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Libertà: assenza di auto-giudizio

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latriplice
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Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 20/12/2018, 11:37

L'idea che la libertà dipenda da una determinata condizione della tua mente è di gran lunga la più comune, persistente e dannosa concezione della libertà, come evidenziato da Swami Dayananda in uno dei suoi satsang.


Giudicarsi, in qualsiasi momento, sulla base della condizione contingente della propria mente è un errore. La condizione attuale della mente può essere dolore, depressione, frustrazione, rimpianto, delusione o solo una risposta al fallimento. Finché giudichi te stesso in base alle condizioni della tua mente, sei un samsari (uno invischiato nel mondo relativo delle apparenze e quindi, soggetto alla scomoda alternanza della dualità). Quando ti rifiuti di giudicare te stesso sulla base della condizione contingente della tua mente, sei un mumuksu (colui che cerca la libertà da ogni apparente limitazione) e un jignasu (colui che cerca la libertà attraverso la conoscenza). E quando smetti di giudicare te stesso sulla base della condizione contingente della mente, sei libero.

Questa è l'unica libertà che esiste: la libertà dall'errore di auto-giudizio che si basa sulla condizione della mente.

L'errore è evidente. La natura della mente è quella di continuare a cambiare costantemente. Al mattino ti giudichi in un modo, e alla sera in un modo diverso. Quando il giudizio viene intrattenuto, esso viene immagazzinato nella memoria, creando una "personalità" da un individuo. La personalità è puramente psicologica. È contro la visione del Sé che il Vedanta rivela attraverso i suoi insegnamenti. E se la conoscenza del Sé che il Vedanta rivela non funziona per te, non funziona solo a causa di questo giudizio. Quando ti rifiuti di giudicare te stesso sulla base della tua mente, allora sei maturo nel cercare la chiarezza nella visione della verità del Sé.

Questo non significa che devi avere sempre un particolare tipo di mente.

La mente cambia e continuerà a farlo, a meno che tu non ti anestetizzi psicologicamente, il che è innaturale. I pensieri non si "asciugano" perché la fonte dei pensieri, delle percezioni e della memoria è sempre lì (corpo causale-maya-ignoranza).

Lo studente dice: "Mi sembra di capire la visione, ma allora perché sono ancora infastidito da un groviglio di pensieri?" A causa della condizione mentale in cui si trova, lo studente dubita della visione, della stessa conoscenza. Il dubbio è un ostacolo per ottenere la conoscenza.

La conoscenza non è una condizione contingente della mente, un particolare stato mentale. La conoscenza è il riconoscimento del fatto che sono libero dai pensieri. Questo riconoscimento è diverso da uno stato mentale senza pensieri. La differenza tra riconoscere la mia natura fondamentale come libero dal pensiero e mirare ad una mente libera dal pensiero è la differenza tra conoscenza e ignoranza.

Rifiuta di giudicare te stesso sulla base della condizione contingente della mente. Allora sei maturo nella ricerca della libertà. Poi c'è la libertà. Non c'è nessun'altra libertà.


Swami Dayananda - Piercy, CA marzo 1983

Rif. https://end-of-knowledge.com/2018/07/05 ... r-freedom/

cielo
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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da cielo » 22/12/2018, 12:14

latriplice ha scritto:
20/12/2018, 11:37
L'idea che la libertà dipenda da una determinata condizione della tua mente è di gran lunga la più comune, persistente e dannosa concezione della libertà, come evidenziato da Swami Dayananda in uno dei suoi satsang.


Giudicarsi, in qualsiasi momento, sulla base della condizione contingente della propria mente è un errore. La condizione attuale della mente può essere dolore, depressione, frustrazione, rimpianto, delusione o solo una risposta al fallimento. Finché giudichi te stesso in base alle condizioni della tua mente, sei un samsari (uno invischiato nel mondo relativo delle apparenze e quindi, soggetto alla scomoda alternanza della dualità). Quando ti rifiuti di giudicare te stesso sulla base della condizione contingente della tua mente, sei un mumuksu (colui che cerca la libertà da ogni apparente limitazione) e un jignasu (colui che cerca la libertà attraverso la conoscenza). E quando smetti di giudicare te stesso sulla base della condizione contingente della mente, sei libero.

Questa è l'unica libertà che esiste: la libertà dall'errore di auto-giudizio che si basa sulla condizione della mente.

