Il tizzone ardente

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Il tizzone ardente

(Articolo)

Come il movimento di un tizzone ardente sembra avere una linea dritta o curva, cosi' la coscienza in movimento appare essere il conoscitore ed il conosciuto.

Come il tizzone ardente quando non e' in moto diviene libero dalle apparenze e dalla nascita, cosi' la coscienza quando non e' in movimento rimane libera dalle apparenze e dalla nascita.

 Mandukya Upanisad IV, 47-48

 

L'esempio del tizzone in movimento quale allegoria di maya, dell'apparenza, mi e' sempre piaciuta. Me la figuravo proprio, visivamente, io fermo ad osservare un tizzone legato ad un filo (metallico, altrimenti si brucia) e fatto roteare nell'oscurita', a descrivere delle circonfernze luminose. Seguiva l'immediata constatazione che quelle circonferenze luminose non erano reali cosi' come non erano irreali, ma solo apparenti.... mi compiacevo cosi' di questa "intuizione", di questo piccolo squarcio nel velo di maya. Del resto avevo ampie conferme dalla fisica atomica e sub-atomica in cui la materia e' sostanzialmente vista in termini di movimento e vibrazione. Come a dire, senza entrare nei particolari lunghi e noiosi, che tutta la realta' percepita e sperimentata, a cominciare proprio dai suoi "mattoni", altro non era che "scie di tizzoni ardenti elementari in movimento e\o vibrazione". (Per chi fosse interessato e' pur sempre valido il datato libro di F.Capra "Il Tao della fisica")

Senonche' un giorno "mi cadde l'occhio" anche sulla seconda parte della frase...."cosi' la coscienza in movimento appare essere il conoscitore ed il conosciuto."

Coscienza in movimento ? Mi ero sempre dato per scontato di essere fermo, una coscienza ferma che osserva un mondo-maya-apparenza in movimento-vibrazione, incapace quindi di cogliere la Realta'-sostrato inquanto e' "lei" a velarsi muovendosi. Insomma, la sovrapposizione del serpente "nasceva" dal movimento-vibrazione della corda.

Non che quest'ottica fosse sbagliata in assoluto, ma era relativa. Vi era una seconda ottica, altrettanto valida, ed era quella che il tizzone stesse fermo e fossi io a roteare ! Il risultato scia non sarebbe cambiato.

Come a dire la Realta' e' sempre li', ferma, sono io con il mio muovermi mentale a produrre l'effetto scia, a velarla sovrapponendogli il serpente. Il tizzone, come la Realta', come la corda non si e' mai mossa, la scia e\o il serpente sono una sovrapposizione dovuta al mio movimento mentale.

Le due possibilita' godono della stessa plausibilita', ma sono entrambe relative, relative al soggetto. Mi spiego, il movimento stesso, il concetto di movimento trova senso se c'e' un "qualcosa" che si muove rispetto a "qualcosa". Secondo il solito esempio, noi (soggetto) su un treno abbiamo cognizione del movimento se riusciamo a riferirci-relazionarci ad un qualche sistema di riferimento (oggetto). Se dal finestrino tutto scorre, presumiamo che ci stiamo muovendo rispetto alla terra ferma. Improbabile, ma non impossibile che invece noi siamo fermi ed e' tutto il resto a muoversi, cosa che capita quando si e' fermi in stazione di fianco ad altri treni fermi e non si ha la certezza quando qualcuno si muove (salvo gli scossoni del nostro treno) se siamo noi a farlo o loro.

Quello che voglio dire e' che il movimento trova senso e significato solo se c'e' un soggetto ed un oggetto, se c'e' un "qualcosa" che si muove rispetto a "qualcosa". Il movimento stesso coincide con il soggetto e oggetto, o come dice il sutra "la coscienza in movimento appare essere il conoscitore ed il conosciuto".

Quindi non trova molto senso parlare di un io (me-soggetto) che si muove rispetto ad una realta', o di una realta' che si muove rispetto a me, perche' in entrambi i casi quella realta' e' una realta' oggetto, non la Realta'.

Evidentemente la Realta' viene "prima", fa da sostrato al movimento stesso, e quindi fa da sostrato al soggetto-oggetto, al conoscitore-conosciuto, consustanziali del movimento stesso.

Il cessare del movimento e' svelamento di Realta', ma il cessare del movimento coincide anche col cessare del soggetto-oggetto o come dice il secondo sutra, "cosi' la coscienza quando non e' in movimento rimane libera dalle apparenze e dalla nascita" (conoscitore e conosciuto).

Marco -  ML AV

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Aggiornato il: 24 settembre 2002