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Maculazioni: kleśa

Il sistema filosofico Yoga Darshana, codificato nello Yogasutra di Patanjali
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cielo
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Maculazioni: kleśa

Messaggio da cielo » 04/10/2016, 11:51

La coscienza, il jiva, precipitato nella forma sotto il peso del karma e del desiderio, affronta un'opera di "purificazione" per tornare a brillare come il diamante che potenzialmente è.
Si passa la vita a liberarsi dalle preoccupazioni, per noi stessi e per i nostri cari, dalle tendenze che ci legano, dagli ostacoli del mondo esterno che spesso riflettono quelli del mondo interno.

I kleśa (klesha) sono le macchie che è opportuno sfregare per pulire la stoffa, penetrando nei fili che la compongono per lavare bene via la macchia che vediamo.

Klesha letteralmente significa : afflizione, pena, condizionamento.

Il sāṃkhya [letteralmente: il misurabile, dottrina filosofica basata sulla discriminazione e attribuita a Kapila; è uno dei sei punti di vista - ṣaḍdarśana - dell'induismo ortodosso enumera tre categorie di klesha, che nel sistema ayurvedico si chiamano roga , problemi, afflizioni, malattie.

1) adhyatmika klesha: condizionamenti psicofisici. Nell'ayurveda questo tipo di problemi vengono definiti disturbi autoinflitti, autoprodotti: se abusiamo del nostro corpo, ovviamente dobbiamo pagarne il prezzo.
E' pertanto necessario assumersi la piena responsabilità del proprio "buon funzionamento psicofisico" senza sempre aspettarsi un rimedio "magico" che provenga dall'esterno.

2) adhibhautika klesha: condizionamenti causati da altri esseri.
Nell'ayurveda si tratta delle affezioni provocate dallo squilibrio dei cinque elementi (pancha maha bhuta) nel nostro sistema. Se, ad esempio, l'elemento terra non è in una condizione di equilibrio, potremo soffrire di disturbi intestinali (troppo "solido" crea stipsi), se è l'elemento acqua ad essere squilibrato soffriremo di disturbi circolatori, tratterremo i liquidi o tenderemo a disidratarci, a seconda della nostra costituzione.
Se l'elemento fuoco non è equilibrato, potremo avere disturbi gastrici con una sensazione di bruciore allo stomaco. Quando è l'aria ad essere disturbata avremo disturbi nel movimento, nella respirazione, ansia, dolori articolari, nevriti.
Gli squilibrii di akasha, lo spazio, causano un profondo disagio interiore in cui non si abita volentieri lo spazio del corpo (troppo stretto o troppo largo: la patologia è legata anche al gonfiare e sgonfiare improvviso di parti del corpo o della pelle: la barriera che ci separa dal mondo, che delimita lo spazio). Il corpo e la mente sbalza tra energia e letargia, tra espansione e contrazione, tra ossessione e indifferenza.
Yoga e ayurveda camminano insieme perchè la pratica degli asana viene consigliata in entrambi i sistemi in quanto aiuta a mantenere l'equilibrio fra i cinque elementi e contribuisce a tenere sotto controllo quei klesha/roga chiamati adhibhautika.

3) adhidaivika klesha: condizionamenti provocati da calamità naturali, dalle forze della natura e dal destino. Fisicamente sono i disturbi congeniti, quelli che i bambini ereditano dai genitori e che sono legati alla costituzione, alla prakriti individuale che è come un uccello che ha due ali: eredità paterna ed eredità materna (si dice che queste ali sono composte dalle "penne" di sette generazioni da parte di madre e di padre), noi dobbiamo concentrarci sul tronco a cui le ali sono attaccate e trovare la nostra direzione esistenziale. Volare da soli, riconoscere questi condizionamenti e superarli o accettarli come eredità.

