Il Sacro - Lo Spazio sacro

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Il Sacro - Lo Spazio sacro

Lo Spazio Sacro

Rav Bahbout

Prima lezione

via Salaria 113

La parola che in ebraico indica il Sacro è Quadosh, che cosa vuol dire questa parola in ebraico? il significato della radice del termine vuol dire separato, distinto. La quesdushà, la santità, ha lo scopo di distinguere, separare o un oggetto dagli altri, o una persona dagli altri o un tempo dagli altri tempi. Questo è il senso generale che ritroviamo nel termine quadosh. Questo può essere interpretato sia in senso positivo che negativo: il quadesh, per esempio, che fa parte sempre della stessa radice è la persona che veniva destinata e dedicata alla prostituzione sacra; in quanto si trattava anche in questo caso di una separazione, di una destinazione, a svolgere una funzione diversa dagli altri uomini sia quadesh (uomo) che quedeshà (donna). Le donne, o gli uomini che venivano usati per prostituirsi. Quadosh sarà positivo e quadesh sarà negativo secondo la prospettiva ebraica, mentre per quella pagana la quedeshà o i quedeshim, erano persone che svolgevano una funzione “religiosa” in modo completamente diverso dalle caratteristiche che la Torah stabilisce per gli Ebrei e in forma diversa anche per i non Ebrei. Un oggetto di per sé non è quadosh di per sé, quello che rende quadosh l’oggetto, o la persona o il tempo, o la situazione o la nomination, cioè viene consacrata a svolgere una determinata funzione. Sostanzialmente possiamo dire che nella Torah non c’è qualcuno che sia quadosh di per sé. C’è solo uno che è quadosh di per sé che è distinto e separato che è Dio. Tutti gli altri esseri umani o oggetti hanno una santità che acquisiscono in rapporto alla funzione che svolgono. C’è qualche cosa di molto simile alla quedushà assoluta che è il sabato.

Un verso noto del levitico cap 19 recita “ Siate santi perché Io Sono Santo”. La santità che l’uomo ha la acquisisce soltanto in rapporto a quello che Dio. stesso ha stabilito. Se pensiamo per esempio al luogo sacro per eccellenza che è il santuario chiamato beth ha miqdsh, che è la casa della santità.

Il luogo dove è stato edificato il beth ha mikdash è stato scelto per la funzione che ha svolto. Il tempio di Gerusalemme si trova sul monte del Tempio detto anche Ar Hamorià. Perché questo monte è stato scelto?. Perché quel luogo aveva assistito al mancato sacrificio di Isacco. Secondo la tradizione Har Hamorià è il monte sul quale sarebbe stato portato Isacco per essere poi scarificato, e invece poi il sacrificio non avviene ed Abramo viene interrotto all’ultimo istante. Si potrebbe dire che in effetti la quedushà è tale, che in un luogo del genere si potrebbe sacrificare al limite un uomo. Se la santità è così forte, e se c’è un imperativo molto forte come quello di sacrificare un bambino in questo caso per uno scopo “superiore” uno possa essere indotto a pensare che la santità debba prevalere.

