Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie

Karma - riflessioni

La via dell'azione comprende le pratiche ripetute: hatha yoga, mantra yoga, laya yoga, sabda yoga, tantra.
latriplice
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da latriplice » 09/06/2017, 23:57

cannaminor ha scritto:
09/06/2017, 21:44
latriplice ha scritto:
08/06/2017, 20:36
cannaminor ha scritto:
07/06/2017, 22:03
latriplice ha scritto: In sostanza fornisci una descrizione della Coscienza nei suoi 3 stadi (io sono questo, io sono, sono) in funzione della presenza o assenza degli oggetti come se la Coscienza ne fosse da questi subordinata.
Veramente pensavo fosse chiaro che è l'inverso semmai, che sono gli "oggetti" eventualmente ad essere subordinati alla coscienza.

Sono gli oggetti, in subordinazione alla coscienza a creare i "3 stadi" di pertinenza. La coscienza è sempre quella, è il contesto dove viene ad applicarsi, se e quando trova applicazione, che crea il contesto ed i 3 stadi.

Quindi presumo che alla fine di questa accurata disamina, in conformità ai propositi del Vedanta, tu abbia dissolto l'ignoranza riguardo te stesso e ti sei riconosciuto in quella coscienza che con estrema competenza e perizia hai descritto.

Insomma se sei illuminato o meno.
Propositi del vedanta? Non so risponderti sui propositi del vedanta; presumo di sì, nel senso che l'istruzione ricevuta (additare cioè, la via ed il viaggio) e quella letta sui testi viene così definita "vedanta"; questo stesso forum ha nome Vedanta.it quindi tutto porta a pensare, presumere, che quanto discusso, esposto e testimoniato sia inerente il vedanta, anche se non lo so per certo quanto ed in che misura ciò mi competa e riguardi.

Così come non so, latriplice, se quella coscienza, quella consapevolezza, quella presenza o i mille altri nomi che nei mille rami tradizionali trova nome, sia l'illuminazione di cui parli. Non te lo sto dicendo per falsa modestia o per dire, meglio domandare a mia volta, come si usa rispondere in questi casi, "chi dovrebbe essere illuminato?"

So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me. Spesso e volentieri viene sovrapposta, a vari gradi, di altro, dell'altro, dell'oggetto-oggetti di cui si parlava; spesso e volentieri tende verso una identificazione, individuazione, determinazione, limite e misura, ma sotto, di sotto resta sempre quella presenza , presente, assolutamente presente a sè, a me, me. È la costante che continua, sempre, senza alcuna interruzione di sè, sempre presente, sempre essente.

Tutto il resto, tutto il mondo o i mondi che compaiono (e scompaiono) si sovrappongono, scivolano sopra, leggeri senza mai lasciare alcuna traccia di sè, mai. Per quanto reali, per quanto apparentemente reali, non lo sono mai fino in fondo, essendoci, "in fondo", sempre e comunque presente quella presenza che non viene mai meno. Non saprei come meglio descriverla...
Propositi del Vedanta?

La discriminazione (viveka). E come si pratica? Essenzialmente tramite l'ascolto dell'insegnamento (shravana) e contemplazione sul suo significato (manana). E oltre la contemplazione, di applicare questa discriminazione su base costante dagli oggetti inconsci che appaiono in te, il soggetto cosciente. Cosa significa? Che se ti ritrovi a pensare che stai invecchiando, che non hai i soldi per pagare le bollette, che sei depresso perché ti senti inadeguato e poco attraente, che tua moglie ti fa i corni, che il tuo caro amico te lo sta mettendo in quel posto lì, insomma tutti i pensieri gettati dal corpo causale (maya) ad ingolfare la tua mente ogni minuto della giornata, di discriminare dall'ignoranza di pensare di essere l'oggetto inconscio che non sei (anatma) e riconoscerti nel soggetto cosciente che sei (atma). E praticare questa discriminazione (sadhana) finché l'ignoranza viene completamente estirpata, e la certezza della tua identità separata dagli oggetti riconosciuta. Questa è moksha, la liberazione, il proposito del Vedanta.

"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.

Mauro
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Mauro » 10/06/2017, 5:53

latriplice ha scritto: Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.
Cose da te già fatte, per essere qui ad impartirle agli altri e rammaricarti che gli altri non ci siano ancora "arrivati", immagino.

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Fedro » 10/06/2017, 9:28

latriplice ha scritto:
09/06/2017, 23:57
finché l'ignoranza viene completamente estirpata, e la certezza della tua identità separata dagli oggetti riconosciuta. Questa è moksha, la liberazione, il proposito del Vedanta.