L'errore è evidente. La natura della mente è quella di continuare a cambiare costantemente. Al mattino ti giudichi in un modo, e alla sera in un modo diverso. Quando il giudizio viene intrattenuto, esso viene immagazzinato nella memoria, creando una "personalità" da un individuo. La personalità è puramente psicologica. È contro la visione del Sé che il Vedanta rivela attraverso i suoi insegnamenti. E se la conoscenza del Sé che il Vedanta rivela non funziona per te, non funziona solo a causa di questo giudizio. Quando ti rifiuti di giudicare te stesso sulla base della tua mente, allora sei maturo nel cercare la chiarezza nella visione della verità del Sé.

Questo non significa che devi avere sempre un particolare tipo di mente.

La mente cambia e continuerà a farlo, a meno che tu non ti anestetizzi psicologicamente, il che è innaturale. I pensieri non si "asciugano" perché la fonte dei pensieri, delle percezioni e della memoria è sempre lì (corpo causale-maya-ignoranza).

Lo studente dice: "Mi sembra di capire la visione, ma allora perché sono ancora infastidito da un groviglio di pensieri?" A causa della condizione mentale in cui si trova, lo studente dubita della visione, della stessa conoscenza. Il dubbio è un ostacolo per ottenere la conoscenza.

La conoscenza non è una condizione contingente della mente, un particolare stato mentale. La conoscenza è il riconoscimento del fatto che sono libero dai pensieri. Questo riconoscimento è diverso da uno stato mentale senza pensieri. La differenza tra riconoscere la mia natura fondamentale come libero dal pensiero e mirare ad una mente libera dal pensiero è la differenza tra conoscenza e ignoranza.

Rifiuta di giudicare te stesso sulla base della condizione contingente della mente. Allora sei maturo nella ricerca della libertà. Poi c'è la libertà. Non c'è nessun'altra libertà.


Swami Dayananda - Piercy, CA marzo 1983

Rif. https://end-of-knowledge.com/2018/07/05 ... r-freedom/
Grazie, trovo questo brano illuminante e veritiero. Evidenzia che il mero controllo della mente è impossibile e non dona la libertà, non placa l'inquietudine della ricerca di un oggetto "altro" che completi l'oggetto "io". Nè favorisce la visione dell'Uno, l'immersione definitiva nel puro Sè.

Mi risuona con Dattātreya che più volte ripete:
"Perchè piangi o mente?", invitando a non aderire ai diversi livelli della manifestazione, a non deviare attraverso una forma di attenzione al molteplice, generando oggetti di percezione.
Siccome ancora non mi riconosco come il Sè, la mia mente spesso continua a piangere. Per fortuna ne sono consapevole e la distolgo come farei con un bambino. Le metto in mano un giocattolo. Qualche oggetto innocuo


"Non si può neppure fare menzione di nome e forma, nè di alcuna sostanza differenziata o indifferenziata.
Perchè dunque ti affliggi, mente senza vergogna?
Sono nettare di conoscenza, esistenza omogenea, come il cielo."
(Avadhūtagitā, Cap . III, 33.)

latriplice
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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 23/12/2018, 14:09

Questa presa di coscienza rappresenta una tappa fondamentale e cruciale nel proprio percorso spirituale, quella di non essere soggiogati dalla imprigionante alternanza degli stati mentali che caratterizza un samsari.

Dici che ancora non ti riconosci come il Sè, però se hai compreso le implicazioni di questo brano, le opzioni disponibili sono sostanzialmente due: O sei un samsari, o quando smetti di giudicare te stessa sulla base della condizione altalenante della mente, un jivanmukta, liberato in vita.

Cosa significa? Che adesso ti proclami illuminata?

Assolutamente no. Il jiva-individuo che ha questa conoscenza, cioè il riconoscimento del fatto che é libero dagli stati mentali altalenanti, é un oggetto per quanto sottile conosciuto e testimoniato dal vero te, il Sé-consapevolezza.

Ed in quanto tale e in conformità alla visione non duale, il jiva non è altro che il Brahman, proprio come un vaso d'argilla non è altro che argilla e mai il contrario.

Fine della conoscenza.

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da cielo » 23/12/2018, 14:56

latriplice ha scritto:
23/12/2018, 14:09
Questa presa di coscienza rappresenta una tappa fondamentale e cruciale nel proprio percorso spirituale, quella di non essere soggiogati dalla imprigionante alternanza degli stati mentali che caratterizza un samsari.

Dici che ancora non ti riconosci come il Sè, però se hai compreso le implicazioni di questo brano, le opzioni disponibili sono sostanzialmente due: O sei un samsari, o quando smetti di giudicare te stessa sulla base della condizione altalenante della mente, un jivanmukta, liberato in vita.