Vediamo che in realtà non è così, perché nonostante la santità del luogo, il sacrificio non può essere consumato. In quel caso il sacrificio non può essere consumato non soltanto per la santità del luogo, la santità del luogo rifiuta il sacrificio umano anche se questo sacrificio fosse stato accettato di buon grado. C’è una tradizione che dice che Isacco nel momento in cui Abramo stava per sgozzarlo, Isacco era pronto a partecipare per sua scelta al sacrificio, come a dire: “ Eccomi sono pronto”. Abramo era talmente convinto che bisognava sacrificare Isacco che , a un certo punto, quando Dio. lo ferma , Abramo dice: “ No, voglio andare fino in fondo, almeno qualche goccia di sangue”. In effetti, secondo la tradizione Abramo fu in dubbio se farlo o non farlo; perché c’era un primo ordine che gli diceva di sacrificarlo mentre c’era un secondo ordine che diceva di non sacrificarlo sul monte del tempio, era il luogo dove bisognava fare il sacrificio, per cui era abbastanza naturale. Quindi nessun sacrificio può essere fatto alla santità, la santità ha questo aspetto di assolutezza che riguarda soltanto la divinità, a per quanto riguarda l’uomo non c’è nessun tempo, luogo, uomo che possa essere considerato sacro in assoluto. Mi permetto di fare un parallelo con il Golgota. Vediamo che nella tradizione ebraica il sacrificio e anche l’auto- sacrificio dell’uomo non sarebbe consentito. Nella tradizione cristiana Gesù era uomo e Dio nello sesso tempo; ma nella tradizione ebraica neanche Dio può permetterSi di chiedere un sacrificio umano. Questo è il significato della legatura di Isacco, così si chiama in ebraico, e non si chiama sacrificio; Isacco fu legato ma non fu sacrificato. Dunque la santità del luogo può essere il Beth hamiqdash ma può essere anche il Golgota, non permette all’uomo di portare avanti l’idea del sacrificio. Quindi vediamo che c’è una definizione di quedushà che coinvolge tutti questi tre momenti di cui dobbiamo parlare che sono lo spazio, il tempo e la parola che però nessuna cosa è talmente sacra tale che l’uomo possa essere sacrificato a questa santità. Possiamo cominciare a vedere questo a partire dallo spazio. Per quanto riguarda il concetto di santità esiste una graduazione della santità. Esistono oggetti che hanno una santità maggiore o minore rispetto ad altri. C’è una mishnà che dice che ci sono dieci livelli di santità. Il livello maggiore di santità è il Santo dei Santi, il posto nel quale il gran sacerdote entrava una volta all’anno, il giorno dell’espiazione. Quando si parla di santità, quella del Tempio di Gerusalemme, la sua santità non dipendeva soltanto dal fatto che lì era avvenuto il sacrificio, ma con lo stesso ragionamento uno poteva pensare che poteva essere scelto il Monte Sinai, perché lì erano stati dati i dieci comandamenti. La scelta è caduta sul monte di Morià, perché aveva acquisito questo “merito”, che aveva assistito ad un sacrificio che non era un sacrificio, ovvero che rappresentava quali sono i limiti entro i quali la santità può agire. In fondo il monte Sinai, aveva visto pure i dieci comandamenti e come dice la Torah, ad un certo punto la presenza divina si proiettò sul monte Sinai, tutte cose fantasmagoriche. Ma dal punto di vista della tradizione ebraica sia più importante una affermazione che limita il potere e le qualità della santità, che non una affermazione come quella del Sinai che potrebbe sembrare anche più universale, perché è la rivelazione, ma è più importante affermare che per quanto la santità sia importante non deve mai coinvolgere l’uomo al punto tale da impedirgli di rispettare la vita umana. Secondo la tradizione ebraica, anche se ci sono dei limiti ai limiti, anche quando sia parla del rispetto della vita umana , della sua santità non è intesa in senso assoluto; nel senso che l’uomo ha il dovere di rispettare la vita in tutti i modi. Di questo se ne è parlato molto anche in questi giorni, con il caso successo negli Stati Uniti, tutta la questione di alimentare o non alimentare; e poi lei è morta perché non è stata alimentata. Tutti i problemi inerenti alla eutanasia ci pongono il problema della santità della vita, e di cosa è la vita. La tradizione ebraica stabilisce, perché la vita sia veramente tale l’uomo non debba trasgredire tre norme e sono: non uccidere, è ammessa la legittima difesa ma non è ammesso uccidere una persona senza che ci sia un movente. La tradizione dice se Tizio dice a Caio: “ Uccidi Sempronio”, ma io non ho nessun motivo per ucciderlo deve rifiutarsi, deve morire piuttosto che uccidere. Non uccidere nel senso di non versare sangue innocente. La seconda trasgressione, per l’ebraismo è quella per l’ebreo di non fare idolatria. Un ebreo che sia pronto a fare idolatria, quindi a rinunciare ad uno dei principi fondamentali dell’ebraismo , dove idolatria è un concetto estremamente vasto e non è solo il fatto di inchinarsi ad un idolo, come qualcosa che possiamo dire, finisce per informare completamene la vita di un uomo. Si può fare idolatria anche di ideologie e cose di questo tipo. La terza regola è di non fare incesto, nel senso di adulterio che incesto nei rapporti tra consanguinei. Una persona che fosse in qualche modo costretta a trasgredire queste tre norme, sarebbe costretta a vivere una vita che non è una vita. Quando parliamo della santità della vita, dobbiamo considerare la tradizione ebraica stabilisce che ci sono dei principi, oltreppasati i quali la vita non è degna di essere vissuta. Anche se tutte le norme possono essere trasgredite per salvare una vita, ma non queste tre norme. Non c’è la norma dell’osservanza del sabato. Nel vangelo è scritto “L’uomo è dato per il sabato ed il sabato è dato per l’uomo”.  La Torah stabilisce che il sabato è stato dato all’uomo, e non l’uomo al sabato e non è l’uomo che è soggetto al sabato. Quindi si può trasgredire la santità del sabato per salvare una vita umana ma non si possono trasgredire quelle tre norme di cui ho detto prima. Quindi, rispetto ai limiti della santità, fermo restando che la santità assoluta non si tocca, ma questa non può permettersi di chiedere delle cose che non sono accettabili. Dio non può chiedere ad Abramo il sacrificio di Isacco,e la richiesta ha lo scopo di dimostrare che non è una richiesta possibile. Esistono dei limiti della santità e una gradualità. Per quanto riguarda i luoghi e gli oggetti non sono santi di per sé ma solo in base alla funzione che svolgono. Quindi perfino il Tempio di Gerusalemme è il luogo che ha la sua santità soltanto in funzione delle mitzvot, dei precetti che vi venivano praticati. C’è una grossa discussione nel Talmud se la terra è veramente santa o no. Che cosa vuol dire terra santa?. La discussione viene risolta in questo modo: dopo che gli ebrei erano stati deportati da Nabucodonosor, re di Babilonia e portati in Babilonia circa 70 anni dopo, con l’editto di Ciro, del VI sec A.E. V. Il tempio viene distrutto intorno al 586 – 587 e circa 70 anni dopo abbiamo l’editto di Ciro. La politica persiana era diversa da quella babilonese, non erano per le deportazioni. I persiano erano dell’idea che ognuno poteva continuare a professare la propria fede, lingua e cultura e l’importante era che pagassero le tasse, e potevano costruire il loro Tempio, questa politica permette agli Ebrei di tornare. Viene concesso agli Ebrei di ricostruire il tempio. Si dice che nel momento in cui gli Ebrei sono usciti dalla terra di Israele, la terra aveva perso la sua santità. Perché, che cosa rendeva santa la terra?. Il fatto che c’erano degli Ebrei che giornalmente mettevano in pratica i precetti. Mentre la prima volta gli Ebrei erano entrati nella terra di Israele conquistandola con le armi al tempo di Giosuè circa 600 anni prima, questa volta tornano pacificamente e si “riappropriano” della terra. Nel momento in cui si riappropriano di questa terra questa diventa santa non soltanto per quella generazione ma per tutte le generazioni che verranno; in quanto la conquista non è avvenuta con le armi ma pacificamente, il Re di Persia ha riconosciuto la proprietà, era l’Onu di quel tempo, la grande potenza di quel tempo, il regno di Persia che governava su 127 province era enorme, e riconosce che gli Ebrei sono stati deportati ingiustamente e li rispedisce alla terra di origine, ed in questo modo i maestri nel talmud dicono che la santità del talmud non è solo riconosciuta dalla Torah stessa, ma anche dalle autorità internazionale del tempo. Il riconoscimento di una autorità straniera e l’essere rientrati nella terra pacificamente unito al fatto che gli Ebrei sono tornati hanno riconosciuto che avevano un legame particolare con questa terra. Perché è chiaro che una parte degli Ebrei non sono tornati, ma una parte è tornata e ritenevano che c’era un rapporto particolare determinato e definito dal fatto che soltanto nella terra di Israele potevano essere messe in pratica alcuni precetti. La santità è condizionata da precetti che la coinvolgono , un luogo non è santo se non per il fatto che in quel luogo vengono messi in pratica alcune mitzvot. Perchè alcuni precetti vengono messi in pratica soltanto al Tempio di Gerusalemme?. Quando c’era il Tempio di Gerusalemme, e c’era Pasqua, allora c’erano delle cerimonie da fare a Gerusalemme e non fuori da Gerusalemme. Ci sono delle cose che si posso fare non a Gerusalemme ma in tutta la terra di Israele. Per esempio ci sono delle norme che riguardano la vita agricola, queste norme si possono mettere in pratica soltanto nella terra di Israele. La Torah stabilisce, per esempio, che se uno ara un campo e poi deve raccogliere il grano, deve lasciare una decima del prodotto al levita, una decima del prodotto al povero. Dunque ci sono una serie di precetti da mettere in pratica nella vita quotidiana di quei tempi che era quella agricola, e questi dovevano essere messi pratica soltanto nella terra di Israele. La santità della terra di Israele era legata a questi precetti, se io li avessi applicati anche ad un’altra terra ecco che io non avrei distinto la terra di Israele da altre terre. Ecco l’importanza di stabilire dei limiti, e la quedushà ha questo scopo, ovvero quello di stabilire dei limiti. Ci sono alcuni di precetti che riguardano la vita agricola che si fanno anche fuori dalla terra di Israele, perché per quanto la terra di Israele abbia una sua santità, ed il tempio abbia una santità superiore, in quanto ci sono un a serie di mitzvot che si possono fare là e non altrove, ma ci sono alcuni precetti che possono essere fatti in tutte le parti del globo e quindi quei precetti sono quelli che danno la santità a quel luogo in quel momento. Un esempio pratico, è che si può costruire una sinagoga in qualsiasi parte del modo, e nel momento in cui questa sinagoga viene usata regolarmente come luogo di riunione e di preghiera questa acquista una sua santità e che fa sì che non posso vendere e trattare come un luogo qualsiasi. Ci sono delle regole che stabiliscono come per esempio ci si può o non ci si può liberare di una sinagoga. Se io ad esempio decidessi di vendere la Sinagoga di Roma, non lo potrei fare, e non solo non lo potrei fare io , ma non potrebbe farlo né il Consiglio della Comunità di Roma, né il Rabbino Capo di Roma né nessuno. Perché? Perchè per vendere un luogo di questo tipo ci vorrebbe il consenso di tutte le persone che in qualche modo si sono servite di questa sinagoga. Oggi, possiamo dire che Roma è un posto dove passano turisti tutti i giorni e uno dovrebbe andare a consultare tutti i turisti, dunque è impossibile. La santità di questo luogo richiederebbe il consenso di un così alto numero di persone che è impossibile. Non posso cambiare neanche la destinazione del beth ha kneset a meno che con i proventi della vendita io non faccia qualcosa di più sacro. Cosa posso fare di più sacro di un beth ha kneset.? Scrivere un sefer Torah, cioè una pergamena sulla quale siano scritti i 5 libri della Torah è considerata cosa più sacra, che è un oggetto ma ci sono altre graduazioni rintracciabili in ( masechet meghillà , 4 capitolo), che è il trattato dei rotoli, ed in particolare del rotolo di Esther, ma anche di tutti i rotoli, che dice io posso vendere una sinagoga per scrivere un sefer Torah perché ha una quedushà superiore rispetto a quella che può avere un tempio.

