Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie

Asparśa - yoga

La via senza sostegno, nella pura presenza.
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Asparśa - yoga

Messaggio da cielo » 25/02/2017, 22:43

"La conoscenza dell'essere illuminato, la quale è onnipervadente, non ha rapporto con alcun oggetto;

così pure le anime non hanno rapporti con gli oggetti..."

(Māṇḍūkyakārikā: IV, 99)


(...)

Gli altri tipi di yoga richiedono necessariamente uno slancio verticale, un impulso che parte sempre dall'individualità in quanto effetto e si dirige verso la sua trascendenza; abbisognano, quindi, del "desiderio".

Nel sentiero metafisico puro non é più il desiderio a determinare, ma é la consapevolezza stessa di "trovarsi", di essere.

Il discepolo non é spinto, é trattenuto; si puó dire, necessitato non all'acquisizione di qualcosa di inferiore o superiore, ma alla risoluzione di ogni istanza mayahica, compresa quella dell'unione, comunemente intesa.

Il discepolo dell'Asparśa-yoga s'interiorizza e comprende l'Assoluto, che si dispiega in tutta la sua maestà, nel segreto alveolo del proprio cuore.

Di là da ogni idea, concetto, ideale, idolo, fenomeno, c'è Quello, che è la totalità, non soggetto o dipendente da alcun concetto o cambiamento.

Il "Reintegrato metafisico" ha la virtù e il privilegio di vedere tutti i fenomeni della vita alla luce dello Zero metafisico.

Raphael, Essenza e scopo dello yoga, Asparśa yoga, pag. 107):

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da cielo » 03/03/2017, 9:55

Raphael, Essenza e scopo dello Yoga, Edizioni Parmenides

Se diamo uno sguardo ai vari tipi di yoga possiamo notare che partono dal primo gradino della scala - costituito dall'allenamento del corpo fisico - e arrivano fino alla sommità quando toccano la mens informalis o la ragion pura.
Così, lo Hatha-yoga considera il corpo e le funzioni vitali come strumenti di perfezione e di realizzazione.

Il Bhakti-yoga si rivolge al corpo emozionale rendendolo sempre più plastico e pieno d'amore per l'Amato fino a determinare quella "rottura di livello" necessaria per l'Unione.

Il Raja-yoga si occupa della mente con le sue diverse qualificazioni e movimenti, avvalendosi sopratttutto dell'aspetto volitivo. Realizzando un centro di coscienza stabile come leva, esso dà inizio ad un processo di coordinazione, integrazione, dominio, trasmutazione e trascendenza delle energie individuate imprigionanti sì da bruciare tutti gli ostacoli che impediscono il Kaivalya, la realizzazione del Sé o la liberazione dall'avidya.

Il Karma-yoga prende come supporto dell'ascesi l'agire e, portandolo ad un perfetto atto di donazione, rompe il centripeto egocentrismo dell'"ombra" che si estrinseca nel mondo del samsara (divenire). Con il retto e giusto agire e con l'abbandono dei frutti dell'azione, l'individuo si trascende.

Lo Jnana-yoga fa leva sull'intelletto nella sua espressione più alta e, mediante il discernimento (viveka) attuato con la riflessione intellettuale (vicara), riesce a enucleare la realtà da ciò che realtà non è. È un procedimento di selezione e di sintesi; in questo discernere sempre meglio i valori assoluti, la coscienza s'innalza dal particolare all'universale, dalla differenziazione all'Indifferenziato.

L'Asparsa-yoga (asparsa significa "non-contatto", "senza sostegno") indirizza la sua sadhana (disciplina) in modo diretto sull'Assoluto, sull'Incondizionato e, risvegliando l'assolutezza dell'Essere, spinge la coscienza del discepolo ad ancorarsi direttamente sulla costante eterna, non-nata, senza causa, effetto e mutamenti.


Premadharma » 22/10/2015 (tratto da forum pitagorico)

In tale ambito trovano declinazione secoli e secoli di scuole e lignaggi quanto più diversificati nelle pratiche e negli scopi poiché lo yoga prevalentemente viene inteso quale strumento di ricomposizione, di unione, di ascesi, di considerazione, etc.
È un termine con una forte accezione di cammino, percorso, ascesi, unione, via, etc. etc. Ecco allora che ogni determinata pratica umana può divenire scienza.
Lo vediamo nel "do" giapponese dove ogni aspetto della vita, se finalizzato ad una evoluzione interiore (ed esteriore) assurge alla considerazione di "via", si pensi ad esempio al chadō.