Cosa significa? Che adesso ti proclami illuminata?

Assolutamente no. Il jiva-individuo che ha questa conoscenza, cioè il riconoscimento del fatto che é libero dagli stati mentali altalenanti, é un oggetto per quanto sottile conosciuto e testimoniato dal vero te, il Sé-consapevolezza.

Ed in quanto tale e in conformità alla visione non duale, il jiva non è altro che il Brahman, proprio come un vaso d'argilla non è altro che argilla e mai il contrario.

Fine della conoscenza.

Ti ringrazio per le riflessioni di incoraggiamento, ma sono una povera samsari, mi sa, che ogni istante si misura con le proprie adesioni al fenomenico e cerca in sè stessa la pace che non muta nell'irreale divenire che genera desideri.
Percezioni e desideri che, come ben sappiamo, non permettono la conoscenza dell'Essere e distolgono dal Reale, trascinando nel vortice samsarico, così affascinante nelle sue infinite sfaccettature. La mente creatrice si maschera continuamente, pur di stare sul palcoscenico e dirigere i suoi film. Diciamo che sto cercando il proiettore.

Non generare alcunchè e rimanere immobili mentre la giostra gira, e scorre il film, è un compito da adempiere, la priorità. Placa quel vuoto della coscienza che cerca sè stessa in sè stessa, illudendosi di perdere e ritrovare ciò che è sempre pieno, essendo sempre vuoto.

Poi chissà, volgendo lo sguardo all'interno e osservando nel distacco, coglierò la pienezza dell'inseità, l'essenza della conoscenza di sè, senza più alcuna traccia di manifestazione, stabile nella pienezza di pace e beatitudine senza dualità.
Un'aspirazioni di molti, ma pratica e testimonianza di pochissimi. Non importa l'essere o meno tra quei pochi pochissimi, l'importante è mantenere śraddhā: la certezza della Realtà, non perchè è stato detto o letto, ma perchè la si incarna, liberamente.

Realtà a cui aderire consapevolmente, per un preciso atto di comprensione e dscriminazione. Ora, per me, la consapevolezza oscilla e non mi resta che vestire la forma accettando i compiti che la vita mi mette davanti, e svolgerli senza alcuna adesionè, nè aspettativa, meglio che riesco. Certamente c'è ancora un intelletto che osserva e giudica l'adesione e le tendenze affioranti che ben poco rispecchiano la purezza di un jivanmukta. Ho ancora bisogno di ricordarmi "chi sono" e di accettare che la corrente mi porti, senza poter dirigere la barca, credere di poterlo fare se non per quel poco deviare dagli scogli affioranti: le tracce dell'io sono questo e quello (nama - rupa)
Tutto questo non durerà. E' solo un sogno che svanisce con la luce della vidya.

Buon Natale, che il Sole che inizia il suo percorso verso la Luce rischiari i nostri passi.

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 24/12/2018, 7:31

Cielo ha scritto:

"ma sono una povera samsari"
1.11 Invero, colui che si considera libero è libero, nondimeno colui che si considera schiavo è schiavo. Qui (nella esistenza attuale) questa comune affermazione è verità: "quale è la (propria) convinzione, tale sarà il corso esistenziale".

Si vive nella condizione di esistenza che, consciamente o meno, si è concepita, per così dire, il contenuto del proprio pensiero e, quindi, quella stessa energia che dirigerà il corso dell'esistenza futura.

Astavakrasamhita, 2015 Kevalasangha, pag.32

Se la conoscenza del Sé che il Vedanta rivela non funziona per te, non funziona solo a causa di questo giudizio.

Buon natale.

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da Fedro » 24/12/2018, 8:28

Considerarsi liberi, non è già definirsi, non è un semplice concetto della mente?
Quindi, che libertà è?
Si è ciò che si pensa, e se non penso di essere questo e quel concetto (anche quello di Brahman)
allora cosa sono?

cielo
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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da cielo » 24/12/2018, 9:03

latriplice ha scritto:
24/12/2018, 7:31
Cielo ha scritto:

"ma sono una povera samsari"
1.11 Invero, colui che si considera libero è libero, nondimeno colui che si considera schiavo è schiavo. Qui (nella esistenza attuale) questa comune affermazione è verità: "quale è la (propria) convinzione, tale sarà il corso esistenziale".

