciò che si è imparato”.
E questo per alcuni può essere devastante.

Significa che ci sarà un momento in cui ogni apprensione verrà meno. Verrà meno perché la conoscenza diretta non lascia spazio per le opinioni costruite sulle credenze della mente e, al suo fermarsi, ogni opinione verrà meno.
Esiste un altro approccio ai testi sacri, l’approccio esperienziale, il libro diviene un compagno di percorso da consultare come si consulta la guida di un museo (se non si ha un accesso al Maestro), che spiega cosa sia quell’evento-oggetto cui stiamo assistendo.

Cercare di immaginare la visione del Divino o farsene un’idea, fantasticare o farsi un’opinione del savikalpa samādhi, se non si è vissuta alcuna di queste esperienze, non è saggio per l’aspirante.

Una cosa è gioire dell’amore che un santo ha messo in un inno, in una venerazione del Divino, patire del senso di inadeguatezza di un mistico o piangere al sentire il nome del Signore, un’altra è speculare su stati che non fanno parte del presente dell’aspirante.

Certi libri, specialmente quelli espressamente definiti Advaita, andrebbero presi a dosi omeopatiche e masticati per molti anni, prima che la loro dolcezza possa effondersi.

cielo
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Come leggere - dialogo dIstruzione III

Messaggio da cielo » 12/10/2021, 8:53

Sempre sul tema di un corretto approccio ai testi della Tradizione metafisica, riporto la risposta di Premadharma data sul forum pitagorico a un fratello che poneva molte domande su uno sloka della Kena Upanishad: "(Quando è) realizzato in ogni stato di coscienza, (allora il Brahman) è conosciuto; infatti (tramite ciò) si consegue l' immortalità. Con (il realizzare) l'Atman si consegue il vigore spirituale, tramite la conoscenza si consegue l' immortalità" ( Kena Upanishad 2, 4 - Ed. Ashram Vidya), senza peraltro trovare adeguato riscontro nelle risposte, e così generando ulteriori interrogativi.


Quando si aveva accesso ad un consesso tradizionale al neofita veniva chiesto di mantenere il silenzio per almeno 7 anni. Tanti erano necessari per iniziare ad assorbire l'insegnamento. Prima sarebbero state domande del manas incapace di porre domande e comprendere le risposte.

Gli argomenti su cui poni le domande non sono comprensibili sino a quando, praticando le pratiche di questa via, non avrai iniziato ad ampliare la consapevolezza.

Un consiglio valido in tutte le fasi della tua vita spirituale. Non cercare di capire. Non si può capire. Sarebbe solo una concettualizzazione che si contrapporrebbe all'intuizione.

Un testo tradizionale va letto se lo senti, poi va cercato il punto più avanzato del libro che equivale alla tua esperienza e lì è il punto su cui devi operare: il prossimo passo.

Non curarti di quello che sarà il passo che dovrai compiere in futuro, curati del presente poiché è questo nelle tue possibilità.

Se osservi, vedrai quanto ti è facile capire il libro dove equivale alla tua esperienza.

Così il libro andrà aperto nel tempo, per vedere come cambia la comprensione.

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