"La liberazione (mokṣa) non si ottiene né con lo Yoga, né col Samkhya, né col rito, né con la conoscenza eruditiva (na yogena na samkhyena karmana no na vidyaya), ma con il riconoscimento dell'identità dell'atman con Brahman. Non vi è altro mezzo". (Vivekacūḍāmaṇi, 56)

Commento di Raphael:

Qui per yoga si intende quel genere d'unione che configura una dualità: Hatha-yoga, Bhakti-yoga, ecc.
Solo l'Advaita Vedanta realizza l'Uno-senza-secondo.

Premadharma:

La caratteristica del Vedanta Advaita di Shankara è che non si oppone agli altri darshana, in quanto se ne distacca non confrontandosi con gli aspetti duali che li contraddistinguono, riconoscendone la validità, ma occupandosi solamente di quanto viene considerata una fase terminale dell'ajati yoga o vada o marga, quella puramente metafisica che troviamo accennata o lasciata intuire in ogni cammino.

Proprio perché ogni cammino, una volta praticato, si scopre essere finalizzato alla non generazione di nuovi contenuti o causalità. Cercare a tutti i costi di vedere e di praticare la contrapposizione è proprio dell'approccio empirico, poi tale visione viene abbandonata attraverso la pratica.

cielo
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Asparśa - yoga

Messaggio da cielo » 03/03/2017, 11:13

Raphael, Essenza e scopo dello Yoga, 1993 Edizioni Asram Vidya ora Parmenides

L'Asparsa-yoga (asparsa significa "non-contatto", "senza sostegno") indirizza la sua sadhana (disciplina) in modo diretto sull'Assoluto, sull'Incondizionato e, risvegliando l'assolutezza dell'Essere, spinge la coscienza del discepolo ad ancorarsi direttamente sulla costante eterna, non-nata, senza causa, effetto e mutamenti.
Lo scopo è di realizzare - senza tentennamenti e con un atto di coraggio veramente notevole - un volo immediato verso il senza-tempo-spazio- causalità e rimanere saldamente in esso senza più "discendere" nella sfera del rappresentato.

È lo yoga del "lampo": o la coscienza si ancora fino all'Identità, oppure si ritrova sul piano del concettualizzato e del fenomenico deformante.

È la "Via del Fuoco"1 che incenerisce di colpo la maya con i suoi prodotti.

È lo yoga del "senza sostegno" perché, a differenza degli altri tipi di yoga che poggiano la loro sadhana ora sull'emozione, ora sulla volontà, ora sulla mente discriminante o sul corpo fisico, ecc. questo non si appoggia né su fattori qualitativi intrinseci né su quelli estrinseci.

Qui si tratta di cogliere in modo diretto, con un atto di totale e integrale trasformazione di Sé, il senso dell'Assoluto, dello Zero metafisico, dell'inqualificato (nirguna); ciò implica ritrovarsi, non pensarsi.

Questo yoga insegna che "andando...non si arriva mai", desiderando non si cessa mai di desiderare; concettualizzando ora una cosa ora un'altra la mente non si porta mai al silenzio; appoggiandosi a qualità espressive della maya non si esce mai dalla maya.

Colui che vuole "fermarsi" quindi deve necessariamente cessare di camminare, chi vuole infrangere le catene del desiderio, deve cessare di desiderare, chi vuole il silenzio mentale non deve pensare e chi vuole trascendere la schiavitù della maya non deve baloccarsi con i suoi prodotti, per quanto raffinati possano essere.

L'Asparsa-yoga non concede ambiguità né si attarda a considerare, nella sua dinamica, il fattore tempo - quindi storia, evoluzione - perché il senza-tempo non può essere conquistato nel tempo e col tempo.