Nel sistema degli yoga sutra di Patanjali abbiamo i pancha klesha: le cinque maculazioni oscuranti, i cinque principali condizionamenti che ci affliggono. Sono le radici della sofferenza che fanno penare l’uomo: Avidya, Asmita, Raga, Dvesha e Abhinivesha, ignoranza, ego, desiderio, odio e paura della morte (non voler morire).

Gli Yoga Sutra iniziano proprio con l'analisi dell'origine e dei movimenti della sostanza mentale e dell'intelligenza, che è la consapevolezza innata, o citta, spesso agitata da vortici: vritti. Una mente agitata è maculata, condizionata.

Nel primo capitolo/piede degli yoga sutra, intitolato Samādhi Pada, Patanjali analizza gli impulsi e il comportamento della mente.

Nel secondo capitolo, intitolato Sadhāna Pada: piede della pratica, Patanjali descrive i klesha, le afflizioni del corpo che provocano gli impulsi della mente e viceversa, i condizionamenti del nostro comportamento come individui.
I cinque klesha elencati da Patanjali sono:

1) avidya: non conoscenza, mancanza di consapevolezza spirituale. Ignoranza è la completa identificazione con il corpo vissuto come qualcosa a cui sacrificare tutto, che non ha fine, renderlo fulcro della vita. Non sono poche le seccature procurate dal corpo: malattie, ambizioni, piaceri sensuali. Al corpo è legato il dolore e, se messo al centro della nostra attenzione, ci prostra in uno stato di infelicità. Si è incapaci di controllare la mente per la continua domanda di attaccamenti avanzata dal corpo, si crede che il corpo sia l’unità di misura della vita.
Cosa si intende per Avidya? Vid significa conoscenza per cui a-vidya indica la mancanza di conoscenza. Cos’è la mancanza di conoscenza? Non è l’ignoranza delle cose del mondo, è il non essere coscienti della propria natura divina. L’uomo si considera un mortale ignorante a causa di avidya e , per chi è in questa situazione, ottenere la pace è impossibile. Chi è nella morsa di avidya vive immerso nelle cose del mondo identificandosi con il corpo mentre la mente manca della saggezza che gli riveli di essere divino. L’attaccamento al corpo e al mondo causano una sofferenza immensa.

2) asmita: ego, egoismo, identificazione dell’essere "io" con il corpo psicofisico soggetto al divenire.
Amita rende "pieni di sè", si prende il mondo "dell' io e del mio" come vero, dimenticando il proprio sé innato.
Ci si lascia trasportare dalla scena del mondo, dagli attaccamenti, del "mi voglio godere la vita".
Asmita impedisce di riconoscere la causa fondamentale di questa vita terrena e di tutta la sofferenza inerente. L’uomo dimentica che la mente è la fonte primaria di tutto il suo soffrire per cui diventa vittima dell’ignoranza e dell’illusione andando incontro a vari tipi di sofferenza perché è incapace di controllare la mente che provoca tutta la sofferenza, il dispiacere e le difficoltà.
Asmita indica l’incapacità di capire la natura reale della mente che è la causa principale di tutto il soffrire.

3) e 4) raga e dvesha: attrazione e repulsione, amore e odio. Un'altalena che è opportuno osservare e fermare per scendere, per centrarsi su quel diamante che brilla all'interno.
Il superamento di raga e dvesha permette l'acquisizione dell'equanimità e permette di adempiere al proprio dharma nel mondo.
Raga.
Cosa si intende per Raga? In questo contesto raga non indica l’accordo di una canzone, un modello musicale, ma piuttosto un modello che ci condiziona. Raga è il desiderio, desiderare questo, quello e tutto, è Raga.
È un genere di amore sviscerato per le ricchezze, il denaro, le comodità, è una sete inestinguibile. È un tipo di attaccamento destinato a crescere in continuo e, quindi, a procurare molti dolori.
Quando i desideri diventano illimitati, Raga diventa Roga (malattia).
L’uomo soffre perché è incapace di frenare i desideri per cui dovrebbe cercare di controllarli.
E’ a causa dei suoi desideri illimitati che l'individuo perde la stabilità mentale, subisce l’illusione e dimentica il Principio vero ed eterno della Divinità. Finché avremo desideri illimitati, non potremo stare in pace, possiamo avere dei desideri, ma entro certi limiti.