La quedushà massima però non è raggiungibile. Se noi per esempio prendiamo la rivelazione, che potremmo pensare che è il momento di massima santità , in tutta la descrizione “Ecco io vengo da te con una nube, affinché il popolo ascolti la mia parola…”. Il Signore disse a Mosè: “Vai dal popolo, vekidashtam, e tu li consacrerai oggi e domani, si laveranno le vesti e saranno pronti per il terzo giorno, ed il terzo giorno scenderà Il Signore di fronte a tutto il popolo nel monte Sinai”, e qui viene la parola, vehigbaltà et haam saviv lemor, cioè tu metterai un segnale di confine per il popolo, intorno. ( Esodo 19, verso 12). Tu porrai il confine, come abbiamo visto la santità a che fare con dei confini da stabilire. E quindi, nel momento in cui Dio. scenderà, la presenza divina scenderà sul monte in quel momento è bene che ci sia una netta distinzione tra il popolo che sta ai piedi del Monte, ed il Monte stesso che viene delimitato. Questo è per sottolineare questo aspetto della distinzione degli ambiti. Come dicevamo prima, come in altre culture la creazione del mondo, ed in fondo il mondo è lo spazio per eccellenza, in genere la creazione del mondo viene ricordata con un tempio, uno spazio particolare, prendete per esempio nella tradizioni precedenti al popolo di Israele trovereste che la creazione, o la cosmogonia viene in qualche modo ricordata attraverso un luogo nel quale lì è iniziata o lì è finita, a seconda delle tradizioni. C’è una tradizione molto simile nell’Islam secondo cui la pietra del monte del Tempio ed è la pietra da cui è iniziata la creazione del mondo, la materia iniziale dalla quale poi si sarebbe sviluppato tutto il globo. C’è una tradizione simile nel talmud per quanto riguarda la creazione, che è collegata con il Tempio , però è diversa nel senso che la tradizione ebraica ci dice che quando Dio ha creato l’uomo allora ha preso la polvere da tutte le parti della terra, tutti i punti cardinali, e l’ha messi nel centro del tempio sull’altare e con quella polvere avrebbe poi creato l’uomo, il Golem, l’uomo d’argilla che poi sarebbe stato insufflato per diventare uomo. L’accento non è sul luogo ma sull’uomo come microcosmo perché l’uomo raccoglie in sé tutti gli angoli della terra. Tornando alla Genesi, e guardando come ci viene raccontata la storia della creazione del mondo, vediamo che il mondo viene creato e poi ricordato non attraverso un tempio, ma attraverso il sabato che è il giorno consacrato in ricordo della creazione. “ Il cielo e la terra e tutto il suo esercito erano ormai completi. Nel settimo giorno Dio. aveva completato l’opera sua che aveva fatto. Così nel settimo giorno cessò da tutta la sua opera che aveva compiuto. Dio. benedisse il settimo giorno e lo santificò, poiché in esso aveva cessato tutta la sua opera che egli stesso aveva creato per poi elaborarla” ( Genesi cap.2). Quello che viene santificato è il sabato e quindi per l’ebraismo, il sabato come rappresentante del tempo è più importante dello spazio.