Si vive nella condizione di esistenza che, consciamente o meno, si è concepita, per così dire, il contenuto del proprio pensiero e, quindi, quella stessa energia che dirigerà il corso dell'esistenza futura.

Astavakrasamhita, 2015 Kevalasangha, pag.32

Se la conoscenza del Sé che il Vedanta rivela non funziona per te, non funziona solo a causa di questo giudizio.

Buon natale.
E' vero, ma non è una considerazione mentale, non ci si pensa liberi, si fa esperienza della libertà dell'Essere ritrovandosi pura essenza dietro le maschere.
E' necessario un atto di rinuncia, indubbiamente al giudizio della mente che valuta il raggiungimento di un traguardo, soppesando, (alla fioca luce del "me" ) i risultati, ma anche alla convinzione interiore che qualcosa (compreso il Vedanta) abbia rivelato il rilevabile, come se fosse un ulteriore oggetto di conoscenza. Prima di deporre gli strumenti, occorre imparare ad usarli, poi si lasciano.

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 24/12/2018, 9:34

Fedro ha scritto:
24/12/2018, 8:28
Considerarsi liberi, non è già definirsi, non è un semplice concetto della mente?
Quindi, che libertà è?
Si è ciò che si pensa, e se non penso di essere questo e quel concetto (anche quello di Brahman)
allora cosa sono?
"Considerarsi liberi, non è già definirsi, non è un semplice concetto della mente?"

Certo che è un concetto della mente, aderente agli insegnamenti del Vedanta che ti dice che il Sé-Brahman è libero. Significa che, invece di identificarti come di consuetudine con l'apparato psicosomatico semplice apparenza, ti identifichi con la sua fonte, il Sé-Brahman. Pensare di essere il corpo e la mente è pura inferenza mentre pensare di essere il Sé-Brahman, suffragato dall'auto-indagine che il Vedanta raccomanda (sravana, manana, nididhyasana), è vivere in armonia con come sono realmente le cose, cioè che stai vivendo la verità.

"Si è ciò che si pensa, e se non penso di essere questo e quel concetto (anche quello di Brahman)
allora cosa sono?
"

"Come si pensa, così si diventa", rispecchia la verità, ma non è del tutto vero perché solo nell'ignoranza si può "diventare" il Sé. Nell'Assoluto-Brahman, liberazione e schiavitù non esistono e non sono mai esistite. Infatti, ritenersi schiavo è considerato l'ultimo ostacolo alla realizzazione. Ma anche il desiderio di libertà (mumuksutva), ossia la sua conseguenza, è definito "l'ultimo desiderio" e va superato in quanto tale. D'altronde, senza mumuksutva non ci sarebbe ricerca spirituale e quindi non si riscoprirebbe la propria condizione naturale che è la libertà e non la liberazione. Comunque, pensare "sono libero" ha il potere di avvicinare la mente nella sua estensione completa di jiva-individuo alla propria fonte (svarupa, il Sé) pur essendo un pensiero dualistico come il suo opposto "sono schiavo", che invece lo allontana.

Pertanto se non pensi di essere questo e quel concetto, anche quello di Brahman, non puoi sottrarti all'evidenza dei fatti, cioè che non puoi negare a te stesso di essere cosciente (cit), che esisti (sat) e che sei privo di limitazioni eccetto quelle che consideri di avere (ananda).

1.11 Invero, colui che si considera libero è libero, nondimeno colui che si considera schiavo è schiavo. Qui (nella esistenza attuale) questa comune affermazione è verità: "quale è la (propria) convinzione, tale sarà il corso esistenziale".

Si vive nella condizione di esistenza che, consciamente o meno, si è concepita, per così dire, il contenuto del proprio pensiero e, quindi, quella stessa energia che dirigerà il corso dell'esistenza futura.

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da Fedro » 24/12/2018, 9:42

Il pensiero, non può più dirigere più nulla, oltre la propria gabbia.
Per cui, ciò che dici, può essere vero ad uno step iniziale, ma poi?

latriplice
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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 24/12/2018, 9:58

Fedro ha scritto:
24/12/2018, 9:42
Il pensiero, non può più dirigere più nulla, oltre la propria gabbia.
Per cui, ciò che dici, può essere vero ad uno step iniziale, ma poi?
Se ti manca la fede negli insegnamenti (shradda), non sei qualificato per il Vedanta.
Dubitare va bene, è una funzione del manas, ma farne una professione di fede ad oltranza è controproducente nel proprio percorso spirituale.

