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Râma
è l’ape che sugge il miele della devozione dal loto del cuore. L’ape
divarica i petali del fiore su cui si posa; ma Râma ne aumenta la
bellezza e la fragranza. Egli è come il Sole, che con i suoi raggi attira
a sé le acque accumulandole in nubi, per poi restituirle in forma di
pioggia a placare la sete della terra. Râma, il suono mistico e potente,
nasce dall’ombelico, sale fino alla lingua e su di essa vi danza
allegramente. La dichiarazione dei Veda,
Tat tvam asi, “Quello tu
sei”, è racchiusa nella parola Râma, la quale consiste di tre suoni: ra,
â e ma.
Di questi, “ra” è il simbolo di tat
(Quello, Brahman, Dio); “ma” è il simbolo di tvam
(tu, il jîvi, l’individuo),
e la “â” che unisce i due è il simbolo della loro identità. La
parola Râma ha anche un significato numerico: “ra” conta come 2, “â”
vale 0, e “ma” conta per 5; per cui, la somma equivalente è 7, numero
fausto. Abbiamo le 7 svara
(note) della musica e i 7 Saggi celesti; inoltre, recitare continuamente Râma
per 7 giorni è ritenuto particolarmente benefico.
Ogni atto ed
attore della storia [della vita di Rama va considerata in senso allegorico
perché] attrae l'attenzione del lettore e si imprime nella sua
memoria perché l'allegoria riguarda personalmente ciascuno di noi.
Per esempio
Dasaratha. il Re, rappresenta il corpo umano con i cinque sensi di
percezione ed i cinque sensi di azione.Egli aveva tre mogli i tre guna o
predisposizioni: Sattva, Rajas e Tamas i cui nomi erano Kausalya. Sumitra
e Kaikeyi. Ebbe 4 figli che incarnano i quattro scopi della vita umana:
Dharma. (la rettitudine), Artha
(la ricchezza), Kama (il
desiderio) e Moksha (la liberazione).
Rama è
l'incarnazione del Dharma. Gli altri tre obbiettivi possono essere
acquisiti solo aderendo fedelmente al Dharma. e i fratelli di Rama,
Lakshmana, Bharatha e Satrughna. seguirono le Sue orme.
Per la Sua
costante osservanza al Dharma, Rama poteva contare su una forza spirituale
straordinaria tanto da essere in grado di maneggiare e tendere il potente
arco di Siva, lo Sivadhanus, dando così la prova di aver vinto
l'illusione. Janaka, re di Videha. teneva quell'arco in custodia, e
cercava l'eroe capace di manovrarlo.Il Videhi. (il re di Videha), il
"senza corpo" o "senza la coscienza del corpo" offri
sua figlia (la consapevolezza del Brahman) a Rama, e Sita divenne la sua
Sposa. Dunque Rama,
sposando Sita, "acquisì la suprema saggezza. Da dove era uscita
Sita? La storia dice "da un solco della terra" da Prakrithi la
Natura. Questa frase dimostra che la conoscenza del Brahman o Brahmajnana implica
in modo rilevante, anche la Natura o Prakrithi.
Il passo
successivo descrive Rama nella spessa giungla della vita, infestata di
attrazioni ed avversioni. La saggezza suprema non può coesistere con la
dualità, ma esige la rinuncia dei due opposti aspetti.Rama seguì il
cervo d'oro che Sita desiderava e, in conseguenza di quell'errore la Sua
saggezza svanì.
Rama (esempio
tipico dell'individuo o Jivi) dovette quindi sottoporsi a molte austerità
per riguadagnare la suprema illuminazione; perciò secondo la storia
raggiunse la vetta del Rsyamuka. dimora del distacco totale. Colà si
assicurò due alleati: Sugriva (la discriminazione) e Hanuman (il
coraggio). L'alleanza fu siglata da una prestazione di Rama che diede
prova della sua lealtà al Dharma sotto ogni condizione, uccidendo Vali,
vittima viziosa della debolezza, il quale, detronizzato suo padre, l'aveva
costretto a rifugiarsi nella giungla. Si era poi associato con Ravana, il
maligno, ed aveva ingiuriato e maltrattato il fratello Sugriva senza
alcuna ragione apparente. Vali era caduto cosi in basso a causa delle
compagnie che amava frequentare. La sua storia è un ammonimento per
tutti. Einstein diceva spesso: "Dimmi chi frequenti e ti dirò chi
sei".