Come dire che uno potrebbe trasgredire qualsiasi cosa che riguarda lo spazio se ha a che fare con il sabato. Facciamo un esempio: mentre al di fuori del Tempio erano proibiti alcune azioni di sabato, dentro il tempio di Gerusalemme erano permesse; evidentemente il sabato è più importante del tempio; il sabato è più importante di tante altre mitzvot e dunque ha la precedenza. Il filosofo Heshel ha infatti detto che l’ebraismo è una religione del tempo più che dello spazio. Lo spazio non è importante solo in relazione alla rivelazione sul monte Sinai ma anche quando Dio. dà l’ordine agliEbrei di costruire il tabernacolo, il mishkan in ebraico, che però era un tempio che si muoveva insieme al popolo. L’uomo bene o male ha bisogno di punti di riferimento, il punto di riferimento del popolo che aveva ricevuto i dieci comandamenti sul Monte Sinai non era la creazione del mondo ma era il Monte Sinai, intorno al monte Sinai aveva avuto questa esperienza particolare che è l’esperienza della rivelazione. Il problema era come far sì che questa esperienza continuasse nel corso del tempo attraverso tutto il periodo del deserto, e così come il popolo si era messo intorno al monte Sinai si potesse mettere intorno a qualche cosa di concreto che però non avesse le caratteristiche che avevano gli altri templi pagani. Quindi è vero che l’ebraismo è una religione del tempo, ma è anche vero che l’uomo non può vivere al di fuori dello spazio, ha bisogno di punti di riferimento nello spazio. Quale è il punto di riferimento nello spazio per il popolo di Israeel?.

Si potrebbe dire che il primo punto di riferimento è la creazione del mondo, e quando gli ebrei scrivono la data dalla creazione del mondo, fermo restando che quella data di inizio è puramente simbolica. Ma dato che la creazione del modo è un punto di riferimento troppo astratto, per cui quando gli ebrei escono dall’Egitto e la sensazione di avere dei punti di riferimento concreti, che siano qualcosa di tanto tangibili da idolatrarlo, come il vitello d’oro costruito dagli Ebrei dopo l’uscita dall’Egitto, era talmente forte da preferire di proporgli un’alternativa. Quale?. Un luogo che si muoveva insieme al popolo, il tabernacolo, costruito da mai umane secondo determinate istruzioni, che aveva lo scopo quello di dare un punto di riferimento ma stando attenti a che questo da un oggetto diventi un idolo. In effetti la caratteristica era quella che il tabernacolo si muoveva insieme al popolo, per cui quando uno si muoveva , bisognava sbaraccare tutto, cosa che non era semplice perché era abbastanza grande ed uno doveva far sì che tutti pezzi coincidessero. Il tabernacolo era costruito in maniera tale che i pezzi coincidessero, anche perché si aveva l’accortezza di segnare con un numero ogni oggetto ed ognuno aveva un compito specifico nell’ambito della smontatura e rimontatura del tabernacolo. Comunque la cosa fondamentale cosa rappresenta? Rappresenta un oggetto che ricorda la rivelazione che non si è fermata al monte Sinai,ma che ha continuato nel corso della storia, prima nel corso della storia del deserto, e poi successivamente al tabernacolo si è sostituito il Tempio di Gerusalemme, e poi quando il Tempio di Gerusalemme è stato distrutto dalle Sinagoghe che sono state costruite già prima della distruzione e dopo la distruzione. Quindi la sinagoga è la continuazione della creazione del mondo, che continua con il tabernacolo e poi fino ad arrivare alla sinagoga. Il riferimento alla creazione del mondo, se si leggesse con attenzione i riferimenti alla costruzione del tabernacolo che si trovano nell’esodo dal 35 in poi, si può notare come il tipo di linguaggio che usa la Torah è lo stesso tipo di linguaggio che viene usato per la creazione del mondo. C’è da una parte il cosmo creato da Dio. e dall’altra parte il tabernacolo creato dall’uomo con il controllo di Mosè che fa le veci di Dio, quindi l’uomo che si “sostituisce” a Dio. che ha il compito di creare questo punto di riferimento che è il monte Sinai che si muove con il popolo e in mezzo al popolo. Mentre il Primo ed il Secondo Tempio sono andati distrutti, il tabernacolo non è andato mai distrutto, e non sappiamo dove sia, è stato semplicemente smontato ed è come dire che quella esperienza così originaria che era immediatamente dopo la rivelazione del Sinai non si è mai esaurita, ha continuato nel corso del tempo; mentre, invece il Tempio di Gerusalemme, il primo e secondo, che erano più solidi sono stati distrutti per mano dell’uomo, come a dire che Dio. non li ha difesi. Mentre per quanto riguarda il tabernacolo non è andato distrutto, perché secondo me qui c’è un fatto primordiale di questo tabernacolo.

 Domanda: la differenza tra il possesso e la proprietà della terra.

