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Sul silenzio e sul vuoto

Teoria e dottrina.
anam

Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da anam » 18/02/2017, 0:51

In effetti, non si capisce.
Scriba ha chiesto: sono tue riflessioni, latriplice?
Condivido la domanda.

latriplice
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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da latriplice » 18/02/2017, 1:47

Latriplice ha scritto:

Shankara non presenta il Sé come il culmine di una esperienza estatica e resa permanente attraverso la pratica, anche perché tutte le esperienze indistintamente sono transitorie. Ti immagini una mente perennemente vuota? Anche Ramana andava a comprarsi il giornale dall'edicolante e si teneva occupato nella lettura. Sono queste castronerie da mente vuota che impedisce l'apprezzamento del proprio Sé riflessa e resa palese in una mente pacificata dalla meditazione. Solo la pura conoscenza, data dalla riscoperta di Sé, è permanente, perché non c'è mai stato un momento che io non sia questo Sé. Pertanto le riflessioni di Shankara le ho condivise e le ho fatte mie.

Diciamo che sono conclusioni a cui altri sono giunti sui quali ho riflettuto a lungo ed infine, dissipati i dubbi, condiviso. O mi state chiedendo indirettamente se sono illuminato?

Beh, in verità, non sono illuminato. Ma neanche non illuminato. Sono la luce. :D

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 6:41

[


Diciamo che sono conclusioni a cui altri sono giunti sui quali ho riflettuto a lungo ed infine, dissipati i dubbi, condiviso. O mi state chiedendo indirettamente se sono illuminato?

Beh, in verità, non sono illuminato. Ma neanche non illuminato. Sono la luce. :D
Diciamo invece che confermi di evitare sempre di rispondere alle domande dirette, procedendo sempre in modo ambiguo e torbido.
Inoltre, sempre per il principio di quella chiarezza, e onestà intellettuale verso gli altri, sarebbe il caso che tu citassi sempre le fonti, quando poni brani altrui, e nel contempo evitassi dii porre frasi tue in grassetto o corsivo.
Insomma, è semplicemente la netiquette che seguono tutti, dunque niente di nuovo o personale.
Che sia la volta buona...

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 8:27

Rido.
Rido perchè se uno mette proprie rilessioni o condivide proprie esperienze, ha (nella maggior parte dei casi), il disinteresse come risposta o qualche battuta liquidatoria.
Ma quanto interesse desta sapere se le affermazioni di latriplice sono dedotte da sue esperienze oppure no, e giù a far consideraziini sul suo "modus operandi", pur sapendo che, se la triplice le avesse espresse come proprie esperienze, sarebbero cadute nel vuoto.

NEL MERITO: ti ringrazio, latriplice, per l'input, anche se quella pratica che proponi è per me piuttosto difficile.
Il vuoto dentro di me non lo trovo nel silenzio ma nel tumulto delle mie emozioni. È nell'osservare questo senso di inadeguatezza, di limite, di sofferenza, che ho scoperto il vuoto, che vedo come abisso.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 8:37

Mauro ha scritto:
18/02/2017, 8:27
Rido.
Rido perchè se uno mette proprie rilessioni o condivide proprie esperienze, ha il silenzio come risposta o qualche battuta liquidatoria.
ciascuno risponde come sente e se lo sente...basta essere onesti rispettosi e chiari nella risposta, non credi?
Ma tutti alla carica per sapere se le affermazioni di latriplice sono dedotte da sue esperienze oppure no, e giù a far consideraziini sul suo "modus operandi", allorchè se la triplice le avesse espresse come proprie esperienze, sarebbero comunque cadute nel vuoto.
qual è il problema se fossero cadute nel vuoto (il luogo giusto di tutte le nostre risposte relative?)
..mica è un palco questo...
al contrario, con questo modus operandi di latriplice, si permane nel torbido, impedendo che le parole rifluiscano laddove sono emerse. Questa la mia sensazione.
NEL MERITO: ti ringrazio, latriplice, per l'input, anche se quella pratica che proponi è per me piuttosto difficile.
Il vuoto dentro di me non lo trovo nel silenzio ma nel tumulto delle mie emozioni. È nell'osservare questo senso di inadeguatezza, di limite, di sofferenza, che ho scoperto il vuoto, che vedo come abisso.
lo senti vuoto, in quanto è sconosciuto, come qualsiasi sprofondare.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 8:50

