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Nāda yoga in pratica

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cielo
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Nāda yoga in pratica

Messaggio da cielo » 28/11/2017, 19:28

Parlando di vibrazione parliamo di nādabrahmā:"Brahmā in quanto suono": il suono che rappresenta Brahmā, l'aspetto creatore della trimūrti sotto forma di suono o vibrazione primordiale che ha originato i mondi.

Tutte le vibrazioni, sia sul piano fisico che sul piano della coscienza, sono interconnesse tra loro perchè tutte sottendono la vibrazione primordiale: il suono cosmico di fondo, il praṇava: "ciò che si pronuncia", la sacra sillaba OM.

Ecco perchè nell'insegnamento del vedanta si dà particolare rilevanza alla pratica di ripetizione del mantra o del nome di Dio (namasmarana) in quanto la vibrazione del mantra influenza energeticamente i nostri diversi kośa, corpi/involucri.
La musica sacra e in particolare i raga utilizzati nella musica indiana si basano proprio su questa interdipendenza tra energia e vibrazione.
Ci sono rāga che fanno emergere la paura per poi scioglierla (esperienza personale con Vemu Mukunda), che "scaldano" la devozione, che rilassano, che sostengono. Rāga per il mattino e per la sera: stimolanti o pacificanti.

Come praticanti di nādayoga possiamo sperimentare e studiare la vibrazione della OM e fare degli esercizi propedeutici con le lettere A U M per dissolvere le nostre emozioni cristallizzate e utili anche a rilassarci in profondità.
Come spiega Vemu Mukunda le emozioni vibrano su tre ottave che possiamo visualizzare sul nostro corpo: dai piedi all'ombelico, dall'ombelico alla gola, dalla gola a una spanna oltre il cranio.

Possiamo lavorare sulla paura che nella sua forma "radice" inizia a vibrare sull'ottava bassa, dai piedi alla pancia, è per questo che la paura mette le ali ai piedi.
Nella seconda ottava troviamo la mente discorsiva e il senso dell'io, nell'ottava centrale si formano le "idee fisse" e si indurisce il cuore che fa esplodere la rabbia. L'io si esalta, è pieno di sè, rifiuta qualsiasi cosa lo disturbi e ne ha paura.
Ricordo Vemu Mukunda che raccontava la storia del filosofo che quieto si mette lì al tavolino con i suoi libri e i suoi appunti e pensa e riflette e gode delle sue ardite speculazioni, si "eleva"...
Poi d'improvviso arriva un gruppo di bambini per fare merenda e il loro chiasso gli fa esplodere la rabbia e pensieri orribili: il cuore si congela, oppure gli viene un infarto, o urla come un matto. E' la paura di perdere la pace, il proprio pensiero profondo, la solitudine in cui autogratificarsi...paura e rabbia viaggiano parallele.

Nella terza ottava la paura raggiunge il culmine.
Lì si paralizza la parola e il cervello: paura di morire, paura di perdere la propria individualità, non è più solo l'istinto alla fuga nel gioco preda e predatore. Cuore e cervello sono entrambi congelati.
Vemu Mukunda diceva: pensate a voi stessi che in piena notte vi risvegliate con una pistola puntata alla tempia, mentre si appropinquano a violentare vostra moglie e a maltrattare i vostri figli.
Si congela il cervello: siete paralizzati.
Per lavorare sulla paura facciamo vibrare la A sulle tre ottave e poi procediamo con la vibrazione della U e della M, fino a concludere l'esercizio con la pratica della OM in cui i tre bija (semi) si fondono naturalmente.
Immagine
Esercizi:
Posizione del cadavere (savasana): rilassati sul pavimento, palme delle mani rivolte all'insù.
Vocalizza la A: mani sulla pancia, un bel respiro profondo sentendo gonfiare l'addome sotto le mani, emetti il suono AAAAAAAAA, con convinzione, possibilmente con voce naturale (non forzata/alterata), ma udibile. Lascia che la A si apra, si allarghi, la A è larga, apre e scioglie.
La paura se ne va....
Ripeti tre o quattro volte. Poi torna al respiro naturale.

Poi ripeti, con più dolcezza, mantenendo la consapevolezza nel cuore, la A arriva al cuore e scioglie la paura.
Poi fai l'ultimo ciclo di tre A mantenendo l'attenzione sul punto tra le sopracciglia, la A vibra anche nella testa, è l'ottava alta della paura, quella che paralizza i centri nervosi.