Rama insediò
Viveka, la discriminazione, sul trono di Vali. Poi con i Suoi alleati, andò
in cerca di Sita, la saggezza perduta. E nel Suo cammino. venne a trovarsi
di fronte ad un vasto oceano di illusione (Moha).Il Suo alleato Hanuman
che aveva una visione serena, non offuscata da desideri né da ignoranza,
desiderava soltanto ripetere il nome di Rama e visualizzare la Sua forma;
in tal modo riuscì ad attraversare felicemente e con sicurezza l'oceano.
Rama raggiunse
l'altra sponda, uccise Ravana (incarnazione delle qualità rajasiche,
passionali, impulsive) e suo fratello Kumhhakarna (incarnazione
dell'aspetto tamasico negativo e distruttivo). Riuscì cosi a ricuperare
Sita (la conoscenza suprema) e ritornò con lei ad Ayodya la città
inespugnabile. sorgente e fonte della saggezza). Il viaggio dell'anima si
conclude con la sua apoteosi.
Questo che vi
ho descritto è il Ramayana (la storia di Rama) che ogni aspirante
dovrebbe tenere presente. Ayodya è il cuore, Dasaratha è il corpo, i
Guna sono le mogli, i Purusharta sono i figli, Sita è la saggezza. Per
avere la saggezza è indispensabile purificare quei tre strumenti: il
corpo la parola e la mente.
Hanuman è
l'esempio luminoso dell'anima realizzata. Quando egli si presentò a Rama
per offrirgli i suoi servigi, Rama si rivolse a Lakshmana dicendo:
"Ascolta
fratello, vedi come Hanuman conosce a fondo i Veda. La sua parola è
satura dell'umiltà e della dedizione impersonate dal Rg Veda, del
riguardo e del rispetto espressi dallo Yajur Veda e dalla visione
intuitiva che il Sama Veda trasfonde. Hanuman conosce tutti i testi sacri
ed è un autentico devoto. Sugriva è fortunato ad avere come ministro
Hanuman, i cui pensieri, parole e azioni sono offerte fatte a Dio".
Quando questi
tre atti sono in perfetta armonia, si ottiene la Grazia di Dio come la
ottenne Hanuman. Rama è il Dharma. Sugriva incespicò in questa
disciplina e non mantenne la parola data: non organizzò le sue truppe
sebbene la stagione delle piogge fosse terminata.
Così
Lakshmana sfogò la sua ira contro l'ingratitudine e l'iniquità da lui
mostrate. "Non potrai mai purificarti dal peccato di ingratitudine e
di violazione dei patti; la tua condotta è talmente reprensibile che
persino gli avvoltoi rifiuterebbero di cibarsi del tuo cadavere".
Quando il colpevole cadde ai piedi di Rama cercando il perdono, Rama
disse: "Lakshmana! Sugriva. accecato dall'orgoglio, dal potere e
dall'ignoranza era felice e sicuro sul suo trono. Solo la miseria può
aprire gli occhi alla gente sui valori che furono trascurati. Egli si era
aggrappato alle cose temporanee e futili che intossicano l'uomo. Come può
una tale persona seguire il sentiero del Dharma?"
Anche Hanuman
era andato da Sugriva e gli aveva consigliato di pentirsi e riabilitarsi
con la rettitudine e la riconoscenza. È
indispensabile ammettere i propri errori e porre rimedio alle inevitabili
conseguenze con una sincera autocritica e col pentimento.
Si dice spesso
che Rama abbia sempre seguito il Dharma ma non è esatto. Egli non fu un
seguace del Dharma: Egli era il Dharma ! Ciò che pensava, diceva e faceva
era Dharma, il Dharma eterno! La recitazione e l'ascolto del Ramayana può
fare di una persona un vero esponente del Dharma: tutti i suoi atti -
pensieri, parole, azioni saranno improntati a quell'ideale.
Sai
Baba
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