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da Fedro » 24/12/2018, 10:00

latriplice ha scritto:
24/12/2018, 9:58
Fedro ha scritto:
24/12/2018, 9:42
Il pensiero, non può più dirigere più nulla, oltre la propria gabbia.
Per cui, ciò che dici, può essere vero ad uno step iniziale, ma poi?
Se ti manca la fede negli insegnamenti (shradda), non sei qualificato per il Vedanta.
Magari bisogna pure interpretarli giusti per quel che si vive: dunque non è un negare

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da Fedro » 24/12/2018, 10:34

Dal tuo primo post qui, con le parole dello Swami Danayanda che tu stesso riporti:

" La conoscenza è il riconoscimento del fatto che sono libero dai pensieri. "

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 25/12/2018, 8:19

cielo ha scritto:
24/12/2018, 9:03
latriplice ha scritto:
24/12/2018, 7:31
Cielo ha scritto:

"ma sono una povera samsari"
1.11 Invero, colui che si considera libero è libero, nondimeno colui che si considera schiavo è schiavo. Qui (nella esistenza attuale) questa comune affermazione è verità: "quale è la (propria) convinzione, tale sarà il corso esistenziale".

Si vive nella condizione di esistenza che, consciamente o meno, si è concepita, per così dire, il contenuto del proprio pensiero e, quindi, quella stessa energia che dirigerà il corso dell'esistenza futura.

Astavakrasamhita, 2015 Kevalasangha, pag.32

Se la conoscenza del Sé che il Vedanta rivela non funziona per te, non funziona solo a causa di questo giudizio.

Buon natale.
E' vero, ma non è una considerazione mentale, non ci si pensa liberi, si fa esperienza della libertà dell'Essere ritrovandosi pura essenza dietro le maschere.
E' necessario un atto di rinuncia, indubbiamente al giudizio della mente che valuta il raggiungimento di un traguardo, soppesando, (alla fioca luce del "me" ) i risultati, ma anche alla convinzione interiore che qualcosa (compreso il Vedanta) abbia rivelato il rilevabile, come se fosse un ulteriore oggetto di conoscenza. Prima di deporre gli strumenti, occorre imparare ad usarli, poi si lasciano.
Il sat-cit-ananda dell'Essere é presente in qualsiasi esperienza ed é l'esperienza stessa. Se questo fatto non risulta evidente é soltanto perché si fa dipendere l'ananda (libertà-beatitudine) dalle apparenze limitative di nama e rupa delle proiezioni mentali, che é appunto l'argomentazione di questo topic.

Lo yoga ti direbbe di sopprimere le proiezioni mentali.
Il Vedanta, di non dipenderne.

Buon natale 🎄 a tutti.

cielo
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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da cielo » 26/12/2018, 12:47

latriplice ha scritto:
25/12/2018, 8:19
cielo ha scritto:
24/12/2018, 9:03
latriplice ha scritto:
24/12/2018, 7:31
Cielo ha scritto:

"ma sono una povera samsari"
1.11 Invero, colui che si considera libero è libero, nondimeno colui che si considera schiavo è schiavo. Qui (nella esistenza attuale) questa comune affermazione è verità: "quale è la (propria) convinzione, tale sarà il corso esistenziale".

Si vive nella condizione di esistenza che, consciamente o meno, si è concepita, per così dire, il contenuto del proprio pensiero e, quindi, quella stessa energia che dirigerà il corso dell'esistenza futura.

Astavakrasamhita, 2015 Kevalasangha, pag.32

Se la conoscenza del Sé che il Vedanta rivela non funziona per te, non funziona solo a causa di questo giudizio.

Buon natale.
E' vero, ma non è una considerazione mentale, non ci si pensa liberi, si fa esperienza della libertà dell'Essere ritrovandosi pura essenza dietro le maschere.
E' necessario un atto di rinuncia, indubbiamente al giudizio della mente che valuta il raggiungimento di un traguardo, soppesando, (alla fioca luce del "me" ) i risultati, ma anche alla convinzione interiore che qualcosa (compreso il Vedanta) abbia rivelato il rilevabile, come se fosse un ulteriore oggetto di conoscenza. Prima di deporre gli strumenti, occorre imparare ad usarli, poi si lasciano.
Il sat-cit-ananda dell'Essere é presente in qualsiasi esperienza ed é l'esperienza stessa. Se questo fatto non risulta evidente é soltanto perché si fa dipendere l'ananda (libertà-beatitudine) dalle apparenze limitative di nama e rupa delle proiezioni mentali, che é appunto l'argomentazione di questo topic.