Fedro, sei la dimostrazione lampante di come a te interessi il "pour parler" che anima la mente che tu dici di disprezzare, invece di guardare la "ciccia" delle cose.
Latriplice rispondeva ad una mia domanda sul "come affrontare l'abisso"
A te non è interessato leggere cosa ha scritto latriplice in risposta alla mia domanda, secondo la sua modalità (censurabile o no, almeno lui ha risposto, tu no).
A te è interessato sindacare sul come e perchè lo ha scritto, da dove ha tratto i testi etc. Tipico esempio di fariseismo, girando intorno al dito che indica, criticando l'unghia sporca, invece di capire cosa il dito indicasse.
E comunque latriplice parlava a me. Magari ero io che dovevo chiedergli se i suoi consigli erano farina del suo sacco o no.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 8:59

Mauro ha scritto:
18/02/2017, 8:50
Fedro, sei la dimostrazione lampante di come a te interessi il "pour parler" che anima la mente che tu dici di disprezzare, invece di guardare la "ciccia" delle cose.
Latriplice rispondeva ad una mia domanda sul "come affrontare l'abisso"
A te non è interessato leggere cosa ha scritto latriplice in risposta alla mia domanda, secondo la sua modalità (censurabile o no, almeno lui ha risposto, tu no).
A te è interessato sindacare sul come e perchè lo ha scritto, da dove ha tratto i testi etc. Tipico esempio di fariseismo, girando intorno al dito che indica, criticando l'unghia sporca, invece di capire cosa il dito indicasse.
E comunque latriplice parlava a me. Magari ero io che dovevo chiedergli se i suoi consigli erano farina del suo sacco o no.
In che senso parlava a te?
State in una chat privata tu e lui?
A me interessa capire ciò che indica il dito, come tutti immagino

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 9:12

No, è una discussione pubblica, nella quale non sei intervenuto fino a quando non ti sei messo a criticare il dito sporco.
È questo il tuo contributo? Bene. Io lo metto solo in evidenza.
Quando in una discussione non si entra nel merito ma si gioca solo sulla forma, è lì che ti metti sul palco.
Latriplice mi stava dando delle indicazioni operative.
Comprensibilissime, non fumose nè torbide.
Per me non praticabili, in base a quanto ho già espresso.
Quindi dove hai ravvisato il problema? Nel fatto che non sapevi se fossero farina del suo sacco o no?

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 9:20

Il problema l'ho posto.
Non sei tenuto a rispondermi sulle cause che mi avrebbero indotto a porlo, quello è se ti pare o meno

Mauro
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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 9:47

Fedro ha scritto:
18/02/2017, 9:20
Il problema l'ho posto.
Non sei tenuto a rispondermi sulle cause che mi avrebbero indotto a porlo, quello è se ti pare o meno
Metto solo in evidenza un dato di fatto: che a parlare di aria fritta ci sprechi molti post.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da scriba » 18/02/2017, 10:10

In realtà è molto semplice, Mauro. Senza che nessuno si offenda, personalmente ho letto il thread un po' distrattamente. Se voglio trovare indicazioni o insegnamenti di questo tipo mi rivolgo direttamente a Shankara, per cui le indicazioni di un utente qualsiasi di un forum hanno un'importanza relativa.
Il lungo brano postato da Latriplice ha colpito la mia attenzione perché finalmente si proponeva come riflessioni e pratiche personali, e quindi l'ho letto con più attenzione.
Qualcosa però, leggendo con più attenzione, mi mostrava che non si trattava di pratiche o esperienze personali.
Da lì la mia domanda. Sono riflessioni tue? Solo questo volevo sapere. Per me, come credo anche per altri, la sostanza cambia: apprezzo la testimonianza, mi interessa meno un contenuto riportato.

Non ho ricevuto una risposta chiara.

Per cui ritorno a chiedere a Latriplice, per cortesia, di rispondermi con chiarezza: sono riflessioni tue o sono brani presi in prestito? No, non sto chiedendo se sei illuminato, la domanda è semplice e diretta, e finalizzata a comprendere solo questo. Sono riflessioni tue o riportate da altri?

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da NowHere » 18/02/2017, 10:21

scriba ha scritto:
18/02/2017, 10:10
Per cui ritorno a chiedere a Latriplice, per cortesia, di rispondermi con chiarezza: sono riflessioni tue o sono brani presi in prestito? No, non sto chiedendo se sei illuminato, la domanda è semplice e diretta, e finalizzata a comprendere solo questo. Sono riflessioni tue o riportate da altri?