L'evoluzione non porta all'Assoluto e alla Costante, ma sempre nel samsara; l'Assoluto non può dipendere da gradi o tappe evolutive, quindi da condizioni spazio-temporali; l'Assoluto è, e solo chi ha la forza, la possanza e l'eroica volontà di Essere si scopre Essere; solo chi ha l'ardire di trovarsi Totalità si scopre Totalità.
____________________________
1 Per una più ampia dilucidazione si veda: La Triplice Via del Fuoco di Raphael, in particolare il cap. "Fuoco incolore o la realizzazione secondo la metafisica tradizionale". Edizioni Asram Vidya, Roma.

latriplice
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 03/03/2017, 16:46

L'asparsa yoga essendo senza sostegni e corrispondente alla stessa natura del Sé, non compendia alcuna azione realizzativa ma conoscenza per identità. Nelle note al IV capitolo della Mandukya Upanisad a cura di Raphael troviamo:

1. Il conoscitore, la conoscenza e il conosciuto sono la stessa cosa. Questi tre dati, presi separatamente, non possono avere una loro intrinseca realtà perché, diversamente, verrebbero a mancare la connessione e il rapporto tra soggetto e oggetto, tra conoscenza e soggetto di conoscenza, e così via.

2.(..) L'asparsin non deve lottare contro il vagare dei pensieri, contro il concettualizzare distintivo egoico, contro reazioni emotive; la sua coscienza vola verso gli universali avendo in sé, come nota dominante, la ricerca della totalità, la quale può essere compresa e vissuta solo da una coscienza che si esprime in termini di totalità.

3. Poiché l'assoluto Brahman è al di là di ogni relazione, di ogni dualità, di ogni conoscenza distintiva, ecc., Gaudapada addita un tipo di yoga che ha la stessa natura del Brahman. Se noi siamo Brahman, allora per cadere in Quello dobbiamo abbandonare tutti i possibili sostegni o le relazioni che ci siamo creati. Ogni appoggio terreno o celeste non costituisce altro che realizzazione nell'infranaturale. Si realizza l'asparsa yoga quando il soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza si risolvono nell'unità metafisica.


Pertanto per "fare" l'asparsa yoga, dobbiamo essere Brahman.

Mauro
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da Mauro » 03/03/2017, 17:40

Pertanto per "fare" l'asparsa yoga, dobbiamo essere Brahman.
In termini pratici?

Perchè in teoria già siamo Brahman (anzi: lo siamo da sempre), ma nella vita di tutti i giorni non possiamo semplicemente "atteggiarci" a Brahman.

In che termini possiamo fare a meno dei sostegni nella vita manifesta, allorchè essa si basa sui sostegni (per vivere, respirare, mangiare, evacuare, amare, relazionarsi etc.)?

latriplice
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 03/03/2017, 18:05

In termini pratici dalla prospettiva della persona raccontata nel diario di viaggio?

Mauro
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da Mauro » 03/03/2017, 18:21

latriplice ha scritto:
03/03/2017, 18:05
In termini pratici dalla prospettiva della persona raccontata nel diario di viaggio?
Scusa, perchè se no da quale prospettiva?
Tu non mangi, non dormi, non evacui, non ami, non hai relazioni?

latriplice
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 03/03/2017, 19:18

E' la persona (upadhi) con la quale sono associato e non identificato che mangia, dorme, evacua, ama e si relaziona.

Mauro
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da Mauro » 03/03/2017, 19:54

latriplice ha scritto:
03/03/2017, 19:18
E' la persona (upadhi) con la quale sono associato e non identificato che mangia, dorme, evacua, ama e si relaziona.
Praticamente un automa.
È questo l'asparsa yoga?

latriplice
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 03/03/2017, 20:06

Esattamente, hai a che fare con un automa. Cessando l'identificazione con cui costui viene a mancare il soggetto della triade conoscitore-conoscenza-conosciuto determinando il collasso dei fattori distintivi di quest'ultima, e questa è l'asparsa yoga. In altre parole l'asparsa yoga é il Brahman.

Mauro
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da Mauro » 03/03/2017, 20:26

Diventa automa nel momento in cui te ne dissoci, utilizzandolo solo come strumento.
Se questo vuol dire essere Brahman...

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 03/03/2017, 20:38

Finché lo utilizzi come strumento la dissociazione é solo apparente sussistendo la finalità di quell'utilizzo e quindi l'agente - fruitore dei risultati delle azioni. Il Brahman é non agente.