Lo yoga ti direbbe di sopprimere le proiezioni mentali.
Il Vedanta, di non dipenderne.

Buon natale 🎄 a tutti.
Moksha, l'immersione consapevole nello stato non duale, nel Reale, è come svegliarsi dal sonno. Nessuna azione determina il risveglio, semplicemente terminato il sonno ci si risveglia alla Conoscenza in sè.
I percorsi dello yoga e del vedanta conducono alla reale possibilità della realizzazione non duale, ma non sono determinanti, ove nell'aspirante mancasse l'ardente anelito e rimanesse un soggetto a credersi qualcosa di diverso da ciò che si è e non diviene.

Una Realtà assoluta, o Sè, non può essere mostrata o determinata da alcuna parola, perchè si tratterebbe sempre di una concettualizzazione, di una sovrapposizione sull'Essere. Non ci si arriva con l'uso della ragion pura, la mente oltre a dissolversi, dovrebbe arrendersi all'ineffabile e all'indescrivibile.
La realizzazione non duale non è un evento intellettivo che dipende dalla comprensione di qualcosa, ma dall'affiorare del Sè che diviene automanifesto, dissolti i veli e scomparsa ogni determinazione percettiva, ogni sovrapposizione.

Ogni via per l'aspirante è buona e utile: devozionale, via del servizio, via del sacrificio, via della conoscenza, ma nulla di tutto ciò attiene-ottiene la moksha. Aiuta ad annullare ogni pensiero entro l'unico pensiero sulla suprema ed unica Realtà, anch'esso da abbandonare quando la mente, trasceso ogni attaccamento agli oggetti dei sensi ed esaurito ogni movimento del pensiero (compreso quello della realizzazione), viene "arrestata" definitivamente nel cuore che sboccia come una rosa, diffondendo ovunque il suo profumo.

Il punto è che vivendo ancora nel mondo, condizionata da corpo fisico e da una mente in movimento, al pari di Hanumān posso dire:

"Finchè conservo il sentimento di avere un corpo fisico, finchè non mi è possibile liberarmi dall'idea della forma fisica, io sono vostro servitore, io non sono che un misero organismo (prāṇi) e un abisso insormontabile mi separa da Voi.

Se, al contrario, perdendo la nozione del corpo grossolano mi ritrovo jīva con una coscienza individuata, parlo, utilizzo la mia mente e commetto errori.

In questo stadio io mi rendo conto che faccio parte del vostro Corpo superiore, ho il sentimento della vostra immanenza.

Se mi elevo ancora di un gradino e domino completamente la mia mente, scopro in me un Centro spirituale che nè il pensiero, nè il linguaggio possono cogliere; questo Centro superiore, che si pone al di là del mondo empirico, è l'ātman: tra me e Voi non c'è più alcuna differenza, alcuna distinzione, esiste solo Brahman e nient'altro che Brahman".


(Yoga Vasiṣṭha, citazione tratta dalla Prefaione alla Bhagavadgitā, Ed. Āśram Vidyā.)

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da latriplice » 30/12/2018, 12:56

Fedro ha scritto:
24/12/2018, 10:34
Dal tuo primo post qui, con le parole dello Swami Danayanda che tu stesso riporti:

" La conoscenza è il riconoscimento del fatto che sono libero dai pensieri. "
La conoscenza é il riconoscimento del fatto che sono libero dai pensieri. È un fatto, non un obbiettivo da raggiungere.

Di tutti i pensieri, emozioni, sensazioni, percezioni, di tutte le esperienze sia piacevoli che dolorose, delle persone che hai conosciuto e luoghi che hai visitato in tutta la tua vita, ora che cosa é rimasto con te (escludendo circostanze, persone, cose che sono temporaneamente associati con te ma che sono destinati prima o poi ad andarsene)?

Che tu in tutto questo sei l'elemento costante e che tutto il resto ti gravita attorno, incluso la persona che pensi di essere, per poi scomparire all'orizzonte definitivamente, non fa parte della tua esperienza?

Non è per te un fatto?

5.1 Tu sei libero dal contatto con qualsiasi cosa. Pertanto, puro come sei, a che cosa vuoi rinunciare? Distruggi il complesso corporeo ed in questo modo entra nello stato di dissoluzione.

Astavakra Samhita

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Re: Libertà: assenza di auto-giudizio

Messaggio da Fedro » 30/12/2018, 14:20

...e un fatto non è un pensiero, visto che si stava argomentando sul "si è ciò che si pensa'

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