"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.
Non mi pongo più il problema del "perchè lo fai" (così come ho già fatto ieri) ma, se cominciamo a far l'analisi logica ai soggetti e a chi li espime..allora bisognerebbe verificare all'identità di chi (quindi vi sarebbe un mio, tuo) ci si aggrappa.
Ovvero una certezza/convinzione a cui un qualcuno si aggrappa per dover esservi presente.
Come vedi, il gioco diventa allora infinito, come qualsiasi imprecisione che è dell'essere umani,
Ebbene, proprio stamattina, dopo secoli, mi capita di avere sott'occhio un brano, un passaggio che era un commento di Raphael ad un sutra del Vivekacudamani, in cui diceva proprio che il mondo è pieno di convinzioni riguardo la realizzazione e come in effetti, costoro, i realizzati, siano in realtà pochissimi.
In realtà, a dire il vero, non è che mi riguardi più di tanto questo aspetto, nel senso che non divido più il mondo in sfigati e pochi fortunati (quindi dove sarebbe il peccato se non c'è un bel niente da vincere e nessuna lotteria in palio) e forse ciò sarà perchè mi ritengo comunque fortunato e grato ai frutti di questa vita.
Un po stanchetto forse eh...sembra stia calando la voglia di giocarci...in ogni caso ho perso pure la voglia di menarmela a disquisire di consapevolezze e di quanta ce n'è; e forse sono ormai inguaribile,

Torno a lavorare, buona giornata

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da latriplice » 10/06/2017, 10:37

Fedro ha scritto:

Non mi pongo più il problema del "perchè lo fai" (così come ho già fatto ieri) ma, se cominciamo a far l'analisi logica ai soggetti e a chi li espime..allora bisognerebbe verificare all'identità di chi (quindi vi sarebbe un mio, tuo) ci si aggrappa.
"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.

Cioè:

"....So solo e posso solo affermare questo; quel me, quella persona che credevo di essere, quel riflesso della consapevolezza...non è sempre presente, è intermittente e apparente in me....Consapevolezza".

Significa attestare l'ovvio, un fatto.

Significa riportare le cose come esattamente sono, a far scodinzolare la coda dal cane e non viceversa.

Significa riportare la conoscenza laddove regnava l'ignoranza.
Fedro ha scritto:

Un po stanchetto forse eh...
Non serve niente leggere il Vivekacudamani se non applichi la conoscenza ivi contenuta: discriminazione dal corpo sottile da dove emerge questo pensiero che si riferisce ad un ipotetico soggetto, stabilendo a priori la tua natura di atman: consapevolezza non duale e non agente indipendentemente esistente.
Ma sai com'è.....la forza dell'abitudine...quella di perseverare nell'ignoranza.

cielo
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da cielo » 10/06/2017, 10:53

latriplice ha scritto:
09/06/2017, 23:57
cannaminor ha scritto:
09/06/2017, 21:44
latriplice ha scritto:
08/06/2017, 20:36
cannaminor ha scritto:
07/06/2017, 22:03
latriplice ha scritto: In sostanza fornisci una descrizione della Coscienza nei suoi 3 stadi (io sono questo, io sono, sono) in funzione della presenza o assenza degli oggetti come se la Coscienza ne fosse da questi subordinata.
Veramente pensavo fosse chiaro che è l'inverso semmai, che sono gli "oggetti" eventualmente ad essere subordinati alla coscienza.

Sono gli oggetti, in subordinazione alla coscienza a creare i "3 stadi" di pertinenza. La coscienza è sempre quella, è il contesto dove viene ad applicarsi, se e quando trova applicazione, che crea il contesto ed i 3 stadi.

Quindi presumo che alla fine di questa accurata disamina, in conformità ai propositi del Vedanta, tu abbia dissolto l'ignoranza riguardo te stesso e ti sei riconosciuto in quella coscienza che con estrema competenza e perizia hai descritto.

Insomma se sei illuminato o meno.
Propositi del vedanta? Non so risponderti sui propositi del vedanta; presumo di sì, nel senso che l'istruzione ricevuta (additare cioè, la via ed il viaggio) e quella letta sui testi viene così definita "vedanta"; questo stesso forum ha nome Vedanta.it quindi tutto porta a pensare, presumere, che quanto discusso, esposto e testimoniato sia inerente il vedanta, anche se non lo so per certo quanto ed in che misura ciò mi competa e riguardi.

Così come non so, latriplice, se quella coscienza, quella consapevolezza, quella presenza o i mille altri nomi che nei mille rami tradizionali trova nome, sia l'illuminazione di cui parli. Non te lo sto dicendo per falsa modestia o per dire, meglio domandare a mia volta, come si usa rispondere in questi casi, "chi dovrebbe essere illuminato?"

So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me. Spesso e volentieri viene sovrapposta, a vari gradi, di altro, dell'altro, dell'oggetto-oggetti di cui si parlava; spesso e volentieri tende verso una identificazione, individuazione, determinazione, limite e misura, ma sotto, di sotto resta sempre quella presenza , presente, assolutamente presente a sè, a me, me. È la costante che continua, sempre, senza alcuna interruzione di sè, sempre presente, sempre essente.

Tutto il resto, tutto il mondo o i mondi che compaiono (e scompaiono) si sovrappongono, scivolano sopra, leggeri senza mai lasciare alcuna traccia di sè, mai. Per quanto reali, per quanto apparentemente reali, non lo sono mai fino in fondo, essendoci, "in fondo", sempre e comunque presente quella presenza che non viene mai meno. Non saprei come meglio descriverla...
Propositi del Vedanta?