A volte con questo esercizio si sperimenta la sensazione di essere "senza voce" e il suono della A si forma a stento.
Attraverso le dificoltà di intonare una semplice A si procede nell'imparare a utilizzare quella voce che sorge dall'interno e che non è mossa dal pensiero discorsivo che produce parole una dopo l'altra.
Qui si tratta di una semplice vocale, un suono base, con poca o tanta voce la A dovrebbe essere mossa da dentro e portata fuori. Come viene viene, se il suono ci sembra "storpio" riproviamo.
Quando si ripete la A la gola è come una fontanella d'acqua su cui zampilla la pallina della voce.
In questo esercizio lasciamo saltellare la nostra voce e stabilizziamo il suono nella zona intersopraccigliare.
La gola è aperta, spaziosa, non blocca e non dirige l'acqua che scorre, la fa solo passare (i cantanti non cantano di gola, non ce la farebbero, ma di petto).
Con l'ultimo ciclo facciamo vibrare la A nell'ottava alta: dalla gola, dentro la testa e oltre, fuori dal corpo, nello spazio sconfinato.
La A si assesta nel cranio, la sentiamo vibrare nel cervello. Pervade ogni neurone.
Immaginiamo che il cervello si rilassi in fase espiratoria, di emissione della AAAAAAA.
Visualizziamo la paura come un fumo nero che esce mentre espiramo.
La paura ci abbandona, non c'è nulla da temere, lascio andare ogni pensiero, mi dissolvo nello spazio.
Ricordiamo che il cervello si modula al contrario dei polmoni:
in inspirazione si contrae e in espirazione si espande nella scatola cranica.
La paura ci fa vivere in uno stato di contrazione cerebrale, difatti gli psicofarmaci si utilizzano per rilassare e decongestionare il cervello contratto e favorire il microcircolo sanguigno cerebrale.
Ma noi ce la caviamo con i nostri semplici esercizi.


Dopo qualche ciclo di ripetizione della A si vocalizza la U, le labbra mentre si vocalizza la U devono essere chiuse come il becco del corvo.
La UUUUUUUUUU naturalmente parte dal centro del torace e libera l'apparato respiratorio, occorre visualizzare gli alberi bronchiali e immaginarli liberi, puliti.
I muscoli del costato si rilassano e la gabbia toracica si espande, lo sentiamo tenendo il dorso di una mano lateralmente contro il costato che si apre e si chiude e l'altra mano sul petto.
Lasciamo andare le tensioni, il respiro non si forza in inspirazione, si accetta anche se è bloccato e di aria se ne prende poca, accettare che quel poco è il "giusto" per noi in quel momento.
I fumatori hanno spesso problemi con la vocalizzazione della U che tenderà a spezzarsi.
Non importa, poco ma buono, un fischio di U leggero, un uccellino con il beccuccio, non importa.
Provare a varie intensità di emissione e prestando attenzione alla forma delle labbra "a becco".

Infine vocalizzare la M: respiro alto, clavicolare, teniamo le mani sulle clavicole alla radice della gola.
La vocalizzazione della M è più semplice.
La concentrazione è nella gola e nel cranio, nessuno sforzo, poco o tanto va benissimo, la M allarga la coscienza nello spazio, nel cielo, vibra con i pianeti, con la terra che gira...
Con la MMMMMMMMMM si lascia andare tutto nel profondo blu del cosmo, si vibra visualizzando l'Assiso sul loto dei mille petali. Noi siamo un petalo che racchiude a sua volta un loto.
Rimaniamo in silenzio contemplando la luce sfolgorante della OM che tutto pervade.

L'esercizio si conclude con tre ripetizioni di A U M in successione: inspirare gonfiando l'addome, il torace e la zona clavicolare ed espirare traversando tutto il corpo, seguite da tre vocalizazione della OM: A e U si fondono in una O che parte aperta e piano piano si chiude nella MMMMMMMM.
Focalizzare il momento/luogo nel corpo in cui la O si chiude e si trasforma nella M, lasciare vibrare e dissolvere il suono senza tentare di prolungarlo.
Poi rimanere in silenzio osservando il respiro naturale.

Quando abbiamo maggiore dimestichezza con la pratica della Om da coricati e rilassati in savasana, possiamo praticare alcune volte la ripetizione della OM, prima di iniziare la pratica meditativa nella posizione seduta e mantenendo la concentrazione nella zona del cuore.

Sebbene il Nadabrahman sia infinito e tutto pervada, si esprime nell’uomo attraverso due centri o chakra, uno più alto: ajna chakra, situato tra le arcate sopraccigliari e uno situato più in basso nell’area del cuore: anahata chakra.
Nella scienza dei mantra, i vari punti e "cerchi"-centri, bindu e cakra, rappresentano lo stato di coscienza di ogni individuo.

Il flusso del potere del nādabrahmā scorre tra ājnā e anāhata cakra, il suono nel cakra più basso si scompone nella parola e nel suo significato, quando l’aspirante ritira il suono in ājnā cakra ottiene il risveglio spirituale.
Scendendo verso i cakra più bassi il suono continua a deteriorarsi.
Il suono primordiale quando scende nell’anāhata cakra produce un suono, anāhata-dvani che viene “sentito” dagli yogi nel loro cuore. Non viene sempre udito da ogni yogi, ma solo da coloro le cui menti possono percepire il suono delle vibrazioni. Nel loro caso, per risveglio spirituale s’intende il risveglio del punto–cuore, che rende consapevole il suono: anahata-dvani. E' lì, nell’area del cuore: anāhata cakra, che dovremmo portare la nostra osservazione quando pratichiamo la recitazione di mantra e del pranava.


Swami Veetamohananda Un Mantra che cosa è?.

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