Mauro
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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da Mauro » 04/03/2017, 6:34

latriplice ha scritto:
03/03/2017, 20:38
Finché lo utilizzi come strumento la dissociazione é solo apparente sussistendo la finalità di quell'utilizzo e quindi l'agente - fruitore dei risultati delle azioni. Il Brahman é non agente.
Si, ma questo "strumento" lo utilizzi sempre, finchè stai in vita. E nella sfera grossolana (che poi è quella che esperiamo ora), è da quello strumento che dipendi, anche se te ne "distacchi".

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da A-U-M » 04/03/2017, 11:12

Mauro ha scritto:
04/03/2017, 6:34
latriplice ha scritto:
03/03/2017, 20:38
Finché lo utilizzi come strumento la dissociazione é solo apparente sussistendo la finalità di quell'utilizzo e quindi l'agente - fruitore dei risultati delle azioni. Il Brahman é non agente.
Si, ma questo "strumento" lo utilizzi sempre, finchè stai in vita. E nella sfera grossolana (che poi è quella che esperiamo ora), è da quello strumento che dipendi, anche se te ne "distacchi".
Perdonate se sono attivo su più argomenti, ma è la "frenesia dell'ultimo arrivato": non potrebbe essere, se ho ben compreso il punto, che tale strumento non sia uno strumento (quindi non ci sia bisogno neanche di distaccarsene) perché anche nella sfera grossolana esso è già il Brahman? Cioè, detto con la mia esperienza di umile sadhaka quasi a tempo pieno ma pur sempre sadhaka: "quando" hai "trovato" (le virgolette sono d'obbligo su quelle parole) ciò che sempre permane immutabile, vuol dire che hai "trovato" il Brahman. Se poi vedi scorrere "fuori" i dati sensoriali grossolani (e, "dentro", anche quelli sottili), poco importa, essi andranno, sopportati, domati e reintegrati come meglio si potrà (magari anche solo restando il più possibile in tale "punti al centro": il resto dei dati si reintegrerà da solo, presto o tardi, e non per forza nel senso che sparirà, ma anche solo nel senso che non verrà più visto come qualcosa di separato dal Brahman).
Fino a che tale punto al centro non è trovato, non siamo nell'asparsha yoga, e quindi il problema non si pone nemmeno, e dovremmo giustamente e doverosamente continuare con le sadhana che "cercano il Brahman". Questo è quello che sono pervenuto a sperimentare dopo anni di tali sadhana. Ora, per grazia e non per merito (per me i meriti non esistono, solo solo un nome dato a certe forme di grazia), mi rimane solo l'asparsha da conseguire, tutto il resto delle mie azioni (compresa la volontà di fare o non fare) vanno da sé: ma sia benedetta la sadhana che per tanti anni, "ingenuamente", cercava il Brahman (anche quando a parole già diceva "il Brahman non è oggetto da cercare").

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da cielo » 04/03/2017, 12:53

Mauro ha scritto:
03/03/2017, 17:40
Pertanto per "fare" l'asparsa yoga, dobbiamo essere Brahman.
In termini pratici?

Perchè in teoria già siamo Brahman (anzi: lo siamo da sempre), ma nella vita di tutti i giorni non possiamo semplicemente "atteggiarci" a Brahman.

In che termini possiamo fare a meno dei sostegni nella vita manifesta, allorchè essa si basa sui sostegni (per vivere, respirare, mangiare, evacuare, amare, relazionarsi etc.)?
Asparsa non è liberarsi dagli oggetti, anche, nel pieno distacco discriminativo tra effimero ed eterno, utile e inutile.
E' una caduta libera nell'abisso, senza aggrapparsi a nulla, a nessuna istruzione, rito, formula, costrutto concettuale, sogno e immaginazione (Paradiso perduto?).
E' soprattutto non sostenersi all'io che ha il senso di precipitare, di morire, in quel nulla.
Senza sostegni: osservare la caduta libera. Il riassorbimento a quella Luce che attrae dal profondo, nel recesso del cuore dell'essenziale: puro essere. Sono, non "io sono". Inarrivabile, almeno in questa esistenza, adesso.
Il germe d'oro, più piccolo del piccolo e più grande del grande. Uno, mica tanti.
E' il grande inghippo.
Per me, quasi sempre, è un dolore che attanaglia. So che l'io non vuole morire, che tenta di aggrapparsi, che resiste, si giustifica, colpisce e fugge.
Un continuo laceramento tra l'aspirazione a seguire l'insegnamento che dice di arrendersi, di abbandonarse ogni aspetto emotivo e pensiero al Principio, di cadere e basta, e l'io che resiste, come uno che sta affogando ma ancora nuota, che magari trova un legno a cui aggrapparsi.
Morire non è bello, di solito.