La discriminazione (viveka). E come si pratica? Essenzialmente tramite l'ascolto dell'insegnamento (shravana) e contemplazione sul suo significato (manana). E oltre la contemplazione, di applicare questa discriminazione su base costante dagli oggetti inconsci che appaiono in te, il soggetto cosciente. Cosa significa? Che se ti ritrovi a pensare che stai invecchiando, che non hai i soldi per pagare le bollette, che sei depresso perché ti senti inadeguato e poco attraente, che tua moglie ti fa i corni, che il tuo caro amico te lo sta mettendo in quel posto lì, insomma tutti i pensieri gettati dal corpo causale (maya) ad ingolfare la tua mente ogni minuto della giornata, di discriminare dall'ignoranza di pensare di essere l'oggetto inconscio che non sei (anatma) e riconoscerti nel soggetto cosciente che sei (atma). E praticare questa discriminazione (sadhana) finché l'ignoranza viene completamente estirpata, e la certezza della tua identità separata dagli oggetti riconosciuta. Questa è moksha, la liberazione, il proposito del Vedanta.

"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.
Mi sembra che eri proprio tu, Latriplice, ad affermare che il Vedanta può essere considerato una scienza, pertanto mi domando come mai, pur avendo sufficiente erudizione dei testi, continui ad affermare che le fasi del percorso sono due e non tre: ascolto, riflessione (assimilazione e memorizzazione dei sutra o sacre sentenze: "Io sono Quello", ad esempio) e meditazione-contemplazione quale dissolvimento finale del soggetto percipiente. Con o senza ritorno (savikalpa e nirvikalpa).
Ugualmente Patanjali propone un percorso in otto fasi in cui distingue tra dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e contemplazione (samadhi). Altro darshana, ma le fasi sono sempre tre.
Cambiare le regole del "gioco" non vale. A calcio si gioca con i piedi, non con le mani.
Poi tu vai "oltre la contemplazione" e parli di applicare viveka che, insieme a vairagya (il distacco) è il primo passettino che predispone all'ascolto scevro da attaccamenti e aspettative (visto che nessun fare, neppure il più nobile porta all'Essere) e dici:
"discriminazione su base costante dagli oggetti inconsci che appaiono in te".
Discriminazione su base costante dagli oggetti inconsci che appaiono in te o degli?
Cosa vuol dire, in entrambi i casi (dagli o degli) non mi è chiaro, visto che l'ultima discriminazione, l'essenziale, è quella tra sat e asat (attraverso il metodo suggerito: neti neti) e dal progressivo distacco dal transitorio: io sono questo o quello? Contemplare che tutto è impermanente, effimero, sogno nel sogno. Chi sono io?
Solo l'atman è Reale.

Di conseguenza non mi è chiaro neppure che cosa vuoi dire a Cannaminor con la frase finale:

""....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.

Un illuminato si esprime in prima persona, ha ancora un "io dirigente"?
La risposta è ambigua, da subito si risponde no, perchè non c'è un io che esprime, e nessun me in cui credere di essere.
I vestiti sono vestiti, si indossano alla bisogna. Al mare in bermuda e sul Bianco con la tuta impermeabile e gli scarponi.
Nel presente l'illuminato non necessita di un me da oggettivare. La sua resa è Totale. L'autocoscienza massima è quella di Isvara. Se Isvara chiede di agire si agisce. L'esistenza ultima è quella di Dio, suprema autocoscienza dell'"Io sono". L'Essere non viene in esistenza e neppure esce dalla Costante eterna (non nato, non perito). E'.
Il gioco della Vita, dell'esistenza, chiede anche le lacrime. Rama pianse al rapimento dell'amata Sita.
(ex - sistere)

Così l'illuminato, nel presente, che è sempre il suo miglior presente visto che si è arreso alla Vita, compie spontaneamente l'azione dharmica, in qualunque contesto, con qualsiasi interlocutore, dal sudra (povero immigrato nero) al brahmino più influente (Papa Francesco).
E chiaramente, per legge di risonanza l'altro, il povero nero e il Papa, si accorgono dell'armonica che suonano insieme, senza i me che cantano da solisti. E questione di orecchio, la Luce ha un suono. L'abito non fa il monaco, diceva mia nonna.

Oppure la tua frase invece si prende nell'altro verso e allora ci sta.
Sì, un illuminato si esprime in prima persona e ha ancora un "io dirigente, se serve.