 Risposta: Quando parliamo della Terra di Israele (Salmo 24): “LaShem haarez umroach”, “Al Signore appartiene la terra e tutto ciò che la riempie”, anche la Terra di Israele appartiene a Dio ed appartiene ad Israele nella misura in cui Israele mette in pratica il volere divino, le mitzvot. Quindi la proprietà della terra in assoluto non è dell’uomo ma è di Dio ed è data al popolo di Israele in usufrutto. L’anno sabbatico, o meglio ancora l’anno del Giubileo che secondo la tradizione ebraica cade ogni 50 anni, le terre dovevano ritornare al padrone che l’aveva ricevuta al momento della divisione della terra, quando la terra era stata conquistata da Giosuè. In realtà se io avevo venduto la terra, in realtà non avevo venduto la terra perché in realtà la terra non mi appartiene, avevo venduto i prodotti della terra. Se io ad esempio mi trovavo nel ventesimo anno del ciclo giubilare, vendevo i prodotti per i 29 anni che rimanevano, dopo di che la terra tornava in mio possesso. Questo fa sì che qualsiasi terra non appartiene a nessuno, c’è un fondo nazionale che rivende la terra, e lo fanno ogni 99 anni ma il concetto è rimasto. Che nessun uomo può possedere la terra ed uno si può sentire un poco incerto sulla terra, e forse questo vuol dire che effettivamente siamo incerti sulla terra e non esiste uno spazio che in assoluto appartiene a qualcuno, così come non esiste un tempo che appartiene solo ad una persona.

 Domanda: “Secondo l’ebraismo uno spazio è sacro sia perché è legato a determinati precetti, sia perché collegato ad alcuni eventi, ovvero sia ad un fatto storico che ai precetti?”

 Risposta:Il fatto storico costituisce il motivo della scelta, perché il precetto può essere messo in pratica in qualsiasi altro luogo? No, non è così, perché quando uno compie un precetto compie anche qualcosa che lo lega a tutte le generazioni che hanno fatto quella certa cosa, c’è un legame tra tutte le generazioni. Il monte di Morià, perché in quel monte Dio si era manifestato e lì è avvenuta la legatura di Isacco, e questo a dimostrare che Abramo era pronto a superare la mentalità dalla quale era partito, che era la mentalità Cananea, che diceva che per Dio. si può tutto, ed invece non è vero. Se Dio. ti comanda di sacrificarti non lo puoi fare, e non puoi trovare una giustificazione dicendo

 “ questo me lo ha detto Dio.” Il suicidio a fini religiosi, non trova nella Bibbia nessuna giustificazione, nessuno si può sacrificare per la causa sacrificando gli altri, non che non sia permesso il suicidio ma il suicidio quantomeno non deve coinvolge gli altri. Il suicidio che è anche un omicidio è sicuramente una cosa più grave. In arabo la parola shaid significa testimone: la persona che si “sacrifica” per la causa fa un atto di testimonianza. Per l’ebraismo, in genere è la vita un atto di testimonianza. Uno deve vivere mettendo in pratica i precetti che danno un senso all’esistenza e solo nel caso in cui si trasgrediscono le tre norme che abbiamo visto prima solo in quel caso la morte forse può essere visto come un atto di “ testimonianza”, ma solo in quei tre casi.

Secondo l’ebraismo accanto alla santità dobbiamo prendere il termine purità che sono due concetti legati tra loro, secondo l’ebraismo l’impurità massima è la morte. La persona che è morta costituisce il massimo livello di impurità. Nell’ebraismo non c’è il culto dei morti. Esistono delle regole che i parenti stretti devono seguire quando gli muore una persona. Quello che è santa è la vita, ovvero le azioni che uno fa. Secondo l’ebraismo il morto deve esser sepolto appena possibile, non c’è il culto del morto ma delle regole inerenti alla sepoltura e per ricordarlo.

 Domanda: Il concetto dell’aldilà nell’ebraismo.

 Risposta: Questo concetto non è mai stato sottolineato come tentazione di fuga verso l’altro mondo. Nella Bibbia in vari posti si parla dello sheol, il luogo nel quale si raccolgono le anime ma non più di questo, perché l’ebraismo pone l’accento maggiormente sulla vita e quindi se uno comincia a occuparsi troppo dettagliatamente di come è organizzato l’aldilà sarebbe inconcepibile, perché l’ebraismo è interessato a stabilire delle norme su come santificare la vita e non la morte. Nella Bibbia e nel Talmud si parla dell’aldilà, ma non lo si approfondisce, ed il tema fondamentale è la resurrezione. Perché quale è il problema vero? Il problema principale dell’ebraismo è La Giustizia Divina. Dove è la Giustizia Divina, se tutte le persone giuste che hanno contribuito all’avvento dei tempi messianici non possono tornare in vita?. L’aldilà è di secondaria importanza rispetto a quello della resurrezione. “Il signore fa morire e fa vivere, ascendere nello sheol e poi fa risalire (deutronomio cap 32). Quando dico che la resurrezione è il problema, quando si dice che l’ebraismo è ancora in attesa dei tempi messianici, ma come è possibile?. Se noi pensiamo che sia stata possibile la creazione del mondo, dell’universo, questa è una piccola cosa, mentre uno pensa all’aldilà come ad una cosa possibile quando uno pensa alla resurrezione pensa ad una cosa impossibile; non è meno impossibile della nascita e della vita. In fondo la vita che è comparsa sul pianeta non sappiamo come, anzi secondo tutte le statistiche non doveva proprio esserci, perché dovevano verificarsi una serie di fenomeni che non potevano verificarsi insieme. L’esempio classico è quello dell’entropia, l’entropia dà la probabilità che un certo evento accada. Se voi prendete un pendolo elastico, e lo chiudete in una campana di vetro, la isolate e fate isolamento adiabatico, quindi non c’è nessun tipo di contatto con l’esterno, c’è solo il pendolo ed un certo punto naturalmente il pendolo si ferma. Perché si ferma?. Supponiamo che il pendolo sia privo di attrito, il pendolo si ferma perché ha trasferito la propria energia cinetica alle molecole che sono dentro la campana. Per quale motivo le molecole che sono dentro la campana non restituiscono la stessa quantità di energia cinetica al pendolo?. In teoria lo potrebbero fare, solo che ciò non accadrà mai, statisticamente tutte le molecole che sono state urtate dal pendolo contemporaneamente restituiscono la stessa energia al pendolo, e questo è statisticamente improbabile. L’energia c’è, ma è degradata ed è talmente frastagliata che non può essere più utilizzata, quindi è una cosa altamente improbabile che tutte le molecole di idrogeno, ossigeno,azoto, etc , secondo determinate leggi si mettessero insieme per creare poi il primo aminoacido dal quale poi si sarebbe cerato l’uomo ecc. ecc.. Dal punto di vista statistico questo è altamente improbabile a meno che qualcuno non lo abbia fatto questo esperimento. Visto che la vita di per se stessa è un evento altamente improbabile nulla ci vieta di pensare che possa esserci anche una resurrezione. L’accento è sulle azioni che l’uomo compie in questa vita perché sono queste che poi porteranno all’avvento dei tempi messianici.