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 04/03/2017, 21:42

Mauro ha scritto:
04/03/2017, 6:34
latriplice ha scritto:
03/03/2017, 20:38
Finché lo utilizzi come strumento la dissociazione é solo apparente sussistendo la finalità di quell'utilizzo e quindi l'agente - fruitore dei risultati delle azioni. Il Brahman é non agente.
Si, ma questo "strumento" lo utilizzi sempre, finchè stai in vita. E nella sfera grossolana (che poi è quella che esperiamo ora), è da quello strumento che dipendi, anche se te ne "distacchi".
A parte il fatto che esperiamo diverse modalità esistenziali in accordo ai corrispondenti stati riferibili al suono A U M, veglia, sogno e sonno e relativi sperimentatori (vishwa, taijaisa, pragnya), in più c'è da rilevare che hai invertito il rapporto di dipendenza tra ciò che appare, lo sperimentatore-ego dello stato di veglia in questo caso, ed il sostrato immutabile testimone dell'alternanza ciclica di quest'ultimo. In altre parole tu non sei l'ente fruitore dello strumento attraverso il quale fai esperienza dei relativi stati esistenziali, ma la luce della coscienza in cui tale fruitore appare. Tale riconoscimento coincide con moksha, liberazione. Liberazione da cosa? Dalla persona che credi di essere, esattamente quella riportata nel tuo diario, non liberazione concernente la persona oggetto dei racconti ivi riportati.

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da latriplice » 04/03/2017, 22:42

cielo ha scritto:
04/03/2017, 12:53
Mauro ha scritto:
03/03/2017, 17:40
Pertanto per "fare" l'asparsa yoga, dobbiamo essere Brahman.
In termini pratici?

Perchè in teoria già siamo Brahman (anzi: lo siamo da sempre), ma nella vita di tutti i giorni non possiamo semplicemente "atteggiarci" a Brahman.

In che termini possiamo fare a meno dei sostegni nella vita manifesta, allorchè essa si basa sui sostegni (per vivere, respirare, mangiare, evacuare, amare, relazionarsi etc.)?
Asparsa non è liberarsi dagli oggetti, anche, nel pieno distacco discriminativo tra effimero ed eterno, utile e inutile.
E' una caduta libera nell'abisso, senza aggrapparsi a nulla, a nessuna istruzione, rito, formula, costrutto concettuale, sogno e immaginazione (Paradiso perduto?).
E' soprattutto non sostenersi all'io che ha il senso di precipitare, di morire, in quel nulla.
Senza sostegni: osservare la caduta libera. Il riassorbimento a quella Luce che attrae dal profondo, nel recesso del cuore dell'essenziale: puro essere. Sono, non "io sono". Inarrivabile, almeno in questa esistenza, adesso.
Il germe d'oro, più piccolo del piccolo e più grande del grande. Uno, mica tanti.
E' il grande inghippo.
Per me, quasi sempre, è un dolore che attanaglia. So che l'io non vuole morire, che tenta di aggrapparsi, che resiste, si giustifica, colpisce e fugge.
Un continuo laceramento tra l'aspirazione a seguire l'insegnamento che dice di arrendersi, di abbandonarse ogni aspetto emotivo e pensiero al Principio, di cadere e basta, e l'io che resiste, come uno che sta affogando ma ancora nuota, che magari trova un legno a cui aggrapparsi.
Morire non è bello, di solito.

"So che l'io non vuole morire, che tenta di aggrapparsi, che resiste, si giustifica, colpisce e fugge."


