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Antaḥkaraṇa - appunti

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cielo
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Antaḥkaraṇa - appunti

Messaggio da cielo » 24/01/2018, 18:03

Secondo la flosofia vedanta - advaita l'ultimo respiro che esaleremo porterà con sè il pesante bagaglio dell'antaḥkaraṇa [l'organo interno con le sue quattro funzioni] che uscirà dall'involucro grossolano ormai inutilizzabile da una delle nove nadi, ossia da uno dei principali canali di natura sottile nel quale scorre il flusso del prāṇa, in senso lato. In seguito, quando si verificherà un'altra nascita, quel bagaglio di tracce luminose-energetiche (se non dissolto nell'unica luce che assorbe ogni altra luce) entrerà nel nuovo corpo che i semi del karma avranno maturato per una nuova esperienza nel mondo in divenire.

Secondo la tradizione le nāḍi assommano a 72.000. Esse costituiscono l'intelaiatura luminosa-energetica in relazione al corpo sottile dell'essere individuato e rappresentano anche le possibilità di determinazione della coscienza a livello sottile.
Nel sonno profondo il jīva si ritira nelle nāḍi, ove giace in una condizione di quiete o di virtualità latente dell'energia pranica. La purificazione delle nadi è uno degli obiettivi dell'haṭhayoga e del prāṇayāma perchè dalla loro "pulizia" dipende l'equilibrio e l'armonia del composto sottile-grossolano che si "anima" negli stati di veglia e di sogno.
Nel processo della morte il distacco è più definitvo, diciamo così, visto che Ramana diceva: "Hai paura di dormire? No, allora non dovresti aver paura neppure di morire". Facile a dirsi, più difficile a farsi.
Per esprimerlo con parole mie direi che l'antahkarana è il bagaglio che transita di vita in vita, fino ad esaurimento delle scorte.

Da Glossario, l' antaḥkaraṇa è uno dei costituenti del corpo sottile ossia del corpo mentale-energetico-luminoso che sperimentiamo come "io" nello stato di sogno e che si conosce attraverso "diciannove bocche" (Māṇdūkya up. IV)

L' antaḥkaraṇa è dunque l'organo interno, la "mente" nella sua totale estensione e nelle sue diverse modificazioni (vṛtti) o funzioni che sono:
1) buddhi (intelletto, percezione intuitiva o discernimento), 2) ahaṁkāra (senso dell'io), 3) citta (memoria proiettiva, sostanza - deposito delle tendenze e predisposizioni subconscie) e 4) manas (la mente empirica selettiva, impulsata dal desiderio e dall'istanza di conoscere gli oggetti del mondo).

A seguire dei brani di Sai Baba tratti dal discorso "L'Io divino e l'io umano" del 7 luglio 1990 dove spiega che cos'è l'antaḥkaraṇa e le funzioni delle sue componenti.


In un sogno si può vedere, sentire e ascoltare tutto.
Così pure, per il realizzato, simpatie ed antipatie sono viste alla stessa stregua. Una volta raggiunta la Realizzazione suprema, tutto quanto accade nel mondo appare come un sogno.

Baba canta: "pancīndriya mahabhuta sambhavam karmajancitam pancīndriya mahabhuta sambhavam karmasamcitam shariram shukha duhkha nam bhogya bhogya smetinamah".

1) Il corpo è la combinazione dei cinque elementi di base che sono: terra,acqua, fuoco, aria e spazio o etere.
Questi cinque elementi sono fra loro combinati secondo leggi particolari.
Il corpo umano viene definito bhautika sharira, ossia corpo fisico, ed è per mezzo di esso che nel mondo s'intessono tutti i tipi di relazioni. Altro nome per definirlo è pancīkaranam, cioè il legante dei cinque composti. Quando il corpo si trova nello stato di veglia, i suoi organi di senso sono tutti attivi.
Il corpo è una dimora di piacere e di dolore ed è costituito da tre involucri: grossolano o fisico-denso (sthula-sharira), sottile (sukshma-sharira) e causale (karana-sharira).

Il corpo fisico-denso è il risultato dell'assimilazione del cibo ed è completamente inerte, paragonabile soltanto ad uno strumento. Solo il corpo fisico è visibile e, credendo che esso sia vero e permanente, l'uomo finisce per dimenticare il principio dello Spirito, che è eterno e pervade tutto.