Da una parte c’è una promessa, quella che arriveranno i tempi messianici, dall’altra parte però ci sono le azioni dell’uomo ed è un po’ un tira e molla, perché dipende in che direzione vanno queste azioni. Se faccio 10 passi avanti e tre indietro il processo sarà più lento. Se si facessero solo passi avanti il processo sarebbe rapidissimo. Fermo restando l’obbiettivo finale che è quello di una società nella quale si realizzeranno gli obbiettivi messianici, i tempi potranno essere prolungati a seconda di come l’uomo e la società si comportano. Nella mishnà è scritto che tu devi considerare come se il modo fosse in uno stato simile a quello di una bilancia dove gli elementi a favore e a sfavore sono sullo stesso livello, ma la tua azione a favore fa pendere la bilancia sulla parte positiva e dunque dare una energia in avanti. Quale è il castigo per una azione malvagia che uno ha fatto?. La mishnà, ovvero la tradizione orale dice che il premio di una miztvà è l’aver eseguito il precetto mentre il premio, di una trasgressione è una trasgressione. In un certo senso è quello che Kant disse molti secoli dopo a proposito della morale, ovvero del dovere per il dovere, di fare una miztvà perché è una miztvà. Nel momento in cui compi un precetto, metti in pratica un comandamento è qualcosa che può darti la possibilità di dartene un altro ancora e di procedere verso la strada che poi porta ai tempi messianici.

 Prof. Colafato: Ci sono degli interessanti parallelismi con il concetto di karma e della interconnessione degli esseri viventi e ci sono molte convergenze concettuali.

 Rav Bachbut: Chiaramente l’uomo non vive in una monade, non siamo Leibniziani, l’ebraismo è assolutamente contrario a ogni forma di monachesimo perchè non permette l’interconnessione, perché sarebbe assolutamente virtuale mentre, quello che conta è quello reale. L’ebraismo è a favore delle relazioni. Non è pensabile l’idea di rimanere nubile o celibe. Ci sono due tipi di rapporto ( Martin Buber); il rapporto io-tu in tutti i sensi e il rapporto Io- Esso, ovvero con la Divinità o anche con le persone che sono veramente estranee, e questo è chiaro nel Principio dialogico di Martin Buber, Edizioni Comunità.

Abbiamo parlato del tabernacolo, quindi cosmo e microcosmo, e in realtà ogni parte del tabernacolo è strettamente collegata con l’uomo stesso. In realtà il mishkan era un insieme di arredi ed oggetti che erano oggetti assolutamente comuni. In cosa consisteva la specialità di questi oggetti?. Soltanto nel fatto che in un certo momento della storia, Mosè li ha consacrati con l’olio dell’unzione. Messia, mashiah, in ebraico, significa unto, quindi c’era un olio speciale che veniva usato dal sacerdote ed in questo caso da Mosè per ungere e consacrare gli oggetti, che erano arredi comuni, che sono numerati in Esodo dopo che ha parlato di tutti gli arredi: Portarono tutti gli arredi, gli armadi, le colonne, le basi, la coperta di pelle di montone , l’arca della testimonianza, la tavola con i suoi arredi il candelabro d’ora ecc…Mosè esaminò tutto il lavoro e constatò che era stato eseguito precisamente secondo quanto il Signore. aveva ordinato, e quindi Mosè li benedisse. Al verso 9 del cap 40, è scritto” Prenderai l’olio di unzione per spargerne il tabernacolo e tutto quanto in esso, così lo consacrerai con tutti i suoi utensili e sarà cosa sacra”. Come a dire che la santità è qualcosa che deve essere trasferita, e definita dall’uomo. L’oggetto non è sacro di per sé, ma solo se l’uomo ha fatto una azione da renderlo tale. Questo riguarda in realtà tutta la esistenza. Aronne, che diventa il Grande Sacerdote, lo diviene in quanto viene scelto, viene unto come tale. Il tempio e tutti i suoi arredi diventano sacri perché Mosè li ha unti. Il re Davide, diventa re solo in quanto viene unto. L’olio di unzione ha la funzione di trasformare l’oggetto soltanto se poi viene usato per la sua funzione. Possiamo dire che quell’oggetto non è ancora sacro fino al momento in cui non viene usato. Se io costruisco una sinagoga e non ci vado mai a pregare, la sinagoga non ha nessuna sacralità e la acquisirà, il momento dopo che sono entrato ed ho iniziato a pregare. Se un gruppo di dieci persone, che secondo l’ebraismo è la società minima è andato a pregare nella sinagoga, quella azione là è quella che determina la santità del posto. Ci sono situazioni in cui o l’uomo o un gruppo di uomini particolari, come poteva essere il Beth Din, il sinedrio del tempo. C’è una sola cosa la cui santità non dipende dall’uomo, il sabato. Mentre tutte le feste sono sacre se l’uomo effettivamente le consacra come tali per quanto riguarda il sabato è indipendente dall’uomo.