Dice Ramakrishna che Shankara mantenne l'ego della Conoscenza per insegnare all'umanità. Pur avendo raggiunto "Il massimo grado" del percorso yogico - ascetico: il nirvikalpa samadhi in cui ogni legame è sciolto definitivamente dunque chissenefrega del corpo e delle bollette, di moglie, figli, genitori, corna e contro corna, decise consapevolmente di esistere per 32 anni come uomo tra gli uomini.
Il supremo sacrificio, esistere - non Essere.
Siamo noi che abbiamo l'idea che un illuminato dovrebbe dire e fare certe cose e ci immaginiamo noi stessi in quello stato che la mente descrive così bene e in modo tanto convincente (il rischio è quello di crederci, diceva Bo), per poi ripiombare nell'angoscia delle bollette o delle corna appena oggettivato un me, quel me che sta vivendo questa apparenza relativa.
Resta una dicotomia non trovi?
Da una parte l'Assoluto splendido splendente che un super io contempla immerso nell'azzurro imperituro, e dall'altra un tapino che fa i conti della serva per potersi portare a casa la pelle ogni giorno (conti non solo relativi al denaro, dare per avere, avere per non dare...)

Nel Kali yuga gli effetti del karma precipitano a velocità supersonica: oggi la faccio, domani la aspetto. Si dice che dipenda dalla consapevolezza e dalla presenza nell'azione.
Un illuminato non ha più scorie del karma da bruciare, ogni sua azione è purificata dalla consapevolezza suprema, quella di non essere l'artefice.
Ogni frutto del suo dire e del suo fare nutre e ristora.
E' un portatore d'acqua a cui tutti possono accedere.
Le tracce lasciate sono visibili a chi davvero le cerca e ha un'aspirazione ardente a comprendere l'incomprensibile.
Non giudica mai il dire e il fare altrui in quanto non consono o sincronico a scritture e interpretazioni personalizzate da una specifica visione. Tutte le visioni si chiudono a ventaglio, e l'istruzione che impartisce è "mostrare dove inizia il cammino-che-qui-non-esiste"
Rflettiamoci su.

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Fedro » 10/06/2017, 10:56

Ma guarda la trilplice, che ho capito l'illogicità grammaticale che vai a cogliere, a cui ho risposto che, in altre parole, trovarvela è ancora aggrapparsi alle parole per dimostrarsi il vero e il falso tramite queste.
Ci credi, credi che questa sia la radice dell'ignoranza? Benissimo per te.
Posso pensarla diversamente?
Voglio sperare di si, senza ficcarvi ancora un:
"si ma, però..."

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da cannaminor » 10/06/2017, 12:17

latriplice ha scritto: "....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.
Vuoi dire come nella forma correttamente riportata in rosso come si conviene nella correzione di uno scritto d'esame?

"....So solo e posso solo affermare questo; quel me, quella persona che credevo di essere, quel riflesso della consapevolezza...non è sempre presente, è intermittente e apparente in me....Consapevolezza".

dai, mi prenoto subito per la prossima sessione di esami, a settembre in autunno? forse applicandomi e studiando meglio riesco a passare l'esame di "illuminazione".

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Mauro » 10/06/2017, 12:19

Che poi, personalmente, all'illuminazione preferisco sempre l'abbronzatura al mare, che il Tirreno dalle mie parti è splendido.

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Fedro » 10/06/2017, 12:45

latriplice ha scritto:
10/06/2017, 10:37


Non serve niente leggere il Vivekacudamani se non applichi la conoscenza ivi contenuta: discriminazione dal corpo sottile da dove emerge questo pensiero che si riferisce ad un ipotetico soggetto, stabilendo a priori la tua natura di atman: consapevolezza non duale e non agente indipendentemente esistente.
Ma sai com'è.....la forza dell'abitudine...quella di perseverare nell'ignoranza.
quindi per stare dalla parte della conoscenza e non dell'ignoranza, oltre all'analisi logica dello scritto, c'è da stabilire tramite discriminazione, la natura (di atman) del soggetto che legge ecc... :roll:
In ogni caso...riflettendo su quel che stavo marcando in quel punto, quel che mi importava evidenziare è che, cerco sempre di non pormi con convinzioni, quindi con idee inossidabili riguardo la conoscenza, illuminazione, liberazione ecc.
Pensi sia una cattiva abitudine, persevero così nell'ignoranza?

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da cielo » 10/06/2017, 14:31

Mauro ha scritto:
10/06/2017, 12:19
Che poi, personalmente, all'illuminazione preferisco sempre l'abbronzatura al mare, che il Tirreno dalle mie parti è splendido.
:) bravo. L'involucro grossolano te ne sarà grato.

latriplice
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da latriplice » 11/06/2017, 0:30

cannaminor ha scritto:
10/06/2017, 12:17
latriplice ha scritto: "....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.
Vuoi dire come nella forma correttamente riportata in rosso come si conviene nella correzione di uno scritto d'esame?

"....So solo e posso solo affermare questo; quel me, quella persona che credevo di essere, quel riflesso della consapevolezza...non è sempre presente, è intermittente e apparente in me....Consapevolezza".

dai, mi prenoto subito per la prossima sessione di esami, a settembre in autunno? forse applicandomi e studiando meglio riesco a passare l'esame di "illuminazione".
"....forse applicandomi e studiando meglio riesco a passare l'esame di "illuminazione..."


Più che forse, probabile. Non tanto con l'accumulo nozionistico che va ad intasare ulteriormente la tua mente di ignoranza istruita, ma con l'uso sistematico ed oculato dell'intelletto che il buon Dio ti ha dotato.