Chi è che sa? Non è sufficiente questo riconoscimento che comporta una discriminazione tra colui il quale non vuole morire, che tenta di aggrapparsi, che resiste, si giustifica, colpisce e fugge ed il testimone che riporta tale eventualità (che equivale a moksha)? Deve per forza essere un evento grandioso accompagnato da luci accecanti e suono di fanfare a proclamare finalmente la tua tanto sospirata realizzazione da essere avvertita ai due poli del globo terrestre? Assolutamente no. Succede ogni tanto, senza che te ne rendi conto, che la mente entra in uno stato di standby, dove non proietta la triade conoscitore- conoscenza-conosciuto, e questa tecnicamente corrisponde all'asparsa yoga e perché no, al Brahman. Cosa manca a renderlo effettivo? Semplice, il riconoscimento (jnana). E la conoscenza (zolfo), dispetto all'esperienza (mercurio), dura per l'eternità.

In ogni caso, dato che il Brahman e la mente non condividono lo stesso ordine di realtà (sathya e mithya), non significa che la presenza di uno escluda l'atro. Anzi, uno è sempre presente, l'altro invece gode di una esistenza effimera e transitoria difficile da inquadrarla come reale.

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da cielo » 07/03/2017, 17:56

Raphael (brano dall'introduzione della Mandukya Upanisad, Edizioni Asram Vidya, pag 18-27).

Gaudapada nelle sue karika (Mandukya Upanisad IV, 2) afferma:

«Saluto quello yoga - insegnato dalle stesse Scritture - ben conosciuto come asparsa, libero da relazioni, benefico, generatore di beatitudine per tutti gli esseri, esente da opposizioni e contraddizioni».

«Asparsa yogah - commenta il grande Samkara - è lo yoga senza sparsa: contatto o relazione con chicchessia; è proprio della natura del Brahman (nirguna). I conoscitori del Brahman lo chiamano con questo nome; in altri termini, è detto asparsa yoga quello libero da ogni relazione (causale). Esso diviene una benedizione per tutti gli esseri. Alcuni (aspetti dello) yoga, come ad esempio l'austerità (tapas), sono comunque associati alla sofferenza, per quanto si dicano produttori di felicità intensa; ma questo yoga non appartiene a simili categorie. Qual è, allora, la sua natura?
E' beatitudine per tutti gli esseri.

Possiamo dire che il godimento di un particolare tipo di oggetto può portare felicità, ma non stabile benessere (il godimento di qualunque ordine e grado è sempre duale, quindi conflittuale); questo yoga, invece, porta beatitudine e allo stesso tempo stabile benessere, poiché la sua natura è al di là dell'impermanenza. Inoltre, esso è esente da opposizioni. Perché? Perché è privo di contraddizione. A questo yoga, insegnato dalle Scritture, io porgo il mio saluto».

«Questo yoga che viene denominato "asparsa" (senza alcun contatto), è difficile da comprendere per molti yogi, perché essi, che sentono la paura (dell'annichilimento) laddove non esiste, ne hanno timore». (III, 39).

«Asparsa yogah nama: questo è conosciuto - commenta sempre Samkara - come lo yoga senza contatto o sostegno poiché non ha relazione (con qualcosa), non è, quindi, in contatto con niente. Comunque esso viene descritto nelle Upanisad. Uno yoga di questo genere è difficilmente accessibile agli yogi sprovvisti della vera conoscenza delle Upanisad. L'idea è che questa verità possa essere realizzata solo a seguito di uno slancio il cui coronamento rappresenti la consapevolezza dell'atman in quanto Realtà una (senza secondo). Gli yogi hanno paura (di tale yoga), mentre non ne dovrebbero avere; i non discriminanti temono, praticando questo yoga, l'estinzione della loro individualità, per quanto (tale yoga) sia al di là di ogni timore».

Il termine asparsa yoga sembra avere una contraddizione perché asparsa significa: non contatto, e yoga: contatto, unione di due cose. Il primo è in riferimento a ciò che è privo di relazione, il che comporta la non-dualità assoluta, la quale, per la sua natura, non può avere alcun contatto con "qualche cosa", poiché dal punto di vista dell'ultima verità non può esistere altro se non l'Assoluto nella sua unica indeterminatezza. Il secondo termine, invece, implica relazione e contatto di due dati: la creatura e il Creatore, il jiva individuale e Isvara, la coscienza individuale e quella universale, ecc.