Credo abbia già risposto:
Latriplice ha scritto: Pertanto le riflessioni di Shankara le ho condivise e le ho fatte mie.

cielo
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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da cielo » 18/02/2017, 10:57

latriplice ha scritto:
18/02/2017, 1:47
Latriplice ha scritto:

Shankara non presenta il Sé come il culmine di una esperienza estatica e resa permanente attraverso la pratica, anche perché tutte le esperienze indistintamente sono transitorie. Ti immagini una mente perennemente vuota? Anche Ramana andava a comprarsi il giornale dall'edicolante e si teneva occupato nella lettura. Sono queste castronerie da mente vuota che impedisce l'apprezzamento del proprio Sé riflessa e resa palese in una mente pacificata dalla meditazione. Solo la pura conoscenza, data dalla riscoperta di Sé, è permanente, perché non c'è mai stato un momento che io non sia questo Sé. Pertanto le riflessioni di Shankara le ho condivise e le ho fatte mie.

Diciamo che sono conclusioni a cui altri sono giunti sui quali ho riflettuto a lungo ed infine, dissipati i dubbi, condiviso. O mi state chiedendo indirettamente se sono illuminato?

Beh, in verità, non sono illuminato. Ma neanche non illuminato. Sono la luce. :D


Affermare "Io sono la luce" è "filosoficamente" corretto, però può essere fuorviante ove si non affermi prima di aver realizzato:
"io sono nella Luce" e "la Luce è in me" che rappresentano i necessari passaggi per la realizzazione ultima, Essere la Luce.

Passaggi che portano a liberarsi dell'avidya progressivamente, pur senza escludere la possibilità dell'"illuminazione istantanea".
Nel primo stadio si ha fede che l'Essere che si manifesta indossando la molteplicità dei nomi e delle forme, tra cui la nostra forma, E', unico e solo e tutti ci contiene. Tante candeline a fare la Grande Luce.
Finchè persiste la paura subconscia o palesata che la propria luce si spenga, di lasciare la propria forma, permane l'avidya dell'identificazione.
C'è la Luce e ci siamo noi, fiammelle: dualismo.

Nel secondo stadio: "la Luce è in me", si è iniziato il percorso a ritroso, si cerca dentro, nel cuore, il luogo di nascita di quella Luce imperitura.
Si immagina l'intera manifestazione come l'incarnazione del Divino che si manifesta nell'apparenza dei molteplici jiva e vive il proprio riflesso nell'interiorità dell''individuazione. Secondo i vaisnava, è il lila del Divino che ama sé stesso attraverso l'esperienza. Il nascere e il morire è solo un'apparenza dei suoi involucri, Lui è l'eternamente desto, non nasce né muore. Lui è la Luce in me.
Si riconosce la piena libertà dell'Essere di manifestarsi attraverso l'incarnazione, di esistere in un "me". I due sono uno, si tenta di approdare al Divino impersonale che illumina dall'interno l'io-persona. Non c'è io e non c'è Dio, c'è la Luce.

Nel terzo stadio, Io sono la Luce è la piena identità, c'è poco da dire essendo non pensabile, indefinibile, ciò da cui le parole recedono.
E' la non-dualità, ma quanti?
Se la teorizziamo stiamo costruendo semplici credenze, crediamo in questo e in quello, impastiamo e modelliamo le parole di altri ricercatori o Conoscitori che ci hanno risvegliato l'intuizione e stimolato l'aspirazione, l'anelito ardente che è come un fuoco da tenere sempre acceso, per adattarle alle nostre credenze, anche se lo facciamo in "buona fede" cercando di offrire i frutti delle nostre ricerche e di spiegare a noi stessi l'incomprensibile attraverso l'esposizione tramite le parole. Ma mai dimenticare che la mente non ci arriverà, è meglio arrendersi, secondo me, a questa evidenza, anche se piace disquisire. Il neti neti ci aiuta in questo denudamento di ciò che crediamo "vero".

Nella realtà la maggioranza dei ricercatori tende a considerare la non dualità un ulteriore "quello" in cui credere, su cui concettualizzare.
Meglio duque non perdere tempo per dimostrare l'indimostrabile, quando saremo la Luce lo sapremo, anche se non ci sarà nessuno ad affermarlo. La Luce semplicemente si manifesterà senza un me.
Come spesso viene detto: "la rana si mostra quando al girino cade la coda".
Nel frattempo il rischio, per ognuno, è di affermare la propria visione come autentica, e ciò implica, al mio vedere, che il cammino finale non è nemmeno vicino da iniziare. Invece, rimanendo girino nello stagno è possibile e necessario un confronto che riconosca nell'altro non un tramite per l'autoaffermazione, ma un compagno di cordata che potrebbe sempre passare un rampone più adeguato ad affrontare quella specifica parete di roccia.
Non ci sono né tecniche, né scorciatoie, nè formule, solo Vita da vivere nel distacco dai frutti delle azioni, comprese le concettualizzazioni sulla non dualità che inevitabilmente sorgono accostando certi "grandi" che le espongono.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 11:21

Scriba, ti dico come la penso, anche se mi scoccia aggiungere combustibile ad una conversazione che nulla ha a che vedere col tema del thread.
Ma per essere chiari.
A me pare che latriplice abbia torto a parlare di dottrina senza citare i riferimenti, e questo gliel'ho fatto notare più volte.
Ma questo vale quando si parla di "dottrina".
È evidente che in tal caso preferisco sentire cosa ne pensa Shankara piuttosto che le speculazioni di latriplice.