Levitico, cap 23 verso 4:“ elle moadei haschem mikrà kodesh ascer tikreù otam  bemoadam”che in italiano è: “Queste sono le ricorrenze del Signore, sacre convocazioni che proclamerete al loro tempo”. Il testo ebraico se venisse letto senza vocalizzazione, otam (complemento oggetto riferito alle feste) si può leggere come atem, cioè voi( soggetto). Come a dire che queste sono le ricorrenze che voi consacrerete. C’è un midrash che dice che quando gli angeli che stavano al servizio divino si presentano da Dio. e Gli chiedono: “ Quando è Capodanno?”, il Signore risponde di chiederlo al Sinedrio quando stabilisce Capodanno. La responsabilità di stabilire le feste è del tribunale rabbinico, del Sinedrio che aveva la funzione di stabilire il calendario. La santità del sabato è indipendente dall’uomo perché ogni sette giorni torna periodicamente, e questo è collegato alla creazione. Il tempo come essenza è sacro, cioè il Sabato è sacro e le feste che per quanto importanti sono strettamente correlate a delle azioni che l’uomo ha fatto. Se si tratta dell’uscita dall’Egitto, ci sarà l’intervento divino ma c’è l’azione, del popolo,di Mosè che ha fatto per uscire dall’Egitto. La festa della promulgazione della Torah che cade 49 giorni dopo coinvolge Dio che l’ha data e l’uomo che l’ha ricevuta con tutti i racconti relativi a questa; la festa di Sukkot , delle Capanne che ricorda un evento storico. La festa pasquale cristiana e quella ebraica non cadono nello stesso periodo, questo per il fatto che il calendario ebraico ha 13 mesi invece di 12. Ma come è possibile?. In assoluto il mese in un calendario solare è una invenzione. Cosa c’è di essenziale in un calendario solare?. Non il mese perché ci sono dei mesi che ne hanno 30 ed alcuni 31. Se uno andasse a vedere la durata di un mese è di 29 giorni e mezzo, la lunazione. Il mese è stato immesso nel calendario solare pur appartenendo al calendario lunare. Chi stabilisce la durata dei mesi? l’uomo. Il mese solare è una invenzione mentre quello che conta è il mese lunare. Il calendario ebraico è luni-solare, ovvero tiene conto di tutti e due questi aspetti. Ma quale è l’aspetto fondamentale del calendario solare?. Sono le stagioni. Nel calendario lunare le stagioni non hanno nessuna rilevanza. Sapete che i mussulmani hanno il calendario esclusivamente lunare con grossi problemi quando devono fare un mese di digiuno, anziché nel mese di dicembre nel mese di agosto.

Dato che l’uomo non è intervenuto nella creazione ma è stato oggetto della creazione, quindi la santità del sabato riguarda esclusivamente Dio. C’è solo un piccolo margine, il sabato inizia al tramonto e finisce con l’uscita delle tre stelle, ma quando è che veramente inizia e quando è che veramente finisce è difficile dirlo, ed è per questo motivo che l’unica cosa che l’uomo può fare è quella di trasferire un po’ di giorno feriale del venerdì al sabato ed un po’ del giorno successivo farlo diventare sabato. L’unico potere che ha l’uomo è quello di allargare leggermente la sfera della santità del sabato, una cosa altamente consigliata perché considerato un fatto importante di aumentare la santità e non diminuirla. Tra il tramonto e l’uscita delle stelle ci sono circa 25 ore. Quindi, quello che noi facciamo in ebraico lwkl vdwqh !ym !ypyswm , si aggiunge dal sacro al profano, si eleva di santità qualcosa che non lo è. Questa è l’unica licenza che noi ci possiamo assumere che è quella di aumentare la santità del giorno del sabato. L’ideale sarebbe che l’uomo potesse vivere sempre in quella santità però questo non è possibile perché l’uomo ha bisogno di punti di riferimento. Le feste sono invece stabilite dall’uomo, e qualche volta può addirittura cambiare mese. La Pasqua cristiana cade dopo il primo plenilunio di primavera. La tradizione ebraica stabilisce invece che quando la stagione comunque non è ancora arrivata ad essere completa, nel caso della Pasqua quella primaverile, quando non è completa si sposta. Questa è una liceità che si assume il sinedrio , ed oggi è fissata da un calendario fisso che però dipende dall’uomo, e quando si sposta una festa di conseguenza si posticipano tutte.

