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Agni è il fuoco, l'elemento di purificazione, ciò che
bruciando le impurità, eleva l'uomo dalla mortalità all'immortalità.
Sin dagli albori della razza umana, il fuoco era visto come manifestazione
di un elemento superiore alla contingenza. Il fuoco esprime luce, la luce
sorge dal fuoco. Fuoco è l'astro solare, fuoco sono le stelle,
fuoco sono i lampi della tempesta. Il connubio fra fuoco e luce si molto
evoluto nella storia interiore dell'uomo e, a tutt'oggi, nell'era
moderna, l'uomo indica il Divino e i suoi messaggeri o incarnazioni, così
come i saggi e filosofi realizzati come portatori di luce, e quegli esseri
che vediamo raggiungere la prossimità col mistero del Divino, vengono
chiamati illuminati.
La fiamma del fuoco unifica ogni
cosa, riducendo l'apparenza della molteplicita delle forme ad un'unica
sostanza, impalpabile, immiscibile in acqua, insapore, etc., è la vibhuti
usata in molti culti come segno distintivo per marcare il corpo di coloro
che si dedicano ad un percorso verso il Divino. Agni è
il più importante degli dei terrestri, secondo per importanza fra
gli dei dell'antica mitologia vedica solo a Indra. Agni è il fuoco
del sole, del fulmine e quello terreno che gli uomini accendono per
venerare le Forme del Divino. Come personificazione divina del fuoco
rituale del sacrificio, Agni è la bocca degli dei, il tramite che
porta loro l'oblazione, l'offerta. E' il mediatore fra l'ordine umano e
quello Divino. Nonostante presenti due volti, uno benevolo e uno severo,
grazie alla sua funzione di mediatore è molto amato e venerato
perché intercede per l'uomo presso tutti gli altri dei. Viene
rappresentato con due teste, i capelli ritti a simboleggiare le fiamme che
salgono, tre o sette lingue (da 3 a 7), tre gambe e fino a sette braccia,
accompagnato da un montone, mentre regge il ventaglio per alimentare le
fiamme, la fiaccola e il cucchiaio sacrificale. Il volto severo è
quello che giudica e la sua è la natura dell'omnipresenza, grazie alla
sua triplice natura (celeste, acquatica e terrena); viene infatti visto
come figlio o amante delle acque (a seconda dei culti originari). E' detto
anche "Figlio delle due Madri", perché nasce dallo sfregamento
di due bastoncini di legno, che alla sua nascita subito divora. In
Occidente, il fuoco (ignis) sacro era mantenuto sempre acceso dalle
Vestali nei tempi dell'antica Roma, gli antichi Greci durante le
migrazioni recavano seco il sacro fuoco di Hestia.
In alcuni inni del Rgveda viene talvolta identificato con il Dio Rudra,
che diverrà poi il successivo Shiva. Attualmente
in India non esistono culti rilevanti che facciano Agni centrale nella
loro devozione, ma nonostante questo continua ad essere considerato un
aspetto importante del Divino, specialmente nella sua natura di luce. Agni
assume molta importanza in tutti gli altri culti, specialmente durante le
cerimonie che prevedano l'uso del fuoco e considerato che quasi tutte le
cerimonie si concludono con un'oblazione di fuoco e che le stesse icone
vengono venerate attraverso l'offerta del fuoco sacrificale, si comprende
la sua importanza. Esiste poi una classe sacerdotale di bramani, gli Agnihotri,
che lo invoca specificatamente in molte cerimonie.
In
alcuni culti Shakta dell'India (che adorano l'aspetto energetico
della manifestazione, personificato nella consorte di Shiva o nello stesso
Shiva), Agni è associato alla kundalini, considerato come l'energia di
Shiva,
la coscienza transcende la molteplicità. Nell'Illuminazione, kundalini
è completamente desta e la persona, non più individuo, è identico a
Shiva, nella pienezza di tutti i suoi attributi divini che si manifestano
attraverso l'ananda (beatitudine)
bo. Aprile 2002
Associazione Vidya Bharata, 21
Aprile 2002
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