Qui la questione è un pò diversa: avevo chiesto esplicitamente a tutti di dirmi "come" (secondo loro, ovviamente) io potessi "gettarmi" fiduciosamente e senza paura nell'Abisso di cui si stava parlando (forse questa domanda ti è sfuggita, avendo tu stessa detto che hai letto il thread "distrattamente").
Bene. Latriplice mi ha dato una risposta. Un input operativo.
Giusto? Sbagliato? Non è questo il problema.
Checcacchiomenefrega se è farina del suo sacco o di Shankara?
Mi ha indicato il suo metodo.
Perchè se lo indica lui non va bene?

Quindi non capisco proprio la tua domanda, soprattutto se la inquadri nel contesto di tutto il thread, anche se lo hai letto "distrattamente".

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 11:34

Cielo, dire che:
Non ci sono né tecniche, né scorciatoie, nè formule, solo Vita da vivere nel distacco dai frutti delle azioni

È esso stesso un metodo, peraltro molto generico, poichè "vita da vivere nel distacco dai frutti delle azioni" mi sembra una bella frase sostanzialmente irrealizzabile in concreto.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 11:36

NowHere ha scritto:
18/02/2017, 10:21
scriba ha scritto:
18/02/2017, 10:10
Per cui ritorno a chiedere a Latriplice, per cortesia, di rispondermi con chiarezza: sono riflessioni tue o sono brani presi in prestito? No, non sto chiedendo se sei illuminato, la domanda è semplice e diretta, e finalizzata a comprendere solo questo. Sono riflessioni tue o riportate da altri?

Credo abbia già risposto:
Latriplice ha scritto: Pertanto le riflessioni di Shankara le ho condivise e le ho fatte mie.
Non conosco riflessioni di Shankara, soltanto testimonianze dello stato di Coscienza Shankara.
Quindi che vuol dire?
Si concettualizza Shankara o si parla dallo stato del turiya?

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 11:39

Che Shankara sia solo uno stato coscienziale lo vivi tu.
Per me è stato un uomo in carne ed ossa che ha esperito certe condizioni di coscienza e le ha descritte.
Quindi il termine "riflessioni di Shankara" ci sta tutto, specialmente nel senso etimologico del termine "riflessione".

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 11:44

Mauro ha scritto:
18/02/2017, 11:39
Che Shankara sia solo uno stato coscienziale lo vivi tu.
Per me è stato un uomo in carne ed ossa che ha esperito certe condizioni di coscienza e le ha descritte.
Quindi il termine "riflessioni di Shankara" ci sta tutto, specialmente nel senso etimologico del termine "riflessione".
Appunto le ha descritte, se ci avesse riflettuto sopra ne avremmo una concettualizzazione mentale, e tutti potremmo accedere a quello stato tramite li stesso strumento (mente)

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Mauro » 18/02/2017, 11:50

Se le ha descritte, lo ha fatto con la mente e col linguaggio.
Comunque il termine "riflessione" non vuol dire solo "ponderazione" o "mumble mumble", come tu credi.
Anche la mente è un "riflesso" di coscienza.
Quindi le "riflessioni" di Shankara sono trasposizioni in termini intelligibili, di stati di coscienza "riflessi" (dalla sua mente).
Riflessioni, appunto.

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Re: Sul silenzio e sul vuoto

Messaggio da Fedro » 18/02/2017, 12:15

Mauro ha scritto:
18/02/2017, 11:50
Se le ha descritte, lo ha fatto con la mente e col linguaggio.
Comunque il termine "riflessione" non vuol dire solo "ponderazione" o "mumble mumble", come tu credi.
Anche la mente è un "riflesso" di coscienza.
Quindi le "riflessioni" di Shankara sono trasposizioni in termini intelligibili, di stati di coscienza "riflessi" (dalla sua mente).
Riflessioni, appunto.
La differenza sta tra la conoscenza diretta, in cui non vi è interferenza/inferenza della mente (solo la trasposizione in un linguaggio Intelleggibile) e al contrario, la conoscenza indiretta che presuppone l'inferenza mentale.
In ogni caso, troverei fuorviante dire di riflessione nel primo caso.

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