Difatti quello che spacci per esperienza nella tua descrizione è un abominio ed un insulto alla ragione:

"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."


Un ipotetico me....che si appropria della soggettività della consapevolezza...e tenta di descrivere tale consapevolezza alla stregua di un oggetto.

Solo questa castroneria, come avrebbe detto Bo, è tale nella sua grottesca contorsione da farti bannare a vita da qualsiasi forum a tema. Per fortuna non dipende da me.

Per la tua ripetizione a settembre:

In riferimento al fatto che la consapevolezza è illimitata e senza attributi, "essa" non è oggettivabile e pertanto non può essere un oggetto dell'esperienza. Inoltre nessuna esperienza discreta o l'intero collettivo di tutta l'esperienza può comprensibilmente descrivere, delineare o definirti in quanto consapevolezza. Pertanto, tu consapevolezza, non conosci te stesso come un oggetto o un particolare stato dell'essere. Tu, consapevolezza, conosci te stesso semplicemente in virtù del fatto che sei. In altre parole, alcuna esperienza conferma la tua esistenza. La tua esistenza è il campo all'interno del quale tutte le esperienze hanno luogo o la luce attraverso la quale tutte le esperienze sono conosciute.

La fluttuazione tra la prospettiva della pura consapevolezza illimitata e la prospettiva dell'apparente individuo limitato è naturale. Infatti, l'abilità di spostarsi avanti e indietro tra queste prospettive è essenziale per l'auto-realizzazione, che è la completa assimilazione della propria identità in quanto pura consapevolezza che funziona attraverso il veicolo dell'apparente individuo limitato. Il tuo problema a questo punto è che non è che non sei in grado di spostarti di prospettiva, ma che non hai ancora completamente negato la prospettiva dell'apparente individuo. Così, quando osservi attraverso gli occhi dell'apparente individuo, ti identifichi con quella prospettiva e la consideri come tua piuttosto che stabilirti con ferma convinzione nella conoscenza che tu sei la consapevolezza illimitata in cui tutti gli oggetti, incluso l'apparente individuo che sembri essere, appaiono.

Il "me" a cui ti stai riferendo, l'individuo apparente a cui ti riferisci con il nickname Cannaminor, non potrà mai illuminarsi. Cannaminor è solo una proiezione che appare all'interno di te, consapevolezza. Infatti l' "illuminazione" è in effetti un pessimo termine per indicare l'obbiettivo della ricerca spirituale. I testi si riferiscono all'obbiettivo come moksha, liberazione. Da un lato moksha significa libertà dalla dipendenza degli oggetti per il proprio completamento, adeguatezza e felicità. Dall'altro lato invece, moksha implica il fatto che colui che realizza la propria vera identità è la consapevolezza illimitata ed è pertanto liberata dalla nozione che è l'apparente persona che sembra essere.

In quest'ultimo senso quindi, moksha non è la liberazione per l'individuo, ma dall'individuo. Pertanto non è la persona che diventa "illuminata", ma piuttosto la consapevolezza, tu, che riconosce attraverso il veicolo dell'intelletto la propria, tua, vera identità in quanto "luce".

Ogniqualvolta ti ritrovi ad identificarti con un qualsiasi oggetto/esperienza, inclusa l'esperienza di essere l'oggetto a cui ti riferisci con il nome Cannaminor, fa una pausa e chiediti: "A chi è questa esperienza conosciuta?" Invariabilmente scoprirai che tutti gli oggetti ed esperienze sono conosciute da te, consapevolezza. Tutto appare all'interno del tuo spazio coscienziale. Questo riorientamento ti libera immediatamente dell'erronea identificazione con gli oggetti e le esperienze e ti permette di riconoscere la tua vera identità come consapevolezza illimitata ed assaporare la libertà che è la tua vera natura. L'esperienza non accade a te, accade in te. Inoltre, tutti gli oggetti e le esperienze dipendono da te per la loro esistenza in virtù della tua "luce" che li rende conoscibili, mentre tu ,consapevolezza, sei sempre libero da tutti gli oggetti ed esperienze.

Mauro
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Mauro » 11/06/2017, 6:56

cielo ha scritto:
10/06/2017, 14:31
Mauro ha scritto:
10/06/2017, 12:19
Che poi, personalmente, all'illuminazione preferisco sempre l'abbronzatura al mare, che il Tirreno dalle mie parti è splendido.
:) bravo. L'involucro grossolano te ne sarà grato.
Soprattutto quello sottile, direi

cielo
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da cielo » 11/06/2017, 12:44

latriplice ha scritto:
11/06/2017, 0:30
cannaminor ha scritto:
10/06/2017, 12:17
latriplice ha scritto: "....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."

Se tu avessi espresso questa affermazione in prima persona e oggettivato il me che credi di essere, saresti illuminato. Peccato.
Vuoi dire come nella forma correttamente riportata in rosso come si conviene nella correzione di uno scritto d'esame?