Su dvesha cito Sai Baba:
Poi viene il Dvesha Klesha. In tempo di difficoltà, sofferenza e perdita, l’uomo si aspetta l’aiuto di qualcuno che gli è vicino ma, se la persona rifiuta di aiutarlo, la sua speranza si tramuta in odio. In questo mondo, sia il bene che il male causano sofferenza; non necessariamente tutto ciò che è bene ci da felicità e, similmente, non tutto ciò che è male causa sempre afflizione. Come è possibile che qualcosa di bene ci dia sofferenza?
Tulsidas ne dà un esempio dicendo:
“Io offro le mie salutazioni sia alle persone buone, sia a quelle malvagie”.
Voi potreste dire: "C’è un significato nel fare omaggio a una persona buona, ma qual è lo scopo di ossequiarne una malvagia?”
Una persona malvagia vi fa soffrire quando la incontrate e una persona buona vi addolora quando vi lascia per cui Tulsidas offriva le sue salutazioni ai malvagi affinché non lo avvicinassero e ai buoni che non si allontanassero da lui. La compagnia di un malvagio e la separazione da una persona nobile causano ambedue sofferenza.
La vita umana è fatta di unioni (Samyoga) e separazioni (Viyoga), è descritta come un oceano con onde turbolente di unioni e separazioni, chi può giudicare ciò che è bene e ciò che è male?
Quindi si deve rimanere equanimi nella felicità e nella sofferenza, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta come insegna la Gita.
Trattate la felicità e l’afflizione con equanimità. Al fine di ottenere la pace, voi dovreste mettere in atto l’equanimità; non considerate qualcuno malvagio e qualcun altro buono, vedete Dio in ambedue. Lo stesso Atma è presente in tutti e due, questo è il sentimento di unità e Divinità. I corpi sono diversi, le tendenze delle menti sono diverse ma la Divinità è Una, è la stessa in tutti. Identificatevi con il Sé. I nomi e le forme possono variare ma la Divinità non cambia. Finché si osservano le differenze non si può ottenere la pace.


5) abhinivesha: non voler morire, accettare la morte degli altri, ma non visualizzare la propria, distorto senso dell'immortalità, attaccamento alla vita materiale.
Tutti sanno di dover morire un giorno o l’altro eppure ognuno vuole aggrapparsi alla vita e nessuno vuole morire, questo è dovuto ad Abhinivesha Klesha che affligge l’uomo.
Qual è la causa principale della sofferenza dell’uomo? Sono i desideri. Voi diventate vittime dei vari klesha quando dimenticate la vostra natura reale e focalizzate la mente sul mondo.
Contentatevi di ciò che avete, perché vi angustiate per qualcosa che non avete?
La vostra vera sadhana consiste nel non anelare a cose che non avete.
Come potete ottenere la felicità se non siete soddisfatti di ciò che avete e bramate continuamente ciò che non avete?
Siate quindi contenti di ciò che avete e dividetelo con gli altri. Acquisite un'apertura mentale di questo tipo.
In questo mondo vasto, anche l’uomo dovrebbe avere una mente vasta, chi non ha apertura mentale non è affatto un essere umano, quindi allargate il cuore.
Come si può fare? Bisogna riempirlo d’amore. Se riempite il cuore d’amore, non sarete importunati da nessun klesha, avrete il potere di affrontare tutte le sfide e andare avanti.
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Fonti: Patanjali, appunti personali sugli yoga sutra;
B.K.S.Iyengar: L’albero dello Yoga.
Ayurveda: Prakriti, Svoboda e appunti personali.
Sai Baba, discorso del 31 maggio 1996, Sperimentare l'unità dell'uomo con Dio e del 4 marzo 2000, I cinque involucri.

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