Baba canta: “pancaprana mano bodhi dasindriyas samanvitam apanchi khruta gototam bhogya tamaye namah.”

2) Il corpo sottile è costituito dai cinque soffi vitali (pancaprana), dalla mente (manas), dall'intelletto (bodhi) e dai dieci organi di senso (indriya) [cinque organi di azione e cinque di percezione].
Questo corpo è attivo nello stato di sogno e, in quel caso, la personalità dell'individuo non è visibile, ma è orientata all'interno. Qui, la mente si costruisce un suo nuovo mondo, dove il sogno ne rappresenta la prova d'esistenza. È un mondo a se stante, senza nessun rapporto col mondo esterno.
Nello stato di sogno tutto - forme, suoni e gusti - viene creato dalla mente, che sperimenta tutte queste cose senza alcun supporto fisiologico. Nel sogno le forme non hanno consistenza, si sente senza ascoltare, si assapora senza palato. Tutta questa esperienza, però, rimane circoscritta solamente a quel campo soggettivo.
Nello stato di sogno, quand'anche ci fossero dieci persone che dormissero nella stessa stanza, ognuna di esse farebbe un sogno diverso da quello degli altri, perché l'esperienza onirica di ciascuno è unica e riservata a quella persona in particolare. Tra lo stato di sogno e quello di veglia non esiste relazione.
Uno potrebbe sognare di avere dei fastidi a causa di un suo amico e, se incontrando l'amico il giorno dopo, si lamentasse con lui dicendogli: "Perché mi hai dato tante noie?", quello gli risponderebbe: "Sei pazzo! Non ti ho nemmeno visto".
Infatti, tutte quelle esperienze sono state create dallo stesso sognatore e sono circoscritte a lui solo, non facendo parte della realtà del mondo concreto.
Tutte le esperienze di gioia e di dolore avute in sogno, appartengono al mondo dei sogni.
E sempre nello stato di sogno è possibile subire le conseguenze di azioni buone o cattive compiute in vite precedenti. Ciò vuol dire che quelle esperienze sono in relazione col corpo sottile.
In quella sede la mente gioca un ruolo importantissimo, poiché è la mente stessa che crea tutto il mondo nella dimensione onirica. Il mondo intero è pieno di mente.

È la mente che lo crea. Alla mente, sebbene sia un unico elemento, sono stati attribuiti nomi diversi, in dipendenza dalla funzione che essa svolge.
Quando è impegnata nel processo del pensiero, viene chiamata manas.
Quando è impegnata nel processo di discernimento fra ciò che è eterno e ciò che è transitorio, viene definita buddhi o intelligenza.
Quando svolge il ruolo di ricordare, si chiama citta o memoria.
Quando si identifica con il corpo, si chiama ahamkara o Ego.
Questi quattro termini, dunque, - pensiero, memoria, discernimento ed ego - indicano tutti la stessa realtà della mente.
La combinazione di questi quattro aspetti costituisce l'antahkarana, ossia "l' organo interno", il veicolo sottile dell'essere individualizzato.

Quindi, sia lo stato di veglia, sia quello di sogno sono creazioni della mente.

3) Il terzo stato è il sonno profondo o senza sogni, detto anche Sushupti.
Su significa "buono" e shupti "sonno", dunque, la parola significa "sonno pesante". In questo stato la mente è assente. Dal momento che non c'è mente, non esiste nemmeno il mondo.
Laddove non c'è il mondo, l'uomo non sperimenta né gioie né dolori, poiché la gioia e il dolore sono sperimentabili attraverso un contatto col mondo.
Perciò l'esistenza del mondo è legata all'attività della mente. Finché sarete coinvolti nelle cose del mondo, avrete gioia e dolore.
È dunque il mondo la causa delle felicità e delle sofferenze, e la causa del mondo è la mente.
La mente, di conseguenza, è causa di legame e di liberazione.

4) Il quarto stato e i cinque involucri.
Esiste, però, un altro stato che trascende tutti gli altri ed è lo stato "atmico".
A causa del suo identificarsi col corpo nei tre stati precedenti di veglia, sogno e sonno profondo, l'uomo dimentica la sua realtà spirituale, dimentica di essere Atma. Tutte quelle esperienze non si verificano se non per mezzo dell'Atma.


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