Asparsa

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Asparsa

(Articolo)

C'e' stato un tempo in cui ho creduto che l'asparsa fosse un cammino. Un cammino per pochi, eroi impavidi, senza macchia ne' paura...ed io naturalmente mi ritenevo tra "quelli"....

 Questo yoga, che viene denominato "asparsa" e' difficile da comprendere per molti yogi perche' essi, che sentono la paura laddove non esiste, ne hanno timore. (Mandukya III, 39)

 Quasi compativo quei poveri yogi che sentono la paura laddove non c'e', e poi di quale paura andavano cianciando ? Cammino senza puntelli ? Pfuh ! Che'-ce-vo'le...?...una "passeggiata" !

L' incoscienza regnava sovrana....

 Non capivo, non comprendevo ancora di quale paura si stesse parlando. Alle volte (spesso) l'eroismo e' incoscienza, non-conoscenza di cosa si va incontro. Se non lo sai non hai paura, se non hai paura non temi niente, neanche l'asparsa...ed io ero-vivevo quell'incoscienza. Poi ho cominciato a comprendere, e con la comprensione e' cresciuta la paura, la consapevolezza di cosa andavo incontro, ancor piu', di cosa stavo perdendo per strada...

 La paura si e' cominciata a far sentire, e con essa il timore di quella stessa paura. Si arriva ad aver paura di aver paura...!!! Comunque c'e' voluta lei, la paura, per comprendere che non ero un eroe, un cavaliere senza macchia ne' paura, ma piuttosto uno di "quelli" (i poveri yogi) che la sentono laddove non esiste. L'asparsa e' diventato allora per me vincere-risolvere quella paura...

 Quella "paura" pero' aveva uno strano volto, troppo bello per incutere totale paura, c'era qualcosa in lei che attraeva ed allo stesso tempo allontanava. Mi son trovato per tanto tempo dilaniato tra due forze-paura, una dall'aspetto repulsivo-terrifico, l'altro attrattivo-bello... Tutto cio' era fonte di dolore, quando prevaleva l'una, gioia ( non dico beatitudine) quando prevaleva l'altra. Insomma una bella "rumba"....coscienziale.

Il riconoscere-abbandonare una convinzione vissuta per tutta la vita (sino a quell'istante) era fonte di dolore-paura, ma al contempo, parimenti, gioia-attrazione verso quel vuoto-nulla cui mi pareva di andare incontro. Scrissi una lettera un paio d'anni fa, portando un'analogia dello stare seduto su un ramo (convinzioni) e del cammino-percorso che mi aveva portato a segare, giorno dopo giorno, quello stesso ramo su cui sedevo. Mi ero venuto a trovare cosi' sempre piu' "sbilanciato" verso quell'abisso che si apriva al di sotto, e pur provando paura, continuavo a segarlo, quasi ammaliato da quell'abisso.

Credo che in tanti si riconobbero in quella sensazione, in quella condizione esistenziale, tant'e' che ogni tanto, ancora oggi, salta fuori quell'esempio ( e chi non lo conosce chiede, a ragione, di cosa "cavolo" stiamo parlando).

Da allora, e sembrano secoli, quella paura ha assunto sempre piu' il volto del "laddove non esiste" anche se non ancora completato.

E l'asparsa, "un colpo secco...via tutti i puntelli" che fine ha fatto ?

L'asparsa rimane ai miei occhi un tuffo, un tuffo nel vuoto. In questo senso non c'e' nessun cammino asparsa, perche' l'asparsa diventa quel singolo atto, quel singolo colpo....quel singolo tuffo.

Alle volte occorre una vita (e piu' ) a "prepararlo", a vincere la paura "laddove non esiste", ed in questo senso si potrebbe assimilare la preparazione al cammino, ma non vedo in cio' una progressione acquisitiva dell'asparsa, quanto semplicemente una progressione preparatoria di se stessi. Ci si prepara, come ad un tuffo, un giorno, un mese, una vita, ma il tuffo resta uno, l'atto e' unico e integrale.

Quell'atto, quell'attuazione unica e integrale e' l'asparsa, questo almeno ai miei attuali occhi. Forse si arrivera' a farlo, forse mai, passando la vita in "piedi sullo scoglio", pronti a tuffarsi, ma ancora bloccati da quella paura che sentiamo laddove non c'e'....

 Forse, e sottolineo forse, il giorno in cui quella paura sara' superata, non servira' piu' nemmeno tuffarsi, perche' non ci sara' piu' alcuno che debba tuffarsi in alcunche', e forse tutti questi discorsi verranno ricordati con un sorriso, cosi' come si ricorda (nella condizione di veglia) la paura vissuta dal soggetto-interprete del sogno nel sogno.

Concludo con un detto degli indiani d'america, non ricordo di quale tribu'...

L'unico modo per superare una prova e' affrontarla....

Marco -  ML AV

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Aggiornato il: 24 settembre 2002