L’uomo può consacrare gli oggetti in funzione della funzione che svolgono, e quando perdono questa funzione perdono la loro sacralità. La santità della Terra di Israele è una santità corporea che è stata riconosciuta non soltanto da Dio e dagli Ebrei ma anche dallo stesso Ciro che ha mandato poi gli Ebrei, che ha mandato poi Esrà, gli Ebrei si sono installati nuovamente e con questo si è stabilito un legame tra il popolo di Israele e la terra. Questi oggetti non sono pregnati di un qualche potere magico. Soltanto l’azione dell’uomo che cambia l’oggetto e non c’è un oggetto magico di per sé. Quando gli Ebrei tornano in Israele dopo la prima entrata, una delle cose sulle quali ritorna il testo è che potranno portare i propri sacrifici soltanto nel luogo che Dio ha scelto. Tutto il libro del Deutronomio è una lunga e ripetuta affermazione di questo concetto che tutto questo lo potete fare nel luogo che Dio ha scelto e che è il monte di Morià, il monte del Tempio. Quale è il motivo per cui la Torah insiste che determinate azioni vanno fatte soltanto nel luogo che Dio ha scelto, così come soltanto determinate azione potevano essere fatte nel tabernacolo, nel deserto. Secondo la tradizione ebraica addirittura l’alimentazione è strettamente collegata al luogo in cui si fa. L’esempio classico che si fa, quando c’era il Tempio, era quello dei sacrificio. Non si poteva mangiare la carne dell’animale se prima non si era andati al Tempio, o quando c’era il Tabernacolo, al Tabernacolo. Gli Ebrei stavano nel deserto con il Tabernacolo e quindi in qualsiasi momento potevano presentare un sacrificio e consumare parte della carne. Una volta che erano entrati nella terra di Israele ed uno abitava in Galilea e l’altro abitava da un’altra parte ; arrivare a Gerusalemme per consumare un pezzo di carne poteva diventare un po’ fastidioso. Per cui è stato detto: lo potete fare ma a determinate condizioni. Rimane sempre il fatto che c’è un luogo particolare in cui alcune cose possono essere fatte soltanto là. Il motivo per cui la Torah insiste sul fatto che alcune cose potevano essere fatte solo là e non in altri posti perché il pericolo, di trasferire determinati comportamenti dal Tempio di Gerusalemme in altri posti, di trasferirne la santità era molto alto. Perché il pericolo di trasformare questi luoghi in luoghi di idolatria era molto alto, perché soltanto in un luogo dove ci fosse un controllo molto forte che era quello che veniva stabilito dai Maestri che avevano la funzione di controllare che le cose venissero fatte secondo certe norme. Perché come dice il Midrash, se proprio volete fare il Tabernacolo fatelo, ma, secondo le istruzioni che io vi do. Non potete trasformare il Tabernacolo in un oggetto qualsiasi. Il Tabernacolo non può essere una espressione della volontà dell’uomo, non deve essere l’uomo a stabilire quali sono i criteri con i quali deve essere costruito il tabernacolo; visto che questo deve essere la manifestazione della presenza divina, come deve essere questa presenza è un cosa che dico Io. se così non fosse si correrebbe il rischio di trasformarlo in oggetto di idolatria. uno dei concetti fondamentali che l’ebraismo batte è che l’uomo non deve avere mai immagini, idoli, oggetti che sono sacri e che quindi tutto è permesso per salvaguardare questi oggetti, perché per quanto sacri e importanti la vita è più importante. La Thora insiste: adesso avete il Tabernacolo, questo Monte Sinai che cammina insieme al popolo, poi domani avrete il Tempio costruito a Gerusalemme, sappiate che non è che in qualsiasi posto voi andate dovete costruire un tempio esattamente uguale a quello, potete costruire si una sinagoga ma non avrà le stesse funzioni.

 Prof. Calafato: Prima avevi messo in evidenza una certa convergenza tra cosmogonia, creazione e poi costruzione del tabernacolo. Parlando dello spazio sacro, dei luoghi sacri, Eliade sottolinea sempre questo parallelismo, però a me sembra che sia più importante la pratica, l’intenzione e la non trasformazione dell’oggetto e dello spazio in un idolo.

 Rav Bahbout: Certamente è proprio così. Proprio perché la Torah è consapevole del pericolo che l’uomo trasformi gli oggetti in idoli, li definisce in maniera rigorosa. Nel momento in cui una persona mette in pratica un precetto in maniera diversa da quella che è stata stabilita non è più un precetto, è una sua bellissima invenzione. Quando lo metto in pratica posso avere tutte le intenzioni che voglio, ma il modo in cui devo eseguire un precetto deve essere quello, perché il pericolo di trasformare l’oggetto o una azione in una azione idolatra, di servire non Dio ma se stesso in qualche modo diventa molto alta. Nessun precetto non può diventare un idolo. La stessa azione che in un certo contesto è proibita in altre situazioni è permessa; questo ad esempio è il caso del fuoco:non si può accendere il fuoco di sabato ovunque, ma dentro il tempio di Gerusalemme si poteva accendere. Non è l’azione di per sé che è magica e che è quella che determina se le cose vanno o non vanno, è il fatto che io ho eseguito l’azione secondo il comandamento. Se accendo il fuoco per salvare una vita, io trasgredisco il precetto di non accendere il fuoco di sabato, ma ho eseguito il comandamento di salvare una vita.

Il corpo umano ha una sua  santità nel momento in cui è in grado di fare delle azioni, mettere in pratica dei comandamenti quando non lo può più fare perde questa sua capacità, ed il fatto di non poterle mettere in pratica lo mette in una situazione di non sacralità. Il fatto di compiere una azione o di non poterla compiere è  determinante per l’uomo al fine di raggiungere livelli di sacralità, nel momento in cui non lo posso più fare mi fermo e non solo mi fermo, le altre persone che entrano in contatto con me che non posso più porre in essere i precetti diventano impure, impure in questo caso significa che non possono più mettere in pratica una mitvà. Adesso non c’è più il tempio di Gerusalemme e le cose sono un po’ diverse, però quello che conta è lo status in cui io mi trovo. Posso essere in uno stato di purità e fare azioni che mi fanno salire di sacralità, e ci sono situazioni in cui io non posso salire perché sono in uno stato di recuperare qualcosa che non ho fatto e sono in uno stato di recupero. La morte non ha niente a che fare con la santità e questa è legata alla vita e sono i vivi che possono in ogni istante cambiare se stessi; e questo cambiamento è parte integrante della santità. Una cosa che è statica, che è ferma non può elevarsi e diventare ancora più sacra. I Zaddikim, i Maestri si dice, che quando sono morti in realtà sono ancora vivi, perché le azioni di Giacobbe sono ancora vive, sono quello che ha lasciato. Quando ci riferiamo alla “santità” di queste persone lo diciamo nel senso che le loro azioni sono rimaste come un segno, un simbolo, un esempio da seguire, ed in questo senso sono vive. Quello che rimane all’uomo sono le azioni.

  Inviato da Simo - Associazione Italiana Ramana Maharshi

 


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Aggiornato il: 14 giugno 2005