"....So solo e posso solo affermare questo; quel me, quella persona che credevo di essere, quel riflesso della consapevolezza...non è sempre presente, è intermittente e apparente in me....Consapevolezza".

dai, mi prenoto subito per la prossima sessione di esami, a settembre in autunno? forse applicandomi e studiando meglio riesco a passare l'esame di "illuminazione".
"....forse applicandomi e studiando meglio riesco a passare l'esame di "illuminazione..."


Più che forse, probabile. Non tanto con l'accumulo nozionistico che va ad intasare ulteriormente la tua mente di ignoranza istruita, ma con l'uso sistematico ed oculato dell'intelletto che il buon Dio ti ha dotato.

Difatti quello che spacci per esperienza nella tua descrizione è un abominio ed un insulto alla ragione:

"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."


Un ipotetico me....che si appropria della soggettività della consapevolezza...e tenta di descrivere tale consapevolezza alla stregua di un oggetto.

Solo questa castroneria, come avrebbe detto Bo, è tale nella sua grottesca contorsione da farti bannare a vita da qualsiasi forum a tema. Per fortuna non dipende da me.

Per la tua ripetizione a settembre:

In riferimento al fatto che la consapevolezza è illimitata e senza attributi, "essa" non è oggettivabile e pertanto non può essere un oggetto dell'esperienza. Inoltre nessuna esperienza discreta o l'intero collettivo di tutta l'esperienza può comprensibilmente descrivere, delineare o definirti in quanto consapevolezza. Pertanto, tu consapevolezza, non conosci te stesso come un oggetto o un particolare stato dell'essere. Tu, consapevolezza, conosci te stesso semplicemente in virtù del fatto che sei. In altre parole, alcuna esperienza conferma la tua esistenza. La tua esistenza è il campo all'interno del quale tutte le esperienze hanno luogo o la luce attraverso la quale tutte le esperienze sono conosciute.

La fluttuazione tra la prospettiva della pura consapevolezza illimitata e la prospettiva dell'apparente individuo limitato è naturale. Infatti, l'abilità di spostarsi avanti e indietro tra queste prospettive è essenziale per l'auto-realizzazione, che è la completa assimilazione della propria identità in quanto pura consapevolezza che funziona attraverso il veicolo dell'apparente individuo limitato. Il tuo problema a questo punto è che non è che non sei in grado di spostarti di prospettiva, ma che non hai ancora completamente negato la prospettiva dell'apparente individuo. Così, quando osservi attraverso gli occhi dell'apparente individuo, ti identifichi con quella prospettiva e la consideri come tua piuttosto che stabilirti con ferma convinzione nella conoscenza che tu sei la consapevolezza illimitata in cui tutti gli oggetti, incluso l'apparente individuo che sembri essere, appaiono.

Il "me" a cui ti stai riferendo, l'individuo apparente a cui ti riferisci con il nickname Cannaminor, non potrà mai illuminarsi. Cannaminor è solo una proiezione che appare all'interno di te, consapevolezza. Infatti l' "illuminazione" è in effetti un pessimo termine per indicare l'obbiettivo della ricerca spirituale. I testi si riferiscono all'obbiettivo come moksha, liberazione. Da un lato moksha significa libertà dalla dipendenza degli oggetti per il proprio completamento, adeguatezza e felicità. Dall'altro lato invece, moksha implica il fatto che colui che realizza la propria vera identità è la consapevolezza illimitata ed è pertanto liberata dalla nozione che è l'apparente persona che sembra essere.

In quest'ultimo senso quindi, moksha non è la liberazione per l'individuo, ma dall'individuo. Pertanto non è la persona che diventa "illuminata", ma piuttosto la consapevolezza, tu, che riconosce attraverso il veicolo dell'intelletto la propria, tua, vera identità in quanto "luce".

Ogniqualvolta ti ritrovi ad identificarti con un qualsiasi oggetto/esperienza, inclusa l'esperienza di essere l'oggetto a cui ti riferisci con il nome Cannaminor, fa una pausa e chiediti: "A chi è questa esperienza conosciuta?" Invariabilmente scoprirai che tutti gli oggetti ed esperienze sono conosciute da te, consapevolezza. Tutto appare all'interno del tuo spazio coscienziale. Questo riorientamento ti libera immediatamente dell'erronea identificazione con gli oggetti e le esperienze e ti permette di riconoscere la tua vera identità come consapevolezza illimitata ed assaporare la libertà che è la tua vera natura. L'esperienza non accade a te, accade in te. Inoltre, tutti gli oggetti e le esperienze dipendono da te per la loro esistenza in virtù della tua "luce" che li rende conoscibili, mentre tu ,consapevolezza, sei sempre libero da tutti gli oggetti ed esperienze.
Sei qui per istruirci Latriplice?
Sembrerebbe visti i tuoi toni affermativi e perentori. Voglio pensare che sei entusiasta di quanto credi di aver compreso e hai voglia di condividerlo, rispecchiandoti nell' avidya altrui, fino a descrivergliela secondo il tuo punto di vista e visione.
Sarebbe preferibile, soprattutto ora che Bo non c'è a rettificarci la mira, evitare di opinare interpretando le visioni altrui per rettificarle secondo la nostra.
E' preferibile testimoniare ciò che siamo e descrivere la nostra esperienza, più che le teorie filosofiche a cui aderiamo e che sostanziano il nostro dire qui.
Se si preferisce credere a quello che si pensa, perché non si è ancora esperito che l'opinare è del tutto inutile in ambito spirituale, allora è bene rifletterci su. Chi opina spara ad altezza d'uomo, o se vogliamo ha una predilezione per crocifissioni, roghi e mendacità, e propone compiti per le vacanze.
Perciò ti invito a ripassare, subito non a settembre, il galateo del forum dove dice:


"Chi scrive qui riconosce che ogni aspirante ha il proprio percorso secondo le proprie potenzialità e capacità, e che non esiste un presente alternativo migliore di quello che la Vita o il Divino ci hanno offerto da esperire. La crescita, il miglioramento dell'uomo sono la sua trasformazione per realizzare la natura divina che è propria di ogni essere.
La via migliore è il nostro presente, e il nostro presente non è necessariamente quello altrui: occorre realizzare che il nostro percorso è il migliore in quanto nostro e quindi adatto per noi, ma non necessariamente per altri. Non è opportuno spingere o convincere altri alla nostra via, perché ogni via appartenente alla tradizione metafisica unica universale è espressione e ramo della stessa. Un aspirante nel Vedanta o in ogni altro ramo tradizionale porge il proprio sostegno a chi chiede, secondo le proprie realizzazioni, senza celare le proprie incompiutezze. Così ci si augura avvenga in questa community".


Porsi nella condizione di istruttore ove non richiesto non è permesso, nè a te, nè ad altri.
Auguriamoci che ognuno di noi riesca davvero ad usare in modo sistematico ed oculato l'intelletto di cui il buon Dio ci ha dotato.

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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da cannaminor » 11/06/2017, 14:19

latriplice ha scritto: "....forse applicandomi e studiando meglio riesco a passare l'esame di "illuminazione..."

Più che forse, probabile. Non tanto con l'accumulo nozionistico che va ad intasare ulteriormente la tua mente di ignoranza istruita, ma con l'uso sistematico ed oculato dell'intelletto che il buon Dio ti ha dotato.

Difatti quello che spacci per esperienza nella tua descrizione è un abominio ed un insulto alla ragione:

"....So solo e posso solo affermare questo; quella presenza, quella coscienza, quella consapevolezza...è sempre presente, latente, sottesa (presente forse è il miglior termine), in me...."


Un ipotetico me....che si appropria della soggettività della consapevolezza...e tenta di descrivere tale consapevolezza alla stregua di un oggetto.

Solo questa castroneria, come avrebbe detto Bo, è tale nella sua grottesca contorsione da farti bannare a vita da qualsiasi forum a tema. Per fortuna non dipende da me.
No, non dipende da te e nemmeno da me, dal momento che Bo non è più qui a poter dire la sua di persona. Forse era preferibile lasciarlo fuori da questo discorso, visto che entrambi non siamo lui, quindi difficile dire con certezza cosa avrebbe detto, fatto, bannato e quant'altro in riferimento ad accadimenti presenti. Forse è preferibile restare sulle nostre rispettive opinioni e punti di vista come il tuo a seguire.
latriplice ha scritto: Per la tua ripetizione a settembre:

In riferimento al fatto che la consapevolezza è illimitata e senza attributi, "essa" non è oggettivabile e pertanto non può essere un oggetto dell'esperienza. Inoltre nessuna esperienza discreta o l'intero collettivo di tutta l'esperienza può comprensibilmente descrivere, delineare o definirti in quanto consapevolezza. Pertanto, tu consapevolezza, non conosci te stesso come un oggetto o un particolare stato dell'essere. Tu, consapevolezza, conosci te stesso semplicemente in virtù del fatto che sei. In altre parole, alcuna esperienza conferma la tua esistenza. La tua esistenza è il campo all'interno del quale tutte le esperienze hanno luogo o la luce attraverso la quale tutte le esperienze sono conosciute.

La fluttuazione tra la prospettiva della pura consapevolezza illimitata e la prospettiva dell'apparente individuo limitato è naturale. Infatti, l'abilità di spostarsi avanti e indietro tra queste prospettive è essenziale per l'auto-realizzazione, che è la completa assimilazione della propria identità in quanto pura consapevolezza che funziona attraverso il veicolo dell'apparente individuo limitato. Il tuo problema a questo punto è che non è che non sei in grado di spostarti di prospettiva, ma che non hai ancora completamente negato la prospettiva dell'apparente individuo. Così, quando osservi attraverso gli occhi dell'apparente individuo, ti identifichi con quella prospettiva e la consideri come tua piuttosto che stabilirti con ferma convinzione nella conoscenza che tu sei la consapevolezza illimitata in cui tutti gli oggetti, incluso l'apparente individuo che sembri essere, appaiono.
È nella libertà dell'Essere essere (anche) questo e quello, e parlare e discorrere per nome e per conto di questo e quello. Sopra o in fondo a questo post c'è la firma cannaminor. Vedi non è questione di negare delle prospettive, io inquanto consapevolezza non ho alcun bisogno di negare alcuna prospettiva mi si prospetti nel\del mio essere sia essa cannaminor o un qualsiasi altro oggetto.