Gaudapada, alla via che porta all'Assoluto, all'Uno-senza-secondo, al Brahman nirguna, senza alcuna eccezione, dà il nome di yoga, intendendolo nell'accezione di "metodo", modalità operativa per eliminare gli ostacoli che impediscono alla Verità di svelarsi.

«La conoscenza dell'essere illuminato, la quale è onnipervadente, non ha rapporto con alcun oggetto; così le anime non hanno rapporti con oggetti». (Mandukya Upanisad IV, 99).

Qui si mette in risalto come la Conoscenza (Brahman), che è onnipervadente e omogenea come l'etere, non ha alcun rapporto con gli oggetti i quali non sono altro che rappresentazioni mentali. Questo Brahman è non-nato, libero dalle differenze, senza secondo. Così, l'asparsa yoga imbocca la strada che conduce direttamente alla realizzazione dell'Essere trascendente assoluto. Il suo punto di vista è di ordine metafisico puro perché il suo volo si svolge al Principio non-duale, senza scendere a un pur minimo livello di dualità. Costituisce l'autentica "Filosofia dell'Essere", in quanto puro e unico Essere.

La difficoltà di cogliere l'assolutezza è grande perché non è con la mente, la quale opera nel dominio del soggetto-oggetto, che si può comprendere la non-dualità assoluta. Vani sono gli sforzi di colui che tende a porre l'Assoluto come semplice oggetto di rappresentazione mentale.

Si può dire che questo yoga, per essere veramente compreso, impone necessariamente e senza equivoci un approccio d'identità. In altri termini, essendo uno yoga senza rapporto, è, ovviamente e soprattutto, uno yoga senza sostegni. Così si esige un porsi immediato nel Sè, senza appoggiarsi né ad oggetti esterni né a qualificazioni della stessa individualità come il sentire, il volere o il conoscere empirico. Gli altri tipi di yoga richiedono necessariamente un'aspirazione, uno slancio verticale, un impulso che parta sempre dall'individualità in quanto effetto, e si diriga verso la sua trascendenza; abbisognano, quindi, del desiderio.

Nel sentiero metafisico puro non è più il desiderio a determinare, ma è la consapevolezza stessa di "trovarsi", di Essere. Il discepolo non è spinto, è trattenuto; si può dire, necessitato non all'acquisizione di qualcosa di inferiore o superiore, ma alla risoluzione di ogni istanza mayahica, compresa quella dell'Unione comunemente intesa.

Il discepolo dell'asparsa yoga s'interiorizza e comprende l'Assoluto, che si dispiega in tutta la sua maestà, nel segreto alveolo del proprio cuore. Al di là di ogni idea, concetto, ideale, idolo, fenomeno, c'è Quello, che è la Totalità, non soggetto o dipendente da alcun concetto o cambiamento.

(testo completo)

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Re: Asparśa - yoga

Messaggio da cielo » 30/12/2019, 9:28

Raphael:

"Shankara non invita a parlare del Brahman, ma a realizzare Brahman;

e per un simile evento occorrono un tale dominio mentale, una percezione superdistintivo-analitica, un equilibrio psichico, un'intuizione scevra di contenuti subconsci, una tale volontà sovrana che sappia comprendere se stessa e una tale capacità di rimanere al Centro, che pochi possono affrontarlo.

Una guida qualificata, d'altra parte, è necessaria; guida che abbia, naturalmente, percorso il sentiero dello Asparsa-yoga, lo yoga che prescinde da qualunque contatto, in altri termini che opera "senza sostegni" (Cfr. Tu sei Quello di Raphael, Ed. Asram Vidya e Mandukya upanisad, op. cit.).

Ma con tutta probabilità molti aspiranti hanno ancora necessità di sostegni, per cui, se la coscienza viene forzata, possono verificarsi fughe, inibizioni, sbandamenti mentali e smarrimento psichico, nichilismo, atrofizzazione di certe energie e sfaldamento dell'io empirico.

Comunque la strada è aperta a tutti perché tutti potenzialmente sono idonei.

Per coloro che hanno coraggio e discernimento, le "porte" non possono non aprirsi. A costoro va il messaggio di Shankara."

Śaṇkara. Vivekacūḍāmaṇi, edizioni Āśram Vidyā. Commento di Raphael al sutra 245

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