Se ti ricordi, nel passato se ne era anche parlato con Bo, al seguito e seguire del neti neti, o meglio ancora direi in parallelo al neti neti c'è anche l'iti iti. Constatare la non realtà dell'altro da me, degli oggetti, non mi esime dall'integrarli e viverli in piena libertà, cannaminor incluso. Ho la libertà (non la necessità) inquanto consapevolezza di essere cannaminor, o qualsiasi altro oggetto altro da me, come e quando lo voglio e desidero. Non ho alcun bisogno di negarlo per sapere chi sono. Chi sono lo so, con o senza gli oggetti che posso liberamente vestire e indossare.

Volendo fare un'analogia di questo piano, non è che per il fatto che la mattina ci vestiamo di un abito, dimentichiamo chi siamo sotto quell'abito. Vestiamo quell'abito e parliamo e agiamo come un attore sul palcoscenico, di quell'abito, e così ti ritrovi un cannaminor che dice di sè di sentire e vivere una presenza dentro di sè e questo è quanto un oggetto, un attore, un abito possa dire. Che altro potrebbe dire nell'ottica e visione dell'oggetto? Qui su questo forum ti sto parlando e rapportandomi a te in veste di cannaminor, per cui faccio a dire a cannaminor, inquanto oggetto e vestito indossato della consapevolezza che sono e mai dimentico di essere, ciò che cannaminor vede e sente e prova.

Non ti sto dicendo che io sono cannaminor, ti sto dicendo questo è il punto di vista di cannaminor, che questa è l'esperienza di cannaminor, l'unico per altro che ne può esprimere, vivere e descrivere una.
latriplice ha scritto: Il "me" a cui ti stai riferendo, l'individuo apparente a cui ti riferisci con il nickname Cannaminor, non potrà mai illuminarsi. Cannaminor è solo una proiezione che appare all'interno di te, consapevolezza. Infatti l' "illuminazione" è in effetti un pessimo termine per indicare l'obbiettivo della ricerca spirituale. I testi si riferiscono all'obbiettivo come moksha, liberazione. Da un lato moksha significa libertà dalla dipendenza degli oggetti per il proprio completamento, adeguatezza e felicità. Dall'altro lato invece, moksha implica il fatto che colui che realizza la propria vera identità è la consapevolezza illimitata ed è pertanto liberata dalla nozione che è l'apparente persona che sembra essere.

In quest'ultimo senso quindi, moksha non è la liberazione per l'individuo, ma dall'individuo. Pertanto non è la persona che diventa "illuminata", ma piuttosto la consapevolezza, tu, che riconosce attraverso il veicolo dell'intelletto la propria, tua, vera identità in quanto "luce".

Ogniqualvolta ti ritrovi ad identificarti con un qualsiasi oggetto/esperienza, inclusa l'esperienza di essere l'oggetto a cui ti riferisci con il nome Cannaminor, fa una pausa e chiediti: "A chi è questa esperienza conosciuta?" Invariabilmente scoprirai che tutti gli oggetti ed esperienze sono conosciute da te, consapevolezza. Tutto appare all'interno del tuo spazio coscienziale. Questo riorientamento ti libera immediatamente dell'erronea identificazione con gli oggetti e le esperienze e ti permette di riconoscere la tua vera identità come consapevolezza illimitata ed assaporare la libertà che è la tua vera natura. L'esperienza non accade a te, accade in te. Inoltre, tutti gli oggetti e le esperienze dipendono da te per la loro esistenza in virtù della tua "luce" che li rende conoscibili, mentre tu ,consapevolezza, sei sempre libero da tutti gli oggetti ed esperienze.
La triplice, l'iti iti di cui si è parlato non è identificazione e cadere nell'oggetto e nell'altro da noi che creiamo-proiettiamo, è invece libertà del viverlo, di dargli vita e voce, pur nella consapevolezza mai venuta meno di chi siamo sotto il vestito indossato. Ti ripeto è nella libertà dell'essere di essere questo e quello, è proprio questa la sua grande libertà, l'iti iti. Il mondo va integrato in questa libertà che l'essere è e ha, non negato. Non ho nulla da negare di me, tutto ciò che sono è, anche gli oggetti che penso e vivo e quindi sono in ultimo; che sono e posso anche non essere; mi ripeto è proprio questa la libertà dell'essere. Se questa invece fosse condizionata al dover negare qualcosa\qualcuno non sarebbe più libertà.

Mauro
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Re: Karma - riflessioni

Messaggio da Mauro » 11/06/2017, 15:21

Oltretutto quando si vuol dire che qualcosa è irreale (cioè, in definitiva: subordinato), non vuol dire che "non è".
Tutto appartiene alla sfera dell'esistenza.

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